21/10/2021 - 12:48

“Le vetrerie di Murano sono alla canna del gas. Il caro bollette sta mettendo in ginocchio le aziende. Il gas metano serve alle vetrerie come l’aria per respirare. Il prezzo delle bollette del gas è schizzato alle stelle con costi insostenibili. È necessario un intervento del governo a sostegno delle 64 aziende muranesi che sono l’espressione di una produzione unica al mondo”. Lo dichiara il deputato del Pd, Nicola Pellicani, che ha presentato una interrogazione ai ministri dello Sviluppo Economico e alla Transizione Ecologica.
“Nei giorni scorsi - spiega Pellicani - ho incontrato nella sede di Confartigianato una rappresentanza di vetrai, assieme ad altri colleghi deputati perché è necessario fare squadra a Roma nell’interesse esclusivo di Venezia. Ed abbiamo assicurato loro massimo impegno in Parlamento per difendere le oltre sessanta vetrerie Murano che sono parte fondamentale del Dossier Venezia”.
“In base alle statistiche elaborate da GME (Gestore Mercati Energetici) il gas metano è passato da 0,23 euro al metro cubo del settembre 2019 agli 0,85 di ottobre 2021, fino addirittura ai 0,98 di questi giorni. Si tratta di un aumento quasi quotidiano e in costante crescita. Il pericolo che si sta correndo è quello di vanificare gli sforzi di rilancio delle attività economiche e del made in Italy. Ciò che chiedono i vetrai di Murano e le associazioni sono interventi a sostegno della bolletta energetica e misure strutturali per abbattere gli oneri di sistema e per evitare la scomparsa del settore. Quindi chiediamo al Governo di intervenire al più presto”, conclude Pellicani.

15/09/2021 - 18:39

“L'estromissione da agosto delle Grandi Navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca è un passaggio fondamentale per iniziare a ripensare Venezia nel segno del lavoro e della sostenibilità. Ci sono voluti quasi 10 anni per raggiungere questo obiettivo. Il decreto individua un percorso per difendere il traffico crocieristico e l’home port in attesa dell'esito del concorso internazionale di idee per realizzare se sarà fattibile un terminal off-shore fuori dalla laguna. Il decreto fissa in 25 mila tonnellate la stazza massima delle navi che d’ora in poi potranno transitare in Bacino, individua le soluzioni provvisorie e le risorse per eseguire gli interventi necessari per costruire gli approdi temporanei e stanzia i ristori a favore delle imprese e dei lavoratori. È previsto un fondo complessivo di 35 milioni per il 2021 e di 22,5 per il 2022 e di 10 milioni per la Cassa integrazione 2021-2022. Il decreto assegna maggiori poteri al Presidente dell'Autorità Portuale, che diventa Commissario straordinario per la realizzazione degli approdi provvisori a Porto Marghera, con una dotazione di 157 milioni di cui 65 per gli interventi di adeguamento dei canali portuali, in particolare del Malamocco-Marghera”.

Così il deputato dem Nicola Pellicani, intervenendo in Aula per annunciare il voto favorevole del Gruppo Pd al decreto Grandi navi.

“Ma è evidente - aggiunge - che l’obiettivo principale resta il rilancio del porto, perché Venezia è il suo porto che va ripensato anche in vista del Mose, sebbene sulla conclusione dei lavori si addensano molte nubi. Cantieri fermi da mesi, Consorzio sepolto dai debiti e in concordato preventivo, con i dipendenti delle aziende collegate in Cig e altri che non percepiscono lo stipendio da mesi. Questo decreto, dunque, deve rappresentare un punto di partenza, un nuovo inizio, per un confronto sul futuro di una città patrimonio dell'umanità, stretta tra una pletora di commissari straordinari e un sindaco sempre alle prese con un conflitto di interessi mai chiarito, che pretenderebbe di fare contemporaneamente l'amministratore pubblico e lo sviluppatore immobiliare sulle aree di sua proprietà, contigue proprio agli approdi per le grandi navi oggetto del decreto. Su questo aspetto - conclude - il sindaco ha il dovere di chiarire, perché il conflitto di interessi è una cosa seria che implica una questione di etica politica e di qualità del governo”.

