Data: 
Mercoledì, 11 Febbraio, 2026
Nome: 
Maria Cecilia Guerra

Grazie, Presidente. Intervengo anch'io a nome del gruppo Partito Democratico per chiedere un'informativa urgente alla Ministra del Lavoro su questo tema, che è venuto nuovamente alla ribalta della cronaca, dello sfruttamento intensivo dei lavoratori cosiddetti rider, lavoratori di consegna, in questo caso del cibo, ma - come ricordavano i colleghi che mi hanno preceduto - il tema è generalizzato e purtroppo riguarda tanti altri settori e tante zone d'Italia; quindi è un tema che non può più essere rimandato.

Quello di cui avremmo bisogno di discutere insieme in queste Aule è se, in un Paese come il nostro, sia tollerabile che si raggiungano livelli di sfruttamento così micidiali. Infatti, quando viene registrato dal tribunale di Milano, sulla base, ovviamente, delle ispezioni fatte, che la retribuzione di questi lavoratori (in questo caso, dei dipendenti di Glovo, di fatto) è inferiore dell'81 per cento al salario previsto dalla contrattazione collettiva e del 76 per cento alla soglia della povertà, siamo di fronte a una situazione che grida vendetta e che veramente dovrebbe metterci tutti sul chi va là.

Noi abbiamo la necessità di dare attuazione all'articolo 36 della Costituzione, che non chiede solo che il salario sia proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, ma - come abbiamo ricordato tante volte in quest'Aula - anche che sia sufficiente a dare dignità e libertà al lavoratore e alla propria famiglia. Questa parola, libertà, non è messa a caso nell'articolo 36. Un lavoratore costretto a operare in queste condizioni non è un libero lavoratore, ma uno schiavo. E siccome siamo di fronte al fatto che molto spesso questo tipo di sfruttamento così forte intercetta lavoratori che chiamiamo stranieri, anche quando hanno avuto la cittadinanza, il problema ci deve riguardare ancora di più, perché non possiamo continuare a sparare sempre su questo gruppo di persone, che per noi fanno lavori che ormai consideriamo essenziali, che teniamo in condizioni miserevoli e disumane e sui quali spariamo tutti i giorni, come se fossero responsabili di tutte le piaghe del nostro Paese.

Questa è una piaga del nostro Paese, che ha ben altre responsabilità. Veramente, mi fa molto piacere che abbiamo una procura attiva e sono d'accordo che la magistratura del lavoro stia svolgendo un ruolo importante. Purtroppo, non vorrei definirlo un ruolo insostituibile, perché penso stia svolgendo un ruolo di supplenza rispetto a quello che quest'Aula non si è resa partecipe di fare e che sarebbe stato invece un suo dovere. Prima cosa, indubbiamente, è l'attuazione dell'articolo 36 della Costituzione, che è il salario minimo e che - come è scritto nel nostro provvedimento, quello che qua è stato bocciato, esattamente in questi banchi - chiede anche l'applicazione della contrattazione collettiva rappresentativa, perché in questi settori abbiamo visto fiorire contratti che però sono stati dichiarati illegittimi, proprio perché sono contrari all'applicazione dell'articolo 36 della Costituzione e che sono ulteriormente deprivanti dei diritti, per quanto riguarda i lavoratori.

Quindi c'è tanto lavoro da fare. L'ultima cosa da fare è chiudere gli occhi e l'ultima cosa da fare è quella che, invece, sistematicamente, negli ultimi mesi, è stata proposta al Senato e in questa Camera, cioè guardare con insofferenza all'azione che, purtroppo, in forma di supplenza, la magistratura del lavoro sta esercitando per cercare di tagliarle le mani, di bloccarla. E non parlo del referendum, che, chiaramente, c'entra moltissimo, come i miei colleghi hanno ricordato. Parlo di norme assurde come quella che vuole dire che la magistratura non può applicare l'articolo 36 della Costituzione e che è stata approvata in questa Camera. Non in un altro Paese, non da un'altra parte del mondo!

Quindi, di fronte a quanto avvenuto, di fronte a questi episodi scandalosi, richiamo ciascuno alla propria responsabilità, alla propria moralità (se ancora c'è) e a prendersi un impegno per migliorare questa situazione.