Dichiarazione di voto finale
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Ubaldo Pagano

A.C. 1917-B

 

Grazie, Presidente. Onorevole Sottosegretario, la chiamate “separazione delle carriere”, ma questo disegno di legge costituzionale - arrivato ormai alla terza lettura - in realtà non si limita a introdurre una diversa organizzazione funzionale. Non è, come provate a farla passare, una riforma neutra o addirittura un tecnicismo verso il giusto processo. È, in realtà, un vero e proprio strappo. Un taglio profondo nel tessuto della nostra Costituzione, che invece è stata concepita per tutelare i diritti fondamentali di tutela della persona contro ogni abuso di potere, qualunque esso sia. È in questo spirito che la Costituzione del 1948 ha affidato la tutela dei diritti e delle libertà a un ordine giudiziario unico, composto da giudici e pubblici ministeri uniti da una comune cultura della giurisdizione, uniti dall'obbligo della ricerca della verità, garantiti in questo lavoro da autonomia e indipendenza e soggetti, in quanto tali, soltanto alla legge. Invece, la riforma che state proponendo lo disgrega alla radice questo impianto, perché spezza il legame tra chi è chiamato a decidere e chi è chiamato a esercitare l'azione penale. Lo fa in nome di una presunta esigenza di terzietà, che pur sarebbe necessaria per migliorare il sistema giudiziario, ma che in realtà utilizzate come pretesto per smantellare il sistema di equilibrio tra poteri che è stato voluto dal Costituente antifascista.

Vedete, nel dibattito pubblico, addirittura con leggerezza, siete arrivati a parlare - non solo con leggerezza; direi con irresponsabilità, signor Presidente - di un presunto uso politico dello strumento giudiziario da parte della magistratura globalmente intesa.

C'è chi ha addirittura evocato tratti eversivi in talune inchieste, invocando a tal proposito una riforma organica dell'assetto costituzionale, per mettere fine a questa deriva. Ora, io non nego che ci siano degli abusi. Non nego che ci siano degli errori che molto spesso finiscono per coinvolgere la vita degli esseri umani in maniera troppo frettolosa. Ma da qui a immaginare che ci sia un tentativo eversivo attraverso talune inchieste di sovvertire l'ordine democratico, rappresenta di per sé, non solo una menzogna, ma anche un tentativo, attraverso questa suggestione, di sottoporre il potere giudiziario al controllo del potere politico. Queste parole che avete pronunciato sono pesanti e offensive, ma soprattutto sono pericolose. Chi le pronuncia, soprattutto quando ha un ruolo di Governo della Repubblica italiana, dovrebbe avere almeno consapevolezza del significato dei termini che utilizza, perché le parole hanno un peso. E del peso che essi portano nella storia ne dovranno rispondere di fronte alla Repubblica, ammesso e non concesso che abbiano ancora in testa un ordine repubblicano.

Arrivare a giustificare una riforma costituzionale con il fatto che alcuni processi si siano conclusi con assoluzioni o con archiviazioni non è solo capzioso, ma denuda la reale volontà su cui state costruendo questa riforma e, soprattutto, non affronta il vero nodo che da più tempo vi stiamo dicendo, e cioè tutta la fase delle indagini. Non si vuole migliorare la Giustizia, si vuole mettere al riparo il potere da ogni possibile controllo, il potere non una categoria, il potente di turno. Nel dossier che accompagna il disegno di legge costituzionale che è alla nostra attenzione il Governo ha elencato tre ragioni principali a sostegno della riforma: la garanzia della terzietà del giudice, la necessità di superare il sistema elettivo del CSM, il trasferimento del potere disciplinare a un organo esterno per rafforzare l'imparzialità del giudice e della disciplina, ma nessuna di queste giustifica uno stravolgimento costituzionale. Sebbene la ratio la si può anche indagare nel confronto tra le parti, evidentemente come voi la declinate nel concreto in realtà ha tutt'altro significato in quanto sul primo punto voi affermate che i sistemi accusatori, come il nostro dopo la riforma del 1988, la separazione delle carriere sia un principio naturale; in realtà, lo fate in maniera ingannevole perché sostenete, richiamando modelli di common law che, in realtà, secondo il vostro impianto, funzionerebbero meglio, ma omettete di dire che in quei Paesi il pubblico ministero, l'accusa, l'avvocato dell'accusa non è parte dell'ordine giudiziario, ma è un funzionario del potere dell'Esecutivo, spesso nominato dalla politica o eletto direttamente dal popolo, soggetto a logiche discrezionali e a interferenze anche di carattere pare amministrativo, per concludere prima della fase dibattimentale, attraverso accordi di natura amministrativa, anche tutto quello che c'è da dire, in barba alla logica del giusto processo.

