Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Giovanna Iacono

A.C. 1917-B

 

Grazie, signor Presidente. Stiamo discutendo di un provvedimento che, sotto l'apparente veste della modernizzazione, cela invece una profonda minaccia all'equilibrio costituzionale della nostra Repubblica. Le numerose critiche che abbiamo espresso riguardano - e hanno riguardato - sia il modo attraverso il quale si sta arrivando all'approvazione di questa modifica della Costituzione, sia il merito delle modifiche, sia il contesto in cui nasce questa proposta di riforma e cioè lo stato di salute della giustizia italiana. Non possiamo non continuare ad evidenziare che la giustizia italiana è in grande sofferenza a causa di numerosi e gravissimi problemi. Il Governo Meloni ha previsto solo tagli invece: 500 milioni di euro in meno all'intero comparto, a fronte di una strutturale carenza di risorse, di strumenti e di organico. Mancano infatti i magistrati, il processo telematico è in tilt; i cittadini, le cittadine e le imprese che chiedono giustizia devono affrontare la lentezza dei processi.

La situazione carceraria è disastrosa: le carceri sono sovraffollate, con punte superiori al 130 per cento rispetto alla loro capienza e i suicidi, sia tra i detenuti, sia tra la polizia penitenziaria nel 2024 hanno superato ogni record e stanno continuando peggio nel 2025. Rispetto a tutti questi problemi, questa riforma non fa assolutamente nulla. Il Governo ha deciso di affrontare una riforma, di affrontare delle modifiche alla nostra Costituzione presentando un testo blindato e chiuso e ciò mostra una concezione della democrazia molto, molto preoccupante. Chi ha pensato a questa riforma prova a raccontare al Paese una favola, che separando i giudici dai pubblici ministeri si garantirà maggiore imparzialità, ma la realtà è un'altra: questo disegno di legge spezza l'unità della magistratura sancita dalla nostra Costituzione e apre la strada a una pericolosa subordinazione del pubblico ministero al potere esecutivo. L'articolo 104 della nostra Costituzione stabilisce che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. L'unità delle carriere non è un vezzo corporativo, ma la garanzia che il pubblico ministero non diventi un funzionario del Governo, piegato a logiche di convenienza politica. Con questa riforma, con la cosiddetta separazione, il rischio concreto è quello di avere un pubblico ministero che risponde, non più soltanto alla legge e alle leggi, ma a chi detiene il potere politico. Inoltre il sistema attuale garantisce un equilibrio dinamico: il giudice e il pubblico ministero hanno la stessa formazione, lo stesso status, la stessa cultura giuridica e la possibilità di passare da una funzione a un'altra non è soltanto una tutela per la carriera individuale, ma è soprattutto una difesa della giustizia perché impedisce che si creino blocchi di potere separati e contrapposti, con interessi e logiche corporative distinte. Questa riforma invece cristallizza la divisione e accresce i rischi di conflitto istituzionale. E non possiamo dimenticare le conseguenze pratiche perché, con la separazione delle carriere, si dovranno istituire due distinti Consigli superiori, due strutture burocratiche parallele, moltiplicando così costi e procedure senza alcuna garanzia di efficacia e di efficienza in più. Altro che semplificazione, signor Presidente; si creerà un doppione istituzionale che graverà sul funzionamento della giustizia. La verità è che questa proposta non nasce dall'esigenza di fornire un miglioramento della giustizia al servizio dei cittadini e delle cittadine italiane, ma da un vecchio disegno: limitare l'indipendenza della magistratura requirente, quella che ha osato indagare sui centri di potere politico ed economico del Paese. Questa è una riforma punitiva e vendicativa, che maschera, sotto il nome di garanzia di terzietà. un tentativo di controllo; è una riforma ideologica che è un pezzo del patto tra le forze politiche del centrodestra, che compongono questa maggioranza di Governo, che prevede l'autonomia differenziata per la Lega, il premierato per Fratelli d'Italia e questa sui giudici per Forza Italia. Se davvero volessimo rafforzare l'imparzialità, dovremmo intervenire su altri fronti: ridurre i tempi dei processi, investire sul personale e sulle strutture, semplificare il rito. Separare le carriere non serve alle cittadine e ai cittadini italiani, non serve alla giustizia, ma serve soltanto a ridurre gli spazi di indipendenza dei magistrati. Perciò bisogna chiedersi se quello che vuole questo Governo è una giustizia al servizio della Costituzione o è una giustizia piegata ai potenti di turno. Noi, per tutte queste ragioni, consideriamo questo disegno di legge non un passo avanti, ma un gravissimo arretramento della democrazia nel nostro Paese. Ed è per tutte queste ragioni, come hanno già espresso le colleghe e i colleghi che mi hanno preceduto, che noi voteremo “no” su questa proposta di riforma costituzionale.