Data: 
Mercoledì, 10 Settembre, 2025
Nome: 
Virginio Merola

Grazie, signor Presidente. Diamo a Dio Stefano Benni. Ci lascia testi importanti, romanzi indimenticabili. Ha avuto un rapporto con Bologna, la mia città, e anche con i suoi sindaci severo e insieme ostinato, di severa delusione e di ostinata speranza.

Ritrovo questo rapporto leggendo anche due brani del suo testo sul 2 agosto a Bologna, scritto nel trentennale della strage. Il figlio di Benni, Niclas, ha chiesto di ricordarlo leggendo i suoi scritti. Lo faccio volentieri e leggo: “Sento la notizia da Brunella, che compra il giornale la mattina presto a Santa Maria di Leuca. Non occorre parlare o mettersi d'accordo. Partiamo, con una vecchia Citroen, e guidiamo alternandoci per ore e ore. Quando arriviamo, siamo ancora nel pieno dei soccorsi, e ancora scavano. Trent'anni fa Bologna era diversa, perché era una speranza. Ora è una città come tante del Nord Italia, né brutta né bella. Ma tante persone ricordano quella data. So che ancora tanti anche a Bologna ricordano. Forse non sono più rappresentati, forse la loro speranza è stata ferita e irrisa, forse qualche volta pensano: perché scavare quando tutto crolla?

Ma io so che queste persone ci saranno sempre e mi conforta. Al di là di ogni retorica o cerimonia, c'è sempre la forza di queste persone che sperano. E io spero che Bologna le ascolti molto di più, che sappia ritrovare il rapporto con la sua energia passata, che non ne faccia una statua in un museo.

Anche io, nel mio piccolo, scavo ancora, anche se dovrei farlo di più. E scavando ho ritrovato il ricordo di quegli anni e posso dirlo forte: non dimentico e non voglio dirlo solo il 2 agosto”.

Noi non dimentichiamo Stefano Benni.