Dichiarazione di voto
Data: 
Mercoledì, 17 Settembre, 2025
Nome: 
Marco Lacarra

A.C1917-B

Grazie Presidente, onorevoli colleghi e membri del Governo. Quella che discutiamo oggi è una riforma costituzionale che non nasce dal confronto, non nasce dall'ascolto delle categorie, non nasce da una seria analisi dei problemi della giustizia italiana, ma nasce da un'ossessione ideologica, e da un intento punitivo nei confronti della magistratura. È una riforma che non risponde ad alcun bisogno reale dei cittadini, ma che rappresenta piuttosto un regolamento di conti politico. Il Governo e la maggioranza hanno deciso di incidere su ben sei articoli della Costituzione – gli articoli 87, 102, 105, 106, 107 e 110 - per dividere in due le carriere (giudicante e requirente) istituendo due Consigli superiori della magistratura separati e un'Alta Corte disciplinare composta in larga parte tramite sorteggio. Tutto questo senza alcuna vera motivazione, legata all'efficienza del sistema, alla durata dei processi e all'accesso alla giustizia. Al contrario: è evidente che l'obiettivo è piegare il potere giudiziario, limitarne l'indipendenza, isolarlo dal resto della giurisdizione per renderlo più vulnerabile al controllo politico. Non è un caso che i principali sostenitori di questa riforma siano gli stessi che da anni attaccano i magistrati, accusandoli di fare politica, anche quando molto semplicemente si limitano ad applicare la Costituzione o il diritto europeo. Non è un caso che il Vice Premier Salvini invochi la separazione delle carriere per punire quei giudici che non condividono le leggi sull'immigrazione.

È la conferma che non ci troviamo davanti a una riforma della giustizia, ma a una vendetta contro la magistratura. E mentre il Governo mette mano alla Costituzione con una leggerezza senza precedenti, la realtà della giustizia italiana resta drammatica: udienze fissate al 2030, processi telematici in tilt, carenze croniche di personale, carceri al collasso con altre 15.000 detenuti oltre alla capienza regolamentare. Su tutto questo, silenzio, silenzio assoluto. Anzi, tagli pesantissimi: mezzo miliardo in meno tra il 2025 al 2027. Altroché riforme della giustizia, state distruggendo il sistema giudiziario italiano, mentre sollevate una bandiera ideologica per distrarre l'opinione pubblica. Il meccanismo del sorteggio che avete introdotto è una vera e propria aberrazione costituzionale. La Corte, con la sentenza n. 12 del 1971, aveva già dichiarato illegittimo un analogo meccanismo previsto per la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura. Voi lo riesumate oggi, come se nulla fosse e lo estendete addirittura alla composizione dei nuovi consigli superiori e dell'Alta corte disciplinare. È un colpo diretto all'autorevolezza e alla credibilità delle istituzioni di autogoverno della magistratura. Trasformate le elezioni in una lotteria, la rappresentanza in casualità. Così non si rafforza la democrazia, la si umilia. Poi c'è il rischio, più volte sottolineato da studiosi e magistrati, di creare un pubblico ministero trasformato in accusatore di professione, separato dalla cultura della giurisdizione, ridotto a parte a tutti gli effetti, privo di quel dovere oggi sancito dall'articolo 358 del codice di procedura penale di ricercare anche gli elementi a favore dell'indagato. Volete istituzionalizzare la patologia, anziché combatterla. E non lo diciamo solo noi, lo dicono penalisti di riconosciuta autorevolezza come Franco Coppi. Egli ha ricordato che mai nella sua lunga esperienza abbia pensato di vincere o perdere una causa per l'appartenenza del pubblico ministero e del giudice al medesimo ordine. Lo dicono giuristi comparatisti i quali avvertono che il modello accusatorio non richiede affatto una separazione ordinamentale delle carriere perché la distinzione funzionale è già pienamente garantita. Lo dice l'Associazione nazionale magistrati, secondo cui questa riforma ridurrà il pubblico ministero a un attore meno imparziale, meno garante della libertà dei cittadini. Ma voi andate avanti.

Avete blindato il testo sin dall'inizio, dichiarandolo non emendabile. Avete impedito alla Commissione giustizia e alle Commissioni referenti un vero dibattito, arrivando a calendarizzare in Aula una riforma costituzionale senza relatore, come se fosse un decreto da convertire in fretta. È una forzatura gravissima, senza precedenti. È una mortificazione del Parlamento e delle sue prerogative. Insomma, avete scelto la via dell'arroganza rifiutando ogni confronto. Eppure, la storia repubblicana ci insegna che le riforme costituzionali possono durare solo se costruite insieme, non se imposte da una maggioranza numerica.

Altrimenti, finiscono davanti al giudizio del popolo e vengono bocciate, come accadde nel 2006 e nel 2016. Vi illudete che il referendum possa legittimare la vostra scelta, ma sarà inevitabilmente un voto politico, un voto contro il governo Meloni e contro le sue derive autoritarie. Questa riforma è un boomerang perché, mentre dite di voler limitare il potere dei pubblici ministeri, rischiate di rafforzarli oltre misura dotandoli di un loro CSM autonomo, senza più alcun bilanciamento con la magistratura giudicante. Perché mentre dite di voler eliminare le correnti, introducete il sorteggio che crea solo irresponsabilità individuale e opacità. Perché mentre dite di voler difendere i cittadini, in realtà, li private di una giustizia indipendente, efficiente, imparziale.

Colleghe e colleghi, in gioco non c'è un tecnicismo ordinamentale, c'è l'equilibrio tra i poteri dello Stato, c'è la tenuta della nostra democrazia liberale, c'è l'idea che il potere politico non sia onnipotente ma debba convivere con pesi e contrappesi. Il Governo Meloni vuole, invece, costruire un sistema in cui ogni contrappeso viene ridotto a fastidio. Il Parlamento è esautorato dal premierato, la Corte dei Conti è imbavagliata, la magistratura è isolata e delegittimata. È un disegno tanto coerente quanto pericoloso.

Per questo, noi diciamo con forza che questa riforma non è nell'interesse dei cittadini, ma contro i cittadini. Non è una riforma della giustizia, ma contro la giustizia. Non è un passo avanti nella modernizzazione dello Stato, ma un passo indietro nella sua democraticità. Noi ci opporremo in Parlamento con le nostre proposte alternative, ma soprattutto ci opporremo nel Paese perché questa battaglia non riguarda una categoria, riguarda la libertà di tutti. E siamo certi che, ancora una volta, gli italiani sapranno dire no a chi vuole concentrare tutti i poteri nelle mani di pochi. Per queste ragioni, il nostro voto sarà convintamente contrario.