Le dichiarazioni di Ignazio La Russa sono gravi e inaccettabili, soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della Festa della Liberazione. Non esiste alcuna “pacificazione” possibile che passi per l’equiparazione tra partigiani e repubblichini. È una forzatura storica e morale che offende la memoria della Resistenza e tradisce i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. I partigiani hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la dignità del Paese; i militanti della Repubblica Sociale Italiana hanno scelto di stare dalla parte di un regime complice del nazismo e responsabile di persecuzioni, repressione e violenze, non spettatori, ma complici attivi nella persecuzione degli ebrei.
Mettere queste esperienze sullo stesso piano non è un gesto di riconciliazione: è un tentativo di riscrivere la storia e di indebolire il significato profondo del 25 aprile. Ed è tanto più grave se a farlo è chi dovrebbe rappresentare le istituzioni repubblicane nate proprio dalla sconfitta del fascismo.
La verità storica non è negoziabile: la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza. Chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ricordarlo con rispetto e senza ambiguità.
Così in una nota Federico Fornaro, deputato Pd, Presidente della Giunta delle elezioni.
“Ricordare Amendola nel centenario della morte significa in primo luogo non dimenticare che cosa è stato il fascismo, la sua natura violenta e autoritaria, altro che ‘Mussolini ha fatto anche cose buone’. Condurrà una battaglia senza quartiere sia in Parlamento sia delle colonne de ‘Il Mondo’, contro la violenza squadrista. Amendola, liberale intransigente, non si farà mai intimidire. Nonostante il 26 dicembre del 1923 fosse stato bastonato dai fascisti darà vita l’anno successivo all'Unione nazionale a cui aderiranno figure importanti e intellettuali dell'epoca tra cui Calamandrei e Rossi. Sarà tra i promotori dell'Aventino e forse dovremmo provare anche a riflettere meglio su quell'esperienza che oggi giudichiamo in maniera retrospettiva in modo negativo. Credo che la scelta legalitaria che fecero Amendola e Turati fosse una scelta giusta e in piena coerenza con quella di Giacomo Matteotti non rispondere alla violenza con la violenza. A loro venne a mancare l’apporto del capo dello Stato, il re, che tra la legalista e il fascismo scelse il secondo. In una lettera a Turati nel dicembre 1925 auspicava che ‘i figli e i nipoti benediranno la memoria di colori che non disperarono e che nel folto della notte più buia testimonieranno per l’esistenza del sole’. Se oggi viviamo nel sole della democrazia repubblicana, lo dobbiamo a uomini come Giovanni Amendola a cui oggi doverosamente abbiamo reso omaggio”.
Così Federico Fornaro, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula per commemorare la figura di Giovanni Amendola.
“È stato un segnale brutto, un precedente altrettanto grave”. Così Federico Fornaro, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera e componente della Giunta per il Regolamento, interviene sul voto relativo allo scudo parlamentare per Giusy Bartolozzi, avvenuto con l’assenza di dieci deputati dell’opposizione colpiti da “provvedimenti disciplinari ingiusti e sproporzionati” per aver impedito lo svolgimento di una conferenza stampa sulla ‘remigrazione’, con esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra.
“Non ci sono stati atti violenti – afferma l’esponente dem - neanche verbalmente violenti: si è trattato di una protesta non violenta, condotta nel pieno rispetto delle istituzioni per difendere il Parlamento dall’ingresso di figure riconducibili a posizioni neofasciste, alcune dichiaratamente anche neonaziste. Non possono entrare: la dodicesima disposizione transitoria e finale della Costituzione è chiara, vieta la ricostituzione del partito fascista”.
“La nostra battaglia – conclude Fornaro - continuerà nelle sedi istituzionali. Abbiamo chiesto la convocazione urgente della Giunta per il Regolamento per definire meglio confini e perimetri sanzionatori. È necessario chiarire in modo netto la differenza tra comportamenti violenti e non violenti perché così si rischia di comprimere il ruolo dell’opposizione e alterare il corretto funzionamento democratico delle istituzioni”.
Oggi ci troviamo di fronte ad un voto importante sullo scudo parlamentare per Giusi Bartolozzi con ben dieci esponenti della opposizione non presenti in Aula a causa di provvedimenti disciplinari ingiusti e sproporzionati adottati nei giorni scorsi.
