“Invece che intervenire quotidianamente su tutto ciò che non è di sua competenza, il Ministro per le Infrastrutture e i Trasporti Matteo Salvini dica una volta per tutte quando intenda adempiere al decreto legge 131 del 16 settembre 2024 che imponeva al Governo di emanare entro il marzo 2025 il decreto attuativo per dare direttive e normative certe ai Comuni sulle quali fare i bandi per le concessioni balneari. Senza decreto è totale caos e i Comuni sono nell’impossibilità di indire i bandi senza incorrere in ricorsi e conseguenze pesanti. E’ trascorso un altro anno dall’ultima scadenza ignorata dall’esecutivo Meloni, che in quasi quattro anni ha riservato al settore balneare, un comparto che rappresenta il 30% del Pil turistico italiano, solamente promesse vuote mai mantenute”. Così il deputato del Partito Democratico Andrea Gnassi, che ha presentato una nuova interrogazione allo stesso ministro Salvini.
“Mentre i Comuni sono stati ripetutamente sollecitati ad ottemperare alle previsioni normative sia da parte della Corte dei Conti, sia da parte dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, l’atteso decreto non è stato ancora adottato, nonostante Salvini abbia più volte garantito la sua adozione e continui a fare solo improbabili annunci.
Chiediamo una volta per tutte al Governo di fare chiarezza, di emanare il Decreto e di convocare un tavolo con enti locali e Regioni per capire come il nostro Paese possa uscire da questa situazione creata con totale insipienza e disinteresse e rilanciare il turismo balneare”, conclude Gnassi.
“I numeri del primo esame nazionale per le guide turistiche non sono una selezione di qualità, ma la certificazione del fallimento politico e amministrativo della Ministra Santanchè. Con appena 230 idonei su oltre 29 mila domande — un tasso di successo dello 0,7% — siamo davanti a un sistema che non funziona e che umilia migliaia di aspiranti professionisti. Il Ministero ha ignorato i gridi d’allarme delle associazioni di categoria e del Partito Democratico, preferendo un impianto d’esame nozionistico, mnemonico e del tutto scollegato dalle reali competenze richieste dal mercato. Un concorso che, dopo anni di attesa, abilita un numero così esiguo di nuovi professionisti non può essere considerato un successo amministrativo, ma piuttosto il segnale di un sistema che fatica a formare, aggiornare e rinnovare le competenze necessarie a valorizzare il patrimonio culturale nazionale. È inaccettabile che in un Paese dove il turismo genera il 13% del PIL, si affronti il ricambio generazionale con criteri enciclopedici invece di valorizzare i titoli universitari e le competenze linguistiche, conoscenza della storia italiana e dei suoi territori.”
“Con l’interrogazione depositata oggi chiediamo alla Ministra di rivedere immediatamente i requisiti di accesso e le modalità delle prove. Questa riforma, centrata su una figura di guida ‘generalista’ che calpesta le specializzazioni territoriali e il ruolo delle Regioni, rischia di abbassare gli standard dell’offerta culturale italiana e di spalancare le porte all’abusivismo. Non si può gestire un settore strategico per l’Italia con interventi propagandistici e una burocrazia cieca che blocca il lavoro invece di incentivarlo. La Ministra esca dall’isolamento, apra un confronto reale con i territori e le associazioni e rimedi a un bando che, allo stato attuale, rappresenta un danno economico e d'immagine per l’intero patrimonio nazionale: servono politiche industriali serie sul turismo, che sanno investire anche sul fronte dell’accoglienza e dei servizi e quindi sulle guide rustiche italiane. Non prove mnemoniche su siti marginali che escludono chi ha studiato per valorizzare l'Italia e le sue destinazioni.”
Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico.
