Discussione generale
Data: 
Mercoledì, 8 Aprile, 2026
Nome: 
Francesca Viggiano

A.C. 2807-A

Grazie, signor Presidente. Onorevoli colleghe, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo. Prendo oggi la parola a nome del gruppo del Partito Democratico - che ringrazio per la fiducia accordata -, con un sentimento che, però, oscilla tra la profonda preoccupazione e l'indignazione civile.

Non siamo qui, oggi, per celebrare il successo di una Nazione che corre verso il futuro, ma per assistere, attraverso la conversione di questo decreto-legge, al triste spettacolo di un potere che cerca di nascondere il proprio affanno dietro una coltre di proroghe, centralismi e acrobazie contabili.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza doveva essere il nostro Piano Marshall del XXI secolo, una promessa di rigenerazione dopo il trauma della pandemia. Siamo giunti, però, ad un punto critico dell'attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Eppure, il Governo continua a procedere con la logica dell'urgenza e della frammentazione normativa, presentando un provvedimento che, dietro la maschera della semplificazione, nasconde criticità profonde, stime finanziarie poco prudenti e una preoccupante deriva burocratica. Invece, sfogliando queste pagine, leggiamo la cronaca di un'occasione che sta svanendo tra le dita per colpa esclusiva di questa maggioranza.

La prima ammissione di colpevolezza la troviamo all'articolo 2. È un articolo che parla chiaro, non siete pronti. Prorogate la Struttura di missione PNRR, le Unità di missione presso i Ministeri e persino il Nucleo PNRR Stato-Regioni fino al 31 dicembre 2029. Presidente, ma il PNRR non doveva concludersi nel 2026?

Perché questo orizzonte temporale così dilatato? La risposta è amara … Ministro Foti, adesso mi risponde? In Commissione ho richiesto la sua risposta più e più volte, però era distratto e oggi mi risponde. Sono contenta, è un passo avanti. La risposta è amara…

La risposta è amara. Vi siete resi conto che la capacità amministrativa che avreste dovuto costruire sui territori è rimasta solo sulla carta. Invece di investire sui dipendenti pubblici, sui giovani professionisti da inserire stabilmente nei comuni, avete scelto la via del centralismo dirigenziale. Avete scelto di non estendere la durata degli incarichi dirigenziali anche presso gli enti locali, derogando ai vincoli di spesa per trattenere le competenze tecniche, mantenendo così un accentramento decisionale presso la Presidenza del Consiglio. Questo impedisce ai comuni di stabilizzare il personale necessario, trasformando una struttura temporanea in una burocrazia infinita e continuando a disperdere risorse umane già formate. Prorogate incarichi in deroga alle percentuali di legge, cercando di trattenere una memoria istituzionale che non siete stati in grado di trasformare in sistema.

È il fallimento di una visione. Avete trasformato l'eccezionalità del Piano in una burocrazia infinita, che sopravvivrà - ahimè - al Piano stesso ed anche a un costo altissimo. Parliamo di una spesa autorizzata di oltre 24,6 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029; solo per le unità di missione dei Ministeri la spesa annua è di 11,5 milioni di euro.

Non paghi delle strutture esistenti, si autorizza addirittura la Presidenza del Consiglio a bandire un concorso per altre 26 unità di personale non dirigenziale ed ovviamente il rammarico non è nei confronti dei lavoratori che andranno a lavorare presso la Presidenza del Consiglio, ma sul sistema, con un costo a regime, dal 2028, di oltre 2,2 milioni di euro.

Perché, onorevoli colleghi, in una fase che dovrebbe essere di conclusione, il Governo pensa ad ampliare apparati che dovevano essere temporanei, gravando sulle casse dello Stato per i prossimi anni? Uno degli emendamenti più allarmanti riguarda, poi, la qualità tecnica del provvedimento. Il servizio bilancio della Camera ha sollevato, infatti, dubbi pesanti sulle verifiche delle quantificazioni, soprattutto sull'assegno unico universale che, per quanto sia stato rivisto alla luce dei rilievi della Commissione europea, è corredato da una relazione tecnica definita non prudenziale.

