Grazie, Presidente. Devo dire che il buon 8 marzo alle donne la maggioranza lo ha dato con la presentazione, proprio in queste ore in Parlamento, di una proposta di legge sulla cancellazione della figura delle consiglieri regionali di parità sul lavoro, eliminando, quindi, questo servizio così importante se andrà avanti per le donne nei territori. Quindi, noi discutiamo questa mozione alla vigilia dell'8 marzo e lo facciamo nonostante le meravigliose narrazioni che sono emerse con una fotografia impietosa, impietosa, data da dati imparziali, impietosa data dalle mancate azioni da parte del Governo per migliorare concretamente la vita delle donne, la bocciatura di provvedimenti che abbiamo portato in Aula ,ad esempio. Sappiamo bene anche che la tecnica del Governo e della maggioranza, la vostra tecnica è quella di citare i dati che fanno comodo e di ometterne altri. Infatti, avete stralciato completamente tutte le premesse della nostra mozione che contenevano anche dati oggettivi.
Ma la realtà è drammaticamente un'altra. Ce lo racconta la vita concreta di tante donne, ce lo raccontano i numeri ufficiali, ad esempio, del rendiconto di genere dell'INPS nel 2025. Numeri che non sono propaganda, ma sono la fotografia dello stato reale della vita delle donne in Italia. Ci dicono, ad esempio, che quel 53 per cento, che è stato or ora citato, oltre a rappresentare ancora un divario di 18 punti percentuali tra donne e uomini, uno dei peggiori in Europa, diventa 30 punti percentuali fra i padri e le madri. In questo incremento ci sta tanto lavoro precario delle donne, perché solo il 36 per cento delle assunzioni a tempo indeterminato riguarda donne, perché il divario retributivo è di 30 punti percentuali in alcuni settori. Quindi, lo diciamo con chiarezza, le misure che avete sbandierato, anche quelle che sono state appena citate, le misure di decontribuzione, hanno prodotto qualche numero in più, ma hanno soprattutto spinto contratti part-time intermittenti e hanno aumentato l'occupazione fragile, non quella stabile delle donne. Questa non è emancipazione, non è sostegno alle donne, è precarizzazione delle donne. Avete usato risorse pubbliche per rendere il lavoro femminile più precario, per rendere le donne, ancora una volta, più ricattabili. Andiamone fieri di questi risultati.
Avete bocciato il salario minimo. Bocciare il salario minimo in un Paese in cui il lavoro povero è prevalentemente femminile significa scegliere di lasciare le donne nei lavori sottopagati. Avete bocciato, con un imbroglio tecnico, la proposta, ancora una volta, la proposta di congedi parentali paritari obbligatori e retribuiti. Ma anche qui i dati INPS parlano chiaro e vi inchiodano alle vostre responsabilità: nel 2024 le donne hanno utilizzato oltre 15 milioni di giornate di congedo, gli uomini 2,8 milioni.
Questa non è una libera scelta individuale, è un sistema che continua a scaricare sulle madri e sulle donne il peso della cura. Voi, con le vostre scelte e con le vostre non scelte, ne siete complici. Poi parlate di crollo della natalità e continuate a parlare di famiglia, ma in realtà non fate davvero nulla per aumentare i diritti. È così difficile comprendere che è un Paese in cui lavora una donna su due, in cui appunto la differenza di occupazione fra padri e madri è di 30 punti e in cui il tasso di occupazione delle donne dopo il primo figlio diminuisce drasticamente, mentre gli uomini dopo il primo figlio incrementano le loro posizioni? È così difficile capire che servono strumenti strutturali per riequilibrare questo divario e che non ve la potete continuare a cavare con bonus spot?
Quindi, di cosa parlate quando parlate di natalità? Di cosa parla, quando parla di natalità, la Premier che si definisce “donna, madre e cristiana”? Almeno non nascondetevi dietro stratagemmi tecnici o mancanza di risorse. Dite con chiarezza che siete ideologicamente contrari al congedo paritario obbligatorio, perché pensate che sulle madri e sulle donne debba ricadere tutto il peso della cura.
Le pensioni poi sono lo specchio finale di questa disuguaglianza: assegni inferiori fino al 25 per cento per le pensioni anticipate, che arrivano al 44 per cento per le pensioni di vecchiaia. È il risultato di una vita di salari bassi, di carriere interrotte e di lavoro di cura non riconosciuto. Voi cosa avete fatto in questi anni? Avete cancellato Opzione donna, dopo averne ristretto i requisiti in modo tale da renderne impossibile l'accesso di fatto.