Senza piano straordinario assunzioni polizia dl sarà nuovo fallimento
“Per coprire i propri fallimenti, Meloni, Piantedosi, Salvini e tutto il centrodestra stanno mettendo in atto un cinico scaricabarile della paura”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico. “Sulla sicurezza la destra ha fatto la campagna elettorale e il Governo propaganda quotidiana. Oggi, dopo 4 anni di Governo Meloni parlano i fatti. Reati, paura, città lasciate sole. Oggi che sono i fatti che parlano di un bilancio fallimentare. Le assunzioni nelle forze di polizia sbandierate dal Ministro dell’Interno e dalla Presidente del Consiglio non riescono nemmeno a coprire il turnover. Nei territori lo Stato arretra: meno agenti, meno presidi, meno controllo” prosegue Gnassi, evidenziando: “Nelle grandi città come nelle medie, nelle aree interne diminuisce la presenza delle forze dell’ordine mentre aumentano i reati, crescono furti, rapine e aggressioni. Questa è la realtà, non la propaganda. E per coprire ciò si alimenta paura, si fa l’ammuina di inventare nuovi reati e nuove aggravanti, ma nel contempo i reati stessi aumentano e si scaricano le responsabilità sugli amministratori locali. Mettessero più forze di polizia in strada, adeguassero stipendi da fame, mettessero risorse in tecnologia per la video sorveglianza. La sicurezza non si costruisce con i titoli di giornale o con norme bandiera. Si costruisce con più uomini e donne in divisa, con un piano straordinario di assunzioni, con risorse e mezzi adeguati. Senza questo piano, ogni nuovo provvedimento annunciato dal Governo – incluso quello atteso al prossimo Consiglio dei Ministri – è destinato a essere l’ennesimo fallimento”.
Una delegazione del gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera si è recata questa mattina in Piazza Mignanelli alla camera ardente di Valentino. Erano presenti i deputati Simona Bonafè, Andrea Gnassi e Alberto Pandolfo. «Siamo qui per salutare un grande italiano, un maestro della moda che con le sue creazioni ha portato alto il nome del nostro Paese in tutto il mondo. Il suo sogno e la bellezza della sua arte hanno arricchito il patrimonio culturale italiano. Ci stringiamo al dolore di tutti coloro che lo hanno amato», hanno dichiarato uscendo dalla Fondazione Garavani e Giammetti
“Il 2026 rischia di essere l’anno della scomparsa per molte imprese della moda, altro che i falsi proclami di Meloni e Urso sulla promozione del Made in Italy nel mondo. La Legge di Bilancio non prevede alcun sostegno al settore e il governo ha bocciato le proposte dell’opposizione, lasciando imprese e lavoratori soli di fronte a crisi, dazi e concorrenza internazionale con Cina e Usa sempre più agguerriti. Solo alcune norme su appalti e subappalti sono state corrette grazie all’iniziativa parlamentare del Pd, evitando di legalizzare lo sfruttamento del lavoro. Ma dell’annunciato tavolo di settore non è seguito nulla. Nel frattempo calano gli ordini, aumentano i costi e molte vertenze restano sospese. Export e innovazione restano bloccati da norme confuse volute dal governo e contestate dalle imprese. Serve un cambio di rotta concreto sulla moda”. Lo dichiarano Andrea Gnassi e Simona Bonafè (Pd) alla vigilia del tavolo convocato domani al Mimit sulla crisi Aeffe (Alberta Ferretti). “Chiediamo al ministro Urso – sottolineano a riguardo i dem – di mettere in campo tutte le misure necessarie per dare una prospettiva industriale all’azienda e salvaguardare i posti di lavoro, garantendo un vero tavolo con parti sociali, azienda e Regione Emilia-Romagna. Servono ammortizzatori sociali adeguati, ampliamento della cassa integrazione per i lavoratori delle imprese dei settori della moda e di quelli correlati come stabilito in Conferenza delle Regioni con Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, contributi a fondo perduto per le imprese che hanno subito un forte calo di fatturato, incentivi agli investimenti in ricerca, innovazione, transizione ecologica e digitale, oltre alla sospensione delle imposte e delle rate dei mutui per tutto il 2025”. “Il rilancio del settore non può passare solo da licenziamenti e tagli. Serve una strategia industriale seria, capace di tutelare il lavoro e rafforzare la competitività del Made in Italy. Agli slogan e alla propaganda devono finalmente sostituirsi scelte concrete.”
«Il Governo ha approvato un decreto forte nel titolo ma debolissimo nei contenuti e ha messo l’ennesima fiducia per fuggire da un confronto sul merito», ha dichiarato Andrea Gnassi intervenendo in Aula sul voto di fiducia al decreto Transizione 5.0.
