Discussione generale
Data: 
Martedì, 7 Ottobre, 2025
Nome: 
Chiara Gribaudo

A.C. 505-A

La ringrazio, Presidente. Intanto, prima di iniziare consenta anche a noi questa mattina, come gruppo del Partito Democratico, di ricordare il 7 ottobre, a due anni dal massacro di Hamas. Con dolore e con una condanna assoluta del terrorismo, vogliamo qui oggi ricordare le vittime e, naturalmente, la situazione che ancora permane. Mi riferisco naturalmente agli ostaggi, che ancora non sono stati liberati.

Noi rifiutiamo ogni forma di antisemitismo, e anche da qui lo vogliamo dire forte e chiaro, così come, però, siamo consapevoli che la pace non si ottiene con altra violenza. E allora è fondamentale continuare a perseguire un percorso, che avevamo iniziato anche in queste Aule nel 2015, con la creazione di momenti di concreta - io dico - politica in sostegno della proposta “due popoli e due Stati”. Solo così potrà davvero rinascere la speranza. Grazie, Presidente, per questo momento di ricordo.

Ora vengo alla proposta di legge a prima firma Berruto. Una proposta di legge, se volete - me lo consenta il relatore nonché caro collega -, di apparente semplicità, ma che racchiude un significato profondo per il nostro Paese. Una proposta, se volete, di buon senso (si sarebbe detto un tempo), ma strategica al contempo. In poche parole si vogliono aprire le porte delle palestre scolastiche e trasformarle da luoghi d'uso saltuario e concesso in orario extracurricolare a discrezione dei consigli di istituto, a spazi invece di comunità. Io voglio ringraziare - poi entrerò nel merito della proposta - appunto il collega Mauro Berruto, per aver presentato questa iniziativa, perché, se volete, è una scelta politica chiara e, di questi tempi, (verrebbe da dire) anche coraggiosa. Ringrazio però anche il Governo e la maggioranza per l'attenzione che è stata dedicata alla collaborazione, che raccolgo esser stata svolta nella Commissione di competenza. Perché vede, Sottosegretaria, io credo che sia importante ricordarci… Poi, lei è stata parlamentare e lo sa bene. E lo dico anche al Presidente: sarebbe utile utilizzare più e meglio il nostro ruolo di legislatori. Siamo qui perché vogliamo legiferare, possibilmente semplificando - come è questa norma, rendendola semplice -, ma dobbiamo poter svolgere il nostro lavoro proprio a servizio delle nostre comunità, dei cittadini, mentre invece troppo spesso, lo diciamo anche oggi, si usa lo strumento della fiducia e la discussione parlamentare viene mortificata. Invece oggi è un bell'esempio di come anche il Parlamento può e ancora deve agire la sua funzione legislativa, e io penso che questo andrebbe ricordato e soprattutto esercitato più spesso, perché, appunto, anche noi siamo portatori di idee, di istanze che possiamo e dobbiamo trasformare in leggi, che, come in questo caso, produrranno dei cambiamenti concreti nella vita reale delle persone.

E io credo sia una bella pagina quella che viene scritta oggi e che si concluderà con il voto finale di questa proposta, che naturalmente mi auguro e sono convinta che avrà la totale unanimità della Camera - o almeno me lo auguro - perché è fondamentale lavorare in questa direzione. Quindi, insomma, è importante lavorare in questo modo.

Una legge, dicevamo, breve, composta da un solo articolo e due commi, ma capace appunto di incidere concretamente nella vita quotidiana di milioni di ragazze e di ragazzi in questo Paese, di famiglie e di migliaia di società sportive che combattono con questo problema da sempre. Noi oggi risolviamo un problema con questa norma. La proposta, che reca modifiche al decreto legislativo del 16 aprile del '94, n. 297 e al decreto legislativo n. 38 del 2021, a prima firma del collega Berruto, è il frutto di un lavoro approfondito, mi pare svolto insieme alla VII Commissione (Cultura), in stretto raccordo col Governo e col mondo della scuola e dello sport.

