Relatore di minoranza. Grazie Presidente. La vicenda del caso Almasri ha gettato discredito sulle nostre istituzioni repubblicane e ha umiliato il Governo italiano, che è apparso debole nella gestione di situazioni complesse nello scenario internazionale. È bastata la presenza di un tagliagole libico sul territorio nazionale per demolire la narrazione autocelebrativa di un Governo che si dichiara forte con la schiena dritta in ogni scenario globale. Questo lo avevamo già detto quando i fatti non erano chiari e obiettivi; oggi, a distanza di nove mesi da allora, i fatti sono diventati chiari e obiettivi, non per una scelta del Governo, che ha deciso di renderli noti, ma perché c'è stata un'indagine del Tribunale dei Ministri, che ha consentito di conoscere fatti che i Ministri non vollero dire in questa sede solenne, a febbraio, quando si presentarono e furono omissivi. Quei fatti rafforzano il nostro convincimento. Allora, il Governo è stato gravemente omissivo perché le dichiarazioni che oggi ha reso in quest'Aula il relatore di maggioranza dicono che il Governo è intervenuto per determinare la liberazione di Almasri e la sua riconduzione immediata in Libia perché temeva una reazione da parte della milizia islamista radicale Rada, di cui Almasri è uno dei capi. Dunque, il Governo ha subìto la pressione e la minaccia di un gruppo armato libico. Questa era la verità e questo è stato nascosto al Parlamento per mesi e solo oggi è noto perché c'è stata un'indagine del Tribunale dei Ministri. Il Ministro Piantedosi ci disse che l'espulsione di Almasri dal territorio nazionale era dovuta a pericolosità per la presenza in Italia di Almasri; non era pericoloso in Italia Almasri, ma era pericoloso in Libia ed era pericoloso in Libia per gli interessi italiani, se lo avessimo consegnato alla Corte penale internazionale. Questo era il motivo dell'espulsione: consentirgli di tornare in Libia. Il Ministro Nordio in quest'Aula disse che le valutazioni erano squisitamente tecnico-giuridiche, che non ci fu il tempo di analizzare bene il mandato di arresto e che lo riteneva viziato.
Non ci disse che il 19 e il 20 gennaio il Ministero della Giustizia con i suoi massimi rappresentanti si era riunito con gli altri membri del Governo per stabilire insieme agli altri la strategia sul caso e quella strategia imponeva al Ministero della Giustizia di essere omissivo per 48 ore per determinare la liberazione di Almasri per scadenza dei termini di arresto da parte della corte d'appello. Questo fu deciso e, contestualmente, il Ministero dell'Interno avrebbe lavorato per espellerlo immediatamente e il Sottosegretario avrebbe lavorato per mettere a disposizione il volo di Stato, perché non bastava la liberazione di Almasri; doveva fuggire dall'Italia perché se, liberato, fosse rimasto sul territorio nazionale, il Governo avrebbe dovuto arrestarlo nuovamente e consegnarlo, nel rispetto degli obblighi di cooperazione, alla Corte penale internazionale.
Questi fatti oggi sono chiari, non li ha smentiti nessuno - lo riconosce anche la maggioranza - ma non furono detti in quest'Aula, non per proteggere notizie riservate - era una questione politica -, ma per proteggere un Governo che si dichiarava forte e invece era debole anche di fronte alla banda dei tagliagole che, arrivati nel territorio nazionale e arrestati prontamente dalla DIGOS, il Governo non poteva trattenere in arresto e consegnare alla Corte, questi sono i fatti. Allora, veniamo al tema della sicurezza che avete nascosto per nove mesi e che oggi diventa il tema: anche su questo io credo che sia sbagliato, profondamente sbagliato, tentare di scaricare sugli apparati della sicurezza del nostro Paese, che lavorano con maestria e professionalità in scenari complessi, decisioni che sono state esclusivamente politiche. I nostri apparati hanno messo a disposizione informazioni circostanziate per una valutazione politica che fu del Governo. Il Governo decise di procedere in questo modo: il Governo decise di non valutare alternative che consentissero di tutelare la sicurezza degli interessi italiani in Libia e, al contempo, gli obblighi in relazione ai quali il Governo è tenuto al rispetto, come quello della giustizia penale internazionale e anche il principio di buon senso, senza il quale non esiste uno Stato di diritto, obblighi in virtù dei quali un criminale così incallito deve stare in carcere e non libero nel territorio dove commette quei reati di commetterli nuovamente, questo era il tema. Sul tema della sicurezza il Governo non ci ha spiegato - lo dico per suo tramite, Presidente, anche al collega Pittalis - quali fossero i rischi immediati e concreti e perché non ha valutato strategie alternative, questo non ce l'ha spiegato. Anche il riferimento ad altri casi che è avvenuto in Giunta è improprio: Cecilia Sala era già agli arresti e dunque di fronte a un pericolo imminente. Questo non è avvenuto perché è il tema della sicurezza oggetto di questa analisi in quest'Aula, non il tema delle responsabilità penali; noi non entriamo nel merito di questo, non ci siamo permessi di accusare i Ministri di aver commesso reati, non è una competenza nostra. Non