23/06/2021 - 17:31

“Venezia ritrova davanti a sé tutti i problemi che aveva lasciato prima della pandemia, a cominciare dal transito delle grandi navi. È di pochi giorni fa l'ultimatum dell’Unesco per allontanare le grandi navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca, per non iscrivere Venezia nella ‘lista del Patrimonio in pericolo’. Finalmente, però, lo scorso maggio il Parlamento ha approvato il disegno di legge con cui è stato dato il via a un concorso di idee per una soluzione che faccia attraccare le navi da crociera fuori dalla laguna in un porto off-shore. Ma va anche detto che sono trascorsi dieci anni dal ‘decreto Clini-Passera’ del 2012, che aveva previsto l'estromissione dal bacino di San Marco delle navi con stazza superiore alle 40mila tonnellate, ma ad oggi le grandi navi continuano a transitare. Per questo abbiamo chiesto al ministro Giovannini e al governo quali iniziative intenda assumere, e in quali tempi, per allontanare le grandi navi dal Bacino di San Marco e dal Canale della Giudecca, in attesa del porto off-shore”.

Lo dichiara Nicola Pellicani, deputato del partito democratico e componente della commissione Ambiente, intervenendo in Aula per il question time.

Nella replica, l'esponente dem dopo aver sottolineato con soddisfazione l’attenzione del governo a questa problematica, ha ribadito che “sono urgenti decisioni chiare e condivise anche perché l’Unesco prenderà una decisione su Venezia nel mese di luglio. Va individuato un percorso che conduca ad una crocieristica a misura di Venezia, avendo come primi obiettivi la difesa del lavoro e del porto. Perché Venezia è il suo porto. È chiaro che il tema Venezia va affrontato nel suo complesso, dal Mose al Consorzio, all'aeroporto, al tema del ripopolamento della città, alle bonifiche di porto Marghera, alla gestione del turismo, al numero dei visitatori e degli alberghi, sempre coinvolgendo con scelte condivise la cittadinanza, i suoi rappresentanti, il mondo del lavoro, le categorie di settore, e ovviamente anche il Parlamento deve fare la sua parte. Ma non c'è dubbio – ha concluso Pellicani - che le grandi navi rappresentano la punta di un iceberg di un'emergenza non più sopportabile. Servono dunque misure provvisorie compatibili con la fragilità della laguna”.

22/06/2021 - 17:07

Sono trascorsi quasi dieci anni dal decreto Clini-Passera del 2012, che aveva previsto l'estromissione dal bacino di San Marco delle navi con stazza superiore alle 40 mila tonnellate, ma le Grandi navi continuano a transitare. L'Unesco ha rinnovato, solo qualche giorno fa, l’ultimatum ad allontanare le Grandi navi dal Bacino di San Marco e dal canale della Giudecca, per non iscrivere Venezia nella 'lista del Patrimonio in pericolo’.

Domani durante il question time chiederemo al ministro delle Infrastrutture Enrico Giovannini quali iniziative intenda assumere, e in quali tempi, per allontanare le Grandi navi dal Bacino di San Marco e dal canale della Giudecca.

