A.C. 2231
Grazie, grazie, Presidente. Indubbiamente, stiamo votando la reintroduzione di una festa che ha una sua storia nel nostro Paese. È stato ricordato come, nel 1939, San Francesco sia stato individuato come il patrono del nostro Paese, poi trasformato in festa civile che fu abrogata nel 1977 per ragioni squisitamente economiche, tutti ricordano quell'elenco di feste anche molto sentite che furono sacrificate, appunto, per questo.
Ora ci ritroviamo di fronte alla sua reintroduzione dove molti sono i ragionamenti e le riflessioni che potrebbero essere fatte, senza banalizzare quelle di natura economica, ancora, che hanno ravvisato un punto di domanda sull'opportunità di non prevederla in una giornata di domenica, quindi senza appesantire di ulteriori costi (10 milioni), costi diretti, più tutti quelli indiretti - prima di me alcuni colleghi ne hanno fatti.
Al di là di questo, però, credo che, nel momento in cui si decide - mi sembra di capire in maniera piuttosto convinta da parte di tutti - questa festività, è giusto chiedersi il perché. Perché penso che parlare di San Francesco significhi parlare di una delle figure del nostro Paese di maggior complessità, sotto tutti i punti di vista, quello religioso senz'altro, ma quello civile in senso lato. Perché significa parlare di chi ha introdotto una serie di rivoluzioni di costume oltre che di riflessione e di merito. Cambiamenti che riguardano la letteratura: il Cantico di Frate Sole, poi chiamato il Cantico delle Creature, rappresenta per qualcuno la prima espressione poetica, in lingua comprensibile dai cittadini e dal popolo, uscendo da quella visione elitaria della letteratura che precedentemente c'era.
Pensiamo al tema artistico, laddove con il rapporto - che poi dirò - con la natura, introduce anche negli sfondi - non più quegli sfondi dorati che sempre rappresentavano le precedenti raffigurazioni religiose - la natura, il paesaggio come parte integrante dell'arte. Possiamo persino ravvedere, nell'istituzione del presepe di Greccio, una prima funzione del teatro come funzione sociale di coinvolgimento, di trasferimento di cultura e di valori.
Possiamo anche andare oltre parlando, per esempio, della parità uomo-donna. È già stato detto, è vero, anche Santa Caterina da Siena è patrona d'Italia e forse era giusto metterli assieme, proprio per un discorso anche di messaggio dato al Paese. San Francesco, però, con Santa Chiara ci dimostra come abbia ben presente la parità di rapporto uomo-donna, senza nessuna prevenzione o cose di questo genere. In realtà, tutto questo possiamo vederlo quasi come un preannuncio di quello che fu il Rinascimento italiano.
Non possiamo non associare il reintegro di questa festa con le riflessioni di natura etico-morale che San Francesco suscita, perché è già stato detto il termine povertà, umiltà, il termine dialogo, il termine minorità - di cui dirò poi - introdotto appunto da San Francesco, non sono fatti banali. Se siamo qui per pensare a lui come un riferimento, quasi volergli restituire la dignità di patrono d'Italia fino in fondo, credo che dobbiamo anche essere conseguenti e declinarli in azioni politiche, in qualcosa di concreto.
Care colleghe e cari colleghi, molte volte, quello che diciamo, quello che esprimiamo in quest'Aula, sia in termini di intervento e a volte anche di proposte legislative, non so fino a che punto sono in linea con tutto questo. Quando si parla di rapporto con l'ambiente, quando lo si vuole parificare, nel senso che non c'è chi sfrutta una potenzialità che, per Francesco, il creato ci consegna, senza tenere conto della dell'importanza della preservazione, allora penso che non sempre quando agiamo così, quando legiferiamo, abbiam chiaro questo: le priorità della crisi ambientale che stiamo attraversando. Quando pensiamo anche l'incapacità di guardare agli ultimi come il primo campo di impegno per la politica - e sì che anche in politica abbiamo avuto dei grandissimi esempi, penso a La Pira, che ci hanno insegnato cosa voglia dire questo -, significa affrontare il tema del lavoro povero, del salario minimo, significa il tema degli immigrati, significa il lavoro nero, lo sfruttamento. Significa tutte queste cose che, spesso e volentieri, non affrontiamo con necessaria decisione e - oserei dire -, spesso, anche senza la dovuta consapevolezza di tutto questo.