Come possiamo votare un provvedimento se non abbiamo la certezza della sua copertura reale? Scientemente avete scelto di illudere così proprio quei cittadini più bisognosi, senza dare loro un minimo di stabilità. Ed ancora, l'articolo 5 introduce misure sui regimi amministrativi che destano forte preoccupazione. Con la modifica dei termini di conclusione della Conferenza di servizi e in tema di silenzio-assenso si riducono drasticamente i tempi per i pareri delle amministrazioni, portandoli a 30 giorni; a 60 per la tutela ambientale e della salute.

Avete avuto il coraggio di bocciare anche un emendamento di buonsenso, quale quello della collega Roggiani, che criticava la rigidità del dimezzamento dei termini, chiedendo di escluderlo per i procedimenti che avevano già termini brevi, pari o inferiori a 30 giorni, per evitare che l'eccessiva fretta portasse a valutazioni superficiali o a un ricorso sistematico al silenzio-assenso per mancanza di tempo istruttorio.

La vera criticità, infatti, è l'estensione della formazione del silenzio-assenso anche a domande non conformi alla legge, salvo annullamento in autotutela, così determinando di fatto un appesantimento delle procedure e del lavoro degli uffici, che si troveranno a lavorare due volte sulla medesima pratica. Questo rischia di generare un caos amministrativo e un indebolimento dei controlli preventivi su beni primari.

È lampante che il Governo non viva nel mondo reale ed ignori completamente il funzionamento della macchina amministrativa; se no, saprebbe che questa semplificazione frettolosa determina, di fatto, l'introduzione di una responsabilità diretta. La mancata o tardiva adozione del provvedimento conclusivo, dopo la formazione del silenzio assenso, costituisce elemento di valutazione della performance individuale, oltre a poter generare responsabilità disciplinare e amministrativo-contabile. Questo sposta una pressione significativa sui dirigenti che devono gestire procedure più veloci con minori margini di errore. In tema, poi, di sanità, si è avuta una risposta così timida e priva di concretezza da passare sottotraccia, nonostante l'importanza della tematica. Io ovviamente prendo per buono il lavoro che è stato fatto dal gruppo di lavoro sulla telemedicina orientata ai pazienti oncologici, ma quello che bisognava fare, con una possibilità come quella del PNRR, era proprio andare ad abbattere ulteriormente le difficoltà di chi si approccia alle cure e di chi ha bisogno di cure da parte del Servizio sanitario nazionale.

Per quanto la proposta di vincolare i Fondi sanitari regionali all'integrazione obbligatoria con la piattaforma nazionale di telemedicina entro il 2026, così da limitare i grandi gruppi privati nell'accreditamento sanitario in favore, invece, della capillarità del servizio pubblico territoriale abbia come obiettivo quello di rendere obbligatori i criteri di interoperabilità tra le piattaforme regionali e la piattaforma nazionale di telemedicina con sanzioni per le regioni inadempienti, il fine è e deve essere sempre uno: garantire un diritto alla salute uniforme su tutto il territorio nazionale, evitando che la digitalizzazione crei ulteriori divari tra Nord e Sud.

Chiediamo cure concrete per il Paese reale e non soltanto strumenti che possano limitare “le difficoltà”, lo dico tra virgolette, ma che non vadano al cuore del problema. Serve unitarietà e uniformità sull'intero territorio nazionale, perché il Sud e il Nord non possono più viaggiare in due velocità, soprattutto quando le due velocità vengono rese ancora più difficoltose dai problemi infrastrutturali e ci ritroviamo, purtroppo, i malati, anche oncologici, costretti a fare del turismo sanitario con infrastrutture e mezzi di trasporto sicuramente non degni di un Paese che con il PNRR puntava a diventare una punta di diamante dell'Europa.

Si contesta il fatto che il Governo si sia limitato a truccare il termometro, sospendendo i termini procedurali o spostando fondi, per far finta che la sanità stia migliorando, mentre i servizi reali ai cittadini diminuiscono. Lo diciamo con forza: con la bocciatura di tutti questi emendamenti, con gli emendamenti che erano stati proposti anche dall'opposizione, soprattutto dall'opposizione, la Missione Salute del PNRR è snaturata e si è persa l'ennesima buona occasione.

Veniamo, poi, al cuore pulsante di questa analisi: la Missione 2, la rivoluzione verde. Io la chiamo in italiano rivoluzione verde perché credo che rivoluzione green non sia efficace.

