Discussione generale
Data: 
Lunedì, 18 Settembre, 2023
Nome: 
Andrea Casu

A.C. 715-B

Presidente, onorevoli colleghi, relatore, rappresentanti del Governo, è una giornata storica che si avvicina - sarà mercoledì, l'ha ricordato, in qualità di relatore, il collega Mauro Berruto – e, nell'unirmi a questa considerazione, fatemi ringraziare veramente, a nome di tutto il gruppo del Partito Democratico-Italia democratica e progressista, il lavoro che ha fatto Mauro Berruto, prima da sportivo poi da politico e oggi nelle istituzioni, per arrivare a toccare questo traguardo, a lungo atteso.

La riforma costituzionale che ci apprestiamo ad approvare in via definitiva si basa su un lavoro che ha radici antiche, sicuramente sul lavoro fatto nella scorsa legislatura in Senato; infatti, il testo che stiamo discutendo oggi è in sostanza simile a quello che l'altro ramo del Parlamento affrontò prima dello scioglimento delle Camere. È stato un bene che si sia ripartiti da dove si era rimasti, con uno spirito unitario che dovrebbe valere per ogni intervento sulla nostra Carta fondamentale. La Costituzione è di tutti ed è un testo vivo, che unisce le generazioni, per questo non sono mai auspicabili riforme fatte a colpi di maggioranza, mentre il metodo di questo nostro lavoro è quello che dovrebbe ispirarci sempre; poi è chiaro che la maggioranza si deve determinare, ma l'auspicio deve essere quello di costruire percorsi più larghi possibili di condivisione.

Come detto, il testo che stiamo discutendo oggi si basa sulla proposta di riforma costituzionale analoga che fu approvato durante la XVIII legislatura, in prima e seconda lettura al Senato e in sola prima lettura in questa Camera - quindi, ci eravamo fermati a un passo dall'obiettivo -, non conclude il suo iter in ragione dello scioglimento delle Camere. Lo stiamo constatando anche qui, e l'abbiamo registrato nella discussione generale precedente, come l'interruzione anticipata della precedente legislatura ha portato poi a diversi risultati negativi, però quello che possiamo correggere correggiamolo il prima possibile.

La proposta si compone di un unico articolo, che modifica l'articolo 33 della Costituzione, aggiungendo un nuovo, ultimo comma, ai sensi del quale la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva, in tutte le sue forme. Non si tratta di una riforma marginale; stiamo creando un nuovo diritto, quello allo sport.

Partiamo dal testo; la riforma dispone che la Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva, in tutte le sue forme; è il verbo riconoscere a qualificare il tutto, la Repubblica ritiene che questo diritto esista, già prima di essere scritto nella Carta, e lo riconosce, lo sancisce, lo accetta e lo difende; il verbo “riconoscere” è già - come sappiamo - usato nell'articolo 2: la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, ed è per questo che si può parlare di un nuovo diritto fondamentale che l'inserimento dell'attività sportiva in Costituzione sancisce e tutela. Ma perché all'articolo 33? Si è discusso, infatti, se collocare il diritto allo sport all'articolo 9 o all'articolo 32, ma, da un lato, si è preferito non toccare uno degli articoli fondamentali e, dall'altro, poiché l'articolo 32 riconosce il diritto universale alla salute, ha un oggetto unico e omogeneo, che ha sconsigliato di aggiungervi fattispecie diverse; invece, l'articolo 33 prevede che l'arte e la scienza sono libere, e lo sport è al contempo arte scienza e cultura ed è apparsa quindi questa la sede idonea per l'affermazione del diritto allo sport, facendo anche da ponte tra l'articolo 32 ricordato e il 34, che tutela il diritto all'istruzione.

Il nuovo diritto allo sport si declina, quindi, in tre direttrici fondamentali, complementari tra loro. La prima fa riferimento al valore educativo dello sport, che si unisce così alle altre agenzie che hanno come compito l'educazione: faccio riferimento alla famiglia, alla scuola, ma anche agli istituti penitenziari, dove progetti legati allo sport possono avere quella funzione rieducativa dei detenuti che la Costituzione prevede all'articolo 27. La seconda direttrice è quella che riguarda il valore sociale dello sport, un valore che riguarda giovani e anziani, tenendo conto che - per fortuna - il nostro Paese è uno di quelli dove la speranza di vita è più lunga e dove lo sport può aiutare a prolungare la possibilità di una vita sana, e ce lo dicono i tanti progetti di active ageing di successo che si svolgono nelle nostre città, dove persone scoprono spesso lo sport quando scoprono di avere più tempo libero, perché finisce la fase del lavoro, si apre una nuova fase della vita e in quel momento iniziano un'attività sportiva regolare persone che iniziano a divenire anziane, attività utile per la loro salute, ma anche per alleviare il peso che il sistema di welfare deve affrontare, potendosi concentrare sui grandi anziani che necessitano di interventi costanti.