29/04/2021 - 14:28

Offrire serenità ai medici, agli infermieri e a tutti gli operatori sanitari impegnati in Veneto nella lotta alla pandemia. Dare certezze ai cittadini che non capiscono cosa sia veramente successo nella nostra regione durante la seconda ondata di Covid-19. Con questi obiettivi i deputati veneti del Pd hanno depositato oggi un’interrogazione al ministro della Salute chiedendo ‘’quali misure urgenti di sua competenza […] intenda adottare per fare piena chiarezza sugli avvenimenti che si sono verificati durante la seconda ondata epidemica e sulla gestione della sanità veneta e, in particolare se non ritiene necessario avviare un’indagine ispettiva al fine di verificare che vi sia stato il rispetto del diritto alla salute così come sancito dall’articolo 32 della nostra Costituzione’’.
La richiesta prende spunto dall’inchiesta giornalistica della trasmissione televisiva ‘Report’ andata in onda lunedì 26 aprile su Raitre che ha messo in fila una serie di aspetti critici sulla gestione dell’emergenza Covid in Veneto, dove tra novembre e gennaio si è registrato il più alto tasso di mortalità in Italia.
Secondo il professor Andrea Crisanti, spiegano i deputati nell’interrogazione, «durante la seconda ondata il Veneto avrebbe fatto affidamento su tamponi rapidi, invece di quelli molecolari. In base a un suo studio diagnostico su 10 tamponi rapidi (di prima e seconda generazione, oggi superati) almeno 3 non sarebbero stati affidabili. Lo studio di fatto sconfesserebbe la strategia seguita dalla Regione Veneto nel tracciamento dei casi positivi favorendo così possibili nuovi focolai e un incremento esponenziale dei ricoveri in terapia intensiva e conseguentemente dei decessi».
Resta da verificare la posizione del direttore generale della sanità veneta, Luciano Flor, che ha negato l’esistenza di tale studio anche se poi, a intervista conclusa, ha affermato “Detto inter nos, noi rischiavamo la denuncia da parte della ditta che produce i tamponi. Meglio dire che questo studio non esiste”. Inoltre, una dipendente della Regione Veneto anche lei intervistata dai giornalisti di Report, ha affermato che a novembre 2020 immettendo nel sistema informatico i nominativi degli assistiti con tampone molecolare positivo, accanto all’esito del tampone compariva automaticamente la voce “asintomatico” senza che quella persona fosse stata sentita prima.
Il numero dei positivi asintomatici, sottolineano i deputati, «è uno dei valori presi in considerazione nel calcolo del rischio da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e quindi della collocazione della regione in uno dei quattro colori previsti».
I firmatari dell’interrogazione, Roger De Menech, Alessia Rotta, Diego Zardini, Nicola Pellicani, Alessandro Zan e Gianni Dal Moro, ritengono necessario un approfondimento da parte del ministero della Salute su quanto avvenuto in Veneto tra l’autunno e l’inverno, «proprio per rasserenare chi lavora nel comparto sanità e tranquillizzare un’opinione pubblica sempre più allarmata e diffidente verso chi ha la responsabilità della gestione delle politiche sanitarie regionali».

15/03/2021 - 13:43

“L’annuncio della chiusura degli impianti del Cracking e degli Aromatici per la primavera 2022 è un fatto destinato a incidere in modo profondo sull’attività industriale di Porto Marghera, ma più in generale sull’industria chimica del nostro Paese, visti gli effetti che questa provocherà a cascata, in primo luogo sui petrolchimici di Ferrara e Mantova. Un effetto domino che riguarda migliaia di posti di lavoro tra diretti e indiretti: 400 solo a Porto Marghera che diventano oltre mille con gli indiretti. Per questo ho presentato un’interrogazione per chiedere al governo garanzie sul futuro industriale di Porto Marghera e sulla svolta green da troppo tempo annunciata da Eni, senza che questa sia seguita dai fatti. Inoltre ho scritto una lettera alle presidenti delle Commissioni Attività Produttive e Ambiente per chiedere un’audizione urgente alla Camera dell’ad di Eni Claudio Descalzi”.

Così il deputato dem, Nicola Pellicani.
“Eni, a fronte della chiusura del Cracking - aggiunge Pellicani - propone ora una serie di interventi nell’ottica della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare, molti dei quali fanno parte di investimenti frutto di altri accordi di ristrutturazione non ancora realizzati. La riconversione industriale in chiave green è non solo auspicabile, ma da tempo al centro delle iniziative del Pd.
Porto Marghera è il luogo ideale dove investire in green economy e transizione ecologica che è al centro del NGEU (Next Generation UE), ma servono progetti concreti e risorse adeguate. Stupisce inoltre il cambio repentino di strategia di Eni che solo a metà 2019 aveva presentato un piano di investimento di 168 milioni in quattro anni destinato a migliorare la sicurezza e l’impatto ambientale del Cracking. In poco tempo ha cambiato idea senza però chiarire quale futuro intende assegnare a Porto Marghera: indicarne le strategie industriali future - conclude - significa capire quali politiche industriali intende praticare nel Paese”.

