Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Luciano D'Alfonso

A.C. 1917-B

 

Presidente, grazie. Credo che dedicherò tutte le mie energie per realizzare un intervento non ideologico, fortemente preteso dal merito della questione.

Sono anni che studio la vicenda penale, il suo procedimento, che significa nella sua distinzione rispetto al processo. Allora ho messo in piedi una specie di agenda di 11 punti che inverano il miglioramento della giustizia all'indirizzo dell'attesa dei diritti di giustizia del cittadino. Noi sappiamo che in Italia esiste il procedimento ed il processo. Noi dobbiamo fare in modo che, nella fase del procedimento, delle indagini preliminari, aumentino le garanzie per la persona che è sottoposta ad indagine. Questa riforma, per la quale vi siete molto impegnati, salvo organizzare la discussione, la discutibilità dell'ordinamento giudiziario, non aumenta di un millimetro i diritti e le garanzie del cittadino rispetto alla domanda di giustizia.

Allora elenco quali sono, secondo me, i nodi da affrontare per fare sì che la giustizia: uno, non faccia paura nei confronti dei cittadini che sono sottoposti ad indagine e, per quanto mi riguarda, può accadere che l'accertamento riguardi tutti. La prima esigenza, la certezza dei tempi per quanto riguarda la durata delle indagini preliminari: cinque anni di indagini preliminari sono insopportabili.

Dobbiamo fare in modo che ci sia il rafforzamento del filtro selettivo dell'udienza preliminare.

Dobbiamo fare in modo che i provvedimenti di archiviazione siano neutri, senza organizzare fotografie che veicolano giudizi, aggettivazioni nei confronti delle persone sottoposte ad archiviazione.

Dobbiamo fare in modo che ci sia la genuinità nella raccolta delle dichiarazioni in fase investigativa e non che ci sia lo spingimento da parte di questa o quella aliquota di Polizia giudiziaria. Le videoregistrazioni durante le SIT devono essere una garanzia: altro che non c'è disponibilità di tecnologia o di geometria! Dobbiamo fare in modo che ci sia la responsabilità civile tipizzata della Polizia giudiziaria. Spero che il Vice Ministro Sisto ci sia in Aula, in questa larga, libera realtà di geometria parlamentare come è in questo momento il nostro spazio d'Aula, perché lui sa di che cosa sto parlando.

Dobbiamo fare in modo che ci sia la temporizzazione degli incarichi nella Polizia giudiziaria, per evitare che i bracconieri costruiscano fatti non veritieri; prima o poi, si vedrà che anche a Milano c'è stata un'attività di bracconieri.

Dobbiamo fare in modo che ci sia il divieto nell'uso degli aggettivi, quando si realizzano le relazioni di Polizia giudiziaria; utilizzi l'aggettivo il magistrato, con la sentenza, non la Polizia giudiziaria.

Dobbiamo fare in modo che ci sia una formazione particolare, valutata per ogni innovazione normativa che impatti sulla vita reale della economia pubblica o privata.

Per quanto concerne poi il dispiegamento dell'attività della Polizia giudiziaria, dobbiamo consentire la facoltà dell'avvocato di potere utilizzare le risorse umane della Polizia giudiziaria, facendo in modo che l'avvocato anche trovi collocazione nella Carta costituzionale e che possa utilizzare il Fondo giustizia quando ha bisogno di relazioni dedicate, per fare in modo che la sua ricostruzione della verità bilanci la costruzione della verità accusatoria del pubblico ministero.

Dobbiamo fare in modo che si determini la collegializzazione dell'ufficio dell'accusa, com'è così già adesso in Europa: non è possibile che si dica che è una questione di economia organizzativa. Quanto vale la verità quando viene coltivata, se un accorgimento organizzativo, riformatore aumenta la possibilità di cogliere la verità? Collegializzare il momento dell'accusa.

E quante cantonate avremmo evitato, avremmo evitato quello spirito di antagonismo che a volte si crea tra chi accusa e chi è accusato e c'è quasi dispiacere quando, poi, la verità è un'altra, al termine o delle indagini preliminari (poche volte), al termine del processo (tante volte).

Così come noi dobbiamo fare sì che si cominci a pensare a un piano degli esiti rispetto a coloro i quali coltivano la richiesta di azione penale. Vediamo che cosa accade, quali sono gli esiti dell'azione penale che viene richiesta da certa pubblica accusa.

Tutto questo richiede non la separazione delle carriere, gli attraversamenti delle carriere. È complessa l'attività della ricerca della verità, serve fare in modo che si combinino, si compongano i dati di esperienza. Vorrei tanto che il pubblico ministero che mi accusa dopodomani, quando sarò il Sindaco di Atene, sia stato prima avvocato, poi giudice, poi pubblico ministero. E sarebbe stato ottimale se fosse stato anche indagato, per avere la pienezza conoscitiva della gravità della questione della ricerca della verità. È su questo che ho trovato limiti, infantilismo normativo solo per cercare di guadagnare un prodotto da comunicare nella competizione politica. È più lampadario che una riforma normativa che migliori la qualità e la quantità della vita delle persone.

Sono stato indagato dallo stesso pubblico ministero 53 volte. Ho vinto 53 volte. Mi sono dovuto organizzare con strumenti, competenza, dedizione particolareggiata. Non ho potuto trascurare un millimetro di nulla. C'era un antagonismo sociale tra me e lui. Quante volte, però, il cittadino rinuncia rispetto a questo tipo di pretesa esigente di battaglia? Allora dobbiamo lavorare affinché l'ordinamento preveda queste garanzie, attraverso quegli accorgimenti che ho provato a tratteggiare.

È fondamentale il minus all'interno del processo riformatore, non l'ingigantimento che magari dà soltanto lo spazio per fare comunicazione. Tipizzare per evitare l'eterogenesi dei fini, come nel caso dell'abolizione dell'abuso e poi si va nella briglia più alta accusatrice ed è davvero un disastro. È la tipizzazione delle fattispecie: non ho trovato questo spirito all'interno di questo dossier normativo che non avete voluto arricchire con il punto di vista delle opposizioni e di coloro i quali, fuori di quest'Aula, ogni giorno, cercano di costruire giustizia.

Per queste ragioni, mi auguro che, finito quest'adempimento, vissuto burocraticamente nel deserto delle attenzioni, sia la società civile che mette mano. Nessuno può dire che io non sia per la ricerca delle garanzie da aumentare nel processo di accertamento della verità, per tutto quello che ho vissuto e non lo auguro a nessuno. Assomiglia ad un tumore chi incontra la giustizia ed è per questa ragione che ci voleva un supplemento di adeguatezza, di appropriatezza e non renderla materia di battagliamento delle parti, perché troppo delicata è questa materia, rovina la vita delle persone, toglie motivazione, toglie qualità della vita alla vita che va vissuta interamente.

Ecco perché mi auguro, al di là delle assenze. Mi sono formato studiando testi sacri che descrivono che cosa sono le istituzioni. La presenza fisica non invera l'istituzione. In quest'Aula c'è comunque l'istituzione e la sua sacralità. Mi auguro che ci sia spazio per una riflessione fuori, nella società, nei mondi vitali della società, dove di più la consapevolezza pulita, ordinata si può fare carico della gravità di questa riforma.