Il valore sociale dello sport sta anche nel conoscere la sconfitta, nel saperla accettare e analizzare per poter fare meglio la prossima volta; la sconfitta non va contro la cultura del merito, correttamente intesa, ma è necessaria per migliorarsi, come necessario è l'avversario da affrontare, rispettandolo e venendone rispettati. Ma il valore sociale dello sport è fondamentale anche per i giovani; sappiamo bene come la pratica sportiva spesso salva letteralmente la vita di tante ragazze e tanti ragazzi; già oggi spesso palestre, campi sportivi, luoghi dove si fa sport, come i nostri parchi che vengono spesso attrezzati per lo sport all'aperto, sono vere e proprie isole dove tanti giovani costretti a vivere in situazioni di disagio riescono a respirare un'aria diversa.

Ecco, l'articolo 33, modificato, deve essere inteso anche come un impegno delle istituzioni, a tutti i livelli, a non lasciare che sia solo la buona volontà di un amministratore illuminato, la buona volontà di un insegnante o la buona volontà in un determinato contesto sociale, a creare le occasioni per permettere a queste ragazze e a questi ragazzi di portare avanti la pratica sportiva. Dev'essere un dovere, un impegno che ci riguarda tutti.

Il terzo valore è quello relativo al diritto al benessere psicofisico generato dall'attività sportiva: benessere che non è solo non essere malati, ma che è sicurezza di sé, affermazione nel rispetto delle regole e degli altri; ed è salute lo star bene fisicamente, il non accontentarsi di non essere malati, appunto, ma cercare di aspirare a qualcosa di più, a un benessere fisico e psichico, che può crescere portando avanti un'attività sportiva. Per ciascuno l'obiettivo può essere diverso, ma il fatto stesso di dedicare un po' di tempo a questa attività cambia in meglio la nostra condizione individuale. La riforma riconosce il valore dello sport a tutti i livelli, da quello professionistico a quello amatoriale, senza distinzione di genere, età e condizioni di salute pregresse, ma è solo un primo fondamentale passo in avanti. Ad esso devono seguire iniziative che poi rendano concreto il diritto allo sport.

Noi interveniamo sulla Costituzione. Spesso ci confrontiamo su quanto sia distante la vita che viviamo ogni giorno da quello che è scritto sulla nostra bellissima Carta e su quanto dobbiamo fare per accorciare questa distanza. Oggi, che collochiamo un nuovo traguardo, portiamo avanti anche una riflessione sul fatto che questo traguardo, poi, possa essere raggiunto e possa essere raggiunto attraverso azioni concrete. La Repubblica, con la modifica all'articolo 33, prende un impegno: quello di rendere concreto il diritto allo sport, approntando risorse sufficienti in modo che il mondo dello sport, tutto il mondo dello sport, possa contare su infrastrutture adeguate, superando la cronica scarsità di mezzi che oggi lo affligge. Dev'essere possibile che tutte e tutti, nelle rispettive capacità, possano fare pratica sportiva. Dobbiamo essere sinceri: spesso non è così e solo chi ha i mezzi, fa sport, anche non di vertice, anche da un punto di vista generale. Certo, esistono una grandissima tradizione e una grandissima ricchezza di realtà associative, spesso dilettantistiche, di federazioni, enti di promozione sportiva, soggetti che ogni giorno lavorano per permettere a più persone di fare sport, ma ancora non è, purtroppo, una possibilità per tutte e per tutti. Per questo, il nuovo articolo 33 dev'essere inteso come punto di partenza e non di arrivo per la concreta realizzazione di un nuovo diritto allo sport.

Infine, lo sport è un valore da tutelare, perché, con la musica, è probabilmente l'unica vera lingua universale. Lo sport supera le barriere di lingua, di religione, supera i totalitarismi politici, le piccole miserie quotidiane. Vediamo, in tanti sport di vertice, italiani di nuova generazione che portano con orgoglio il tricolore e che sono esempio per tanti giovani, che, magari, vivono condizioni molto più difficili nella nostra città, ma possono sognare di arrivare a questi traguardi guardando questi esempi, questi eroi.

Le madri e i padri costituenti non avevano potuto dare in quel tempo, probabilmente, il giusto riconoscimento alla pratica sportiva, perché, purtroppo venivano da un'epoca in cui lo sport era diventato uno strumento di propaganda aggressiva da parte del regime. Ma adesso possiamo scrivere una nuova pagina, anche per la storia dello sport del nostro Paese. È venuto il tempo di riconoscere questo diritto e di tutelarne il valore per la Repubblica. Il diritto allo sport, quindi, si pone come una cornice, entro la quale è necessario dipingere un nuovo quadro di politiche e interventi per lo sport, proprio per evitare che rimanga una semplice buona attenzione, ma sia un vero e proprio punto di partenza e di ripartenza.