04/03/2021 - 15:10

Salviamo un pezzo di storia della città, 50 anni fa il capolavoro di Luchino Visconti ‘Morte a Venezia’

“Sono passati cinquant'anni dall'uscita, il 5 marzo 1971, del capolavoro di Luchino Visconti ‘Morte a Venezia’, ambientato in quello che una volta era il Grand Hotel Des Bains al Lido di Venezia, luogo che ispirò anche Thomas Mann per l'omonimo romanzo. Quello che una volta era un Grand Hotel, simbolo di una ospitalità colta, ricercata e cosmopolita è oggi ridotto in un disastroso stato di abbandono da oltre dieci anni”. Lo dichiara il deputato dem Nicola Pellicani, il quale ha presentato un'interrogazione al ministro per la Cultura Dario Franceschini denunciandone lo stato di abbandono e chiedendone la salvaguardia.

“Il complesso Des Bains - precisa il deputato dem - è attualmente di proprietà di un fondo comune di investimento chiamato ‘Lido di Venezia II, gestito da Coima Sgr Spa che possiede, attraverso una controllata, anche l'altro storico albergo del Lido, l'Hotel Excelsior. Nel 2016 Coima aveva comunicato al mercato di aver avviato un piano di rilancio e riqualificazione dei due alberghi dal valore complessivo di 120 milioni di euro, perfezionando successivamente un accordo con London & Regional Properties (L+R) per la ricapitalizzazione del fondo per un ammontare complessivo fino a 250 milioni di euro. Inoltre nei giorni scorsi si è appreso da notizie di stampa che la riqualificazione dell'Hotel Excelsior non sarà conclusa, ma che anzi l'albergo si appresta a essere dismesso dal fondo ‘Lido di Venezia II’ e l'Excelsior sarebbe acquistato dagli stessi partner di L+R, che riscatterebbero così tutte le quote”.

“Ma la cosa più grave - aggiunge - è che pare che la London & Regional Properties abbia comunicato di non aver intenzione di finanziare la riqualificazione dell'Hotel Des Bains. Ciò significa lasciare nel degrado l’albergo che rappresenta un pezzo storia del Novecento. Non possiamo permetterlo, le istituzioni pubbliche a partire dal governo devono intervenire per impedire tale scempio”.

“Per questo - conclude Pellicani - ho presentato un'interrogazione al ministro per la Cultura al fine di sollecitare la riqualificazione del prestigioso Hotel Des Bains, coinvolgendo tutti i soggetti interessati e in particolare la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, tra i principali investitori del fondo proprietario dell'hotel, per salvaguardare il complesso favorendone se necessario la messa sul mercato”.

12/11/2020 - 18:06

“La sentenza della prima parte del maxi-processo per mafia che si svolge in Veneto, celebrata con rito abbreviato, conferma in pieno la tesi della Procura. In particolare, la condanna dell'ex sindaco di Eraclea Graziano Teso per concorso esterno in associazione mafiosa è la dimostrazione dell'esistenza di un legame stretto tra politica e Camorra nel Veneto Orientale. Emergono con chiarezza complicità e collusione tra politica e criminalità organizzata, attraverso quell'area grigia che comprende professionisti, imprenditori, bancari, amministratori e finanche rappresentanti delle forze dell'ordine”. Così il deputato dem Nicola Pellicani, componente della commissione Antimafia.

“Bisognerà attendere i tre gradi di giudizio - sottolinea il deputato dem - ma queste prime sentenze sono il risultato di una storia criminale ventennale. La condanna di Teso rivela inoltre un quadro inquietante: fin dal 2006, secondo l'inchiesta, l'ex sindaco avrebbe contato sui voti dei casalesi del boss Donadio. Una vicenda che dura da anni, che ha coinvolto anche l'ex sindaco Mirco Mestre. Alla luce di queste prime condanne resta sempre più incomprensibile il mancato scioglimento del Comune di Eraclea, richiesto dal Prefetto”.

“La politica e le istituzioni - conclude Pellicani - non possono restare indifferenti. La commissione Antimafia, dopo la missione in Veneto dello scorso anno, ha acceso un altro faro, avviando una serie di audizioni per approfondire il tema della presenza delle mafie in Veneto. A breve sarà audito anche il Prefetto Vittorio Zappalorto”.

