Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Marco Simiani

A.C. 1917-B

 

Grazie, Presidente. Onorevoli colleghe e colleghi, ancora una volta ci troviamo di fronte a una narrazione pericolosa, una mistificazione che il centrodestra porta avanti da decenni: quella secondo cui la giustizia italiana, negli ultimi quarant'anni, sarebbe ostaggio di un presunto “partito delle toghe”, di un potere parallelo che avrebbe agito contro la politica. È questa, ci dicono, la ragione per cui bisognerebbe spezzare l'unità della magistratura e imporre la separazione delle carriere.

Ebbene, questa affermazione non è solo falsa ma, come dite voi, è un'offesa a quello che oggi è quest'Aula e la Costituzione italiana; è un'offesa perché offende non solo questa istituzione e la Costituzione ma offende la magistratura che ha lavorato con dedizione e sacrificio, spesso a rischio della vita, per difendere la legalità e per combattere le mafie, la corruzione, gli abusi di potere. E io voglio ricordare molti uomini che hanno lottato, hanno combattuto e sono morti per il nostro Paese, come Francesco Coco, Vittorio Occorsio, Rocco Chinnici, Antonino Saetta, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Girolamo Minervini, Guido Galli, Mario Amato, Gaetano Costa, Rosario Livatino, Antonio Scopelliti: tutti uomini che sono morti per il nostro Paese e per aver lottato per la convinzione che la nostra Costituzione e la magistratura fossero un elemento fondante della nostra vita sociale, economica e lavorativa.

Questa vostra proposta offende soprattutto questo Parlamento, perché getta il fango su uno dei pilastri della nostra democrazia, insinuando che per quarant'anni la giustizia sia stata una giustizia deviata, di parte, ostaggio. È una reazione che scredita l'Aula in cui stanotte discutiamo, ed è inaccettabile che si sia riproposta come un fondamento di una riforma che tocca i diritti fondamentali dei cittadini. La verità, colleghi, è che non c'è stato mai un partito delle toghe, c'è stata una magistratura che ha fatto il proprio dovere, ci sono state sentenze che hanno colpito anche esponenti politici di alto livello, e questo non perché i magistrati fossero mossi da un disegno politico ma perché, davanti alla legge, tutti devono essere uguali. E in merito a questo principio, che qualcuno oggi vuole mettere in discussione, il centrodestra dice chiaramente di separare le carriere per garantire l'imparzialità, ma sappiamo bene che la conseguenza reale sarebbe un'altra: rendere i pubblici ministeri più vulnerabili al potere politico, limitare la loro capacità di indagare, ridurre l'indipendenza complessiva della giustizia. Si vuole trasformare un problema di efficienza, perché di questo si tratta, in un sistema lento, sovraccarico, spesso inefficace, in un pretesto per indebolire le garanzie di libertà.

I cittadini ci chiedono una giustizia che funzioni meglio, che dia risposte rapide, che sappia coniugare rigore e umanità. Non ci chiedono di mettere i magistrati sotto il controllo dell'Esecutivo, non ci chiedono di sacrificare l'indipendenza in nome di un finto equilibrio. La vera riforma, se vogliamo parlare di futuro, non è quella della separazione delle carriere, è investire risorse e modernizzare gli uffici giudiziari, è garantire più personale, più strumenti, più tecnologia, è dare dignità a chi lavora nei tribunali, è dare un sogno anche a quei ragazzi che decidono di entrare in magistratura, di riuscire a creare questa carriera che può, in questo caso, non solo garantire equilibrio ma anche un futuro a un Paese come il nostro. In questo soprattutto il vostro parere è quello di poter togliere la libertà a chi, invece, oggi vuole rispettare la legge.

Questa è la vostra proposta: non dare addosso e colpire chi oggi vuole rispettare la legge. E allora con forza lo ripetiamo in quest'Aula: questa riforma non è un passo avanti, è un passo indietro; non rafforza la giustizia, la rende più fragile; non tutela cittadini, li espone a rischi; non onora la Costituzione, la tradisce. Noi siamo qui per dire “no” con fermezza, perché difendere l'unità e l'indipendenza della magistratura significa difendere la democrazia.

State facendo una vera forzatura, state mortificando la Costituzione, state mettendo chiaramente in difficoltà oggi l'intero assetto dello Stato, visto che per anni e per decenni questo Paese ha garantito democrazia e libertà di espressione, capacità di poter mettere in campo, da parte dei partiti politici ma anche delle associazioni di categoria e dei sindacati, proteste e azioni in cui la libertà di espressione fosse il principale elemento di coesione di un popolo, ma soprattutto la capacità di mettere in campo un'azione concreta. Voi avete pensato soprattutto una cosa, cari colleghi, che colpire la magistratura o cambiare questo sistema fosse l'elemento principale della proposta politica. Voi state pensando soprattutto, però, a un aspetto su cui voi non riflettete: che due cose sbagliate non fanno mai una cosa giusta, e voi state attivando la seconda parte sbagliata di questo ragionamento, perché la prima è quella di mettere in discussione la magistratura, la seconda è quella di mettere in campo un sistema che non cambierà assolutamente niente, anzi, cercherà di mettere in difficoltà i cittadini ma soprattutto chi oggi dovrebbe rappresentare la terzietà di un Paese democratico come il nostro.