Grazie, signora Presidente. Ministro, lei oggi ci ha intrattenuto con un'informativa tutta burocratica, fatta di accordi di cooperazione precedenti e il solito tentativo ovviamente di scaricare le responsabilità su chi c'era prima, però dimenticando la ragione per cui noi siamo qui. Oggi, tramite lei, Presidente, alla collega Kelany vorrei ricordare - forse è stata distratta in questi mesi - che 10 anni fa gli Stati Uniti non avrebbero mai pensato di invadere la Groenlandia, non avrebbero mai delegittimato l'ONU e la NATO, non avrebbero mai imposto dazi e una guerra commerciale verso l'Europa e le nostre imprese.
Ma soprattutto, Presidente, nei mesi scorsi, la maggioranza ha voluto celebrare in Aula Charlie Kirk che usava parole di odio contro tutte le diversità, mentre lei oggi, Ministro, non ha usato una sola parola per ricordare Renee Nicole Good e Alex Pretti: due cittadini americani inermi - una poetessa e un infermiere - uccisi a Minneapolis per mano di quella polizia anti-immigrazione dell'amministrazione Trump che lei oggi di fatto ha lodato.
Non siamo di fronte a un fatto isolato o a un tragico errore, ma siamo di fronte a una scelta politica precisa dell'Amministrazione Trump, resa ancora più grave dall'assoluzione preventiva e dalla proposta di immunità, avanzata dal Vicepresidente Vance, per gli agenti dell'ICE. È la legittimazione della violenza di Stato contro chi non rappresenta nessuna minaccia, contro chi esercita pacificamente il diritto di osservare, documentare e proteggere altre persone dalla persecuzione e dalla vessazione di un apparato di Stato che si dice democratico, ma arresta e deporta bambini di 2 anni e li usa come esche per catturare i genitori. Che amarezza, Ministro! Che vergogna che su tutto questo lei non abbia trovato il modo di esprimere una parola non dico di condanna, ma di biasimo.
Il sindaco di Minneapolis ha chiesto all'ICE di lasciare la città, perché la sua presenza genera solo disordine, paura e insicurezza. Quando un'Amministrazione locale arriva a chiedere l'allontanamento degli agenti federali significa che si è spezzato un patto fondamentale tra istituzioni e cittadini. Una violenza di Stato dilagante, illegale e frutto di una regia precisa: destabilizzare per poi stabilizzare attraverso uno Stato di eccezione permanente. Centinaia di migliaia di persone hanno manifestato per le strade di Minneapolis, chiedendo che l'ICE interrompa le sue violenze. “Fermatevi” hanno gridato. Lo stanno dicendo insieme al governatore del Minnesota, al sindaco della città, a rappresentanti democratici e a una parte crescente dell'opinione pubblica americana e non solo.
Dentro questo quadro, perché è questo di cui stiamo parlando, non le opposizioni, ma il Governo italiano, avrebbe dovuto allarmarsi per la notizia di una possibile presenza di agenti dell'ICE a seguito anche solo della delegazione statunitense durante i Giochi olimpici e paralimpici di Milano-Cortina. Invece, lei, Ministro, ce le ricordiamo tutte le sue parole imbarazzanti. Ha detto: se anche dovessero venire, che problema c'è? Lei, Ministro, fin da subito ha dato risposte ambigue e contraddittorie. Prima ha negato, poi ha parlato di coordinamento eventuale. È arrivato persino a evocare la necessità di sperimentare tecnologie e metodologie dell'ICE. No, grazie. Noi non ne abbiamo bisogno.
Poi la regione Lombardia ha confermato la presenza degli agenti dell'ICE come scorta del Vicepresidente Vance e del Segretario di Stato Rubio. Stiamo parlando di un grande evento internazionale che si svolgerà in Italia, come lei ha detto, sotto la responsabilità delle autorità italiane e la sicurezza dei Giochi deve essere gestita nel pieno rispetto delle competenze nazionali, delle regole e dei principi costituzionali del nostro Paese. Per questo è inaccettabile che un corpo di Polizia federale straniero, che si è reso protagonista in questi mesi e in queste settimane di operazioni segnate da un uso sproporzionato e intimidatorio della forza, possa operare sul territorio italiano con il vostro plauso, tanto più in un contesto come quello olimpico, perché i Giochi olimpici sono nati per unire i popoli nella pace, nel rispetto e nella dignità delle persone e non possono essere sporcati o accompagnati da logiche di repressione, paura e sospensione dei diritti. Per questo noi con quella storia di violenza e di soprusi consumati sui più fragili non vogliamo avere niente a che fare, neanche lontanamente. Noi siamo quelli che continuano a scegliere le armi pacifiche per la protesta, fischietti e telefoni che riprendono i soprusi da parte delle Forze di Polizia negli Stati Uniti. Siamo quelli che condannano sempre l'uso della violenza.
Ma voi da 3 anni e mezzo usate l'emergenza sicurezza contro ogni logica e anche contro le vostre statistiche, perché a voi la sicurezza serve ad alimentare la propaganda per l'ennesimo decreto, che non avrà alcun effetto sul legittimo bisogno di protezione dei cittadini, ma limiterà ancora una volta il diritto al dissenso e alla libertà di manifestarlo. Ce lo ha reso chiaro anche lei ieri, intervenendo in quest'Aula sui fatti di Torino, che noi abbiamo immediatamente condannato e che voi volete strumentalizzare per fabbricare un clima di emergenza nazionale e sdoganare un giro di vite repressivo pericoloso.
Di fondo, c'è la stessa pericolosa cultura illiberale di Trump a Minneapolis, che crea un pretesto morale per instaurare uno stato di eccezione per limitare ogni forma di critica. L'unica lezione americana che noi siamo disposti ad accettare è difendere la democrazia, che significa non voltarsi dall'altra parte, non importare modelli repressivi, non sacrificare diritti, libertà e sovranità in nome di una sicurezza piegata all'ideologia delle peggiori destre che circolano nel mondo. Su questi temi non possono esserci ambiguità e da parte nostra non ci saranno mai.