«Manca totalmente una visione di politica industriale e una strategia energetica nazionale. La transizione viene ridotta a un elenco disorganico di crediti d’imposta,ha detto Gnassi, ricordando che «in tre anni di Governo sono aumentati i prezzi dell’energia, le bollette per famiglie e imprese e l’incertezza normativa apre scenari per speculazioni e ferite al paesaggio italiano». Gnassi ha denunciato «il taglio alle risorse del PNRR e alle comunità energetiche rinnovabili, definanziate del 64 per cento», sottolineando che «il Governo ha smontato la principale misura industriale del PNRR sulla transizione energetica, tagliandola di quasi 4 miliardi di euro e lasciando oggi le imprese in lista d’attesa». Si devono produrre 80 gigawatt da fonti rinnovabili. Per noi questo è un obiettivo inderogabile. Le rinnovabili sono leva per cambiare il paradigma industriale della produzione di beni e servizi. Ma il governo non fa nulla sull assalto speculativo ai territori più fragili dove mega impianti possono devastare per sempre paesaggi, bellezza, borghi. È proprio l’art 9 della costituzione che tutela il paesaggio. Vanno coinvolti enti locali, territori regioni nella pianificazione di aree realmente vocate. I grandi impianti vanno fatti dove conviene all Italia , non a grandi fondi che investono come se le rinnovabili fossero prodotti finanziari. Oggi, ci sono tecnologie, istituti di ricerca autorevoli che individuano con dati certi aree e spazi. 14 milioni sono gli edifici elevati dopo gli anni 60, su cui mettere pannelli. Strutture pubbliche, parcheggi, aree oggetto di bonifica, cave, miniere dismesse, green belt cioè aree attigue a strade e autostrade e infrastrutture varie (dove ricade benzene e PM 10) sommano 800mila e di ettari di aree utilizzabili localizzabili, circa 10.000 KM2. Si può partire domani mattina con le rinnovabili senza devastare il paesaggio .
Con l’aggiunta poi che avete fatto di Transizione 5.0 un imbuto burocratico che blocca gli investimenti e alimenta la sfiducia delle imprese che vogliono innovare », ha concluso Gnassi. «Per queste ragioni il Partito Democratico ha votato contro questo provvedimento».
"La risposta arrivata dal Governo in Commissione qualche giorno fa non chiarisce le reali conseguenze del taglio alle risorse PNRR destinate alle Comunità Energetiche Rinnovabili. La riduzione del 64% dei fondi – da 2,2 miliardi a 795 milioni – rischia di compromettere progetti già pronti e di colpire duramente i territori. Gli effetti saranno a dir poco devastanti in una regione come l’Emilia-Romagna, dove Comuni, enti locali e comunità energetiche hanno investito tempo e risorse in progettualità concrete oggi messe seriamente in discussione. Il superamento formale del target di potenza non garantisce che tutti i progetti possano essere finanziati, né chiarisce come il Governo intenda sostenere le CER oltre l’orizzonte del PNRR. La proroga dello sportello non basta a compensare un taglio così pesante: si tratta di una scelta politica”. Così il deputato democratico Andrea Gnassi, componente della Commissione Attività produttive della Camera. “Le Comunità Energetiche – prosegue Ganssi - sono uno strumento strategico per la transizione energetica e per ridurre i costi di famiglie e imprese. Per questo chiediamo al Governo un impegno chiaro: raccogliere l’appello che viene da consumatori e imprese del mondo produttivo, per rifinanziare la misura e intervenire per prorogare o eliminare il termine per l’erogazione degli incentivi a sostegno della costituzione di Comunità Energetiche Rinnovabili, attualmente fissata al 31 dicembre 2027. Le Comunità Energetiche, diffuse e concrete, attivano processi partecipativi tra cittadini e imprese e consentono benefici concreti in termini di produzione energetica e risparmi, con ricadute reali nei territori. È una via diversa da quella dei grandi fondi, i cui progetti, se non pianificati coinvolgendo regioni e territori e se non collocati in aree vocate e idonee, diventano un prodotto finanziario che con mega impianti può sfregia irreparabilmente i paesaggi e i territori stessi” sottolinea Gnassi: “Gli obiettivi di produzione da fonti rinnovabili entro il 2030 dati dal Pniec (Piano nazionale integrato energia e clima) devono essere inderogabili”.