Qui, l'attenzione reale verso i territori e la tutela dell'ecosistema cedono il passo a logiche di potere centrale che ci spaventano; purtroppo, è così, signor Ministro. È stato bocciato l'emendamento a firma della sottoscritta e dei colleghi Simiani, Stefanazzi e Guerra all'articolo 14, comma 2: così, in nome di una presunta semplificazione e riforma della tassonomia delle aziende da insalubri a salubri, qualora siano in possesso di autorizzazioni statali o regionali, si elide totalmente il potere del sindaco quale massima autorità in tema di salute pubblica. Per cui, di fatto, viene eliminato il potere di ordinanza dei primi cittadini, privi dello scudo necessario per intervenire quando la salute pubblica dei propri territori è in pericolo. Io giusto per dare la misura di cosa significhi considerare salubre un'industria dotata di AIA, vi ricordo semplicemente l'ex Ilva. Non so se ci siano ulteriori notizie sul tema, ma credo che non sia diventata salubre tutto ad un tratto né che ci sia un piano serio di ripartenza per lo stabilimento, se e quando dovesse essere compatibile con la vita dei cittadini tarantini. Questo glielo ricordo sempre così magari, prima o poi, riusciremo a raggiungere l'obiettivo. Di fatto, viene eliminato il potere di ordinanza dei primi cittadini che rimangono privi dello strumento necessario per intervenire nei confronti della propria collettività e sono anche i vostri sindaci, non soltanto quelli del Partito Democratico. Noi non siamo contro l'industria, siamo per la legalità sanitaria, al contrario del vostro Governo che, in nome della presunta semplificazione, tradisce i territori e tutti i sindaci, anche i vostri.

Avete, poi, introdotto la possibilità per la rete ferroviaria italiana di espropriare aree non solo per i binari, ma per lo stoccaggio di terre e rocce da scavo. Parlate di ri-ambientalizzazione, ma la realtà è che state bypassando la concertazione con le comunità locali; il rischio è che i nostri territori diventino discariche legalizzate di grandi cantieri con il ritorno dell'area al comune solo, e forse, a lavori finiti, quando l'impatto paesaggistico e idrogeologico sarà ormai irreversibile.

Istituite, poi, uno strumento nazionale da 1 miliardo di euro. Mentre i nostri agricoltori guardano il cielo e la pioggia e le nostre città perdono litri d'acqua ogni minuto, voi cosa fate, signor Ministro e signori rappresentanti del Governo? Centralizzate tutto sotto Invitalia e riducete di un terzo i tempi per la registrazione dei controlli della Corte dei conti. Velocità, dite voi; noi diciamo, invece, che c'è il rischio di opacità. L'acqua è un bene comune, non una posta di bilancio da gestire con convenzioni accelerate tra Ministeri e società partecipate, allontanandosi sempre di più dai cittadini.

Ed ancora, il Governo riorganizza i programmi di sovvenzione affidandoli al GSE, ma fissate termini di decadenza draconiani: chi non entra in esercizio entro 24 mesi decade dai benefici. Come pensate che le piccole realtà agricole possano rispettare questi tempi, se non avete semplificato le autorizzazioni a monte, ma solo la rendicontazione a valle? Perseverare in una semplificazione di facciata senza conoscere minimamente cosa, invece, serva alle persone e agli imprenditori agricoli non è opportuno per un Paese, come l'Italia, che vive anche una fase di grave crisi finanziaria ed economica.

L'articolo 23 del DL autorizza RFI a erogare anticipazioni provvisorie fino al 10 per cento dell'ammontare delle riserve iscritte in contabilità. Ma vi rendete conto che questo è un grave rischio per la finanza pubblica? Sebbene si parli di neutralità finanziaria, questa misura sposta il rischio sui conti pubblici per far fronte ai ritardi nei rimborsi dei Fondi europei e all'aumento dei costi dei materiali. È il segnale lampante che il sistema dei cantieri PNRR è in sofferenza e il Governo sta cercando di metterci una pezza.

