A.C. 2527
Grazie, signor Presidente. Questo non è il primo provvedimento sull'ex Ilva del Governo Meloni e purtroppo - anzi, ne sono certo - non sarà nemmeno l'ultimo. Ora, è chiaro che il tema Ilva si trascina da anni senza che si sia riusciti a trovare nel frattempo una soluzione plausibile, però è altrettanto certo che, a partire dall'insediamento del Governo Meloni, il dossier Ilva ha intrapreso un vero e proprio percorso ad ostacoli.
Gli ultimi 3 anni hanno rappresentato per i cittadini di Taranto una esperienza che definirei inquietante, costellata di dubbi e di paure per il proprio futuro. Eppure, come è altrettanto chiaro, col PNRR era stata tracciata una strada, finalmente era stata tracciata una strada: risorse certe per avviare la decarbonizzazione, impegni concreti per favorire la transizione dalle fonti fossili all'idrogeno e l'energia pulita per alimentare gli stabilimenti. Per la prima volta, dopo anni di indifferenza e di difficoltà a gestire un dossier enorme e gigantesco come quello relativo alla più grande acciaieria in Italia, il più grande complesso siderurgico d'Italia, la Repubblica aveva assunto impegni certi e concreti. Oggi il timore che quegli impegni vengano meno e che si stia facendo un passo indietro è purtroppo altissimo. E a dircelo non è soltanto questo decreto che si limita a tamponare ancora una volta una situazione al limite della disperazione, come dimostra palesemente quello che è successo lunedì al sindaco di Taranto e che è la prova provata di una situazione di esasperazione che questo Governo continua ad ignorare in maniera colpevole.
A confermarlo agli italiani e ai tarantini è l'atteggiamento che questa maggioranza e questo Governo hanno avuto lungo tutto l'arco di questa legislatura, di cui gli avvenimenti di queste settimane sono soltanto gli ultimi capitoli. In appena 2 anni e mezzo siete riusciti a dire tutto e il contrario di tutto. Abbiamo visto due Ministri, Urso e Fitto, litigare e complottare l'uno contro l'altro per sfilarsi il dossier a vicenda e avviare trattative separate, e ancora oggi segrete, con ArcelorMittal consentendo ad ArcelorMittal di ultimare la missione per la quale era arrivata a Taranto, cioè uccidere il suo principale concorrente e questo nonostante ve lo abbiamo detto in tutti i modi. Nonostante lo abbiamo detto al Ministro Urso e alla Presidente Meloni in tutti i modi, voi lo avete consentito. Abbiamo visto un nuovo commissariamento e una nuova amministrazione straordinaria. Abbiamo visto il ripetersi, senza alcuna soluzione di continuità, di misure inconcludenti. Avete svuotato il patrimonio destinato alle bonifiche, avete provveduto a fare iniezioni di qualità per garantire la continuità produttiva e avete offerto meri palliativi alle imprese dell'indotto, lo scudo penale per i gestori e ammortizzatori sociali a vita per migliaia di dipendenti. Nel mezzo di tutto questo il nulla.
Avete navigato a vista per 2 anni e mezzo. E ciò che si sta concretizzando in queste settimane non è tanto diverso da quello che abbiamo visto finora, anzi potremmo dire, purtroppo, che è addirittura peggio, perché grazie a norme approvate ad hoc vi siete portati a casa un'AIA spaventosa e orrenda. Dodici anni di autorizzazione alla produzione di 6 milioni di tonnellate all'anno con i vecchi impianti, gli stessi che sentenze e i giudici hanno fatto chiudere per inquinamento mortale. Il triplo di quanto si produce ora. Il triplo di quanto si produce ora! L'aspetto ancora più inquietante è che tutto ciò lo avete fatto mettendo ai margini della discussione gli enti locali, gli stessi enti su cui però ricadono sempre e costantemente le conseguenze delle vostre scelte.
Questa cosa, signor Presidente, deve essere chiara. Col senno di poi abbiamo compreso che la discussione sull'accordo di programma sia stata una vera e propria arma di distrazione di massa, mentre lavoravate per portarvi a casa l'AIA che avete approvato. Allora, Presidente, non possono essere sufficienti i comunicati di solidarietà quando un amministratore, come il sindaco di Taranto, viene preso di mira e una città è assediata, come in queste ore Taranto.
Il Ministro deve finalmente metterci la faccia. Dopo 2 anni e mezzo deve metterci la faccia. Deve andare di persona a Taranto e spiegare che, nonostante un'AIA che ha esclusivamente l'obiettivo di lucidare l'argenteria sperando poi che questa argenteria se la compri qualcuno sul mercato, la decarbonizzazione è una prospettiva realizzabile e anzi è una prospettiva da realizzare a tutti i costi. Costi quel che costi! Anche a costo di non trovare alcun acquirente e di mettere lo Stato nelle condizioni di gestire l'acciaieria. Basta diktat! Basta ricatti! Le ultime settimane sono state scandite dal Ministro Urso che nelle sue riunioni parlava e ripeteva slogan tipo: o firmate qui o dobbiamo chiudere, senza AIA ce ne laviamo le mani, la nave qui e il rigassificatore lì. Basta! Basta! Ilva, con la nuova AIA, resterà sospesa a mezz'aria, tenuta in piedi da nuovi finanziamenti pubblici, probabilmente ancora una volta a scapito dei soldi per le bonifiche, mentre tornerà a inquinare aria, terra e mare di Taranto.