“Il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco è una notizia che ci riempie d’orgoglio. È il coronamento di un percorso lungo, fatto di tradizioni, competenze, creatività e lavoro quotidiano. Una vittoria dell’Italia e degli italiani: di chi coltiva, produce, trasforma, cucina e accoglie. L’agroalimentare è da sempre una punta di diamante del nostro Made in Italy; la ristorazione è un vero e proprio settore industriale strategico, capace di generare ricchezza, occupazione, turismo e cultura. Parliamo di 328 mila imprese, 60 miliardi di fatturato diretto e oltre un milione e mezzo di lavoratrici e lavoratori: una filiera complessa e integrata, strettamente connessa all’enogastronomia e al turismo, che ogni giorno porta l’Italia nel mondo. Adesso, dopo questo traguardo così importante e significativo, serve un cambio di passo e scelte all’altezza: Prendiamo questo riconoscimento non per considerarci arrivati ma per dare sostanza e seguito ; convochiamo gli attori veri del sistema delle filiere agroalimentari e della ristorazione e facciamo una legge, a partire appunto da una legge sulla ristorazione che introduca norme di sistema, con una strategia vera, investimenti adeguati e strumenti concreti per affrontare le sfide dell’innovazione, del lavoro, della sostenibilità e dell’internazionalizzazione. Oggi l’Unesco certifica ciò che il mondo già sapeva: la cucina italiana è un patrimonio unico, un bene comune, un elemento identitario che unisce generazioni, territori e culture. Ora tocca alla politica dimostrarsi all’altezza di questo riconoscimento, sostenendo davvero chi ogni giorno contribuisce a renderlo possibile.
Il Partito Democratico c’è” così i deputati democratici, componenti della commissione attività produttive della camera, Andrea Gnassi, Alberto Pandolfo e Vinicio Peluffo.
“La gestione del lupo e dei canidi derivanti dai processi di ibridazione del lupo stesso non è più rinviabile. Sono molti ormai i sindaci e gli amministratori locali, soprattutto di aree interne o rurali, che invitano governo e Parlamento ad assumere iniziative concrete a fronte di una presenza della specie che in alcune aree è decisamente in sovrannumero creando problemi di sicurezza ed arrecando danni ingenti ad allevatori ed insediamenti rurali anche con l'uccisione di animali da affezione. Hanno ragione gli amministratori, occorre guarda in faccia la realtà poiché non si può archiviare il problema confinandolo nell'alveo della percezione del pericolo”.
Lo dichiarano i deputati del Pd Andrea Gnassi e Stefano Vaccari.
“Si tratta di intervenire - aggiungono - evitando conflitti e superando le posizioni ideologiche e propagandistiche, sia delle destre che degli animalisti. Si tratta di intervenire usando sia criteri scientifici sul rilevamento e sia quei dati di realtà laddove questi evidenziano ormai situazioni contingibili e urgenti tanto che è messa in discussione persino la sicurezza di persone e animali domestici. Il Pd ha presentato una proposta di legge che interviene sulla prevenzione, sul monitoraggio costante, sulle tutele da attivare, sui risarcimenti immediati ed anche su una gestione attiva che prevede eventuali catture, sterilizzazione ed abbattimenti nel segno delle indicazioni europee e nel rispetto delle valutazioni della scienza. Ciò che non si può fare - concludono - è rimanere fermi ed attendere gli eventi”.