Chiediamo la convocazione urgente della Giunta del Regolamento affinché possa pronunciarsi in merito all'applicazione dell'articolo 60 comma 4 nel combinato disposto con il comma 3 per interpretare questa norma e meglio delimitarne il perimetro, tenuto conto della necessità a nostro giudizio di verificare un diverso sistema sanzionatorio tra comportamenti non violenti e comportamenti verbali o fisici violenti.
Così Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati e componente della Giunta del Regolamento, intervenendo in Aula.
“La maggioranza degli italiani hanno detto con chiarezza che la costituzione non si cambia a colpi di maggioranza senza accettare il confronto parlamentare con le opposizioni e non si può mettere in discussione il principio fondante dell’indipendenza della magistratura e della separazione dei poteri.
E’ stata sconfitta l’arroganza della destra e ha vinto la Costituzione e la difesa dello spirito dell’articolo 138.
Hanno vinto i tanti giovani che oggi con più forza ci chiedono di attuare la Costituzione per un paese migliore e più accogliente per le giovani generazioni”.
“Nel 2013 Giorgia Meloni auspicò le dimissioni della ministra PD Josefa Idem, colpevole di aver eluso il pagamento di un tributo locale.
La sua sosia oggi, diventata Presidente del Consiglio, non vede la chiara violazione da parte del sottosegretario Delmastro del principio contenuto nell’articolo 54 della Costituzione che impone ai cittadini ai cui sono affidate funzioni pubbliche di adempierle con disciplina e onore.
Che cosa deve ancora venire fuori affinché la Presidente Meloni chieda le dimissioni di Delmastro?
Altro che manine occulte.
Più il tempo passa, più può legittimamente crescere nell’opinione pubblica il dubbio che la difesa d’ufficio dei comportamenti del sottosegretario della Giustizia nasconda altro.
Presidente Meloni accompagni Delmastro all’uscita dal Governo coerentemente alle sue posizioni del 2013: ne guadagnerebbero le istituzioni della nostra Repubblica che non possono più tollerare quanto sta emergendo ogni giorno”
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati
“Gli aumenti dei carburanti a causa della guerra in Iran voluta da Trump e Netanyahu stanno mettendo in crisi i bilanci delle famiglie italiane e di molte imprese.
Di fronte a questa grave situazione il governo balbetta e resta immobile, troppo distratto dalla campagna referendaria.
La via maestra è quella della sterilizzazione delle accise per dare sollievo ai consumatori.
Il governo Meloni si sbrighi perché ogni giorno che passa è peggio”.
Lo scrive in una nota Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati.
La maggioranza si accontenta di un maquillage senza visione.
"La nostra astensione è un atto di dignità politica. In prima lettura il Pd aveva votato a favore, come atto di responsabilità istituzionale, nella speranza che il passaggio al Senato potesse trasformare una timida manutenzione ordinaria in una riforma capace di guardare al futuro. Abbiamo trovato invece una chiusura totale, pregiudiziale e sorda. Un metodo che ignora il dialogo necessario per qualsiasi modifica costituzionale". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato del Pd Federico Fornaro, componente della Commissione Affari costituzionali, annunciando il voto di astensione del Gruppo del Partito Democratico sul provvedimento di modifica dello Statuto della regione Trentino-Alto Adige.
“Nel merito - ha sottolineato l’esponente dem - gli emendamenti presentati dal Pd sono stati sistematicamente bocciati dalla maggioranza: il mancato riconoscimento formale dell'Euregio, realtà già operativa su trasporti, sanità, cultura e ricerca; il trasferimento dalla Giunta al Consiglio provinciale della competenza a impugnare le leggi statali in contrasto con lo Statuto, un vulnus democratico che riduce l'autonomia a un affare di maggioranza e il rifiuto di inserire norme sulla parità di genere nelle istituzioni, un no ideologico e anacronistico”.
“Sul metodo - ha concluso Fornaro - questa riforma è figlia di un accordo blindato tra i vertici delle Province e il governo. Si è scavalcato il Parlamento, si sono ignorati i territori, si sono zittite le opposizioni. L'autonomia speciale è uno strumento di coesione. Votatela voi la vostra riforma senza anima. Noi continuiamo a stare dalla parte della partecipazione, della trasparenza e della dignità dei territori".
“Le regole del gioco si decidono insieme. È importante che la riforma del regolamento della Camera sia stata approvata senza alcun voto contrario. Siamo davanti a una riforma organica, frutto di un lavoro fatto fuori dalla contingenza quotidiana”. Così Federico Fornaro, nel corso della Conferenza stampa di presentazione della riforma del Regolamento della Camera dei deputati approvata ieri dall’aula di Montecitorio.
