A.C. 2673-A
Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi discutiamo la legge annuale sulle piccole e medie imprese, che dovrebbe rappresentare uno degli strumenti più importanti della politica industriale del Paese: un provvedimento che dovrebbe parlare al cuore produttivo dell'Italia, a quell'ossatura fatta di artigiani, micro imprese e PMI diffuse nei territori che rappresentano il 99 per cento del nostro sistema imprenditoriale, una parte decisiva della nostra identità economica e sociale. Ma quello che oggi ci apprestiamo a votare è un provvedimento che non offre alcun intervento concreto, un provvedimento debole, frammentato, senza una visione strategica, privo di risorse adeguate proprio in un momento nel quale ci sarebbe un grande bisogno di una visione industriale, di un'idea di industria capace di affrontare la sfida della transizione ecologica, della digitalizzazione e dell'intelligenza artificiale, in modo da superare le difficoltà reali che le PMI italiane stanno vivendo, perché la situazione oggi è drammatica: la produzione industriale italiana è in costante calo, un calo di quasi il 10 per cento da quando voi siete al Governo, ma su questo tema continuate a non battere un colpo; l'export è in regressione: ad agosto, per esempio, meno 8 per cento complessivo e meno 21 per cento verso gli Stati Uniti, con le industrie italiane prive di misure compensative ai dazi che voi avevate promesso. I costi energetici continuano a essere strutturalmente più alti rispetto a quelli dei nostri principali partner europei.
Il quadro geopolitico e il ritorno ai dazi minacciano settori strategici come la meccanica, la chimica, la moda, l'automotive e l'agroalimentare. Questo è lo scenario dentro cui operano le PMI oggi, uno scenario che richiederebbe una risposta forte, coordinata, coraggiosa, strategica; una risposta che tenga insieme la transizione ecologica e digitale, l'innovazione tecnologica, l'intelligenza artificiale, l'internazionalizzazione e prepari le nostre PMI ad affrontare le sfide di oggi e le sfide del futuro.
E invece voi cosa fate? Una legge di enunciazione di principi, di deleghe generiche, di misure microsettoriali che non incidono sulle cause strutturali della crisi delle piccole e medie imprese. Ad esempio, nessun provvedimento davvero che aiuti sul tema dell'energia, che è probabilmente il primo problema competitivo per le PMI italiane. Da decenni sappiamo che il costo dell'energia penalizza il nostro sistema produttivo. Eppure, anche in questa legge, non troviamo un intervento strutturale: niente su autoproduzione da rinnovabili per le PMI, incertezza su Transizione 5.0, niente sulle comunità energetiche, nessun accompagnamento concreto sulla riduzione dei costi. Tutte proposte che abbiamo cercato, invano, di sottoporvi tramite i nostri emendamenti.
Le norme sulla semplificazione che sono contenute in questo DDL, che tanto interessano le nostre piccole, micro e medie imprese, sono vaghe e inefficaci. Le deleghe sui Confidi e sulle centrali consortili sono generiche e prive di obiettivi misurabili, con l'aggiunta di una delega sulla riforma dell'artigianato, rispetto alla quale nessuno è stato veramente coinvolto. Ma nonostante questo, noi una mano abbiamo cercato di darvela: abbiamo proposto emendamenti per rafforzare le reti di impresa, per sostenere la crescita dimensionale delle microimprese, per incrementare i fondi per l'internazionalizzazione, per rilanciare l'imprenditoria femminile, per favorire il ricambio generazionale, per agevolare l'accesso al credito delle imprese e degli artigiani. Niente da fare, tutte proposte respinte. Nessun confronto e nessuna apertura su questi temi fondamentali per il futuro del nostro Paese.
Stesso copione per quanto riguarda l'innovazione, la transizione e il digitale. Tutti ne parlano, ma qui non troviamo strumenti adeguati ad aiutare le piccole e micro imprese a reggere il passo di una trasformazione che è rapidissima. Come fa una piccola impresa e investire in digitale e a trarre i benefici dell'intelligenza artificiale, se non c'è un supporto pubblico che costruisca una cornice chiara e accessibile? E proprio quando a dicembre sono scaduti gli incentivi agli investimenti nelle startup con la detrazione al 30 per cento, ora gli investitori guarderanno sempre di più all'estero, in un Paese in cui gli investimenti in startup innovative sono fermi allo 0,07 per cento del PIL, mentre sono più del doppio in Germania, Francia e Spagna; un settore, quello delle startup innovative, che sarebbe fondamentale per la crescita del nostro Paese ma che, ancora una volta, avete sottovalutato e trascurato in questo provvedimento.
