Grazie, Presidente. Signor Presidente, onorevoli colleghe e colleghi, rappresentanti del Governo, quando i padri e le madri costituenti scrissero la nostra Costituzione, diedero all'articolo 21 la funzione di cardine del nostro regime democratico. Diedero alla libertà di manifestare liberamente il proprio pensiero, al divieto di censura e autorizzazione alla stampa, ai media liberi e indipendenti la funzione non solo di pilastro della democrazia, ma anche di perno per il bilanciamento dei poteri.
Come più volte ribadito nella giurisprudenza della Corte costituzionale in numerose sentenze, la libertà di manifestazione del pensiero è condizione del modo di essere del Paese, o, ancora più chiaramente, la libertà di manifestazione del pensiero non è conseguenza della democrazia o funzionale a essa ma è fondante, afferma lo Stato democratico. E allora non stupisce che lo scivolamento verso autocrazie, regimi illiberali, democrature, diventi evidente e tangibile quando a venire compressi sono gli spazi del pensiero, dei media e della libertà di informazione. Lo abbiamo detto tutti: l'attacco vigliacco e intimidatorio a Ranucci è stato un attacco deliberato al giornalismo d'inchiesta e alla democrazia, contro la libertà di tutti e tutte noi. E se non vogliamo esaurire - come abbiamo sentito poco fa in quest'Aula - quanto successo in una pacca sulla spalla, allora dobbiamo azionare gli strumenti che abbiamo come legislatori, come forze politiche, come forze di Governo, ognuno con il suo ruolo. Perché non è qui… Non è lei, collega Mollicone, a decidere cosa sia vero o non vero nelle inchieste, o cosa sia fiction e cosa non lo sia. E proprio ora dobbiamo farlo, in questo momento storico, nel peggior momento per la libertà di stampa.
Secondo il World Press Freedom Index, che valuta lo stato dei media in 180 Paesi, la situazione è ai minimi storici. In particolare, l'analisi del 2024 conclude che il tratto comune della minaccia alla libertà del giornalismo è la pressione politica. Tratto comune transnazionale che vede il nostro Paese perdere ancora posizioni: dal 46° al 49° posto. Siamo entrati nella categoria delle situazioni “problematiche”. Con noi l'Ungheria e la Polonia. In Italia nel 2024 sono stati minacciati 516 giornalisti: il 22 per cento delle intimidazioni è stato eseguito con querele temerarie e altre azioni legali, che chiamiamo SLAPP, le azioni legali strategiche contro la partecipazione pubblica. E qui non possiamo non citare due passaggi che concretizzano chiaramente cosa sia la pressione politica a cui si riferisce il report del World Press Freedom Index, cosa significhi l'alterazione dei meccanismi che regolano la distinzione dei ruoli, la terzietà delle istituzioni, la separazione dei poteri, l'autonomia di chi svolge ruoli di garanzia.
E allora la grave vicenda dello spyware israeliano Graphite.
Il Governo continua a negare coinvolgimenti, mentre la società Paragon Solutions ha comunque rescisso il contratto con l'Italia per violazione del codice etico, e quindi su questa vicenda continueremo a chiedere chiarimenti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). E, ancora, quanto è accaduto il 23 ottobre 2025, ovvero la notifica di una sanzione di 150.000 euro da parte del Garante privacy alla Rai per la diffusione da parte di Report di un audio dell'ex Ministro. E appare quantomeno singolare - anche su questo occorre fare chiarezza - come nei giorni immediatamente precedenti un componente del Garante della privacy fosse proprio in visita alla sede nazionale del partito di Fratelli d'Italia.
Bene, le azioni le decliniamo in questa mozione. Alla luce di quanto detto sinora, sono cruciali e urgenti per il futuro della libertà di stampa, a tutela non solo dell'articolo 21 della nostra Costituzione, ma anche all'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea: “ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera”. E quindi assume rilevanza la direttiva 2024, la n. 1069, sulla protezione delle persone attive nella partecipazione pubblica, che ha proprio lo scopo di eliminare gli ostacoli e di andare contro le querele temerarie. E ancora, questo non lo affermiamo solo noi ma - lo abbiamo citato (ma perché siamo in ritardo) - lo European media freedom Act, che è il regolamento per salvaguardare la libertà e il pluralismo dell'informazione, che è entrato in vigore l'8 agosto 2025, che pone specifici obblighi riguardo all'efficacia e protezione delle fonti giornalistiche e delle comunicazioni riservate a misura di salvaguardia contro l'impiego di software di sorveglianza intrusiva.