La carriera del magistrato, negli ordinamenti di common law, può però, in quel caso, alternarsi con incarichi politici e amministrativi: basta citare il caso del vostro tanto amato Rudolph Giuliani, già procuratore dello Stato di New York e poi sindaco di New York, alla faccia della commistione che voi vorreste combattere. In realtà, le “porte girevoli” lì sono all'ordine del giorno. È falso anche sostenere che oggi non ci sia separazione tra giudici e pubblici ministeri, perché la legge già oggi prevede che il passaggio da una funzione all'altra sia possibile una sola volta nella carriera e, guardate, i dati - i dati -, l'approccio scientifico alla decisione dimostrano che si tratta di casi rarissimi, solo lo 0,83 per cento, non l'83 per cento, lo 0,83 per cento, meno dell'un per cento dei PM è passato a fare il giudice e solo lo 0,21 per cento dei giudici è poi diventato PM, negli ultimi cinque anni.

Quindi, perché state facendo questa riforma? Per fermare quale deriva? Perché i numeri evidentemente sbugiardano tutta la vostra propaganda. Inoltre, i PM non sono complici dei giudici, sono parte processuale, sottoposta agli stessi vincoli degli avvocati e le loro valutazioni nei consigli giudiziari sono soggette a bilanciamenti e controlli. E, allora, se davvero il problema fosse il “tu”, che molto spesso ho sentito nominare da molti sottosegretari, nei corridoi o il caffè condiviso dovremmo separare anche i giudici di primo grado e di secondo grado, quelli del riesame dai GIP, e così via, per evitare che ci sia anche la possibilità di un contatto fisico tra ordinamenti che devono soppesare i contrappesi nelle garanzie all'interno di un processo penale. Così facendo, però, arriveremmo al paradosso di dover costruire tribunali separati, vietare le conversazioni informali, ed evidentemente controllare anche il tono delle voci che si disperdono nei corridoi delle aule giudiziarie.

Quello che si vuole realmente ottenere, invece, è un pubblico ministero meno autonomo, più debole, magari più prudente quando deve indagare su un potente.

E, guardate, il fatto che i costituenti avessero immaginato che, all'interno del CSM, i PM fossero soltanto 5 su 33 era già di per sé garanzia che si volesse tutelare anche all'interno di quell'organismo che doveva valutare l'efficacia, l'effettività e la giustezza dei processi all'interno della fase giudicante in realtà non fosse sottoposta a un eccessivo potere di quella che sarebbe stata, nella tripartizione del cicaleccio tra i soggetti che corrispondono all'interno di un processo la possibilità di essere i PM a dover giudicare i giudici in maniera pervasiva.

Non è un caso che venga proposta questa riforma in un momento storico in cui cresce la tensione tra il potere politico e gli organi di garanzia e non è un caso che la state sostenendo insieme a coloro ai quali interessa trasformare il PM da garante della legalità a braccio del Governo: questo è sì il progetto eversivo su cui vi state concentrando, un po'come quando avete abolito l'abuso d'ufficio, ma guardate la storia, per l'eterogenesi dei fini, solitamente poi si occupa di queste furbate e si ritorce contro. Come vi avevamo detto in quella circostanza, il problema è evitare che un amministratore venga perseguito ingiustamente, ma se si va a derubricare completamente l'istituto giuridico con l'effettività dell'azione penale in maniera cogente quel PM, da questo punto di vista, dovrà per forza iscrivere il reato per una fattispecie superiore e questo, purtroppo, produrrà qualcosa di distorto.