Il cuore del provvedimento è in questo articolo unico, che persegue tre obiettivi chiari e ricordiamoli: uno, sostenere il diritto alla pratica sportiva attraverso un uso più razionale e continuativo degli impianti scolastici, che sono luoghi pubblici e che, a maggior ragione dopo l'approvazione della modifica all'articolo 33 della Costituzione - come ricordava prima il collega e relatore Berruto - che riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell'attività sportiva, non possono più restare così spesso inutilizzati.

Il secondo principio è semplificare le procedure amministrative di concessione. Parliamo spesso delle semplificazioni e delle sburocratizzazioni… Ecco, qui si fa eliminando passaggi ridondanti e favorendo convenzioni snelle con i soggetti sportivi del territorio.

Il terzo principio è garantire la piena neutralità finanziaria dell'intervento, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. E quindi non solo è di buon senso, ma conviene anche al nostro Paese, oltre che ai destinatari di questa proposta.

In base a questa nuova disposizione, comuni e province, che sono i proprietari delle palestre scolastiche, sentite le istituzioni scolastiche interessate, metteranno a disposizione delle associazioni e delle società sportive gli impianti scolastici, al di fuori dell'orario scolastico e delle attività extracurricolari previste dal Piano triennale dell'offerta formativa, nonché - fatto inedito e finalmente risolto - anche durante la pausa estiva tra la fine e l'inizio dell'anno scolastico. Piccolo inciso: sappiamo come sempre di più le famiglie fanno fatica a gestire i figli, perché il calendario scolastico è ancora costruito sulla raccolta del grano, e lo ribadisco ancora una volta in quest'Aula. Invece, siamo nel 2025 e andrebbe ripensata la scuola - non fare demagogia e propaganda, ma questo sì che sarebbe utile - e inoltre sappiamo bene che servirebbero strutture o spazi estivi utili alle famiglie. Io mi auguro che questo possa anche servire ad abbassare un po' i costi alle famiglie, che quando riescono a mandare i propri figli ai centri estivi (anche perché non hanno alternative quando lavorano, se lavorano)… Beh, appunto, possano giovarsi anche di questa proposta. Sarebbe un altro passo, ulteriore, molto utile per le famiglie di questo Paese.

Le convenzioni, dicevo, così stipulate, pongono in capo ai concessionari gli obblighi di gestione, cura pulizia e manutenzione ordinaria, garantendo che al termine di ogni utilizzo le strutture siano restituite in piena efficienza per la ripresa dell'attività didattica. In sintesi, si supera la necessità del previo assenso formale dei consigli di circolo o di istituto - procedura che in molti casi ha di fatto rallentato o bloccato l'apertura delle palestre, creando ingiustizie clamorose nel Paese -, mantenendo una doverosa interlocuzione con le istituzioni scolastiche, che restano ascoltate rispetto alle loro necessità nella definizione delle convenzioni, così come le società sportive che operano nei territori non dovranno più vedersi negato l'accesso a luoghi pubblici, dove si deve poter esercitare il diritto allo sport.

Il comma 2 interviene su un tema di grande impatto in termini di visione e sviluppo sia dell'attività sportiva, che della manutenzione delle (purtroppo) poche palestre scolastiche. Da oggi, le associazioni e le società sportive senza fini di lucro potranno presentare all'ente locale un progetto di rigenerazione, riqualificazione e ammodernamento dell'impianto sportivo scolastico. Qualora l'ente riconosca l'interesse pubblico dell'intervento, potrà stipulare una convenzione che preveda l'uso gratuito dell'impianto per un periodo proporzionale al valore dell'investimento, comunque non inferiore a cinque anni, anche qui in regime di neutralità finanziaria. Si tratta di un incentivo concreto a investire nel patrimonio sportivo scolastico, favorendo partenariati virtuosi pubblico-privati, senza costi aggiuntivi per lo Stato. Con la lettera b si modificano e si integrano le disposizioni dell'articolo 6, comma 4, del medesimo decreto.

