“La recente sentenza della Corte Costituzionale rappresenta un importante passo avanti verso l’uguaglianza e la tutela dei diritti dell’infanzia. Riconoscere il diritto ai 10 giorni di congedo obbligatorio, e il pari accesso a quello parentale anche alla madre intenzionale, nelle coppie omogenitoriali legalmente riconosciute, significa garantire pari dignità a tutte le famiglie e, soprattutto, mettere al centro il benessere del bambino”. Lo dichiara Maria Cecilia Guerra, deputata e responsabile nazionale Lavoro del Pd, commentando, sui canali social dei deputati dem, la decisione della Consulta che equipara i diritti tra genitori di coppie eterosessuali e omosessuali composte da due donne, in materia di congedi.
“La Corte – prosegue l’esponente Pd – ribadisce che il diritto al congedo non può essere negato sulla base dell’orientamento sessuale. Ma ancor più significativo è il riconoscimento dell’importanza della relazione affettiva con entrambe le figure che hanno responsabilità genitoriali nei suoi confronti, nei primi giorni di vita del bambino. Non si tratta solo di accudimento fisico, ma di costruzione di legami fondamentali per lo sviluppo affettivo del minore”.
“Dispiace constatare – conclude Guerra - che esponenti della maggioranza abbiano reagito con diffidenza o confusione a questa decisione, dimostrando ancora una volta una visione stereotipata e discriminatoria che ignora la realtà delle famiglie italiane. Qui non si tratta di teorie, ma di diritti concreti di persone già legalmente riconosciute come genitori. Il Partito Democratico continuerà a battersi per un Paese in cui la genitorialità non sia discriminata e dove i diritti dei bambini vengano sempre messi al primo posto”.
“La Corte costituzionale certifica le ragioni dei promotori e dei 13 milioni di cittadini che hanno votato il referendum per rimuovere il tetto di 6 mensilità alle indennità per licenziamenti illegittimi nelle imprese con meno di 15 dipendenti. Erano dalla parte giusta. La Corte lo ha fatto usando le stesse motivazioni per cui quel referendum era stato promosso: la forbice fra 0 e 6 mesi non permette al giudice di tenere conto delle circostanze in modo adeguato, e il numero dei dipendenti non è indicatore corretto della forza economica dell’impresa. La Corte sollecita un intervento normativo che dia seguito alla pronuncia di incostituzionalità. Solleciteremo il governo a rispondere a questa richiesta della Corte anche presentando nei prossimi giorni una proposta di legge sul tema”.
Così la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il 31,5 per cento delle donne occupate in Italia lavora con un contratto part-time. Ma troppo spesso non si tratta di una libera scelta, bensì di una necessità dettata dall'impossibilità di conciliare lavoro e vita familiare o, peggio, di un vincolo imposto dal datore di lavoro. È per questo che il Partito Democratico ha depositato una proposta di legge per contrastare il part-time involontario e garantire diritti e tutele alle lavoratrici e ai lavoratori”. Lo dichiara la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“La nostra proposta – spiega l’esponente dem – parte da un principio semplice: il part-time deve essere una scelta, non una trappola. Se una persona accetta un lavoro a orario ridotto per esigenze personali, come la cura dei figli o di familiari, non può essere messa nell’impossibilità di gestire la propria vita a causa di continui cambiamenti arbitrari degli orari da parte del datore. Vogliamo impedire che l’impresa si impossessi del tempo delle persone. Inoltre, chi lavora part-time perché non ha accesso a un impiego a tempo pieno deve avere il diritto di prelazione nel completare il proprio orario quando si aprono nuove posizioni in azienda. La nostra proposta prevede che ci sia un obbligo per l’impresa a offrire questa opportunità, garantendo anche la trasformazione del contratto a tempo pieno”.
“Il part-time oggi – conclude Guerra - è spesso uno strumento per aggirare le regole e sfruttare il lavoro in nero: ti assumono per metà tempo e ti fanno lavorare di più senza pagarti, o ti pagano in nero. La nostra proposta introduce norme stringenti per contrastare questi abusi e rendere vantaggioso, per il lavoratore, denunciare le irregolarità. Vogliamo un mercato del lavoro trasparente, giusto, fondato su contratti regolari e tutele effettive. Per troppe donne il part-time è una gabbia che limita reddito, diritti e autonomia. Vogliamo che diventi una possibilità, non una condanna. Una scelta reversibile, che possa essere modificata quando cambiano le condizioni di vita”.