12/11/2020 - 11:34

La sentenza della prima parte del maxi-processo per mafia che si svolge in Veneto, celebrata con rito abbreviato, conferma in pieno la tesi della Procura.

La condanna in particolare dell'ex sindaco di Eraclea Graziano Teso per concorso esterno in associazione mafiosa è la dimostrazione dell'esistenza di un legame stretto tra Politica e Camorra nel Veneto Orientale.

Emergono con chiarezza complicità e collusione tra politica e criminalità organizzata, attraverso quell'area grigia che comprende professionisti, imprenditori, bancari, amministratori e finanche rappresentanti delle forze dell'ordine.

Bisognerà attendere i tre gradi di giudizio, ma queste prime sentenze sono il risultato di una storia criminale ventennale.

La condanna di Teso rivela inoltre un quadro inquietante: fin dal 2006, secondo l'inchiesta, l'ex sindaco avrebbe contato sui voti dei casalesi del boss Donadio. Una vicenda che dura da anni, che ha coinvolto anche l'ex Sindaco Mirco Mestre. Alla luce di queste prime condanne resta sempre più incomprensibile il mancato scioglimento del Comune di Eraclea, richiesto dal Prefetto.

La politica e le istituzioni non possono restare indifferenti. La Commissione Antimafia, dopo la missione in Veneto dello scorso anno, ha acceso un altro faro, avviando una serie di audizioni per approfondire il tema della presenza delle mafie in Veneto. A breve sarà audito anche il Prefetto Vittorio Zappalorto. 

02/10/2020 - 15:09

UN ERRORE VENDERE I GIORNALI EX FINEGIL

GRUPPO GEDI NON PUO' AGIRE COME IN UNA PARTITA DI MONOPOLI

Solidarietà ai colleghi in sciopero, chiederò l'intervento del Governo

 

Apprendo con grande preoccupazione la notizia della trattativa in corso per la vendita di quattro giornali del Gruppo Gedi (il Tirreno, la Gazzetta di Modena, la Gazzetta di Reggio e la Nuova Ferrara). Esprimo piena solidarietà ai colleghi oggi in sciopero. Chiederò al Governo di intervenire e di fare chiarezza. 

I tredici giornali Gnn ex Finegil rappresentano un patrimonio e un'esperienza unica nel panorama dell'informazione italiano, e garantiscono da più di quarant'anni un'informazione libera e indipendente.

Non posso pensare che il principale gruppo editoriale italiano intenda muoversi all'interno del mondo dell'informazione come in una partita di Monopoli, liberandosi di un pezzo dell'ex Finegil per acquistare pare Il Sole 24 Ore.

Fermo restando la libertà di impresa, la vendita delle testate giornalistiche non può essere trattata come un qualsiasi prodotto industriale. Così facendo si mettono a rischio anche i posti di lavoro oltre che un patrimonio professionale e di conoscenze. Sono inoltre in gioco i diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione, quali la libertà di stampa e di informazione.

In qualità di dipendente del Gruppo in aspettativa, posso affermare, anche per esperienza diretta, che sarebbe un errore madornale spacchettare i giornali ex Finegil, che sono fortemente radicati nei territori e costituiscono un modello informativo locale di grande successo e, a differenza della stampa nazionale, rappresentano ancora una realtà che regge anche economicamente.

 

14/09/2020 - 16:05

Dichiarazione on. Nicola Pellicani, deputato Pd

Venezia perde un altro dei suoi protagonisti della vita politica veneziana del Novecento. Toni Casellati avvocato del PRI non fu solo sindaco della giunta rossoverde della fine degli anni ottanta (1987/1990), bensì uno dei pionieri dell’ambientalismo veneziano con Italia Nostra fin dagli anni Sessanta.