L'unica norma, alla fine, in tema digitale che vi viene in mente è quella di inventarvi una disciplina sulla recensione online. Credo che qualcuno abbia pensato, al Ministero del Turismo, a un'idea: come poter rendere ancora più italiana l'esperienza di tanti turisti. Ecco, l'illuminazione di poter lasciare una recensione solo attraverso una corsa a ostacoli della burocrazia italiana, chiedendo nientepopodimeno che la prova dello scontrino fiscale per lasciare una recensione e un limite di 30 giorni.
Ma davvero è questa l'esperienza che vogliamo lasciare ai turisti internazionali, in un mondo dove tutto si basa sull'interconnessione, sulla reputazione dei social e sulla reputazione online? Voi volete portarci in un mondo che si basa sull'invio di una ricevuta, l'upload di una ricevuta. E qual è il prossimo passo, di chiedere le recensioni via fax? Eppure, idee per l'innovazione noi ve lo avevamo date, a partire da una politica seria di investimenti per le startup, la creazione di un centro di trasferimento tecnologico, l'attrazione di talenti: ma anche qua, niente.
E questo ci porta alla pagina più brutta di questo provvedimento, una pagina che, grazie a noi, non c'è più: quella sulla moda. Proprio nei giorni in cui l'Italia guardava le immagini che arrivavano da Prato, dove vi è il più grande distretto tessile d'Italia con operai che scioperavano e che sono stati picchiati dagli stessi datori di lavoro, voi avete visto il problema, e mentre l'Italia guardava preoccupata e sgomenta quelle immagini, voi avete pensato alla soluzione: creare un bello scudo penale per le aziende che operano nella moda; no a risolvere quei problemi, non aiutare i lavoratori, non ridare dignità al lavoro, ma seppellire e nascondere quei problemi e quelle vite sfruttate. Ma su questo non abbiamo accettato compromessi. Abbiamo tenuto la Commissione sul tema con interventi precisi e puntuali delle opposizioni, quando invece volevate velocizzare al massimo i lavori per fare veloci, e grazie all'azione delle parti sociali, che anche loro non vi hanno dato tregua, alla fine voi stessi siete stati messi davanti all'evidenza che questa incauta misura non risolveva nessun problema, e doveva essere eliminata.
In questi anni ci avete abituato al monocameralismo di fatto, e per una volta il bicameralismo vi ha salvato, vi ha riportato alla ragione. Adesso il provvedimento torna al Senato senza quella misura sulla moda, come è giusto che sia. Ma siamo al paradosso, sembra quasi che ora vi dobbiamo ringraziare per i problemi che voi stessi avete creato. Un copione che abbiamo già visto: partite spesso con una misura senza né capo né coda, e poi vi fregiate di aver ascoltato la società e la cancellate, con alcuni partiti della maggioranza che si vantano di aver eliminato i provvedimenti che il loro stesso Governo aveva messo. Ma semplicemente, alla fine, ci avete solo riportate al problema di fondo, alla stessa situazione senza risolvere niente: un copione, ormai, che va avanti da oltre tre anni.
Purtroppo, però, sulla questione della moda ci avete ascoltato, ma sulle altre questioni no. Noi avevamo scelto una strada su questo provvedimento, quella della proposta e del confronto nel merito delle tante proposte che abbiamo messo in questa legge, con più di 200 emendamenti. Abbiamo presentato decine di emendamenti in Commissione per provare a dare a questa legge una direzione diversa, una direzione verso il futuro, una direzione coerente con le esigenze reali del Paese. E invece, ancora una volta, purtroppo, arriviamo in quest'Aula con un provvedimento vuoto sulla politica industriale; una legge che non aiuta le PMI, non le protegge, non le orienta, non le accompagna nella competizione globale.
È per questo che, a nome del Partito Democratico, esprimo il nostro voto contrario a questo provvedimento, perché noi crediamo che l'Italia abbia bisogno di una politica industriale moderna, di una governance pubblica capace di orientare gli investimenti, di una strategia energetica basata su costi equi, di filiere trasparenti in cui la legalità non sia un optional. Noi, quindi, continueremo a lavorare per una prospettiva diversa di un futuro industriale per il Paese, un futuro che purtroppo, ancora una volta, voi avete mostrato oggi di non saper costruire.