“Le gravi e preoccupanti vicende societarie del Rimini Football Club necessitano di adeguato chiarimento in sede istituzionale da parte dei ministri della Giustizia, dell’Interno e dello Sport. Mi riferisco in particolare all’accordo di compravendita di azioni tra la società DS Sport e la società Building Company S.r.l al prezzo di un euro. Quote azionarie sulle quali grava un sequestro del Tribunale delle imprese di Milano, con la nomina di un custode giudiziario. Un acquisto, quello della Building Company, che ha suscitato forti perplessità circa la sua solidità economico-finanziaria e le modalità di acquisizione della società calcistica. A novembre, poi, la Building Company ha annunciato la cessione delle quote societarie all'imprenditore campano, Nicola Di Matteo, che nel 2019, da AD del Teramo, era stato al centro di forti polemiche per alcune sue affermazioni sul tema camorra (‘è una scelta di vita, loro hanno sempre rispetto nei miei confronti e io per loro’). Dichiarazioni che portarono ad una sospensione da ogni evento ufficiale dopo una segnalazione alla Procura Federale. Chiediamo che il Governo attivi tutte le azioni necessarie volte a verificare i diversi passaggi di proprietà ed eventuali profili di legittimità e investa anche la locale Prefettura affinché vigili sull’ottemperanza alle normative preposte al contrasto di ogni tipo di azione fuori dal perimetro rigoroso delle norme e che siano attivate tutte le procedure atte a prevenire eventuali infiltrazioni della criminalità nell’economia legale”.
Così il deputato dem, Andrea Gnassi, promotore dell’interrogazione sottoscritta anche da Mauro Berruto, responsabile Sport, e Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd. L’interrogazione verrà riproposta anche in commissione Antimafia.
“Sulla tassa di soggiorno e sul turismo, il governo dell’autonomia differenziata dimostra ancora una volta di essere autonomo solo nel togliere. Toglie risorse proprie dei Comuni per tenersene la differenza a Roma”. Lo dichiara in una nota Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico ed ex sindaco di Rimini.
“L’imposta di soggiorno – spiega l’esponente dem – è nata per finanziare i costi diretti generati dai flussi turistici: dalla mobilità al decoro urbano, dai rifiuti alla tutela ambientale e alla depurazione delle acque. Invece il governo, con un’operazione surreale e mirata, priva proprio le città turistiche di risorse ormai vitali. È una strategia chiara: mentre il centrodestra, sia con la ministra Santanchè che con proposte di legge parlamentari di pura facciata, sbandierano l’importanza del turismo e delle città turistiche, di fatto poi, toglie concretante ai territori ciò che serve per sostenere i servizi e progetti essenziali. Come Partito Democratico presenteremo una proposta di legge strutturata che definisca fondi e criteri per garantire risorse stabili alle città a vocazione turistica. Siamo pronti a lavorare con tutte le forze parlamentari per soluzioni condivise".
“La tassa di soggiorno – conclude Gnassi - è l’unico brandello di autonomia fiscale rimasto ai Comuni e il governo non la può usare per finanziare spese statali previste per legge come il Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità. Serve semmai dare ai Comuni più libertà di utilizzo, anche per la sicurezza o l’alloggio delle forze dell’ordine. Daremo battaglia in Parlamento e nel Paese perché le città turistiche non siano penalizzate e perché lo Stato garantisca i servizi essenziali come previsto dalla legge”.
“Vergognosi e ridicoli gli attacchi al sindaco di Rimini Jamil Sadhegolvaad che ha detto no al governo israeliano della guerra e del massacro”
Sulla Palestina è evidente che anche oggi c’è chi vuole fare confusione e usare le violenze di alcuni per oscurare le manifestazioni enormi di questi giorni. E lo si fa per assecondare di fatto Trump e Netanyahu e il governo di quest’ultimo; che vuole radere al suolo la Palestina, prendersi le sue terre, continuare il massacro di innocenti. Hamas va combattuta in ogni modo, anche con la forza, e chi sfascia e delinque, come a Milano, va condannato. Ma ora basta. Stanno massacrando un popolo. E c’è un vittimismo aggressivo e un ribaltamento della realtà. Come l’attacco al sindaco di Rimini “accusato (ridicolo) di essere iraniano (per altro cosa falsa) e che viene messo nel mirino di