Discussione generale
Data: 
Lunedì, 11 Settembre, 2023
Nome: 
Claudio Mancini

A.C. 1343 A.C. 1344

Grazie Presidente, colleghe e colleghi, componenti del Governo - vedo che il collega Durigon fa gli straordinari e rappresenta anche il MEF in questo dibattito -, spiace che il Governo e la relatrice non abbiano inteso aprire una discussione in quest'Aula sul rendiconto dell'anno 2022 e sulla relazione di assestamento del bilancio del 2023, quindi sui primi mesi di azione di questo Governo. Infatti si tratta di due documenti centrali che rappresentano l'anticipazione della prossima manovra di bilancio e che ci forniscono una grande occasione. Difficilmente politica ed economia permettono di mettere a confronto due momenti e due visioni così nettamente discordanti, come invece queste due relazioni oggi ci consentono di fare. Abbiamo infatti nel rendiconto i dati consolidati dei Governi che ci hanno fatto uscire dalla crisi pandemica e dalla prima parte della crisi bellica ucraina che, ahimè, continua ancora oggi. Dall'altra parte, nell'assestamento, abbiamo invece l'immagine di quello che gli annunci, le azioni, le proposte, le posizioni del Governo Meloni hanno generato in questi 10 mesi. Il primo documento ci mostra come anni di politiche incentrate su spinta alla crescita, investimenti e scelte coraggiose ci abbiano portato a dicembre dello scorso anno ad una crescita del 3,3 per cento, con un'occupazione che segnava un più 4,3, il tutto affiancato da un percorso del rapporto debito-PIL che rientrava in un clima di stabilità dopo aver toccato il 154,9 per cento. Assistevamo ad un miglioramento di 58,1 miliardi rispetto al 2021 del saldo netto da finanziare, ad entrate finali relative all'amministrazione dello Stato in aumento, che superavano i 700 miliardi, con spese leggermente lievitate a 841 miliardi, ma inserite in un percorso di stabilizzazione ed efficientamento della spesa pubblica. Un qualcosa di naturale - si dirà - dopo la crisi pandemica, che ci ha chiamato a decidere se lasciare crollare il Paese o fornire i ristori, creare un piano di vaccinazioni e investire e puntare sull'Italia per vederla rilanciata. I numeri dunque ci hanno dato ragione e hanno dato ragione al fatto che in quei momenti difficili chi ha avuto in sorte il Governo del Paese ha cercato in quest'Aula la massima condivisione delle forze politiche e la massima convergenza intorno agli obiettivi di rilancio del Paese. L'assestamento invece ci dice il contrario, ci racconta che, da una fase macroeconomica positiva, siamo entrati in una fase più fragile. Lo dico subito così nessuno potrà usare questa come una giustificazione: lo sappiamo che il prolungarsi del conflitto ucraino prodotto dall'invasione russa, l'inflazione e le necessarie azioni di rialzo dei tassi d'interesse delle banche centrali per contenerla pesano sui conti, ma qui, Presidente e colleghi, ci sono problemi che vanno ben oltre la fase macroeconomica globale. Assistiamo ad un peggioramento del saldo netto da finanziare pari a circa 3 miliardi di euro, alla riduzione delle entrate finali, a minori entrate tributarie e ad un aumento delle spese per 2,8 miliardi.

Ci colpisce, in questo quadro, un dato in particolare: che ci sia una riduzione delle entrate che riguarda l'IVA per 2 miliardi, un dato che non si comprende, poiché usciamo da una fase di crescita economica. Sorge spontaneo, invece, domandarsi se le dichiarazioni continue di esponenti del Governo, la posizione sulla pace fiscale e altre proposte lassiste in tema di imposte abbiano dato un messaggio chiaro ad alcune categorie del Paese: non pagate, tanto, poi, o troviamo un accordo o ve le condoniamo. Alcuni hanno recepito, probabilmente, a tal punto il vostro messaggio che hanno scelto di anticiparvi non pagando.

