Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Nico Stumpo

A.C. 1917-B

Grazie, Presidente. Intervengo oggi, così come stanno facendo tanti colleghi dell'opposizione, in un'Aula che avete reso vuota per una volontà - diciamo - di parte. Avete ritenuto questa riforma costituzionale importante. È la vostra riforma. L'avete anche detto più volte - il segnale di anni e anni di lotte politiche - e nel momento in cui la approvate scappate via un po' per vergogna e un po' per il vostro modo di essere: essere soltanto gestori di una parte. Io lo dico con molta fermezza: mentre il mondo brucia - sono due notti che chi ha coscienza non dorme e pensa ai drammi del popolo palestinese - voi avete avuto l'idea ieri di costringere il Parlamento italiano e restare a discutere della vostra riforma, ma siete scappati dal discuterla voi e ieri avete passato la giornata, anziché a trovare qualche cosa da fare verso il mondo che va a rotoli (quello che succede a Gaza), vi siete impegnati a trovare 60 milioni di euro nel CIPESS da portare nelle Marche per andare a fare la campagna elettorale, per quello che siete, perché governare - almeno così era nei detti popolari - significava tenere in ordine; si governava la casa, lo facevano le nostre nonne in una società matriarcale. Voi non governate per tenere in ordine, voi governate per avere un interesse di parte. Questa è la vostra cultura. Un interesse di parte e divisivo. Sempre così, sempre.

Lo state facendo sistematicamente in queste ore, in questi giorni. Non c'è mai una cosa che voi fate pensando agli interessi del Paese, agli interessi di questa fase del mondo. Guardate anche quello che avete fatto nella cosa più complicata di questa fase: il Presidente degli Stati Uniti in modo unilaterale decide di mettere i dazi e con essi rompe anche quello che era un rapporto nell'Occidente; ebbene, voi, anziché cercare di tutelare il Paese, alla fine di quella vicenda dite “beh, finalmente almeno si è fatta chiarezza e le nostre imprese sanno di essere in difficoltà ma sanno che possono affrontare con dei dazi questa vicenda”. Questo è quello che voi provate e fate sistematicamente e quando, in un paese come quello, che va abbastanza a rotoli, succedono cose drammatiche, come l'omicidio di un trentunenne da parte di uno squilibrato mentale, usate lo stesso linguaggio che avete usato per decenni e accusate gli altri, come se fosse un problema dell'altra parte, dicendo che le parole di novelli cattivi maestri - che non esistono - rischiano di mettere a repentaglio la vita della politica e dei politici italiani di destra.

Anziché tenere unito il Paese, voi invece continuate a dividerlo, perché questa è la vostra idea: dividere tutto. C'è la parte di qua, la parte di là. Lo fate non perché avete delle riforme che vogliono dare un segnale di rinnovamento; lo fate perché avete una cultura ideologica, a volte anche una cultura che è stata tenuta ai margini e oggi pensa di prendersi una rivincita - e non è per tutti in questo Governo: c'è chi ha governato molti anni in questi ultimi venti, trent'anni della nostra storia - eppure lo fate, con una rivalsa ideologica che non ha precedenti. Ma perché? Perché avete deciso di spaccare il Paese su ogni cosa. Perché? Oggi stiamo provando a discutere di una riforma della Costituzione e per anni ognuno di noi ha sempre detto che pezzi di riforma della Costituzione o una riforma complessiva - non è questo il caso - si fanno insieme. Non è stato possibile ragionare di nulla. Ci sono anche cose secondarie. Avete preso alcuni aspetti - diciamo - di una delle battute meno riuscite della storia di uno dei partiti dell'opposizione, “uno vale uno”, con il sorteggio, come se tutto fosse la stessa cosa. Noi avevamo detto nella discussione, se proprio dovete andare verso il sorteggio, proviamo a tenere quello che è anche un tema che sta nel mondo di oggi, che è quello della parità di genere.

Avete irriso anche quel minimo di discussioni che si sono provate a fare dentro una pessima riforma, per stare su alcuni punti. Non avete voluto discutere di nulla, perché la vostra riforma non è la riforma della giustizia, è quello che voi pensate debba essere quel sistema, il sistema giudiziario. È quello che deve essere la vostra rivalsa verso un mondo che, forse, voi avete considerato il vostro nemico e che, in realtà, è soltanto un pezzo di questo Stato, di questo nostro Stato, concepito così com'è, con le differenze che deve avere e anche con una sua autonomia, che voi volete invece eliminare, perché volete che tutto sia piegato ai vostri voleri. Ecco, vedete, non c'è molto da aggiungere. Nel merito, io sottoscrivo le parole dette da uno dei colleghi che ha parlato per ultimo prima di me, l'onorevole Lacarra, che è entrato nel merito. Condivido tutte le sue posizioni espresse.

Voglio soltanto aggiungere e chiudere su questo tema. Voi vivete tutto ciò che state facendo come uno scontro di cultura e di civiltà. In un Paese, in un momento difficile come il nostro, in cui stanno cambiando totalmente gli equilibri del mondo, avreste avuto il dovere, per la nostra storia e la nostra cultura, di assumere una posizione diversa, di mettervi tra quelli che cercavano di tenere uniti. Pensare a un Paese che potesse dare un contributo. E invece, no, voi state portando il Paese esattamente nella parte sbagliata del mondo, nella parte sbagliata che pensa a dividere e che non pensa a questa parte, che noi dobbiamo provare a salvaguardare, come la parte che serve a dare un indirizzo di civiltà al nostro mondo.

Voi andate in giro pensando di dover difendere la civiltà e, invece, state portando avanti un'idea di inciviltà enorme. Vedete, anche per questo, io credo che, non solo voteremo contro questa riforma, ma nel referendum, io credo, mi auguro, spero, che i cittadini la rimandino a casa e che non diventerà mai parte della Costituzione, che non merita di essere macchiata da questa riforma. Spero che essa vi porti anche dove poi meritate di stare: all'opposizione e non al Governo di questo nostro grande Paese.