attacchi filogovernativi israeliani per avere preso una posizione contraria alla presenza alla fiera del turismo TTG dell’ente di turismo del governo Netanyahu. Ha fatto bene. È l’ente di un Governo che fa una guerra a un popolo che scappa a piedi nudi, con 20mila bambini sterminati. “Mi definisca cosa vuole dire bambino” o “Riviera Gaza sarà una miniera d oro che divideremo con Trump”. Sono solo alcune bestialità che è quasi impossibile commentare per la disumanità. Ma sono parole di chi sostiene il governo Netanyahu e del Ministro israeliano Smotrich. Avrebbero portato questi progetti, queste parole queste volontà al TTG? Si può ignorare quanto fa il governo di Israele? Va poi ricordato che alle fiere di Ieg dall’inizio del conflitto ucraino non è consentito alla Russia di intervenire per via delle sanzioni che l’Italia applica. E ora anziché sanzionare Israele, persino si attacca personalmente il sindaco Jamil Sadegholvaad sindaco di una città già martoriato dalle bombe e ricostruita sulla pace tra i popoli, sindaco che pone un tema di pace in Palestina. A questo punto è bene che Se il governo scapperà dalle sanzioni a Israele e non riconoscerà due popoli due Stati allora siano Comuni e Regioni d’Italia a fare ciò che il governo non fa. Ogni Regione e Comune dovrebbe riconoscere con un proprio atto lo Stato di Palestina. Non un solo atto simbolico. Ma un inizio. Il punto politico è che la Meloni non fa nulla e regge il moccolo a Netanyahu e Trump. Su 193 paesi Onu ,152 riconoscono la Palestina. Anche Spagna, Francia, Inghilterra e tutto il mondo anglosassone tranne gli USA. Solo l’Italia e la Germania dicono no a sanzioni e no a sospendere l ‘accordo di partneriato con Israele. Ai tedeschi e alla Meloni chiediamo “Avete un complesso su Israele per quello che è accaduto nei campi di stermino e per leggi razziali? L’Italia democratica non ce l’ha quel complesso. Perché resisteva, era deportata e uccisa insieme agli ebrei. Bene allora i sindaci e i comuni di Romagna e d’Italia che con atti e gesti si battono per la pace e non hanno paura neanche delle minacce e del ribaltamento dei fatti che li accusa.
Così Andrea Gnassi, deputato Pd ed ex sindaco di Rimini.
“Bene le iniziative del sindaco di Rimini, Jamil Sadegholvaad, e del presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele De Pascale. Non si può più accettare il silenzio o la negazione di fronte alla tragedia di Gaza. È inaccettabile per la coscienza democratica ignorare i civili vittime di questa guerra”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato Pd ed ex sindaco di Rimini.
“Occorre passare dalle parole ai fatti – prosegue l’esponente dem – con un’azione civile e istituzionale, in Italia e in Europa, per fermare le violenze e difendere i diritti umani. Il Parlamento deve discutere e decidere iniziative concrete. Vergognosa la fuga dalle responsabilità del governo sulla mozione delle sanzioni: servono coerenza e coraggio. Vanno promosse indagini per crimini di guerra, come già fatto in Spagna, e interrotte tutte le partnership di fronte a questo sterminio: da quelle militari a quelle tecnologiche ed economiche. In questo senso se il governo non fa nulla è bene promuovere dal basso in tutti i Comuni e Regioni, azioni e fatti anche attraverso le infrastrutture territoriali. L’azione del porto di Ravenna che ha bloccato container di armi dirette a Israele e bloccare la presenza di Israele e degli enti governativi alla Fiera TTG del turismo di Rimini aprono una nuova lotta dal basso contro le barbarie del governo Netanyahu. tutta l’Emilia-Romagna si oppone a intese che nei fatti rafforzano o supportano un governo che fa la guerra ”.
“Noi – conclude Gnassi - insieme agli atri gruppi di opposizione, abbiamo occupato l’Aula della Camera per chiedere al governo di riferire su Gaza: senza un voto in Aula non si va avanti! . È un atto di responsabilità e di coscienza di fronte a una tragedia che interpella la politica. Anche la nostra Regione, terra di libertà, continuerà a battersi per due popoli e due Stati, contro il terrorismo e contro un governo israeliano che prosegue con stragi e parole criminali. È fondamentale che le istituzioni italiane dicano con chiarezza no a nuovi accordi con chi cancella vite e territori. La politica estera non può essere regolata dall’indifferenza: servono valori e responsabilità”.
