Data: 
Martedì, 28 Aprile, 2026
Nome: 
Chiara Gribaudo

Grazie, Presidente. Com'è stato da lei ricordato oggi è la Giornata internazionale, mondiale, per la salute e la sicurezza sul lavoro. Ci tengo a intervenire non in qualità di deputata del Partito Democratico, ma come presidente della Commissione d'inchiesta sulle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori e delle lavoratrici in questo Paese, anche per condividere in quest'Aula il lavoro corale che abbiamo presentato questa mattina.

Cioè il documento - come vedete, piuttosto spesso - in cui sono contenute molte indicazioni al legislatore e alle parti sociali per provare a fare tutti uno sforzo in più nella direzione naturalmente comune di riuscire a sconfiggere quella che è una vera e propria piaga nel nostro Paese, ovvero i morti sul lavoro e gli infortuni sul lavoro. Ricordiamolo, in un Paese in cui sappiamo che in media ci sono tre morti al giorno, ma tanti sono anche coloro di cui non sappiamo niente, così come le malattie professionali che aumentano e che devono essere affrontate in una logica anche preventiva, con un'adeguata formazione e, poi, con i controlli e, naturalmente, tutta la parte che conosciamo.

Ebbene, io ci tengo a ricordare in quest'Aula, Presidente, che oggi abbiamo svolto insieme la presentazione di questo documento che è la sintesi di quelle tre giornate che, a ottobre, nella settimana europea dedicata alla salute e alla sicurezza, la Camera dei deputati ha svolto.

Ha svolto un lavoro che ha portato delle sintesi, con delle proposte - ripeto - a disposizione anche del Parlamento. C'è una di queste proposte che credo meriti tutta la nostra attenzione e rispetto alla quale voglio ringraziare tutti i colleghi di maggioranza e di opposizione presenti oggi alla conferenza stampa, che hanno voluto condividere questo percorso.

E mi riferisco a un elemento. Vede, Presidente, già è grave perdere un proprio familiare che la mattina si alza, va a lavorare e non torna a casa la sera dai propri familiari, dopo che ha compiuto il proprio dovere, ma è ancora più grave quando la giustizia arriva tardi o, magari, non arriva nei confronti di quei familiari.

Allora, noi abbiamo un impianto normativo complesso, articolato e anche molto utile in certi casi; in alcuni casi, forse troppo burocratico e dovrebbe essere più utile a quello che serve oggi, al cambiamento e alle trasformazioni del lavoro.

Ebbene, in questo contesto, manca un pezzo: manca l'attenzione e la cura per chi resta. Manca la cura e l'attenzione ai familiari delle vittime e di coloro che hanno perso un proprio caro sul posto di lavoro.

È a loro che dobbiamo pensare insieme, tutti insieme, per cercare davvero di superare questa piaga. Lo dico perché è un intervento giusto. È un intervento peraltro anche poco oneroso. Garantire il gratuito patrocinio ai familiari delle vittime, che hanno perso un proprio caro sul posto di lavoro o a chi è diventato inabile al 100 per cento, io penso che sia uno sforzo che tutti insieme dobbiamo provare a fare in Parlamento. In queste ore è maturata una proposta condivisa su questo punto.

Presidente, io - tramite lei - chiedo che venga discussa o, meglio, che si possa favorire la discussione in sede di Capigruppo, con l'accordo naturalmente dei capigruppo di maggioranza e di opposizione, per un percorso condiviso di esame di questa legge, per l'appunto, maturata all'interno degli Stati generali su salute e sicurezza e all'interno della nostra Commissione, dopo aver ascoltato tanto in questi anni di lavoro e aver provato a produrre degli strumenti utili - ripeto - alle parti sociali, al legislatore e al potere esecutivo.

Del resto, le parole più importanti, come sempre, le ha condivise il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che su questi temi si è speso moltissimo. Nel messaggio che ci ha consegnato in occasione della seconda edizione degli Stati generali su salute e sicurezza, tra le tante cose giuste che scrive, scrive anche: “Sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori non sono ammesse scorciatoie: questi obiettivi devono guidare ogni scelta e ogni politica del lavoro (…). Un lavoro non è vero se non è anche sicuro”.

A maggior ragione, dobbiamo farlo. E dobbiamo farlo guardando anche ai familiari delle vittime, perché hanno subìto già un profondo danno e una ferita che non riusciremo a sanare, ma dobbiamo sostenerli nei momenti difficili e nei confronti di una giustizia che è troppo lenta.

Ecco, su questo chiediamo di intervenire. Io vi ringrazio se in questo Parlamento, in una giornata simbolica come oggi, possiamo intraprendere questo nuovo percorso. Lo dobbiamo a chi resta e lo dobbiamo alla dignità del lavoro che va sempre preservata.