A.C. 1917-B
Grazie, Presidente. Penso che l'immagine, abbastanza desolante, di quest'Aula meglio delle mie parole dimostri che siamo di fronte a una forzatura grave, che umilia non tanto le opposizioni - noi siamo qui a onorare la nostra funzione il nostro ruolo, nonostante tutto -, ma la funzione di quest'Aula, la funzione del Parlamento, perché – guardate – io, con onestà intellettuale, ormai ho una certa esperienza di quest'Aula e devo riconoscere che non sono uno di quelli che si scandalizza per le forzature, ci sono nella dialettica parlamentare, noi ne abbiamo subite dall'opposizione, ogni tanto le abbiamo anche fatte quando eravamo in maggioranza, però qui siamo di fronte a qualcosa di diverso da una forzatura ordinaria, perché stiamo discutendo di una riforma della Costituzione, che è qualcosa di un po' più importante di un decreto da convertire o di una legge da approvare, perché una Costituzione vale sempre, ma vale soprattutto per la nostra Costituzione. Non è stata solo un atto normativo, ma un fatto politico: quella Costituzione nasce dalla lotta antifascista, nasce da una guerra di liberazione, nasce dal fatto che, dopo quella guerra, le forze che avevano fatto la Resistenza si unirono e in Parlamento, superando anche le differenze, lavorarono per raggiungere il massimo grado di unità possibile e scrivere una Costituzione meravigliosa, come tutti riconosciamo essere la nostra, che è meravigliosa proprio per quel metodo che fu utilizzato nella scrittura di quella Costituzione, Costituzione che è talmente perfetta da aver previsto anche i meccanismi di autoriforma; non è una tavola delle leggi scolpita r immodificabile, ci sono le procedure, che sono quelle attivate in questa discussione, per riformare la Costituzione, però lo spirito di quelle norme - basta ricostruire, rileggere gli atti parlamentari di quel periodo - immaginano una procedura di discussione molto articolata, come avremmo dovuto svolgere - mettiamola così -, proprio per favorire, anche nei momenti di modifica della Costituzione, il raggiungimento di quello stesso spirito costituente che diede vita al testo costituzionale. Per questo ci sono più letture, per questo c'è bisogno di determinati numeri di maggioranza, per questo c'è prevista la previsione anche del referendum.
Ecco, fra tante forzature fatte e subìte in questi anni, che ci si arrivi addirittura a portare in Aula, programmaticamente dichiarandolo, una riforma costituzionale immodificabile e argomentando, come ha fatto il sottosegretario Sisto - spiace sia andato via - il fatto che non serviva una discussione emendativa parlamentare perché avevano già fatto tutto il dibattito loro dentro il perimetro della maggioranza è la dichiarazione, diciamo surreale, ma ormai siamo abituati a tutti, che questo Governo considera persino la Costituzione un fatto di maggioranza, cioè un fatto che nemmeno prevede la necessità dello sforzo di costruire un dialogo con l'opposizione, non per dare ragione all'opposizione siamo tutti adulti, ma perché banalmente in quella discussione qualcosa -magari anche proveniente dai parlamentari di maggioranza o da quelle opposizioni - può produrre dei miglioramenti. Nemmeno sull'equilibrio di genere siamo riusciti a far inserire, a far approvare un emendamento.
Io penso che questo sia, davvero, un fatto grave. Lo voglio dire, mi rivolgo al Presidente Fontana, non solo perché lo prevede il Regolamento e non solo perché non c'è quasi nessun altro a cui rivolgersi quindi, mi dispiace per lei, mi tocca parlare con lei, ma anche perché vorrei approfittare dell'intimità di questo momento - in cui siamo pochi in Aula - per dirle che io ho massimo rispetto per la funzione che svolge e, ci tengo a dirlo, anche per il modo in cui lei l'ha svolta fino a ieri, che io non mi aspettavo, perché ha mostrato equilibrio ed attenzione per le opposizione.
Io penso che lei ieri abbia creato un vulnus nel rapporto almeno con le opposizioni, perché aver avallato questa procedura e concesso una seduta fiume all'inizio di una discussione è un fatto, onestamente, inaccettabile per noi, che riguarda anche il modo in cui si garantisce l'equilibrio della gestione di quest'Aula.
C'era urgenza? No, non c'era nessuna urgenza di affrontare questa discussione con questi tempi. Eppure, se parliamo di giustizia, di argomenti che meriterebbero un approccio urgente ce ne sono. Ci sono i tagli che avete fatto, c'è la carenza degli organici, la lentezza dei processi - il cui prezzo pagano cittadini e imprese - c'è il processo telematico in panne, in tilt, c'è l'enorme emergenza delle carceri.
