Discussione sulle linee generali
Data: 
Lunedì, 27 Febbraio, 2023
Nome: 
Virginio Merola

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Grazie, Presidente. Noi riteniamo che sia necessario, per discutere davvero la mozione presentata, in particolare dalla collega Mazzetti, un chiarimento all'interno della maggioranza stessa, perché, se da un lato, con la mozione in corso si chiede un complessivo riordino del sistema di incentivazione, che trasformi le misure prevalentemente congiunturali in misure a carattere strutturale al fine di dare una spinta all'efficientamento del patrimonio edilizio residenziale sotto il profilo energetico e sismico, dall'altro lato, con il decreto varato si vietano il cosiddetto sconto in fattura e la cessione del credito d'imposta e, quindi, vengono penalizzati proprio gli interventi virtuosi di risparmio energetico e di riduzione del rischio sismico, che richiedono un maggiore impegno finanziario e, pertanto, necessitano maggiormente dello sconto in fattura e della cessione del credito rispetto alle altre ristrutturazioni edilizie. Pensiamo che l'esclusione dall'applicazione dello sconto in fattura per interventi edilizi lasci sottintendere che per le altre fattispecie l'opzione rimanga inalterata, mentre il decreto, a differenza della mozione, interviene drasticamente, vietando la possibilità, senza alcuna distinzione e andando a colpire anche gli interventi nelle aree sismiche e quelli relativi al superamento delle barriere architettoniche, danneggiando comunque le fasce sociali più deboli, dal momento che la cessione del credito consentiva di usufruire delle agevolazioni fiscali in materia di edilizia indipendentemente dalla capacità finanziaria.

Dopo tante modifiche in corso d'opera e in relazione alla discussione sull'applicazione della direttiva europea sulle case green, una revisione dei bonus edilizi volta a razionalizzare e armonizzare il complesso degli incentivi vigenti è sicuramente opportuna, ma, anziché scegliere questa via, con il decreto, il Governo ha deciso di bloccare, definitivamente e con effetto immediato, misure che hanno contribuito in modo significativo alla crescita del PIL negli ultimi anni, mettendo a rischio, per giunta, decine di migliaia di cantieri, imprese e posti di lavoro. È necessario, dunque, reintrodurre la possibilità di cedere parte dei futuri crediti fiscali secondo criteri di selettività, basati sulle condizioni economiche dei beneficiari, prima di tutto, sugli interventi da agevolare, sul tipo di immobile e classificazione energetica, aprendo un confronto con le parti interessate.

Impegnare il Governo ad adottare iniziative volte al complessivo riordino del sistema di incentivazione è un impegno che necessita di ingenti risorse pubbliche e ci si chiede, pertanto, se abbia senso destinarne di ulteriori a questi scopi o, piuttosto, sia utile rendere più efficiente l'impiego di risorse già previste a legislazione vigente, mirando a sostenere i redditi più bassi e a selezionare gli immobili di classe energetica più bassa e dando priorità all'edilizia residenziale pubblica. Quando parliamo del riordino del sistema di incentivazione con un modello inversamente proporzionale al reddito del beneficiario, si fa riferimento alla salvaguardia di particolari categorie, tra cui i cittadini incapienti. Questa definizione, tuttavia, non distingue tra coloro che sono incapienti perché hanno un reddito imponibile particolarmente basso da non permetterne le detrazioni spettanti dalla normativa rispetto a coloro che, invece, conseguono altre tipologie di reddito che sono sottratte alla tassazione Irpef. Tali categorie di soggetti non sono, pertanto, da confondere con i soggetti a basso reddito, più propriamente meritevoli, a nostro avviso, di tutela.

Infine, quando il gruppo di Forza Italia impegna il Governo ad adottare iniziative volte a prevenire un modello incentivante anche per le ristrutturazioni al fine di evitare la creazione di una “economia non osservata” - sarebbe necessario un chiarimento su questo eufemismo - e si chiede in tale ambito di escludere l'applicazione dello sconto in fattura, non si tiene conto, con questa osservazione, dell'attuale sistema dei bonus edilizi, perché, allo stato attuale, è previsto, a regime, il bonus ristrutturazioni.

