Data: 
Mercoledì, 14 Gennaio, 2026
Nome: 
Valentina Ghio

Grazie, Presidente. Innanzitutto voglio dire che non è accettabile ascoltare in quest'Aula accuse e calunnie senza fondamento e credo che vi dovreste vergognare di strumentalizzare temi così importanti per fare propaganda.

E aggiungo che, se aveste un minimo di senso delle istituzioni, quando si parla di terrorismo, proprio quando si parla di terrorismo, dovreste favorire l'unità delle forze politiche in campo, come è stato fatto sapientemente in passato.

Peraltro, voglio ricordare alla deputata Kelany, per suo tramite Presidente, che evidentemente ha una memoria selettiva quando parla dell'inazione sull'antiterrorismo dei Governi di centrosinistra, che proprio all'indomani degli attentati jihadisti del Bataclan, nel 2015, fu istituita, col Ministro della Giustizia Orlando, la procura nazionale antiterrorismo e furono introdotte, per la prima volta, le norme per perseguire il terrorismo online.

Dopo l'informativa del Ministro credo, però, sia necessario fare uno sforzo di responsabilità e riportare questa discussione dentro il suo perimetro corretto, perché quando si parla di lotta al terrorismo la politica ha un dovere assoluto, che è quello di non cedere alla tentazione della propaganda e della mistificazione, e questo dovere non l'avete rispettato.

Parto da ciò che deve essere inequivocabile, che è inequivocabile: il Partito Democratico ha condannato immediatamente i fatti del 7 ottobre, Hamas, e condanna ogni forma di sostegno, diretto o indiretto, ad organizzazioni terroristiche, senza ambiguità. Allo stesso modo, noi ribadiamo - noi ribadiamo! - la piena fiducia nella magistratura, convinti della sua capacità di fare valutazioni approfondite e che, se emergeranno responsabilità penali, saranno perseguite. Per questo non accettiamo lezioni, soprattutto da chi attacca la magistratura un giorno sì e l'altro anche e la difende a seconda delle convenienze politiche, come è accaduto proprio in questo caso, proprio con questa stessa procura di Genova che ha promosso l'inchiesta su Hannoun, che è la stessa procura che pochi mesi fa avete additato come persecutoria nei confronti di Toti e degli altri indagati in quell'inchiesta.

Come dicevo, noi vogliamo essere chiarissimi. Se c'è qualcuno che ha deciso di usare i soldi - i soldi degli italiani - non per aiutare un popolo vittima di genocidio ma per un'organizzazione terroristica ha in primis commesso un reato e deve essere perseguito ma, anche nei fatti, ha tradito la causa palestinese. Ma quello che proprio non si può accettare è che un'indagine giudiziaria venga piegata a una logica di propaganda e di calunnia. Noi non accettiamo che venga usata per intimidire le decine di migliaia di italiani che sono scesi in piazza e che si sono spesi per fermare il massacro dei palestinesi tuttora in corso - muoiono i neonati a Gaza - e non accettiamo che venga usata per delegittimare il dissenso, per costruire un clima di sospetto verso chi, in questi mesi, ha espresso posizioni critiche anche sull'inazione del Governo e della comunità internazionale. Invece, quello cui abbiamo assistito nei giorni scorsi e anche pochi minuti fa è stato proprio questo, un attacco politico preordinato, un linciaggio mediatico.

In questo clima avvelenato che avete creato, gli attacchi senza alcun nesso reale contro esponenti politici del Partito Democratico e dell'opposizione, impegnati da anni nella causa del popolo palestinese, persone perbene, integerrime e che hanno ricoperto incarichi istituzionali con dignità e onore, sono stati violenti, strumentali e fuori misura e devono cessare, perché il terrorismo non si combatte con le calunnie. Si combatte in primis con la legge, ma anche con la cooperazione internazionale, con il rispetto del diritto internazionale, temi che in più occasioni non avete tutelato.

E non possiamo certamente prendere lezioni di antisemitismo da chi si diverte indossando le divise delle SS né possiamo certamente prendere lezioni di lotta al terrorismo da chi ha svariate fotografie imbarazzanti, a partire da quelle con terroristi neri condannati per stragi o con esponenti della criminalità organizzata.

Poi c'è un punto che non può essere eluso: non si può usare la parola terrorismo come una clava politica e, allo stesso tempo, dimenticare il diritto internazionale quando diventa scomodo. È intollerabile, francamente, assistere a lezioni morali impartite a colpi di insinuazioni su presunte vicinanze con Hamas da parte di chi ha alle spalle la responsabilità politica e morale di aver rimesso in libertà un torturatore e stupratore libico, delegittimando i giudici della Corte penale internazionale che ne richiedevano l'arresto. Chi ha scelto l'impunità dei carnefici non ha titolo, né credibilità, né dignità a ergersi a giudice degli altri e prima di spargere fango bisogna saper guardare alle proprie responsabilità. Non può darci lezione chi dice che la sinistra è sempre dalla parte sbagliata della storia mentre nel proprio simbolo continuate a mantenere la fiamma tricolore. Sembra un paradosso incredibile questo.

Per noi, il terrorismo è sempre da condannare. È il nemico della pace, della convivenza. In questo frangente è anche il nemico della prospettiva stessa dei due popoli e dei due Stati. E non lo diciamo oggi, perché lo abbiamo dimostrato con i fatti. Siamo stati tra i primi a recarci nei luoghi colpiti dal massacro del 7 ottobre, a incontrare le famiglie degli ostaggi. Siamo stati due volte al valico di Rafah, in Cisgiordania, luogo dove ormai la violenza di esercito e coloni, l'occupazione di terra e case palestinesi, la detenzione di minori e l'uccisione di civili sono normalizzate e tollerate.

In questi mesi abbiamo visto piazze piene di famiglie e di giovani che chiedevano pace, rispetto del diritto internazionale e riconoscimento della Palestina, piazze che sono state criminalizzate e delegittimate, come se chiedere pace fosse un atto eversivo. Se pensate in questo modo di zittire le tante voci che si sono alzate in quelle piazze per il popolo palestinese contro il genocidio, se pensate di spaventare le migliaia di ragazzi e ragazze che sono scesi in piazza e screditare gli esponenti politici e della società civile che gli sono stati al fianco vi sbagliate di grosso, perché quelle piazze hanno ricordato a tutti noi che il mondo così com'è non va bene, che può e deve essere cambiato e che il diritto internazionale non…

…vale fino a un certo punto.

Ho concluso. Non accetteremo che si colpisca un'intera battaglia politica: sempre al fianco della lotta al terrorismo ma sempre a fianco di una richiesta di pace e di giustizia per i palestinesi e per tutti i popoli colpiti da ingiustizia.