Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Patrizia Prestipino

A.C. 1917-B

 

Presidente, eccoci, in questa seduta fiume che avete imposto a quest' Aula. Sono passate le tre del mattino e siamo qui a discutere, in un'Aula vuota, di un disegno di legge costituzionale che propone la separazione delle carriere nella magistratura.

È un intervento normativo su cui nessuno sembra avere interesse al fatto che avrà conseguenze significative sul sistema giuridico, sulla reale separazione dei poteri nel nostro Paese.

Come rappresentanti del Partito Democratico - voglio sottolineare: democratico - dobbiamo al nostro parere Paese la chiarezza che merita. Qui stiamo parlando non di una riforma, ma di un tentativo del Governo di invadere i confini di uno dei tre poteri dello Stato, quello giudiziario, attraverso una riforma che ha tanto il sapore della punizione, una punizione verso chi per Costituzione è chiamato a giudicare e indagare ciascun cittadino italiano, a prescindere dal posto che occupa nella società, a prescindere dal suo essere o meno membro del Governo.

Si tratta, quindi, di un attacco meditato da anni, anche contro le garanzie costituzionali del giusto processo e della indipendenza della magistratura che è una sola, una sola, senza una netta distinzione tra le carriere. Poiché ad essere diversa è solo la funzione esercitata e non il ruolo, quello fondamentale di garantire un uso equo e imparziale della giustizia, cioè la forma più alta di tutela degli individui.

Per questo la riforma da voi sostenuta non solo è inadeguata a risolvere i problemi della giustizia in Italia, ma è soprattutto dannosa per il nostro ordinamento. La separazione delle carriere, giudicante e requirente, e l'idea di creare due organi distinti di autogoverno rendono chiaro il vostro disegno: una legittimazione di un sistema che, sotto l'apparente proposito di un miglioramento nell'andamento degli uffici giudiziari, potrebbe, invece, portare a un'accresciuta conflittualità tra le diverse carriere della magistratura. Eppure, lo sapete, lo sappiamo: siamo in un momento in cui la credibilità della magistratura è già fatta oggetto di attacchi, con le polemiche da tutte noi conosciute sui giornali, sui media, nei talk show e portate avanti proprio da chi oggi vuole l'approvazione di questa riforma: il Governo.

Ma sappiamo tutti che separare quel che per ruolo è sempre stato unito non è la soluzione ai mali che affliggono l'amministrazione e gli uffici giudiziari. Guardate, è un cahiers de doléances: mancato rafforzamento degli organici, nessun investimento in formazione e sviluppo del personale. C'erano 15.000 persone, proprio di questo settore, a protestare. L'hanno detto bene i miei colleghi. Nessun investimento, uffici al collasso sotto il peso di un contenzioso mai proporzionato alle pochissime risorse stanziate e il doloroso taglio di 500 milioni in 2 anni di cui tanto si è parlato.

Questo vorrebbe dire guardare ai problemi. Invece, anziché rispondere alle vere esigenze dell'apparato giudiziario a garanzia dei cittadini, questo disegno di legge sembra cercare di accontentare le pulsioni di un Governo che vuole monopolizzare le norme e i poteri della magistratura.

Inoltre, voglio sottolineare un altro aspetto critico della riforma: il sistema preposto con un meccanismo di estrazione a sorte per la composizione di due separati organi di autogoverno. Questa è una cosa che fa veramente sorridere se non fosse che da insegnante di storia e letteratura greca ricordo bene quali organismi democratici venivano eletti a sorte, ma siamo in ben altro periodo e in ben altro contesto. Questo approccio viene giustificato come un tentativo di garantire rappresentanza, ma in realtà sembra più vicino a un gioco che per tradizione viene praticato sotto le festività natalizie. Chissà se anche in questo gioco della fortuna le estrazioni saranno fatte con i numeri che vanno da 1 a 90. Sì, lo so, bisogna anche utilizzare un po' di ironia, di questo mi perdonerete, ma la competenza e l'esperienza non sono una questione di fortuna e non possono ridursi a qualcosa che somiglia a un gioco piuttosto che a una questione riguardante 60 milioni italiani, quelli che noi qui rappresentiamo o meglio dovremmo rappresentare.

L'agenda politica di un Governo dovrebbe essere basata sull'idea di voler rafforzare gli strumenti a disposizione di chi amministra la giustizia e non su iniziative che sembrano più voler occupare un dibattito politico fatto di pregiudizi e idee distanti dalle reali esigenze del Paese. Non possiamo permettere, colleghi e colleghe, che un disegno di legge come questo diventi la bandiera di un messaggio distorto su quale debba essere il futuro della magistratura italiana.

Per tutto questo davvero invito ciascuno di voi a riflettere molto attentamente prima del voto. Dobbiamo difendere un sistema giuridico che si basi su valori di equità, trasparenza e competenza e non possiamo permettere che la separazione delle carriere segni la fine di un'idea di giustizia integrata e collegiale. Quindi, so che sarà un appello che cadrà nel vuoto. Vi chiedo di valutare, di rivalutare con attenzione le conseguenze di questo disegno di legge contro il quale noi voteremo convintamente contro, senza mai dimenticare che, come viene ricordato a chiunque entri in un'aula di tribunale, la giustizia è amministrata in nome del popolo.