L'agevolazione fiscale sugli interventi di ristrutturazione edilizia è disciplinata, come sappiamo, dall'articolo 16-bis del testo unico e consiste in una detrazione dall'Irpef del 36 per cento delle spese sostenute, fino a un ammontare complessivo delle stesse non superiore a 48.000 euro per unità immobiliare, tuttavia, per le spese sostenute dal 2012 fino alla fine del 2024, la detrazione è elevata al 50 per cento e il limite massimo di spesa è di 96.000 euro. La fruizione del bonus è prevista a fronte del pagamento con mezzi tracciabili, che evita, pertanto, a nostro avviso, anche la creazione dell'eufemismo di una “economia non osservata” ed è prevista anche una ritenuta effettuata da banche e poste sui bonifici per ristrutturazioni edilizie e interventi di risparmio energetico pari all'8 per cento. Tale ritenuta è, dunque, un pagamento anticipato dell'imposta sul reddito dovuta dall'impresa che ha effettuato i lavori sull'immobile, tesa ad evitare la sottrazione di materiale imponibile da parte di coloro che rendono prestazioni per le quali i committenti beneficiano di vantaggi fiscali.

Ritengo, tuttavia, che un punto meritevole di approfondimento della mozione Mazzetti, tra gli impegni che vengono richiesti, sia il punto volto a sbloccare il mercato della cessione dei crediti incagliati: il principale problema, oltre quello degli oltre 15 miliardi di euro di crediti fiscali incagliati, che da mesi opprime costruttori e artigiani e che il Governo, però, non affronta con il decreto in corso di esame, ma, anzi, prevede l'esclusione del coinvolgimento delle regioni e degli enti territoriali.

Ci tengo anche a sottolineare che, al punto 8, dove si ribadisce l'impegno “a fornire ogni utile elemento al Parlamento sull'entità dei crediti fiscali in scadenza nel 2022, che non sono stati utilizzati per incapienza dei soggetti titolari” - così come recita la mozione -, non si esplicita che andrebbe fatta un'opportuna distinzione tra i soggetti a basso reddito e i soggetti con redditi non sottoposti a Irpef, perché ritengo che le parole siano importanti. Io ritengo, noi riteniamo che sia importante razionalizzare il sistema degli incentivi nel comparto edilizio e, quindi, non si tratta di un semplice riordino, ma di scegliere per chi e come rendere strutturale il sistema delle detrazioni in relazione alla recente discussione europea sulle case green.

Di certo, occorre un arco temporale di incentivi più lungo per raggiungere gli obiettivi di risparmio, di efficientamento e produzione energetica e anche per evitare distorsioni e bolle nell'offerta del mercato. Pensiamo, quindi, che vadano indicati tetti di reddito per usufruire dei crediti di imposta e che le soglie di detrazione e le percentuali di detrazione debbano essere ridotte e uniformate tra i diversi tipi di bonus. Ad esempio, i condomini con immobili antecedenti agli anni Settanta, a scarso rendimento energetico e senza misure antisismiche devono essere privilegiati, bisogna dare ad essi una priorità, così come l'edilizia residenziale pubblica e il tema del superamento delle barriere architettoniche. Si tratta, perciò, a nostro avviso, di concentrare le risorse sull'efficienza energetica e antisismica, lasciando cadere bonus, come quello sui mobili, e di contenere la percentuale di incentivo previsto. È giusto, infatti, che lo Stato paghi una parte dei lavori, perché ci sono vantaggi per la collettività, con la riduzione delle emissioni e le misure antisismiche, ma è anche giusto che una parte equilibrata sia a carico dei proprietari, venendo incontro ai redditi, ovviamente, più bassi, perché i proprietari pagheranno bollette meno care e avranno rivalutato il valore dei propri immobili.

Il decreto del Governo, che ha bloccato lo scontro in fattura e il credito d'imposta, ha semplicemente messo in difficoltà imprese, cittadini e lavoratori, che hanno agito nella previsione delle norme previgenti. Dunque, la questione di come recuperare e salvaguardare il pregresso è urgente e seria. Il fatto compiuto tentato dal Governo non funziona sia in relazione alla data fissata - che, a nostro avviso, va spostata in avanti - che per le modalità di permettere comunque lo sconto e il credito per queste situazioni di pre-decreto. Voglio aggiungere che noi riteniamo che l'emergenza denunciata dal Ministro Giorgetti per motivare il decreto dovesse essere nota anche al varo della legge di bilancio. Constatiamo che si è preferito attendere il dopo elezioni regionali per intervenire.

Noi ricordiamo che tutte le forze politiche al Governo e all'opposizione nei precedenti Governi hanno condiviso il superbonus, lo sconto in fattura e il credito d'imposta, anche perché le critiche di chi era all'opposizione erano sempre a fare di più, a rilanciare e non a tagliare.

Vedete, se questo fosse riconosciuto in quest'Aula con chiarezza e verità, prima di tutto dal Governo, ci sarebbero forse le condizioni migliori per discutere in modo fattivo di sostenibilità economica, oltre che ambientale e sociale, nel senso di una ristrutturazione permanente di lungo periodo del sistema di incentivi legato all'edilizia.