Quindi, meno entrate fiscali e il Paese soffre per l'innalzamento dei tassi di interesse che il Governo ci dice, nell'assestamento di bilancio, che compenserà con tagli per 3,7 miliardi. E dite con precisione dove opererete questi tagli. Per prima cosa, riducete i trasferimenti alle amministrazioni pubbliche e, quindi, meno servizi: tagliate 3,2 miliardi per il sostegno al reddito, 106 milioni per la rivalutazione dei trattamenti pensionistici, 679 milioni per la riduzione degli sgravi contributivi e 434 milioni dal finanziamento per i pensionamenti anticipati. A questo aggiungete tagli alla spesa in conto capitale, con l'azzeramento dei fondi che servivano ad innovare e rilanciare il Paese. Ne leggo solo alcuni: azzerate il Fondo per il trasferimento tecnologico, azzerate il Fondo per la ricerca e lo sviluppo industriale e biomedico; azzerate i contributi agli investimenti e alle imprese, per 200 milioni in questo caso; azzerate il Fondo per la salvaguardia dei livelli occupazionali e la prosecuzione dell'attività d'impresa per 215 milioni.

Il vostro assestamento, cari colleghi della maggioranza ed esponenti del Governo, parla più chiaro di quanto voi parliate al Paese. In una situazione complessa dal punto di vista macroeconomico, all'alba di una possibile recessione e, comunque, forte limitazione della crescita, voi avete deciso di tagliare investimenti per il futuro, mentre strizzate l'occhio agli evasori. Siete il Governo dei tagli, dello status quo e della sopravvivenza al potere, altro che il Governo del futuro.

I dati del secondo trimestre sono chiari: non sta andando come il Governo ha preventivato. Tutti gli indicatori, ormai, ci dicono come l'obiettivo del DEF di crescere dell'1 per cento a fine 2023 sarà molto complicato. È di questi minuti la notizia della previsione in Europa che la crescita italiana sarà dello 0,9 per cento, in calo, con un tendenziale, per l'anno successivo, allo 0,8. In Italia siamo abituati a un terzo trimestre, che, grazie al turismo e ad altri fattori storici, rimbalza, ma servirebbe un dato sorprendente per raggiungere quel risultato e dovremmo, comunque, avere un quarto trimestre molto alto e non piatto. Questo Paese ha, però, degli strumenti e può fare di nuovo scelte coraggiose, ma il Governo deve decidere se cercare un proprio tornaconto politico o gettare i risultati raggiunti nel passato al vento. Potete cambiare la rotta che vi siete dati, rendere strutturale il taglio del cuneo fiscale e aumentarne la portata, così rilancereste i consumi dalla parte di Paese che più ne ha bisogno.

Il rapporto OCSE di fine luglio dice che, in Italia, il salario reale è crollato del 7,3 per cento e il Rapporto Coop 2023 presentato la scorsa settimana ha ribadito con chiarezza che c'è una forte sofferenza nei consumi quotidiani delle famiglie: solo il 20 per cento afferma di riuscire ad arrivare a fine mese, ma a prezzo di grandi rinunce; il 23 per cento si sente in continuo rischio; il 10 per cento non ce la fa; 7 italiani su 10 dicono che avrebbero bisogno, per una vita decente, di una mensilità in più, cosa che, come Partito Democratico, avevamo proposto in campagna elettorale e suggeritovi anche nella scorsa legge di bilancio. Ad agosto, l'Istat rileva l'inflazione su base annua dei beni alimentari al 9,8 per cento e la conseguenza è la riduzione del consumo di frutta e verdura. Tutto questo avrà un prezzo ancora più alto in termini di salute in futuro. Salute e sanità, due ambiti che sembrano interessarvi poco e che, da quando siete arrivati, insieme al mondo della scuola, sono tornati ad essere sottofinanziati.

Per uscire da questa palude, il Paese deve tornare a crescere: può farlo, concentratevi sul PNRR e sugli investimenti pubblici, quella è la leva per modernizzare e creare nuove opportunità, così da ridurre le diseguaglianze che stanno esplodendo.