Quante volte noi abbiamo provato a discutere con voi, in quest'Aula, di cosa fare per affrontare l'emergenza delle carceri senza ottenere alcun successo. Noi abbiamo fatto anche una campagna - e continueremo a farla - di ispezione nelle carceri per segnalare quello che, appunto sta scritto nella nostra Costituzione, anche i detenuti hanno dei diritti e hanno diritto ad essere trattati vedendo riconosciuta la loro dignità e questo, nel nostro Paese, non accade.
E invece questa procedura forzata e accelerata è stata utilizzata per la separazione delle carriere. Separazione delle carriere che non era un tema.
Sottosegretaria lei c'era, c'eravamo tutti, noi avevamo affrontato questa discussione nella passata legislatura, larga parte di questa maggioranza aveva votato insieme a noi la riforma Cartabia. Era un tema a cui avevamo dato un'altra soluzione, ma che sostanzialmente stava funzionando. Noi abbiamo fatto i conti - l'abbiamo detto nel dibattito - stiamo parlando di una cosa che riguarda 20 passaggi di funzione all'anno, quindi non è che stiamo discutendo di qualcosa di così impattante come necessità di riforma. L'avevamo fatta in modo ordinato, l'avevamo fatta nel dialogo, avevamo trovato una soluzione. Non andava bene? Si poteva intanto misurare quell'effetto e capire insieme come migliorarla.
E invece, si mette in campo una riforma aggressiva, barocca, che ingolferà il sistema, che non ha nulla a che fare con il garantismo - come è stato spiegato e anche dall'onorevole Pagano prima di me - perché crea le condizioni del controllo dell'Esecutivo - neanche della politica - sul pubblico ministero e quindi produrrà un meccanismo semplicemente di controllo, non di garanzie, per i cittadini e lo facciamo perché appunto è - i fuochi fatui di Amendola - un pezzo di una bandiera ideologica. Lo sappiamo: separazione delle carriere, premierato e autonomia differenziata, questo era il patto costitutivo della maggioranza e perché si vuole colpire e indebolire la magistratura. Anche questo è qualcosa di programmaticamente dichiarato dal Governo, non solo nelle azioni: sentenze sull'Albania contestate, il caso Almasri dove contestate alla magistratura, c'è sempre la stessa sceneggiatura.
Ma, fatemelo dire, visto che la polemica di queste ore è il clima d'odio. Non è che questa aggressione sistematica la magistratura non sia qualcosa che alimenta un clima d'odio nel Paese. Non è che individuare sempre nelle istituzioni - almeno in una parte delle istituzioni - un nemico favorisce la pace e la serenità del dibattito pubblico nel nostro Paese.
La verità è che voi siete allergici a qualunque strumento che equilibri poteri.
Quell'equilibrio così perfetto immaginato dalla nostra Costituzione voi lo state mettendo in discussione con le dichiarazioni, con i fatti e con le norme, secondo una logica per cui chi vince ha diritto a fare tutto, anche al di là delle norme, anche aggirando le norme, anche rifiutando il controllo e le verifiche degli organismi nazionali e internazionali.
Questa roba, che è in linea con quello che sta facendo la destra nel mondo (pensiamo a Trump), è sbagliata, inaccettabile e intollerabile ed è la ragione per cui noi ci opponiamo a questa riforma e alle altre che avete messo in campo.
Però fatemi dire l'ultima cosa, perché a volte ci pensa la storia a raccontare meglio delle mie parole quello che sta succedendo.
Sono ore drammatiche, è stato ricordato, per il mondo non solo per il nostro Paese. Quello che da ieri è l'ulteriore salto di qualità avvenuto a Gaza è qualcosa di agghiacciante di cui sta discutendo il mondo, che sta preoccupando tutti i cittadini, italiani e non.
Noi ieri abbiamo fatto, in apertura di questa sessione, una cosa banale: abbiamo chiesto che venisse qui la Presidente del Consiglio a discutere con noi di cosa si può fare - oltre alle dichiarazioni - per fermare i crimini di Netanyahu, per cercare insieme a noi - senza polemica - di discutere di cosa si può fare. Lo abbiamo fatto, non abbiamo ancora ottenuto risposta, la Meloni non è qui, non perché è in Israele, non perché è all'ONU, non perché è da qualche parte, ma perché deve andare a fare campagna elettorale e fosse stato per il Governo e questa maggioranza, in questi due giorni drammatici il Parlamento sarebbe rimasto vuoto, lo sta tenendo aperto il Partito Democratico, perché noi pensiamo che onorare la funzione di questo Parlamento, in un momento così grave della storia, è essere qui e discutere, non andare a fare campagna elettorale.