Noi, come Partito Democratico, vogliamo fare la nostra parte dall'opposizione. Abbiamo presentato numerose proposte di legge collegate allo sport, proposte che intendono essere l'architrave di una riforma più complessiva e strutturale del mondo sportivo. Tutte queste proposte portano la prima firma del nostro collega Mauro Berruto, ma vedono l'adesione di numerosi colleghi e colleghe del nostro gruppo, perché il tema dello sport è per il Partito Democratico un tema che ci impegna e ci coinvolge tutti. Sono tante le cose che si possono fare. Partiamo dalla possibilità di prescrivere l'attività sportiva con ricetta da parte del medico di famiglia: è un farmaco molto più efficace di tanti altri e potrebbe risolvere, in termini di prevenzione, tanti, tanti, tanti problemi. È chiaro che bisogna creare una cultura, bisogna mettere nelle condizioni i medici di famiglia di poterlo fare, bisogna mettere in condizione le strutture territoriali di garantire, poi, che a quella prescrizione corrisponda alla possibilità di vedere erogato un servizio. Quindi non è semplicemente un tratto di penna in una norma, è un'azione collettiva, che bisogna mettere in campo. Ma si può e si deve fare. Abbiamo anche proposto la defiscalizzazione dei costi delle attività sportive. Noi scarichiamo tante spese, che forse contribuiscono o meno al benessere psicofisico e al benessere del Paese, delle attività sportive, ogni anno. Così come il sostegno per una piena ed efficace attuazione della legge di riforma del lavoro sportivo: quante persone fanno un lavoro sportivo e non viene riconosciuto loro come lavoro, anzi, si trovano a dedicare ore fondamentali, in un percorso fondamentale per la nostra società, a cui non è dato il giusto riconoscimento. Così come la promozione dell'attività fisica adatta per le persone affette da malattie croniche e invalidanti.

Ricordiamo, inoltre, la proposta di legge che intende estendere a tutta la popolazione la detrazione del 19 per cento, già attualmente prevista all'articolo 15, comma 1, del testo unico delle imposte sui redditi, per le spese sostenute per l'iscrizione annuale e l'abbonamento ad attività di associazioni sportive, palestre, piscine e altre strutture e impianti sportivi, dedicati alla pratica sportiva dilettantistica, per i bambini e i ragazzi da 3 a 18 anni, e ne aumenta l'importo detraibile. Così come quella che prevede la realizzazione o la riqualificazione di impianti e l'individuazione di aree verdi per favorire lo sviluppo o la diffusione dell'attività sportiva all'aperto, in considerazione di quanto possano, i nostri parchi, rappresentare un'occasione straordinaria per l'attività sportiva. E infatti, dove ci sono amministrazioni che hanno colto questa opportunità, noi vediamo che quelle dove ci sono impianti sportivi sono le parti più vive dei nostri parchi, le più pulite, le più curate, dove le persone si prendono cura di loro stesse e anche degli spazi intorno a loro. Ed è contagiosa questa cura, che è parte del concetto di sport come diritto di tutti, facendo anche riferimento agli indubbi vantaggi per la salute di ciascuno e ciascuna di noi, oltre ad avere una ricaduta positiva sul Sistema sanitario nazionale.

Abbiamo, inoltre, presentato un testo che prevede l'istituzione del Fondo nazionale per l'inclusione sportiva e vari altri su temi che, in senso ampio, hanno a che fare con lo sport per tutti e per tutti. Arrivare alla discussione ed approvazione almeno di alcune di queste proposte di legge sarebbe un segnale positivo, non solo relativamente ai singoli oggetti delle iniziative, ma anche per evidenziare come le istituzioni intendano agire in maniera efficace per rendere davvero reale il diritto alla pratica sportiva come diritto universale che la modifica dell'articolo 33 della Costituzione comporta.

L'ultima di queste proposte di cui abbiamo parlato, la proposta sull'inclusione, mi dà l'occasione di sottolineare, nel momento in cui facciamo un passo così storico e così importante, un settore fondamentale dello sport: lo sport paralimpico. E penso al grande contributo di Luca Pancalli e di tutto il Comitato italiano paralimpico, di tutte le donne e gli uomini che consentono, attraverso lo sport paralimpico, di costruire nello sport quell'integrazione e quella capacità di vivere una condizione di disabilità come sprone per costruire qualcosa di grande ed importante per sé e per gli altri, che è da esempio per tutti gli altri settori.

E allora, se vogliamo veramente dare attuazione a tutta la nostra Carta costituzionale, partendo dagli articoli fondamentali, partendo dall'articolo 2 e dall'articolo 3, dare forza allo sport significa - grazie alle esperienze che abbiamo visto e grazie al ruolo, ad esempio, dello sport paralimpico - riuscire, poi, ad avvicinare la nostra Costituzione a tutti gli altri articoli e a tutti gli altri princìpi. Quindi, stiamo facendo qualcosa di grande e di importante, che non può fermarsi qui e che dev'essere solo l'inizio di un nuovo percorso.