Quindi, che dire? È un accanimento costante il vostro contro le donne: dal lavoro ai diritti, della pensione alla cura. Veniamo alla cura e alla salute. In questi anni abbiamo assistito a un vero e proprio attacco al diritto delle donne ad una piena salute riproduttiva e sessuale. La piena applicazione della legge n. 194 non è un dettaglio tecnico, ma è il riconoscimento che il corpo delle donne deve essere libero e non può essere terreno di scontro ideologico. Invece, assistiamo da tempo ad una progressiva messa in discussione della legge non sempre con attacchi frontali, ma con interventi indiretti, con l'ingresso di soggetti ideologicamente orientati nei consultori - che vergogna! - nel momento di massima fragilità delle donne e con il depotenziamento dei consultori pubblici che trasformano un diritto garantito dalla legge in un delitto teorico condizionato dal codice di avviamento postale. In più - è stato detto anche dalla collega - dal 2024 non presentate al Parlamento la relazione di attuazione della legge n. 194, infrangendo la legge. Discutere oggi di dati del 2022 vuol dire discutere di dati vecchi. Viene il dubbio - e forse ancora qualcosa di più del dubbio - che non lo vogliate fare, perché talvolta per erodere un diritto non c'è nemmeno bisogno di attaccarlo, basta solo non fare niente, come state facendo voi. Questo è inaccettabile, perché incide sull'autonomia e incide sulla possibilità della donna di decidere sul proprio corpo e sul proprio progetto di vita.
Così il progressivo smantellamento dei consultori significa colpire soprattutto le ragazze e le donne più giovani, le più vulnerabili, le più povere, quelle che non hanno risorse per rivolgersi alla sanità privata, perché il diritto alla salute riproduttiva non è una gentile concessione dello Stato: è una parte integrante dei diritti fondamentali della persona ed è legato alla dignità, alla libertà e all'uguaglianza sostanziale. Così come non possiamo accettare che nel 2026 si torni a negare che, se un rapporto è senza consenso, è stupro o che una donna debba dimostrare il proprio dissenso nei tribunali.
Il tradimento dell'accordo sul consenso che avevamo raggiunto alla Camera, con la proposta Bongiorno al Senato, è una delle prove più vergognose di come questo Governo e questa maggioranza giochino sul terreno dei diritti fondamentali e scarichino sulla pelle delle donne la necessità di inseguire gli equilibri interni alla maggioranza, questa volta tornando indietro di 30 anni. Mi chiedo davvero e lo chiedo, per suo tramite, Presidente, alle colleghe deputate della maggioranza come possano accettarlo e come non provino un'indignazione profonda dopo che del loro voto per le donne in quest'Aula è stata fatta carta straccia. Trent'anni fa in quest'Aula fu approvata la legge sulla violenza sessuale, frutto del lavoro bipartisan di tante deputate di ogni schieramento. Ma vi chiediamo: come è stato possibile tradire oggi quel patto?
E ancora, il tema della violenza. Nel nostro Paese la violenza contro le donne non è un'emergenza episodica, come sappiamo tutti, ma è un fenomeno strutturale. Ce lo dicono le quasi 100 donne vittime di femminicidio, l'aumento delle denunce e la nuova forma di violenza, come il 58 per cento delle ragazze che almeno una volta dichiara di aver subito violenza digitale. Non può bastare il diritto penale, ma servono prevenzione, educazione, formazione e più sostegno ai centri antiviolenza. Avete respinto di fatto tutti i nostri impegni su questo, relegandoli al solito generico “valutiamo l'opportunità di”. Ma cosa c'è ancora da valutare con questi numeri? Cosa c'è da valutare? La violenza contro le donne è radicata, è multiforme, è l'espressione di una cultura del possesso che pervade profondamente la nostra società. Bisogna iniziare ad investire in prevenzione e a farla davvero. Cosa avete fatto? Con la legge Valditara avete cancellato i percorsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole dell'infanzia e nelle scuole primarie, che è lì dove si formano gli stereotipi, e reso più complicato attuarli negli altri ordini di scuola.
Allora, la domanda politica è semplice: che cosa significa essere la prima Presidente del Consiglio donna se non si difende con forza e con i fatti l'autodeterminazione delle altre donne? Non basta celebrare l'8 marzo, bisogna garantire che nessuna donna debba attraversare mezzo Paese per esercitare un proprio diritto e che nessuna donna debba scegliere tra lavorare o fare un figlio se lo desidera. Vi abbiamo messo davanti agli occhi le scelte che non avete fatto e le bocciature di leggi che ci avete portato.
Con questa mozione chiedevamo scelte chiare. Avete scelto di non farle sul lavoro, su congedi, su salute e su violenza. Noi non possiamo votare a favore della mozione - e concludo, Presidente - perché avete evidenziato, con le vostre riformulazioni, che non siete disponibili ad unire le forze per le donne e perché la storia giudicherà la prima Premier anche per questo: se ha avuto anche il coraggio di difendere i diritti delle donne o se li ha lasciati erodere lentamente nell'indifferenza o nell'accanimento ideologico