Il Governo Meloni preferisce andare a fare i comizi elettorali piuttosto che mettere la faccia in Parlamento su una riforma devastante per l'assetto istituzionale che abbiamo ereditato dai nostri Padri costituenti. È una riforma del tutto inutile rispetto ai mali della giustizia italiana, lo ha ammesso persino il Ministro Nordio che in un momento di sincerità ha riconosciuto che questa riforma è del tutto irrilevante riguardo all'efficientamento del sistema della giustizia. Ogni giorno, nei tribunali italiani assistiamo al collasso della giustizia italiana. Ieri manifestavano 12.000 precari in un comparto così fragile, nel quale le risorse del PNRR sono a rischio, come dimostra l'urgenza con la quale il governo ha adottato un decreto legge un mese fa. Le udienze del giudice di pace sono rinviate anche al 2032. Di fronte a queste situazioni così gravi, il governo lascia che il sistema affondi, che cittadini e imprese siano abbandonati a loro stessi mentre porta avanti l’approvazione di una riforma ideologica e punitiva, esattamente come fa destra laddove governa e attacca gli organi di garanzia e di indipendenza e le opposizioni politiche. Un provvedimento scritto male, strampalato, con mille criticità, che voi stessi avete riconosciuto, ma che non avete avuto il coraggio di correggere. Ma non finisce qui. Al referendum chiederemo agli italiani se preferiscono la Costituzione scritta da Piero Calamandrei o se vogliono invece quella scritta da Carlo Nordio. Noi difendiamo, con grande decisione e convinzione, quella voluta e scritta da Piero Calamandrei.”
Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.
Governo incapace di dare prospettiva a un settore cruciale.
“L’Italia possiede il più grande patrimonio museale al mondo, decine di siti Unesco e 8.000 km di coste nel cuore del Mediterraneo. Un Paese così non può affrontare il turismo con slogan o con improvvisati ‘oroscopi’, come purtroppo sta facendo la ministra Santanchè, imbarazzando lo stesso governo di cui fa parte. Servono meno rancore e più studio, meno propaganda e più strategia”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato Pd ed ex sindaco di Rimini, intervenendo alla trasmissione L’Aria che Tira.
“Il turismo balneare – prosegue l’esponente dem – è oggi nel caos a causa del mancato recepimento della direttiva Bolkestein: né gli imprenditori né i Comuni hanno certezze sul futuro delle concessioni. Ciò significa che non possono programmare né investire, mentre il governo continua a rinviare una legge adeguata. Dire che non ci sono problemi perché ‘le seggiovie sono piene’ è un non-senso: sarebbe come giustificare la crisi della Nazionale di calcio con la vittoria di Sinner a Wimbledon. Il turismo è un’industria complessa, che va dal balneare al congressuale, dal culturale al digitale, e non può essere liquidata con battute superficiali”.
L’ex Sindaco di Rimini richiama poi la necessità di politiche di lungo respiro: “Non possiamo oscillare dall’overtourism al crisis tourism. Serve un vero piano strategico nazionale, che non sia solo evocato, ma che intervenga concretamente: riqualificazione delle coste, contrasto all’inquinamento marino, strumenti per l’aggregazione di prodotto e l’innovazione dei processi. Occorre collegare i grandi attrattori culturali - Venezia, Firenze, Roma - con trasporti efficienti e integrati, così da aumentare la permanenza media dei turisti internazionali e distribuire i flussi anche nei borghi e nelle città d’arte minori. Nel 2024 In Spagna queste politiche hanno portato a entrate per 126 miliardi, in Francia 77: l’Italia è ferma a 59. Per il 2025 il trend è che Spagna e Francia crescono di più e meglio che l'Italia. Non basta invocare i ‘turisti alto spendenti’, quando in realtà si sta promuovendo un 'turismo escludente' che penalizza i ceti medi italiani, già colpiti dal crollo del potere d’acquisto”.
“Il punto – conclude Gnassi – è che in Italia il turismo non è mai stato considerato alla stregua di un’industria strategica, come la meccanica, l’automotive o la chimica. È tempo di cambiare approccio, trattandolo per quello che è: una delle prime industrie del Paese. Ma per farlo servono serietà, visione e politiche industriali, non slogan e battute estemporanee. Questo governo, purtroppo, non si è dimostrato all’altezza delle potenzialità straordinarie del nostro sistema turistico”.