E allora, Presidente, al centro della nostra mozione abbiamo posto le questioni che oggi minacciano queste libertà e quelle che vanno finalmente affrontate, normate, garantite e che diventino azioni che danno forma e conseguenza alla solidarietà che esprimiamo a Ranucci o a tutti gli oltre 500 giornalisti italiani sotto minaccia. Uno, una legge sulle querele temerarie, a salvaguardia dei diritti della sicurezza e condizioni di lavoro dei giornalisti, attraverso il recepimento della direttiva che citavo poc'anzi. La tanto attesa riforma della disciplina sulla diffamazione, intervenendo sulla legge n. 47/'48 sulla stampa, sui codici penali, sul tema della pena della reclusione, prevedendo la comminazione di pene pecuniarie che non risultino eccessive e che non diventino, appunto, ostacolo preventivo a chi vuole fare libera informazione. La remissione delle querele: ritirate le querele, fate un atto di apertura, di affermazione della vostra libertà, della tutela della libertà dei giornalisti (che siano liberi di criticarvi, di criticare tutti noi, di criticare chi governa, di criticare chi fa politica).
Rendersi disponibili (questo è un altro punto) verso gli attori dell'informazione - convocate conferenze stampa! (l'ultima è del 9 gennaio) -, aprire alle domande dove rendere conto del proprio operato. L'ultima volta la Presidente Meloni ha detto a Trump “I never want to speak with my press” (“non voglio parlare con la mia stampa”), quindi basta monologhi su reti amiche, basta farsi fare domande su quali siano le pastarelle preferite. Noi dai Presidenti del Consiglio chiediamo un rendiconto sull'attività e lo chiediamo anche attraverso le domande della libera stampa (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico-Italia Democratica e Progressista). Chiarezza sul caso Paragon e sullo spyware Graphite, informare il Parlamento sulle ulteriori iniziative e attività, oltre a quelle poste in essere in accordo con il Copasir, necessarie per accertare chi abbia utilizzato lo spyware Graphite. La piena attuazione al regolamento European media freedom Act, a tutela del pluralismo.
Servono regole chiare - serve innanzitutto cambiare le regole ancora prima degli arbitri, mi verrebbe da dire -, regole condivise che vadano oltre i nostri mandati, che vadano oltre i mandati dei governi in carica. Si citava prima la vigilanza, bloccata da quasi un anno, la Rai che è industria, patrimonio comune, industria culturale con più di 12.000 addetti.
Dobbiamo assicurare - altro punto - l'effettiva e concreta autonomia e indipendenza dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, garantire quindi condotte, condotte, comportamenti che scongiurino dubbi di ingerenza da parte del Governo sull'autonomia e indipendenza degli organi di garanzia; tutelare il diritto di cronaca - anche qui il passaggio nella mozione sul tema della “norma bavaglio” -, restringere questo diritto, è un diritto che viene leso direttamente ai cittadini e alle cittadine; attuare e dare seguito alle raccomandazioni della Commissione europea sulla relazione annuale sullo stato di diritto e, infine, iniziative volte ad aggiornare tutte le normative in materia di rafforzamento di chi esercita la professione giornalistica. Il precariato nella professione giornalistica è la prima minaccia della libertà di stampa e non posso non citare “Quattro centesimi a riga. Morire di giornalismo”, di Lucio Luca, storia di Alessandro Bozzo, che è un ragazzo giovane, calabrese, morto di precariato sotto il peso della minaccia della 'ndrangheta.
Ecco, chiudo citando anch'io una giornalista, Anna Politkovskaja: “I giornalisti non sfidano l'ordine costituito, non è questo il loro ruolo. Descrivono soltanto quello di cui sono testimoni. È il loro dovere, così come è dovere di un medico curare un malato e dovere di un ufficiale difendere la patria. È molto semplice: la deontologia giornalistica ci vieta di abbellire la realtà”. Ecco noi con questa mozione vogliamo mettere in condizioni i giornalisti e le giornaliste di farlo liberamente in libertà secondo il pluralismo e garantendo il diritto dei cittadini e delle cittadine italiane di essere appropriatamente informati.