Quando parliamo del termine “fraternità” , “dialogo”, pensate a Francesco quando nel 1219, decide, durante la quinta crociata, di andare dal sultano di Egitto per un dialogo di pace, certo con l'intenzione di convertire in quel tempo - collochiamolo nel tempo -, ma armato solo - si dice - del saio e della sua fede. E comunque pensando il riconoscimento della dignità, di una religione e di un modo di pensare diverso che, solo attraverso il dialogo, poteva trovare un momento di confronto.
Pensiamo l'incertezza, l'omissione colpevole con cui, spesso e volentieri, noi affrontiamo le tragedie internazionali. Ora si parla molto di Gaza ed è giusto farlo per una serie di ragioni, compreso quello che non si fa a livello di Nazione. Pensiamo però quante altre omissioni abbiamo fatto nel corso della storia recente, perché a volte le guerre ci entrano in casa in maniera dirompente, le vediamo, mentre se non c'entrano in casa, pensiamo che non ci siano, riguardano altri. Anche da questo punto di vista, Francesco si pone come messaggero, come uomo capace di andare incontro alle difficoltà, con quel principio che - dicevo prima - di minorità che è un qualcosa di estremamente complesso. Significa porsi addirittura al di sotto degli altri, senza quella presunzione, quell'arroganza di voler dettare le regole, di voler insegnare, di voler esportare democrazia, di voler insomma essere i primi della classe nel mondo - che altri esempi, altri predicatori moderni, purtroppo spesso hanno e anche attualmente, spesso, hanno. Completamente diverso: se allora vogliamo ricordare San Francesco, vogliamo additarlo ad esempio, teniamone conto di tutte queste cose.
Proprio per sottolineare un altro aspetto che credo non sia stato per ora sviluppato, ci aiuta anche a riflettere sul rapporto con la morte, nel momento in cui la chiama “sora Morte” e distingue molto bene quella che è la morte naturale dalla morte spirituale, intesa - voglio dire - anche laicamente. Forse, anche guardando questo modo di leggere il rapporto con la morte, dovremmo trovare impulso nel riflettere sui ragionamenti sul fine vita che ci vede parecchio affaticati e incapaci di dare una risposta - oserei dire - serena, tranquilla, eticamente capace di raccogliere quello che è un momento di difficoltà per ciascun uomo e per ciascuna donna nel percorso di vita.
Credo che tutto questo motivi il voto favorevole del Partito Democratico. Lo motivi però fino in fondo, nel senso che lo vogliamo interpretare non semplicemente per aver detto di “sì” a una cosa anche molto popolare, che sicuramente piacerà, che verrà descritta come un momento di festa, ma direi di “sì” ad un preciso impegno come sempre, in politica, bisognerebbe fare, laddove la forma, la legge deve diventare sostanza, ancora di più se si parla di temi come questi. Voglio chiudere con parole non mie che sono state scritte assieme a tante altre in questo periodo: Francesco è stato forse il più grande tra gli italiani proprio perché si è fatto araldo - per usare questa espressione, che gli costò un bagno nella neve per mano dei briganti - di un messaggio di amore universale, la cosa più preziosa del cristianesimo: un richiamo alla dignità dell'uomo, le fondamenta dell'umanesimo, il punto più alto dell'identità italiana. San Francesco è la nostra aspirazione, contraddetta mille volte nella vita, nella storia e - mi permetto di aggiungere - nella politica, al bene. San Francesco è la parte migliore di noi come esseri umani e come italiani.
Credo che, con questo afflato, diciamo “sì” all'approvazione di questa legge e ci auguriamo che diventi un modo di guardare al futuro di tutta quest'Aula.