Viene precisato che le palestre, aree di gioco e impianti sportivi scolastici, compatibilmente con le esigenze didattiche e con le attività sportive della scuola, possano essere utilizzati da associazioni e società sportive dilettantistiche anche per lo svolgimento di sedute di allenamento e gare ufficiali. È una specificazione importante che amplia e chiarisce le finalità d'uso, offrendo nuove opportunità per la pratica sportiva di base. Inoltre, al nuovo comma 4-bis, stabilisce che i consigli di istituto o di circolo, al momento dell'approvazione o aggiornamento del piano triennale dell'offerta formativa, comunichino all'ente locale proprietario le attività che impediscono, anche parzialmente, l'utilizzo delle strutture sportive scolastiche. Questo dovrà succedere entro il primo giorno del calendario scolastico, intervenendo su un altro problema storico: quello dei ritardi delle concessioni a società che iniziano la propria stagione sportiva a settembre. In questo modo, la pianificazione - che è una gran bella parola, Presidente - delle attività scolastiche e l'utilizzo sportivo pomeridiano saranno finalmente coordinati, evitando sovrapposizioni, conflitti e ritardi, che penalizzano tutti, soprattutto, lo ripeto, le famiglie, i ragazzi e le ragazze.

Questa proposta di legge non nasce in astratto, risponde a una realtà concreta, e anche per questo ringrazio l'onorevole Berruto. In Italia, secondo il rapporto dell'Osservatorio Valore Sport di The European House Ambrosetti, rilanciato da Sport e Salute, quasi il 60 per cento degli edifici scolastici italiani non dispone di una palestra, con punte superiori al 75 per cento in alcune regioni del Mezzogiorno. È inimmaginabile e insopportabile che quelle che ci sono, siano spesso chiuse o sottoutilizzate. Aprirle al territorio significa - fatemi dire - aprire spazi di sport, di salute, di socialità e di inclusione, soprattutto nei quartieri e nei comuni dove non esistono impianti sportivi comunali o privati; significa cioè, con questa proposta, contrastare la sedentarietà, che oggi è uno dei principali problemi di salute pubblica; significa favorire la partecipazione delle bambine e delle ragazze, che abbandonano l'attività sportiva in età adolescenziale più dei coetanei maschi; significa costruire alleanze educative tra scuola, famiglie, enti locali, associazioni sportive e terzo settore; significa valorizzare l'idea profondamente democratica che la scuola non sia solo un luogo di istruzione, ma un presidio civico che serve e che appartiene alla comunità.

Il provvedimento che oggi approda in Aula traduce questa visione in norme chiare, realistiche e sostenibili; non crea nuova burocrazia, ma la riduce; non impone oneri, ma genera opportunità e incoraggia la corresponsabilità tra pubblico e privato sociale, mantenendo la centralità della scuola e la tutela della sua funzione educativa; ed è, in fondo, un atto di fiducia nei dirigenti scolastici, negli amministratori locali, nei volontari, nei dirigenti delle associazioni sportive, nelle famiglie e nei cittadini, che riconoscono nello sport davvero un valore educativo e civile.

Infine, come Partito Democratico, noi pensiamo che lo sport sia un diritto e non un lusso: dev'essere accessibile a tutte e a tutti, nei grandi centri urbani come nei piccoli comuni, nelle periferie come nei quartieri più serviti. La diffusione delle scuole può risolvere almeno questo divario territoriale. Sappiamo bene come questo sia un Paese pieno di divari generazionali, di genere e geografici. Proviamo con questa proposta almeno a sanare questo divario territoriale - e, speriamo, anche quello di genere - proprio sullo sport. È fondamentale - e per noi del Partito Democratico è centrale - che ogni bambino e ogni bambina possa avere la possibilità di fare sport, indipendentemente dalle condizioni economiche della propria famiglia e dal luogo in cui è nato o nata.

Questa è l'Italia che vogliamo costruire: un'Italia dove la politica torna a fare il proprio mestiere: ascoltare i bisogni reali delle persone e trasformarli in leggi che davvero migliorino la loro vita quotidiana.