Fu il primo assessore all’Ecologia del Comune di Venezia nel 1972 e in prima linea per chiedere, dopo l’Aqua Granda del ‘66, una legislazione straordinaria per Venezia, poi arrivata nel ‘73. Proprio per questo Casellati rappresenta ancora oggi una figura di grande attualità, in quanto fu tra coloro che per primi individuarono l'esigenza di una Legge Speciale per Venezia, che è ancora fondamentale per gli interventi per la salvaguardia della città Assieme a Bruno Visentini, Luigi Scano, Gaetano Zorzetto e altri faceva parte del gruppo di repubblicani del PRI che ebbe un ruolo strategico nella vita politico-amministrativa di Venezia.

31/07/2020 - 12:52

Il parlamentare del Pd Nicola Pellicani ha presentato una interrogazione urgente ai Ministri delle Infrastrutture-Trasporti e Ambiente

Dichiarazione di Nicola Pellicani, deputato Pd

"Il collegamento è un'opera attesa da tempo che va realizzata. Non serve però un progetto faraonico, molto invasivo, costosissimo e poco rispettoso del fragile equilibrio ambientale.

I nodi da sciogliere sono molti, in particolare la previsione della stazione passante sotterranea a cappio che, se realizzata, provocherà un altissimo impatto ambientale, farà lievitare i costi, senza che ve ne sia una comprovata esigenza. Il progetto originario, molto meno invasivo, costava un quarto di quello attuale.  Inoltre, pur venendo presentato come un progetto “passante”, si configura come un collegamento solamente con la stazione di Mestre, come rilevato sulla stampa dall'urbanista Maria Rosa Vittadini, ovvero i treni non potranno né arrivare e né proseguire per Trieste, con la conseguenza di una rilevante perdita di tempo per i convogli che si fermeranno all'aeroporto.

Il progetto presentato da RFI-Italferr in accordo con Save ed ENAC, è calato dall'alto, non ha minimamente coinvolto i cittadini e le istituzioni territoriali, ma è fatto su misura per gli interessi di Save, una sorta di “abito sartoriale” per la società presieduta da Marchi.  Tanti i punti critici. Va risolto in modo molto trasparente anche il tema degli espropri, nonché dei costi derivanti dalla cantierizzazione e più in generale dell'occupazione delle aree destinate al cantiere e alle opere complementari. Vanno evitati sprechie speculazioni e chiarita la posizione e il contributo di Save. Anche perché, nonostante la monumentale documentazione di circa 800 pagine allegata al progetto, non c'è alcuna traccia delle intese intercorse, ovvero il protocollo sottoscritto nel 2017 da RFI, ENAC e Save.

Considerata l'importanza ambientale, paesaggistica e di nodo trasportistico strategico dei territorio coinvolti, è fondamentale che i Ministeri ai quali ho rivolto la mia interrogazione  verifichino e valutino l'efficacia dell'opera, tenendo conto degli impatti sull'ambiente e sull'ecosistema lagunare e valutando inoltre ipotesi alternative per il collegamento tra l'aeroporto Marco Polo e la linea ferroviaria Venezia/Trieste."

28/07/2020 - 19:11

Dichiarazione on. Nicola Pellicani, deputato Pd

“È molto significativo aver approvato una mozione unitaria, condivisa da tutti i gruppi,  in tal modo giunge un segnale forte, condiviso nel territorio.” Così il deputato del Pd Luciano Pellicani subito dopo l’approvazione  della mozione da lui presentata sull’idrovia Padova-Venezia. Per Pellicani, “'I’idrovia è un'opera incompiuta i cui lavori sono iniziati più di cinquant'anni fa e mai terminati, divenuta uno dei simbolo degli sprechi di risorse pubbliche. Bisogna passare rapidamente alla progettazione definitiva così da poter verificare la compatibilità ambientale ed economica per trasformarla in un canale scolmatore destinato a far fronte all'emergenza idraulica, ovvero alle alluvioni determinate dalle esondazioni del Bacchiglione e del Brenta, che stanno diventando sempre più frequenti.” Per il parlamentare veneziano del Pd, “l'avanzamento progettuale consentirà di approfondire in particolare l'impatto del canale scolmatore sulla laguna, soprattutto in vista dell'entrata in funzione del sistema MOSE.” “Ciò non significa – ha concluso Pellicani -  ripartire da zero, ma al contrario accelerare per giungere in tempi stretti a un livello di progettazione adeguato a sciogliere tutti i nodi. Paghiamo l'inerzia della Regione che è stata a lungo latitante e ci è voluta una maggioranza di centrosinistra per porre la questione all'attenzione della Camera. Ci sono migliaia di veneti – è il pensiero dell’esponente del Pd- che attendono che vengano realizzati tutti gli interventi volti a garantire la messa in sicurezza di territori che con troppa frequenza sono soggetti ad alluvioni, con migliaia di famiglie in ginocchio e danni incalcolabili alle attività economiche. La progettazione definitiva consentirà una verifica puntuale della sostenibilità ambientale, sociale ed economica dell'opera, che deve essere utile a tutto il territorio veneto.”

