Discussione generale
Data: 
Lunedì, 16 Febbraio, 2026
Nome: 
Federico Fornaro

A.C. 2605

Grazie, signor Presidente. Rappresentante del Governo, il relatore, il collega Urzi', ha già tratteggiato i termini giuridici all'interno dei quali si inserisce la modifica dell'intesa tra il Governo e la Tavola valdese.

Mi permetto di integrare con alcuni riferimenti di carattere storico che io credo caratterizzino questa intesa come altre, ma forse anche più di altre; è dal 1975 che, in Italia, la Chiesa valdese e la Chiesa metodista sono unite mediante un patto di integrazione globale. Il patto ha istituito la Chiesa evangelica valdese - Unione delle Chiese metodiste e valdesi, fondata sul mutuo riconoscimento delle rispettive tradizioni confessionali, da parte delle due componenti le quali pur, nella comune appartenenza alla famiglia protestante, presentano tratti propri, tanto per visioni teologiche, quanto per la loro storia.

La Chiesa metodista è espressione del protestantesimo che trae origine dall'opera del pastore anglicano Wesley, nell'Inghilterra del XVIII secolo, e approda in Italia all'indomani della fine della Seconda guerra mondiale, quando, nel 1946, viene fondata l'Opera per le Chiese Evangeliche Metodiste in Italia.

La Chiesa valdese, invece, ha profonde radici nel nostro territorio: nasce come movimento di rinnovamento religioso, ispirato alla predicazione di Valdo, mercante di Lione, vissuto nel XII secolo; scomunicati dalla Chiesa Cattolica, i seguaci del movimento si stabilirono nelle regioni delle Alpi Cozie, in Piemonte, in particolare in 3 valli piemontesi che, ancora oggi, sono ricordate come Valli valdesi: la Val Pellice, la Val Chisone e la Valle Germanasca, nonché in Provenza, in Calabria, in territori tedeschi meridionali. In occasione del sinodo di Chanforan, nel 1532, aderirono alla riforma, costituendosi sul modello delle confessioni protestanti, per giungere a un'evoluzione ecclesiale con la Confessione di fede valdese nel 1655.

In Italia, nonostante le persecuzioni, le comunità valdesi riuscirono faticosamente a sopravvivere in alcune delle vallate che ho prima descritto fino a quando Re Carlo Alberto di Savoia, nel 1848, riconobbe, finalmente, ai valdesi, le libertà e i diritti civili e politici sull'intero territorio del Regno di Sardegna. Quindi, questa intesa si inserisce all'interno di questa storia. Nello specifico, credo che sia giusto sottolineare come, per scelta precisa della Tavola valdese, le somme dell'otto per mille siano destinate, esclusivamente, per interventi sociali, assistenziali, umanitari e culturali, in Italia e all'estero. Grazie a questa modifica, all'intesa viene ampliato il numero di soggetti, la platea di soggetti cui la Tavola valdese può affidare questa tipologia di interventi perché la locuzione organismi senza fini di lucro risulta, infatti, più estesa rispetto a quella di enti del Terzo settore. Ci sembra, quindi, un obiettivo assolutamente condiviso e condivisibile che segna un ulteriore passo in avanti, in un proficuo rapporto di intesa tra il Governo, lo Stato italiano e la Tavola valdese.