Secondo Fornaro, la modifica del Regolamento rappresenta un passaggio essenziale “per dare una risposta alla crisi del parlamentarismo, cioè alla perdita di centralità del Parlamento che andrà a vantaggio di una maggiore efficacia e trasparenza” e per superare una stagione segnata da “una sorta di monocameralismo di fatto”, rafforzando la coerenza con il bicameralismo paritario previsto dalla Costituzione.
Nel merito, la riforma interviene in modo equilibrato sul processo legislativo, coinvolgendo maggioranza, opposizione, Governo, gruppi parlamentari, singoli deputati e cittadini. Tra i punti qualificanti: il voto a data certa, l’abolizione delle 24 ore di stop dopo la posizione della questione di fiducia, la razionalizzazione del lavoro parlamentare; il rafforzamento dello Statuto delle opposizioni e del ruolo del Comitato per la legislazione; il potenziamento del controllo parlamentare sul Governo; una maggiore incisività del sindacato ispettivo, con l’obbligo di risposta alle interrogazioni a risposta scritta entro 45 giorni; norme antitrasformismo nel rispetto del vincolo costituzionale.
Previsti inoltre strumenti per riequilibrare i rapporti tra esecutivo e legislativo, tutele rafforzate per le minoranze, il voto a data certa e il superamento di alcune prassi come la seduta fiume per le leggi costituzionali e per la riforma della legge elettorale, che saranno in vigore dalla prossima legislatura. Rafforzato anche l’iter delle proposte di legge di iniziativa popolare, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo dei cittadini.
“Si è determinato un equilibrio corretto tra i diversi soggetti che intervengono nel procedimento legislativo - ha aggiunto l Fornaro - è una riforma fatta con il ‘velo dell’ignoranza’, senza conoscere i ruoli che ricopriremo nella prossima legislatura: proprio per questo è una riforma nell’interesse delle istituzioni. Un intervento vero, serio, animato dalle migliori intenzioni, nell’interesse supremo del corretto funzionamento delle istituzioni repubblicane”, conclude Fornaro.
Il Partito Democratico ha avallato la richiesta di un’informativa del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sulla violenza politica. Lo ha detto intervenendo in Aula Federico Fornaro componente dell’ufficio di presidenza del gruppo del Pd.
“Alla richiesta di un'informativa del Ministro Piantedosi sulla questione della violenza politica, io sarei potuto non intervenire, condividendo dalla prima all'ultima riga le parole del collega Bonelli, a cui va la solidarietà dell’intero gruppo del Pd. Però sento, come altri che hanno vissuto la stagione degli anni di piombo, una responsabilità maggiore”.
Fornaro richiama il peso delle parole e la memoria di quegli anni: “La violenza non si esprime solo con le armi, non si esprime soltanto con atteggiamenti, ma anche e soprattutto con le parole. Le parole sono pietre, sono pietre che colpiscono, e noi tutti abbiamo la responsabilità di non dimenticare questo”.
Un passaggio è dedicato esplicitamente alle Brigate Rosse e alla lezione istituzionale di quella stagione: “Nessuno della Democrazia Cristiana, partito di governo, provò ad abusare dell'etichetta di Brigate Rosse per criminalizzare i partiti della sinistra. Io credo che questa lezione vada imparata, vadano distinti i comportamenti e individuate con chiarezza le responsabilità che sono come allora fuori dall'aula parlamentare”.
“Le grandi forze politiche di quel periodo scelsero la strada della collaborazione istituzionale per sconfiggere la violenza, non cercando di strumentalizzare. Il nemico della violenza politica deve rimanere fuori da queste aule, fuori dalle istituzioni democratiche”.
Infine il riferimento ai social: “Noi oggi abbiamo un nemico in più. Lo dico non per criminalizzare questo strumento, ma sono i social. Dobbiamo avere più attenzione ai commenti che stanno sotto questi nostri post e abbiamo il diritto e dovere di cancellare quelli che inneggiano alla violenza”.
“Nel novembre 1973 dopo una sentenza di primo grado il ministro dell’Interno Emilio Taviani sciolse Ordine Nuovo per violazione della legge Scelba sul divieto di ricostituzione del Partito nazionale Fascista, previsto dalla XII norma transitoria della nostra Costituzione.