16/07/2020 - 11:06

Morra convochi al più presto le audizioni in Commissione Bicamerale

Dichiarazione on. Nicola Pellicani componete Pd Commissione Antimafia

In Veneto non è più rinviabile l'istituzione di una Commissione Antimafia in Consiglio Regionale. L'inchiesta e gli arresti di ieri sono solo la conferma di come il fenomeno mafioso sia una realtà articolata e radicata, con la quale dobbiamo fare i conti”.  Così l’on. Nicola Pellicani, esponente del Pd in Commissione Antimafia.  Per Pellicani “serve quindi un luogo istituzionale dove approfondire e studiare il problema, per adottare le misure necessarie per fronteggiare la presenza della criminalità organizzata in Veneto.”

Secondo l’esponente del Pd “si tratta di un  fenomeno che, come confermano le inchieste di questo ultimo anno, è presente da decenni. I primi segnali sono arrivati con la Mafia del Brenta del boss Felice Maniero, quasi quarant'anni fa. Dall'inizio del 2019 ad oggi la DDA di Venezia, che ringrazio assieme alle Forze dell'Ordine, sta svolgendo un lavoro straordinario, conducendo sei grandi inchieste tra Venezia, Padova, Verona, che hanno portato a quasi 200 arresti, con accuse che vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso al voto di scambio, oltre che truffe, rapine, spaccio di droga, riciclaggio, false fatturazioni, usura e corruzione.” Pellicani ha inoltre chiesto che “la Commissione Bicamerale Antimafia intervenga immediatamente. Il Presidente Morra convochi al più presto in audizione il Procuratore della DDA di Venezia, il Prefetto di Venezia e i rappresentanti delle Forze dell'Ordine, impegnate nelle inchieste in Veneto. È importante – ha concluso Pellicani-  il massimo impegno da parte di tutti per contrastare la criminalità organizzata, diffondere la cultura della legalità e combattere il negazionismo e l'omertà, a maggior ragione in questo momento di crisi dovuta al Covid-19, che favorisce le infiltrazioni delle mafie nell'economia, nella società e nella politica, come dimostrano gli ultimi dati della Guardia di Finanza e gli allarmi lanciati in questi mesi dal Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho e dal Ministro dell'Interno Luciana Lamorgese.

09/07/2020 - 14:15
“È stato accolto alla Camera un mio Ordine del Giorno al Decreto Rilancio relativo alle affittanze turistiche, per contrastare lo spopolamento dei centri storici delle città d’arte e favorire la residenza.
A Venezia, come in moltissimi centri storici in particolare delle grandi città d'arte, va riconsiderata la monocultura turistica.
Oggi sono tantissimi i palazzi interamente adibiti ad affittanze turistiche, chiusi, svuotati. Servono misure immediate per aiutare gli operatori del settore e una parallela attività per richiamare i turisti. La crisi del comparto turistico ci costringe ora a ripensare l'idea di città che è stata portata avanti in questi anni, con un numero di presenze a Venezia totalmente fuori controllo.
La gestione dei flussi turistici è un tema che va affrontato sotto diversi aspetti, e restituire parte del patrimonio immobiliare di Venezia alla residenza è uno dei più importanti.
Per questo bisogna introdurre vantaggi fiscali, abbassando la cedolare secca, portandola ad esempio al 5% per chi affitta a residenti, city user, studenti, che vivano in città almeno un anno. Un modo per rilanciare l'economia e la vita di Venezia e di tutti i centri storici”. Lo dichiara Nicola Pellicani, Deputato PD.

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