Data: 
Giovedì, 4 Novembre, 2021
Nome: 
Alberto Pagani

Grazie, Presidente. Celebriamo oggi quel 4 novembre in cui il generale Armando Diaz siglò, a nome dell'Italia e degli italiani, quell'armistizio che poneva fine alla Prima guerra mondiale. E celebriamo così anche l'unità dell'Italia, che fu in quella guerra costruita o salvata con il sacrificio e con il sangue di molti giovani ragazzi italiani, costruita dalle Forze armate, costruita da ragazzi: 4 milioni di ragazzi partirono per combattere sul fronte, alcuni di questi erano volontari, la maggior parte non partiva volentieri, probabilmente sapendo di lasciare a casa gli affetti, la famiglia, il lavoro, di lasciare a lavorare le donne nei campi e nelle fabbriche - ricordiamo anche le donne, perché anche loro hanno combattuto così la Grande Guerra - e sapendo che poteva verificarsi anche il fatto di non tornare. Infatti, di quei 4 milioni, 600 mila non tornarono mai più a casa; 1 milione e 500 mila ritornarono feriti, mutilati, storpi; 400 mila civili furono costretti ad abbandonare le loro case. Per questa ragione noi, oggi, celebriamo, anche con la figura del Milite Ignoto, quella guerra. Il Milite Ignoto era un uomo, il cadavere di un uomo scelto a caso, non riconoscibile, tra i caduti nelle principali battaglie della Prima guerra mondiale, scelto da una madre, scelta a caso anche lei, che aveva perso un figlio in guerra. Il Milite Ignoto non è un eroe, è una vittima della Prima guerra mondiale. E noi celebriamo il ricordo, con lui, di tutte le vittime che hanno permesso di conquistare la pace, perché, celebrando anche le Forze armate, ricordiamo che le Forze armate servono per garantire la pace, non per fare la guerra. E oggi le Forze armate sono impegnate per costruire e garantire la pace in tanti teatri nel mondo, nel quale il nostro Paese si impegna, rispettando la Costituzione, per ricostruire le condizioni di vita per milioni di persone.

Naturalmente, questa celebrazione non può essere un solo ricordo, perché il nostro compito non è quello di celebratori, non siamo pagati dai contribuenti per compiacerci della nostra retorica, siamo pagati per fare le leggi, perché siamo dei legislatori, e io credo che il modo migliore per ricordare i caduti in una guerra e le Forze armate sia quello di portare a compimento un processo riformatore - che in questa legislatura si è avviato e io sono fiducioso che si porterà a compimento - per far progredire le Forze armate italiane sui punti su cui ci sono ancora delle deficienze e delle carenze.

Da quando abbiamo sospeso la leva obbligatoria prevista dalla Costituzione, noi abbiamo delle Forze armate fatte di professionisti e quindi abbiamo avviato un percorso per permettere a questi professionisti, che sono lavoratori, di tutelare i loro diritti attraverso organizzazioni e associazioni di carattere sindacale, percorso che deve essere completato nella legislatura. Stiamo avviando una riforma del reclutamento perché in questi vent'anni, da quando non c'è più la leva obbligatoria e si reclutano volontari a ferma prefissata, noi abbiamo reclutato nelle Forze armate qualcosa come 250 mila giovani soldati; di questi 250 mila, solamente 50 mila sono entrati in servizio permanente effettivo e gli altri sono stati espulsi dopo uno, due, tre, fino a dieci anni di precariato, dal sistema. Progredire vuol dire anche correggere queste storture e cercare di avere un modello più efficiente, più efficace e più rispettoso del lavoro delle persone, perché questo è il modo migliore per ricordare chi si è impegnato e ha sacrificato la vita, e per celebrare il 4 novembre.

Sono fiducioso che questo faremo. E il giorno in cui l'avremo portato a compimento, potremo dire di avere degnamente celebrato il Milite Ignoto e le Forze armate italiane, e anche fatto fino in fondo il nostro dovere.