Presentazione ddl per una nuova regolamentazione del part-time
Oggi, martedì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa per presentare il nuovo disegno di legge sulla regolamentazione del lavoro part-time che il Pd ha depositato al Senato a prima firma Susanna Camusso.
Interverranno la segretaria del Pd Elly Schlein, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga, la senatrice Susanna Camusso, e la responsabile nazionale Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
Il disegno di legge punta a superare il part-time involontario, che colpisce soprattutto le donne, trasformandolo in una scelta libera, tutelata e reversibile. Un passo concreto per contrastare la precarietà e garantire pari opportunità nel mondo del lavoro.
“Il part-time - scrivono le Democratiche - è prevalentemente una storia di donne: la nostra proposta vuole far sì che il part-time, a partire da quello involontario, non sia una trappola di sfruttamento e mortificazione del lavoro delle donne”.
Martedì 15 luglio, ore 11
Sala Berlinguer
Via degli Uffici del Vicario, 21
Roma
Info e accrediti stampa: pd.ufficiostampa@camera.it
“Quanto emerge dall’indagine del Tribunale di Milano desta inquietudine. L’azienda Loro Piana era capofila di una catena di appalti ed esternalizzazioni, in cui comparivano imprese che non producono ma distribuiscono le commesse ad altri, con il risultato finale di comprimere i diritti dei lavoratori, pagarli quattro soldi, aggirare regole di sicurezza. L’enormità dello sfruttamento appare dal dato di prezzo: una giacca di lusso pagata 86 euro a chi la produceva davvero e commercializzata al consumatore finale a un prezzo compreso fra i 1000 e i 3000 euro. Presenteremo una interrogazione: occorre interrompere la spirale della precarietà, del sottosalario e dei subappalti che stanno impoverendo il lavoro portandolo a livelli di sfruttamento senza precedenti”.
Così la deputata dem e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra, e il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Presentazione ddl per una nuova regolamentazione del part-time
Domani, martedì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa per presentare il nuovo disegno di legge sulla regolamentazione del lavoro part-time che il Pd ha depositato al Senato a prima firma Susanna Camusso.
Interverranno la segretaria del Pd Elly Schlein, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga, la senatrice Susanna Camusso, e la responsabile nazionale Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
Il disegno di legge punta a superare il part-time involontario, che colpisce soprattutto le donne, trasformandolo in una scelta libera, tutelata e reversibile. Un passo concreto per contrastare la precarietà e garantire pari opportunità nel mondo del lavoro.
“Il part-time - scrivono le Democratiche - è prevalentemente una storia di donne: la nostra proposta vuole far sì che il part-time, a partire da quello involontario, non sia una trappola di sfruttamento e mortificazione del lavoro delle donne”.
“Fratelli d’Italia torna all’attacco per riproporre un bel condono sotto forma di ravvedimento speciale per chi aderisce alla seconda versione del concordato preventivo biennale. Un’ipotesi già respinta dal governo, ma che ora rispunta grazie a un emendamento al decreto fiscale presentato dal presidente della commissione Finanze Marco Osnato (FdI)”. Così la deputata dem Maria Cecilia Guerra, componente della commissione Bilancio e responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico.
“Si tratta dell’ennesimo tentativo di piegare la leva fiscale a una concezione profondamente clientelare: provvedimenti di favore per gruppi ben identificati di contribuenti, con l’obiettivo evidente di ottenerne il sostegno elettorale. Ma così facendo – prosegue l’esponente Pd – si costruisce un fisco colabrodo, dove a parità di reddito si pagano imposte profondamente diverse. Un sistema in cui chi rispetta le regole viene doppiamente penalizzato: paga più degli altri e subisce la concorrenza sleale di chi, evadendo le imposte, può offrire prezzi più bassi senza alcuna conseguenza.”
