Data: 
Mercoledì, 4 Febbraio, 2026
Nome: 
Emiliano Fossi

Grazie, Presidente. Colleghe e colleghi, oggi, quest'Aula rende omaggio a Rolando Nannicini e, nel farlo, non ricordiamo soltanto un parlamentare di grande valore, ma un uomo che ha incarnato un'idea alta, rigorosa e profondamente umana della politica.

Rolando Nannicini ha, infatti, dedicato gran parte della sua vita alle Istituzioni, prima come consigliere comunale, poi sindaco nella sua Montevarchi, poi deputato della Repubblica per 3 legislature. Parlamentare autorevole, componente della Commissione finanze e bilancio, ha affrontato le materie più complesse e, spesso, meno visibili dell'azione politica: la legge di bilancio, la fiscalità, le coperture, con un rigore quasi artigianale, con una passione, autentica, per il dettaglio, per ogni comma, sapendo che ogni scelta poteva incidere concretamente sulla vita delle persone. Per lui, il bilancio dello Stato non era soltanto un esercizio tecnico, ma uno strumento nobile di giustizia sociale, un terreno nel quale la politica dimostra se è davvero al servizio del Paese.

Chi ha lavorato con lui ricorda il metodo, la serietà, lo studio instancabile; le discussioni sulle coperture non erano mai formalità, ma momenti di responsabilità profonda. Le riforme fiscali che immaginava non nascevano da slogan, ma dal desiderio sincero di migliorare la vita quotidiana dei cittadini, a partire da chi aveva di meno.

I suoi interventi in Aula erano intensi, appassionati, a volte visionari, sempre attraversati da una forza ideale rara, capace di coinvolgere anche chi partiva da posizioni diverse. Era un politico che credeva davvero nella politica come servizio, ma Rolando Nannicini non è stato solo questo; è stato un uomo capace di legami profondi, di amicizia, di ironia, di umanità. Amava la sua terra, il Valdarno, e ne portava l'orgoglio, non come identità chiusa, ma come appartenenza riconoscente a una comunità che gli aveva insegnato cosa significa fare politica, stare tra le persone, condividere problemi, costruire soluzioni insieme. Per lui, la politica non era solo una passione, una carriera, ma era un modo per entrare in relazione con gli altri, come ci ha ricordato il figlio Tommaso, di cui era intensamente orgoglioso ed a cui rivolgiamo, insieme alla moglie Stefania, un affettuoso abbraccio. Per lui la politica è prendersi cura degli alberi, mentre si pensa a come rifare la foresta, perché se una scelta non risponde ai bisogni reali di qualcuno in carne e ossa, allora non è politica. Anche quando la malattia lo aveva già duramente colpito, continuava a interrogarsi su come migliorare i servizi pubblici, su come stare accanto a chi soffre.

In un tempo contrassegnato dalla rassegnazione e dal senso di impotenza, Rolando Nannicini ci lascia una lezione potente: la politica può ancora cambiare le cose, può farlo con la competenza, con il coraggio, con lo studio, ma soprattutto con l'empatia verso chi è più fragile. Ci ha insegnato che l'impegno non finisce mai, che la responsabilità pubblica non si sospende, nemmeno nei momenti più difficili. Oggi salutiamo Rolando Nannicini con gratitudine e rispetto. A noi resta il compito più difficile, più significativo: custodire il suo esempio e dimostrare ogni giorno che quell'idea alta e generosa di politica può e deve continuare a vivere. Vi ringrazio.