ho concluso chiedendo l'autorizzazione a procedere perché ritengo che i Ministri debbano essere condannati in sede penale, ma perché ritengo che non debbano avvalersi dell'immunità di fronte a un caso così grave. Vadano davanti ai giudici a spiegare le ragioni: se le ragioni sono tecniche - come ha detto il Ministro Nordio - le spieghi! Se ritengono di aver rispettato gli obblighi internazionali, lo spieghino davanti al giudice. Il Ministro Nordio dirà che non è rinunciabile l'immunità, no certo, però con la memoria a sua firma lei chiede alla Camera di esprimersi contro l'autorizzazione a procedere; non si è limitato a dire che decide la Camera, signor Ministro. Allora, il tema della sicurezza non è stato declinato in modo efficace e preciso. Lo stesso Ministro Piantedosi parla di un giudizio prognostico, cioè rimesso a valutazioni ipotetiche, probabili e possibili sul futuro, non a un rischio immediato e concreto, lo ha detto più volte anche in quest'Aula. E poi ci sono altri obblighi costituzionali che invece sono stati chiaramente violati: gli articoli 10 e 117 della Costituzione, che impongono all'Italia di rispettare gli obblighi internazionali, quelli pattizi e quelli del diritto internazionale generale che valgono erga omnes, gli obblighi che valgono verso tutti gli Stati di prevenire la commissione di reati internazionali; quelli di perseguire, arrestare e condannare in sede giudiziaria gli autori di crimini così gravi. Qui non c'è incertezza - è certo -; noi dobbiamo valutare se il Governo ha agito per rispettare un obbligo costituzionale: ha agito per violarlo, per violare gli obblighi degli articoli 10 e 117 della Costituzione. E aggiungo: non è - l'ho detto prima - un principio fondamentale del nostro ordinamento quello di assicurare alla giustizia un pericoloso criminale internazionale? Almasri è accusato di 34 omicidi nel carcere di Mittiga, di 34 omicidi, 22 stupri anche a carico di bambini e di avere torturato detenuti - lui che è un islamista radicale - perché erano di religione cristiana. Ma voi non siete il Governo che dice che vuole combattere contro l'islamismo radicale? E poi vi capita un islamista arrestato dalla DIGOS e lo rimettete libertà, così può tornare a Mittiga torturare i prigionieri perché sono cristiani? Com'è possibile? Siete il Governo che ha introdotto 50, 60 nuovi reati, che apre le porte del carcere alle donne incinte e ai bambini che hanno meno di un anno e poi un torturatore, un assassino uno stupratore può essere liberato dalle carceri italiane per tornare in Libia?
Vi sembra che abbia raziocinio tutto questo? È possibile che sia considerata accettabile? La Presidente del Consiglio aveva detto: inseguiremo gli scafisti per tutto il globo terracqueo; non avete inseguito nessuno, ve ne è capitato uno in Italia, arrestato dalla DIGOS, e lo abbiamo liberato e fatto tornare lì. Questi sono o non sono beni fondamentali di un ordinamento? Io credo di sì e aggiungo: se la Camera deciderà di votare a favore dell'autorizzazione a procedere - come faranno, non credo che la maggioranza manderà segnali, non l'ha mai fatto in 2-3 anni, di distinzione rispetto alle pretese del Governo - noi affermiamo un pericolosissimo precedente; noi andiamo ad affermare che i Ministri che sono accusati di avere violato la legge penale - rispetto ad una valutazione che spetta ad altri e non a noi -, perché hanno subito la pressione e la minaccia di un gruppo paramilitare ottengono l'impunità dal processo. Questo è un pericoloso precedente, soprattutto oggi in uno scenario globale così complesso dove la violazione dei diritti umani avviene su scala larga, estesa e sistematica dove i crimini internazionali vengono commessi continuamente. Qual è il messaggio che noi mandiamo? Che siamo pronti a salvare da un processo penale nel quale si difenderebbero i Ministri deboli di un Governo debole che ha subito il ricatto di un gruppo paramilitare libico guidato dall'Almastri che nel frattempo è stato estromesso dal ruolo di Capo della polizia giudiziaria libica dalla Libia stessa, che ha agito più prontamente del Governo italiano. Non è questo un pericoloso precedente forse? Non lo valutate come pericoloso precedente? Io credo che sia un errore grave. Per queste motivazioni io ritengo opportuno ribadire, anche in questa sede, che la Camera dei deputati dovrebbe esprimere un voto a favore dell'autorizzazione a procedere per consentire la celebrazione del processo e consentire nel processo ai Ministri di usare quelle argomentazioni tecniche, che non hanno rilievo in quest'Aula, e che se ritengono fondate e gli consentiranno di difendersi adeguatamente in quel processo. Ma ritengo estremamente pericoloso dire oggi che il Governo italiano, che ha subito il ricatto di una milizia paramilitare libica e che con i suoi Ministri è accusato di aver violato la legge penale per consentirne la liberazione e il rimpatrio immediato in Libia, possa fuggire dalla responsabilità di presentarsi di fronte a un giudice difendersi. Per queste ragioni ribadisco ancora una volta che, a mio giudizio, la Camera deve esprimersi disponendo un voto favorevole all'autorizzazione a procedere.