“La morale, purtroppo, resta sempre la stessa: rubare alla collettività non è considerato un furto. Il Partito Democratico continuerà a contrastare con forza questa deriva, per difendere un principio basilare di equità fiscale e rispetto delle regole”, conclude
“L’innovazione tecnologica, l’intelligenza artificiale rendono possibile produrre le stesse cose con meno lavoro. La riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario permetterebbe di distribuirne i vantaggi su tutta la comunità. Questo è il senso della proposta di legge presentata da Pd, M5s e Avs, che favorisce l ‘introduzione di questa riduzione su base contrattuale.
La destra si oppone? No, non ne ha il coraggio. In spregio ad ogni regola democratica cerca di usare la commissione bilancio per liquidare la proposta delle opposizioni, invece di contrastarla, nel merito, in commissione o in aula. Lo fanno sempre con le proposte dell’opposizione, ma oggi hanno voluto strafare, negando anche il ricorso ad alcuni chiarimenti che sempre si accettano per i provvedimenti della maggioranza. Non saranno queste prove di forza, dettate da arroganza e viltà, a fermare una battaglia assolutamente ineludibile” così la responsabile nazionale lavoro del Pd, la deputata democratica, Maria Cecilia Guerra.
“Siamo a fianco dei sindacati metalmeccanici che unitariamente scioperano domani per chiedere il rinnovo del contratto di lavoro. Fim, Fiom e Uilm sono ormai arrivati a 40 ore di sciopero, una vertenza che dura da troppi mesi. Chiediamo che Federmeccanica torni al tavolo a confrontarsi con i lavoratori. Il Governo svolga un ruolo più assertivo per sbloccare la trattativa come già si è fatto in passato. I lavoratori hanno diritto al rinnovo del contratto subito”.
Così il capogruppo Dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, e la deputata e responsabile Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
“La sicurezza sul lavoro è una cosa seria. Lo afferma la deputata dem Cecilia Maria Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico, intervenendo nel dibattito pubblico sui referendum promossi in materia di diritti del lavoro e cittadinanza, con particolare attenzione al quarto quesito, dedicato alla tutela della sicurezza nei luoghi di lavoro.
“Il grosso degli incidenti sul lavoro – spiega l’esponente dem – si verifica lungo la catena degli appalti e dei subappalti. E perché accade? Perché si scelgono spesso imprese che offrono minori garanzie in termini di sicurezza e magari pagano anche meno i lavoratori. Questo sistema è inaccettabile”.
La deputata Pd sottolinea quindi la necessità di introdurre meccanismi di responsabilità solidale: «Chi affida un appalto deve rispondere della qualità dell’impresa a cui assegna il lavoro. Deve essere responsabile in solido del pagamento dell’indennizzo al lavoratore che subisce un incidente. L’indennizzo, almeno, deve essere certo”.
«Per questo – conclude Guerra – dobbiamo votare sì a tutti i referendum, ma in particolare al quarto, quello sulla sicurezza sul lavoro. Perché la vita e la dignità dei lavoratori non possono essere sacrificate sull’altare del risparmio o dell'efficienza a tutti i costi”.
“La sicurezza sul lavoro continua ad essere un tema sistematicamente enunciato, ma dimenticato dal governo Meloni quando si tratta di soluzioni concrete ed efficaci. Così la deputata Maria Cecilia Guerra, responsabile nazionale Lavoro del Partito Democratico, interviene sul drammatico tema degli incidenti sul lavoro e ne collega l’urgenza al referendum abrogativo previsto per l’8 e 9 giugno.
«La cosiddetta patente a crediti – prosegue l’esponente dem - è stata costruita male: inefficace, senza reali controlli e priva di sanzioni. Un meccanismo che, così com'è, non tutela i lavoratori e non garantisce la sicurezza nei luoghi di lavoro. È proprio nella catena degli appalti che si verificano i più gravi infortuni: si cercano contratti al ribasso, dove al contenimento dei costi corrisponde una compressione delle tutele, dei salari e delle condizioni di sicurezza.
“Il referendum – conclude Guerra - rappresenta un’occasione per rimettere al centro la responsabilità delle imprese committenti. Chiediamo che chi appalta un lavoro sia obbligato a valutare attentamente l’affidabilità e la qualità dell’impresa a cui affida l’opera. In caso di incidente, se l’impresa appaltatrice non è in grado di garantire il risarcimento dovuto al lavoratore infortunato, deve risponderne il committente. Questa non è solo una mancanza d’interesse del governo Meloni per la sicurezza, ma è un rifiuto radicato in una precisa visione politica”.
