Dichiarazione di voto
Data: 
Martedì, 10 Marzo, 2026
Nome: 
Federico Fornaro

A.C. 2473-B.    Comunicato stampa di Federico Fornaro

 

Grazie, signor Presidente. Colleghi e colleghe, rappresentanti del Governo, voglio essere diretto e trasparente: il nostro posizionamento odierno è l'esito finale di un percorso di profonda delusione istituzionale. In prima lettura, in quest'aula avevamo espresso un voto favorevole condizionato. Era stata un'apertura di credito verso questa maggioranza, un atto di estrema responsabilità dettato dalla speranza che il passaggio al Senato potesse trasformare questa timida manutenzione ordinaria dello statuto in una riforma capace di guardare per davvero al futuro, al futuro del Trentino -Alto Adige.

Avevamo scelto di credere che il confronto parlamentare, necessario e indicato come strumento fondamentale dall'articolo 138, ma negato in questa Camera, potesse trovare spazio nell'altra. È stata, invece, confermata una chiusura totale, pregiudiziale e sorda. Il collega senatore Giorgis, in dichiarazione di voto al Senato, ha ribadito proprio questa totale indisponibilità al confronto, a discutere e ad ascoltare le perplessità che pure erano state raccolte in nome di un esercizio che sta diventando sempre più arrogante del potere di cui la maggioranza anche in quest'Aula dispone.

La conferma di questa chiusura che si è, quindi, verificata sia alla Camera che al Senato ci ha costretto ora a prendere una distanza, con un'astensione che vuole denunciare con forza l'inaccettabilità di un metodo, che ignora il dialogo necessario per le modifiche costituzionali, e anche a denunciare la disarmante modestia di un provvedimento che non ha il coraggio di essere quella riforma che i territori attendevano da anni, come risultato degli accordi politici antistorici che legano questa maggioranza di Governo anche in regione.

Vorrei dirlo con forza: noi non abbiamo cambiato idea sull'autonomia e sul suo valore storico. L'autonomia del Trentino-Alto Adige non è un privilegio, ma è un modello virtuoso di convivenza pacifica postbellica tra gruppi linguistici ed etnici diversi. Si è partiti dalle ferite del Novecento, dai drammi del Novecento, per costruire, grazie alla visione di De Gasperi e Gruber nel 1946 e di Aldo Moro negli anni Sessanta, un sistema di tutela che ha trasformato un confine di conflitto in un laboratorio di cooperazione virtuosa. È la dimostrazione che la democrazia può risolvere le tensioni etniche attraverso l'autogoverno. Purtroppo, ridurre tutto questo a un lifting superficiale per noi rappresenta un errore storico che svilisce questa eredità.

Nella dichiarazione di voto in prima lettura la collega Ferrari aveva ribadito che questo documento e queste modifiche null'altro sono che una riscrittura con linguaggio moderno e attuale di un'autonomia che esiste già. Quindi, noi avevamo proposto, per dare respiro a questo statuto, per dare più forza all'autonomia del Trentino-Alto Adige e per garantire ancor di più la sua specialità, emendamenti puntuali, moderni e radicati nella realtà. La loro bocciatura sistematica è il motivo fondamentale della nostra sofferta scelta di astensione.

Avevamo, ad esempio, chiesto il riconoscimento formale dell'Euregio (del gruppo europeo di cooperazione transfrontaliera). Non è un sogno per il domani, è una realtà effettiva che oggi riguarda trasporti, sanità, cultura, ricerca e scuola. È l'Europa delle regioni che si fa in carne ed ossa. Non avere voluto inserire alcun riferimento esplicito a questa possibile cooperazione nello statuto tradisce una visione di Nazione incapace di dare dignità costituzionale a un'istituzione che già è il cuore pulsante della nostra autonomia europea.

In secondo luogo, lo ha già sottolineato il collega di AVS, ci siamo opposti con forza al tentativo di spostare il baricentro decisionale verso gli esecutivi. Il provvedimento prevede di passare, infatti, dal consiglio provinciale alla giunta la responsabilità di impugnare le leggi statali che contrastano con lo statuto. È un palese vulnus democratico. Il consiglio è il luogo della trasparenza e del confronto tra maggioranza e opposizioni. La giunta è e deve rimanere il luogo del potere esecutivo. Sottrarre questa competenza all'aula significa ridurre l'autonomia a un affare di maggioranza, svuotando il ruolo di tutti i rappresentanti eletti. Difendere la centralità del consiglio significa difendere l'autonomia, intesa come partecipazione aperta dei cittadini e non accordi nelle stanze chiuse.

Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Infine, la bocciatura degli emendamenti sulle pari opportunità. Uno statuto che si vuole aggiornare oggi non può permettersi di ignorare che la parità di genere è un pilastro della democrazia moderna.

Avevamo proposto di inserire norme chiare per garantire l'equilibrio di genere nelle istituzioni e nelle politiche pubbliche, come da dettato costituzionale. Avete detto un “no” ideologico e anacronistico, che dimostra quanto questa maggioranza sia allergica a una visione dei diritti al passo con i tempi. Un'autonomia speciale dovrebbe - questo è il nostro forte convincimento - guidare il cambiamento e non subirlo. Questa riforma è figlia di un accordo blindato tra i vertici delle province e il Governo. In questo modo si è scavalcato il Parlamento, si sono ignorati i territori e si sono nei fatti zittite le opposizioni: l'esatto contrario dello spirito del 138.

Le riforme costituzionali richiedono infatti condivisione. Qui, ancora una volta, come avete fatto su altri referendum, si è scelta la strada della prova di forza, che è diventata la vostra postura su tutto. Credo che questo sia un errore che si pagherà, perché alimenta divisioni sui territori e non rafforza, invece, quello spirito di condivisione che è alla base della forza dell'autonomia del Trentino-Alto Adige. Signor Presidente, lo diciamo con forza: noi rivendichiamo coerenza e coerentemente la nostra astensione oggi è un atto di dignità politica.

Non votiamo contro perché siamo responsabili e riconosciamo la necessità di alcuni aggiornamenti tecnici contenuti nel testo. Oggi la maggioranza però - lo denunciamo con forza, lo facciamo qui e lo faremo sui territori - si accontenta di un'operazione di semplice maquillage. Noi per il futuro del Trentino-Alto Adige continuiamo a essere convinti che si debba coltivare un'ambizione più alta e una visione: un'autonomia che sia partecipazione, trasparenza e futuro. La nostra dunque è un'astensione di denuncia.

È la denuncia di un metodo che, ancora una volta, umilia il Parlamento e che trasforma la manutenzione dello statuto in un'operazione di puro maquillage politico finalizzata solo a mantenere nuovi equilibri di potere antistorici. No, questa riforma non la voteremo. La consideriamo una riforma senz'anima. Noi continuiamo a stare dalla parte della partecipazione, della trasparenza, della dignità dei territori e della rappresentanza larga, che sono i fattori fondamentali dell'autonomia speciale del Trentino-Alto Adige. Chiediamo di continuare a stare dalla parte di questi valori, come chiede la Costituzione della Repubblica italiana.