Noi accogliamo con soddisfazione le indiscrezioni di queste ore sull'arrivo della terza rata del PNRR per fine mese, ma aspettiamo dal Ministro Fitto notizie sulla quarta, che dipenderà dalla revisione del Piano e dalle riforme. Un tema, questo delle riforme, su cui si continua ad essere silenti, su cui non si danno risposte, riforme che modernizzerebbero il Paese, gli darebbero credibilità e garantirebbero nuove occasioni di finanziamento ed entrate. Ma voi non volete che questo accada e, quindi, continuate a rinviare le decisioni sul catasto, sui balneari e su tanti punti previsti dal PNRR.

Noi lo abbiamo detto all'indomani della manovra: ci state portando nell'era dell'immobilismo e, soprattutto, nell'austerità. I dati sulla recessione tecnica della Germania dovrebbero preoccupare chi si deve interessare nel Governo dello sviluppo economico e della crescita del Paese. Voi, dopo aver criticato per anni l'austerità europea, invece, vi state accreditando agli occhi dei possibili nuovi alleati e, quindi, giocate a tirare i cordoni della borsa: tagliate servizi ed investimenti, lasciate gli enti locali in balia di loro stessi, azzoppate il PNRR e le sue riforme e, poi, fate condoni, spaccate l'Italia con l'autonomia e tagliate le tasse alle partite IVA che guadagnano tra i 65.000 e i 90.000 euro. Tutto questo, mentre nel Paese reale aumenta il prezzo della benzina, che tocca di nuovo a quota 2 euro al litro, aumenta l'inflazione, aumenta il costo della vita.

Prima di chiudere, Presidente, vorrei tornare sul tema del debito, che rendiconto e assestamento di bilancio ci permettono di analizzare. Abbiamo davanti agli occhi una manifestazione precisa della differenza tra debito efficace e debito sterile, di cui tanti economisti hanno parlato in questo periodo. Se si guardano i dati dal 2020 - l'anno della pandemia -, il rapporto tra debito e PIL si è ridotto, nonostante la spesa pubblica dello Stato sia cresciuta, abbiamo fatto i decreti Ristori, abbiamo fatto grandi investimenti in infrastrutture e ricerca, abbiamo ottenuto le risorse del PNRR. Si è cambiato quel paradigma rigorista che, a partire dal 2008, aveva cambiato le politiche di bilancio, un cambiamento che ha creato crescita e ha ridotto il rapporto tra debito e PIL: siamo passati dal 154 per cento del 2020 al 149 per cento del 2021, fino ad arrivare al dato del 144 per cento nel 2022. Nel 2023 si prospetta un debito al 142,9 per cento, una riduzione molto minore, e, per il 2024, si tornerà a salire, nonostante nella NADEF si prospettasse una diminuzione. Questo è risultato reale di questo Governo: aumentate il debito pubblico nonostante i tagli all'amministrazione, perché calano entrate e cala il prodotto interno lordo. Quindi, mentre negli anni post-pandemia si è fatto debito efficace a creare occupazione, favorire la domanda e modernizzare il Paese, in questi 9 mesi si è fatto solo debito sterile, si sono ridotti investimenti e sostegno alla domanda, mentre si sono create nuove rendite, come la flat tax incrementale, o si sono favorite quelle già presenti, come si vede nel caso dei balneari.

Aspetteremo la Nota di aggiornamento del DEF per capire quali sono le vostre stime per i prossimi mesi e vedremo nella manovra della legge di bilancio come pensate di far uscire il Paese dalle sabbie mobili nelle quali da oltre un anno lo avete gettato. Come Partito Democratico noi siamo tradizionalmente, Presidente, sempre disponibili al dialogo con il Governo e con la maggioranza, ma di fronte al silenzio e all'incapacità di dare risposte, caro Presidente, preparatevi a un'opposizione dura nei prossimi mesi e a un autunno che sarà per voi molto faticoso nelle aule e nel Paese.