Dopo la sentenza di Bari che ha condannato una dozzina di militanti di CasaPound per lo stesso reato, il ministro dell’Interno Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga Casapund, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione.
Il tempo delle parole è finito”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del Partito Democratico della Camera dei Deputati.
“E’ inaccettabile che il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia stili la lista di proscrizione con tanto di nomi e cognomi di alcuni giudici della Cassazione che si sono legittimamente pronunciati a favore del cambio del quesito referendario.
Le liste di proscrizione appartengono ai sistemi autoritari e soprattutto alimentano un odio personale pericoloso e inaccettabile.
L’indipendenza della magistratura è una delle fondamenta della nostra Costituzione è atteggiamenti come quello di Bignami attestano senza ombra di dubbio il vero obiettivi del centrodestra: attaccare con la riforma costituzionale sulla giustizia la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura come nei più classici modelli di democrazia illiberale”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro (PD) della Commissione affari costituzionali della Camera dei Deputati.
“Il governo ha paura dell’esito del referendum e sta limitando il diritto di voto dei fuorisede”. Così, in Aula alla Camera, il deputato democratico Federico Fornaro è intervenuto per motivare il voto contrario del PD al decreto referendum. “Negare il voto ai fuori sede è una decisione gravemente antidemocratica. Il decreto referendum esclude consapevolmente il voto dei fuori sede, nonostante questa modalità sia già stata sperimentata con successo alle elezioni europee e al referendum sul lavoro. Le motivazioni fornite dal Governo non reggono. Non esistono problemi tecnici: la questione riguarda esclusivamente le tempistiche. Ma i tempi li ha decisi il governo stesso, che ha scelto di accelerare la data del referendum senza tenere conto delle condizioni necessarie per garantire il voto ai fuori sede. Non è quindi un limite tecnico, ma una precisa responsabilità politica del Consiglio dei ministri, che ha deliberatamente impedito a studenti, lavoratori e persone fuori sede per motivi di salute di esercitare pienamente il proprio diritto costituzionale. La stessa logica si ripropone sul voto degli italiani all’estero, dove il dimezzamento dei fondi per le campagne informative rappresenta un ulteriore ostacolo alla partecipazione. Nel complesso, il governo sta nei fatti restringendo l’esercizio del diritto di voto per paura del giudizio degli elettori e del rischio di vedere bocciata l’unica riforma finora approvata. E’ una sconfitta della politica. Per queste ragioni il Partito Democratico ha espresso voto contrario al decreto referendum”.
“I danni catastrofici in Sicilia non sono un problema dei siciliani ma un’emergenza nazionale a cui il Governo non sta rispondendo adeguatamente.
All’eccezionalità degli eventi atmosferici si sarebbe dovuto rispondere subito con altrettanta forza e determinazione e non limitarsi a un primo stanziamento inferiore a un decimo della prima stima dei danni.
La dimensione delle necessità pubbliche e private è tale da richiedere uno sforzo straordinario nella ricerca dei fondi per la ricostruzione.
Non bastano le parole e le promesse ma atti coraggiosi come quelli di utilizzare per la Sicilia e per le altre regioni colpite i fondi destinati al Ponte di Messina.
Se ne faccia una ragione il ministro Salvini ma non ci sono alternative concrete e prontamente attuabili”.Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera.
“ Dopo le rivelazioni dell’inchiesta di Report su presunti condizionamenti sulla sentenza della Cassazione del 2014 che assolse l’imprenditore svizzero Stephan Ernest Schmidheiny dall’accusa di disastro ambientale relativa alla produzione di amianto nello stabilimento Eternit di Casale Monferrato, per cui era stato condannato a 18 anni di carcere, vi è assoluta necessità di fare chiarezza e soprattutto di riaffermare il diritto della comunità di Casale Monferrato e del casalese di avere giustizia.
Lo dobbiamo alle migliaia di morti, alle loro famiglie, a tutti coloro che stanno
ancora lottando contro il mesotelioma e anche al principio costituzionale che nessuno è al di sopra della legge, anche se protetto da una rete internazionale tutta da scoprire nella sua pervasività e capacità di influenzare le decisioni magistratura.
Il Parlamento e il Governo italiani non possono rimanere inerti di fronte alla gravità di quanto emerge dal prezioso quanto inquietante lavoro d’inchiesta di Report”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei Deputati