Questa è la fotografia, altro che quello che ho sentito in Aula. È la fotografia più evidente e plastica del vostro fallimento sul dossier Ilva. In questi 2 anni e mezzo, da questa parte dell'emiciclo, sono arrivate sempre e solo mani tese, pronte ad aiutarvi anche banalmente per consolidare quel percorso che era stato iniziato con il Governo Conte II e poi con il Governo Draghi. E anche nell'esame di questo provvedimento non siamo stati da meno: qualche decina di emendamenti su tutti i temi sensibili di questa questione. Tutti ovviamente respinti. Abbiamo chiesto risorse e proposto soluzioni per garantire i livelli occupazionali. La transizione dei prossimi mesi finirà per ricadere ancora una volta - ancora una volta! - sulle spalle dei lavoratori, lavoratori che da 10 anni pagano lo scotto dell'incertezza. Vi abbiamo chiesto se fosse giusto che proprio loro, ancora una volta, dovessero sobbarcarsi le conseguenze di un eventuale passaggio di consegne e se fosse giusto che pagassero col licenziamento, o con un altro interminabile periodo di casse integrazioni, le evoluzioni che ci saranno: nessuna risposta. Vi abbiamo chiesto di rimettere al centro la tutela dell'ambiente, restituendo i soldi che avete sottratto alle bonifiche, alle opere di ambientalizzazione e alla riqualificazione del SIN. Niente! Siamo stati totalmente ignorati. Abbiamo proposto, per l'ennesima volta, una valutazione di impatto sanitario e del danno sanitario, anche qui con una necessità non rinviabile, visto che vi siete autorizzati la ripresa di una produzione che chiaramente sarà inquinante.
Abbiamo chiesto che ci fosse un'attenzione particolare per i cittadini di Tamburi. Parliamo di bambini che crescono e respirano veleno e di famiglie che ogni anno contano malati e morti. Vi siete girati dall'altra parte. Abbiamo chiesto di assicurare risorse sufficienti per fare manutenzione agli impianti che, come le cronache ci dicono, ogni tanto esplodono o prendono fuoco. Lo abbiamo chiesto soprattutto perché, dovendo quegli impianti riprendere a funzionare, il rischio che tutto quello che è successo oggi, con una produzione a 2 milioni di tonnellate, possa succedere, a maggior ragione con una proiezione 6 milioni di tonnellate, credo che sia un rischio evidente.
Nulla! Avete voluto mantenere, come fate sempre da quando è iniziata questa legislatura, il silenzio.
Abbiamo chiesto misure di sostegno per l'indotto, le imprese fornitrici, l'autotrasporto: risorse per dare loro il minimo sindacale per poter pagare alcuni di quei milioni di fatture non pagate e norme per consentire l'accesso al Fondo per le PMI o le garanzie SACE: nulla, nulla, nulla, nulla. E poi abbiamo chiesto delle garanzie su ciò che accadrà: se l'acquirente non dovesse essere trovato - cosa, diciamo, abbastanza probabile -, abbiamo chiesto che sia lo Stato a farsi carico della gestione di Ilva, che sia lo Stato a garantire e ad assicurare che il percorso di decarbonizzazione arrivi fino alla fine, che consenta finalmente di avere a Taranto una prospettiva di produzione che non ammazzi le persone.
Lo Stato ha le sue enormi, gigantesche responsabilità per non aver vigilato, per non aver trovato prima una soluzione ambientalmente e umanamente sostenibile per la comunità. Per questo è fondamentale che lo Stato continui a occuparsi di Taranto, e continui a occuparsene anche nell'ipotesi in cui non dovessimo trovare un acquirente disposto a comprare il compendio industriale. Oggi non sappiamo quale sarà il futuro di Ilva, ma non possiamo tollerare che il futuro sia solo minimamente uguale al suo passato. E lo Stato e le istituzioni sono gli unici a poter assicurare che questa transizione verso una produzione compatibile con l'ambiente si possa realizzare, perché tecnicamente questa cosa è possibile, e se non si fa o non si farà è solo perché il Governo non ha intenzione di impegnarsi fino in fondo come dovrebbe.
Ho quasi finito Presidente. Vi è mancata nella gestione di Ilva una capacità tecnica - e su questo devo dire che in vari settori state dimostrando la pochezza della vostra classe dirigente -, vi è mancata una capacità negoziale - ma siete il Governo che non parla con gli enti locali, perché non credete nella prossimità territoriale - e vi è mancata soprattutto l'umanità, e questa è una colpa che non vi potrà essere perdonata. Perché nella gestione di questo dossier, quello che è mancato è stata la considerazione di ciò che quelle comunità e l'intera regione Puglia hanno sofferto in questi anni.
Il Partito Democratico voterà decisamente e convintamente contro questo provvedimento, che non dice nulla e non cambia nulla. È un decreto che restituisce un silenzio assordante e insensibile a una comunità che continua a gridare senza essere ascoltata.