In tema di stabilizzazione e certezza del lavoro, la volontà del Governo è emblematica e di minima visione strategica: si procede, infatti, alla proroga dei contratti per tutto il 2026 per i cosiddetti precari della cultura, garantendo così la prosecuzione delle attività museali soprattutto al Sud, e si avvia la procedura concorsuale di stabilizzazione dei cosiddetti precari della giustizia, per i quali è aperta in questi giorni la possibilità, appunto, di accedere al bando di concorso. Ma queste procedure non ci soddisfano completamente perché, per quanto garantiscano un minimo di serenità a quei lavoratori che hanno lavorato per lo Stato, sono prive di certezze sul lungo periodo e lasciano fuori dal settore giustizia almeno il 20 per cento della forza lavoro e non offrono, ad oggi, garanzie per i lavoratori del mondo della cultura dopo il 2026. Qual è il senso pratico di impegnare risorse, accogliere professionalità e formarle per poi far sì che si disperdano dopo un tot di anni?

Con l'articolo 24 avete voluto istituire lo strumento finanziario nazionale per il settore idrico. Così per l'ennesima volta si affidano 1 miliardo di euro e la gestione delle proposte a Invitalia Spa, sottraendo centralità alla programmazione territoriale e ai soggetti attuatori locali. Perché creare un nuovo strumento unitario, invece, di rafforzare le capacità di spesa degli enti che già operano sul territorio e conoscono le emergenze idriche delle regioni colpite da alluvioni? Invece di proporre una politica di prossimità efficace e vicina ai territori si continua a centralizzare, allontanandosi dai cittadini.

Presidente, colleghi della maggioranza, l'empatia e la vicinanza in politica non sono un vezzo, sono un dovere morale. Dove sono le risposte per i cittadini? Leggiamo l'articolo 17 sulla giustizia civile sulla quale sono puntati i riflettori dell'Europa: per raggiungere i target europei e sbloccare le rate proponete di sospendere i procedimenti durante l'attività dei periti tecnici, CTU, per un massimo di 6 mesi.

È un trucco statistico: quel procedimento risulterà definito o non pendente per l'Europa, ma per il cittadino, che aspetta una sentenza, quel tempo è ancora tempo perso ed è ancora vita sospesa. State truccando il termometro per dire che la febbre è passata. Questo decreto-legge non è un atto di coraggio, purtroppo, ma è un atto di sopravvivenza burocratica. Ammettete che molti interventi sono stati definanziati dal PNRR e ora cercate di salvarli con i fondi nazionali del Fondo per l'avvio di opere indifferibili, ma i soldi sono quelli dei cittadini italiani e spostarli da una casella all'altra non significa creare ricchezza, ma significa soltanto coprire dei buchi. Voi celebrate le milestone, noi contiamo le occasioni perse per la transizione ecologica vera, per la giustizia di prossimità e per i diritti dei disabili, i cui percorsi di sperimentazione vengono dilatati ancora nel tempo.

Onorevoli colleghi, il Partito Democratico non può e non rimarrà in silenzio. Lo facciamo perché crediamo in un'Italia che non ha bisogno di proroghe fino al 2029 per funzionare, ma di un Governo che abbia il coraggio di dire la verità. Avete rallentato il Paese, avete centralizzato le decisioni e avete lasciato l'ambiente in fondo alle vostre priorità, trattandolo come una seccatura procedurale, invece che come il nostro unico futuro possibile. Non c'è un pianeta B, per citare una famosa frase. La storia non vi darà altre proroghe e ci auguriamo che non lo facciano neanche i cittadini italiani. Il tempo del PNRR sta scadendo e voi state ancora discutendo di come spostare i dirigenti da un ufficio all'altro.

Ecco, signor Ministro, io mi auguro che lei faccia tesoro del grido che proviene da molti territori, che si assuma la responsabilità e che, dove il resto del Governo ha errato e non ha portato le giuste risposte al nostro Paese, appunto, si faccia latore di risposte positive. Mi auguro soprattutto che il Paese possa andare avanti nel senso della trasformazione e in un senso di tutela di salute, ambiente, diritti civili e diritti sociali. Non abbandonate il Paese, perché, purtroppo, questa legge di conversione non porterà quei benefici che noi auspicavamo con il PNRR e il Paese rischia di rimanere molto indietro. Siamo nelle vostre mani, io mi auguro ancora per molto poco.