“Altro che aumenti più alti d’Europa, gli stipendi degli italiani, come dimostrano gli ultimi dati Istat, restano i più bassi tra i principali partner: Germania, Francia e Spagna”.
Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, e Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“La presidente del Consiglio - aggiungono - continua a prendere in giro lavoratrici e lavoratori e, pur di non fare un passo in direzione del salario minimo, accumula balle su balle inventando numeri e mischiando le carte. Chi aveva ancora dubbi sulla falsità delle sue dichiarazioni, oggi, grazie all’ultimo report dell’Istat, ha la matematica certezza. Nel suo primo anno di governo, il 2023, le retribuzioni reali sono addirittura diminuite rispetto all’anno precedente e nel 2024, malgrado gli aumenti, sono rimaste comunque al di sotto della crescita che hanno registrato negli altri Paesi Ue. Per chiudere in bellezza, i primi dati sul 2025: gli stipendi risultano ancora inferiori rispetto al 2021. Insomma, siamo davanti a una tendenza patologica alla menzogna. Per aggirare il problema degli stipendi da fame e del costo della vita alle stelle, la Presidente Meloni non si fa specie di negare l’evidenza. Fuori dal Palazzo, però - concludono - c’è un Paese sempre più insofferente, sia per le condizioni di vita minime in cui versano milioni di italiani, sia per la vergognosa indifferenza con cui il governo si disinteressa della questione”.
“Calderone e Salvini ascoltino le parole del Presidente dell’Anac Busia: sono 1448 le violazioni da parte delle imprese delle norme su salute e sicurezza sul lavoro nel 2024 fino ad oggi riscontrate dall’Inl. Numeri spaventosi. Anche perché in crescita dell’87 per cento rispetto al 2022. Significa che le politiche di deregulation, a partire dalla liberalizzazione dei subappalti a cascata come spiega anche Anac, ha contribuito a far crescere il rischio degli incidenti. Serve una risposta immediata, non qualche annuncio. Vanno responsabilizzate le imprese committenti lungo tutta la catena degli appalti. L’occasione dei referendum dell’8 e 9 giugno non va sprecata”.
Così la deputata democratica e responsabile Lavoro del Pd, Cecilia Guerra, e il capogruppo dem in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Sessanta ore settimanali, stipendi mensili di 700-800 euro, 1,6 euro l’ora di retribuzione. Questo accade in Italia, in una catena di supermercati a Biancavilla in provincia di Catania. I due titolari sono stati arrestati per caporalato. Siamo stanchi di dover commentare queste notizie e di aspettare che intervenga la magistratura. E’ sempre più urgente una legge sul salario minimo che il governo continua a negare in maniera sempre più incomprensibile”.
Così i deputati democratici Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro, e Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Pd.
“Gravi disagi per i pensionati italiani che percepiscono una pensione dalla Germania” lo denunciano in una interrogazione parlamentare i deputati democratici Maria Cecilia Guerra e Toni Ricciardi che sottolineano come “a causa dell’attuale blocco della procedura di rilascio dei certificati da parte del Finanzamt Neubrandenburg RiA – l’ufficio fiscale tedesco competente – migliaia di cittadini italiani che hanno lavorato in Germania rischiano di subire una doppia imposizione e di non poter compilare correttamente la dichiarazione dei redditi in Italia”.
“Secondo la Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Germania- spiegano i democratici - i pensionati italiani hanno diritto a detrarre la tassazione tedesca dal reddito imponibile in Italia. Ma per farlo è necessario ottenere un certificato dall’amministrazione tedesca. Oggi, questa procedura risulta praticamente paralizzata per l’alto numero di richieste provenienti dall’Italia, lasciando i cittadini senza strumenti e con scadenze fiscali ormai imminenti. È inaccettabile - concludono - che il diritto dei contribuenti venga ostacolato da inefficienze burocratiche. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano dovrebbe intervenire subito per garantire ai pensionati italiani il pieno rispetto degli accordi internazionali e per semplificare un iter che si sta trasformando in un vero e proprio calvario amministrativo”.