Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 23 Novembre, 2022
Nome: 
Laura Boldrini

Grazie, Presidente. Signor Presidente, signora sottosegretario, colleghi e colleghe, è stato detto che la violenza degli uomini contro le donne è una piaga sociale - è stato detto da tutti e tutte in quest'Aula -, una piaga sociale in relazione alla quale lo Stato deve dare risposte adeguate, risposte che però, signor Presidente, non abbiamo trovato quando la Presidente del Consiglio ha illustrato in quest'Aula il suo discorso programmatico. Ce le saremmo aspettati perché è una piaga sociale, perché una donna ogni tre giorni viene uccisa; è una piaga sociale, come lo sono le morti sul lavoro e la mafia, è un vero e serio problema. Ce le saremmo aspettati perché è la prima Presidente donna, invece non abbiamo trovato traccia di provvedimenti o di soluzioni a questo problema. Si tratta di una piaga sociale che ha molti volti: i colleghi e le colleghe hanno parlato di quello fisico, di quello psicologico, di quello economico ed io vorrei soffermarmi sul volto della violenza di nuova generazione, quella digitale. Vorrei dire due parole sul revenge porn, Presidente, una modalità feroce, in virtù della quale, quando una coppia si lascia, l'uomo, quasi sempre, espone sui social media immagini intime, foto e video dell'ex lasciata - lo fa per vendetta - e la vita della ragazza diventa un incubo. E poi c'è il volto del linguaggio d'odio, del sessismo, della misoginia online, specie sui social media, un fenomeno ritenuto meno grave, Presidente, nella convinzione che non avviene quello che avviene in rete, che ha uno scarso impatto nella vita reale; in fondo dicono che si tratta solo di parole e le parole non lasciano lividi. Ecco, non è così; solo in apparenza è così, Presidente: le parole lasciano invece dei lividi profondi, feriscono, condizionano il pensiero e le azioni delle donne e seminano dei danni irreparabili. Questo fenomeno è in preoccupante crescita: sono troppe, sempre di più, le donne che sul web e sui social sono bersaglio di minacce, turpiloquio, shitstorming, rabbia e aggressività inaudita. Non è normale che, se una donna si espone in politica, nei media, nell'attivismo civico, nel mondo della cultura e dello spettacolo, venga sottoposta sui social a insulti volgari e violenti. Ripeto: non è normale. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con la libertà di espressione; questa modalità misogina e sessista di manifestare il proprio dissenso è invece altamente diffamatoria e si configura peraltro come un reato, perché tutto quello che è reato fuori della rete è reato anche in rete. Sbeffeggiare e ridicolizzare le donne mira a intimidirle e a screditarle, per poi estrometterle dal dibattito pubblico. Molte delle donne che sono bersaglio dell'odio in rete, per evitare di essere aggredite, preferiscono tacere - bingo: ci sono riusciti -, preferiscono non esprimersi su determinati argomenti, preferiscono addirittura uscire dalla rete e questo, Presidente, va a discapito della libertà di espressione delle persone e, in ultima istanza, della democrazia, della qualità della nostra democrazia. Non può passare l'idea che sia normale che i nostri ragazzi e le nostre ragazze possano ritenere legittimo riservare alle donne un simile trattamento, che in fondo sia colpa loro, perché se lo meritano perché scelgono di affrontare temi così scomodi. Tutto questo noi dobbiamo rifiutarlo e gli uomini devono essere in prima linea, devono essere parte attiva in questa battaglia contro la violenza sulle donne. Perché, Presidente? Perché è proprio tra gli uomini che cova questa ferocia e quindi non possono chiamarsi fuori e mi fa piacere che in quest'Aula, in questa occasione, anche molti colleghi abbiano preso la parola. Ci deve essere stigma sociale nei confronti di chi si macchia di questi orrendi crimini. Non tutte le donne - mi consenta, Presidente, 20 secondi in più - hanno voglia di denunciare, ognuna vive in solitudine questa condizione - sia le donne giovani che quelle più adulte - e non si sa come gestire questo fenomeno. Allora cosa dobbiamo fare? Ci vuole un'azione collettiva, una denuncia pubblica contro l'odio, il sessismo e la misoginia. Confrontandomi con altre colleghe di vari schieramenti politici, sia di maggioranza che di opposizione, e anche con persone che vivono questa condizione in altri ambiti, si è decisa per il 25 novembre una campagna online, accompagnata dall'hashtag #EIoTiPubblico, cioè “tu mi umili con le tue sconcezze e io ti pubblico”, perché non deve accadere che noi donne ci troviamo costrette a convivere con questi metodi violenti, che peraltro hanno a volte anche conseguenze devastanti, o ad uscire dai social. Vogliamo un web sicuro per tutti e tutte. Quindi, noi dobbiamo fare in quest'Aula anche un passo ulteriore, Presidente, perché siamo nel luogo della norma e allora non possiamo non capire che questo fenomeno va regolato, perché altrimenti una parte della popolazione si troverà estromessa. Dobbiamo, come in altri Paesi europei, provvedere con una legge contro l'odio in rete - ci sono proposte di legge in materia - e dico a tutti e a tutte di farlo. Ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, anche le piattaforme digitali, che a volte invece approfittano di questo. Non si può e non si deve guadagnare ferendo la dignità delle donne, o soffocandone la libertà,