"Quello che è successo alla Sea Watch è già accaduto in passato e continuerà ad accadere: gli accordi Italia-Libia servono solo a rendere più diffusi e continui i crimini commessi in mare. È sempre più difficile per le ONG salvare vite nel Mediterraneo perché la cosiddetta guardia costiera libica lo impedisce, e in alcuni casi arriva addirittura a sparare sulle navi di soccorso. La cosa forse più grave è che lo fa utilizzando delle motovedette donate dal governo italiano". Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, commentando l'attacco della milizia libica alla nave Sea Watch avvenuto nelle stesse ore in cui Giorgia Meloni riaffermava con il primo ministro del governo di unità nazionale libico il comune impegno nella gestione dei flussi migratori.
"Questi accordi – aggiunge l’esponente dem - vanno stracciati. Chi rischia di annegare in mare va sbarcato nel porto sicuro più vicino, e la Libia non è un porto sicuro secondo il diritto internazionale. Bisogna rispettare le leggi internazionali e la legge del mare, e costruire una missione di salvataggio europea nel Mediterraneo che aiuti anche a condividere la gestione dei flussi migratori, che non possono pesare solo sull'Italia".
"Invece di inventarsi soluzioni fallimentari come i centri in Albania – conclude Orfini - il governo Meloni dovrebbe esigere dai partner europei sostegno concreto e condivisione reale nella gestione dei flussi. È questa la strada, non gli accordi con chi spara sui soccorritori con le nostre stesse motovedette".
“Quella che emerge oggi dalle dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha è una vicenda che, se non fosse stata estremamente onerosa per lo Stato italiano, avrebbe persino del ridicolo. I centri in Albania non solo non hanno funzionato e non stanno funzionando, ma hanno già determinato uno spreco enorme di risorse pubbliche per un progetto propagandistico che si è rivelato fallimentare sotto ogni punto di vista.
Adesso scopriamo persino che, nella follia di questa operazione, non esiste neanche una certezza sulla durata dell’accordo, con il governo albanese che di fatto ha già fatto un passo indietro, escludendo un rinnovo oltre il 2030. È la conferma che il governo Meloni ha costruito una gigantesca operazione d’immagine senza solide basi politiche, giuridiche e diplomatiche.
Mentre gli italiani affrontano problemi reali, dalla sanità ai salari, l’esecutivo continua a bruciare denaro pubblico in strutture inutili, simbolo di una propaganda costosa e inefficace.” Lo dichiara Matteo Orfini deputato del Pd.
“Ancora una volta la cosiddetta guardia costiera libica spara su una ONG. Questa volta è toccato a Sea Watch, ‘responsabile’ secondo i libici di aver salvato dei migranti e di volerli portare in un porto sicuro come previsto dalle norme internazionali.
La motovedetta dalla quale i libici hanno sparato è una di quelle fornite dall'Italia e queste operazioni avvengono nell'ambito degli accordi Italia-Libia.
Il governo non può ancora una volta fingere di non vedere, non può rifiutarsi di intervenire. Il Mediterraneo è sempre più un cimitero dove bande di criminali operano indisturbate per impedire di salvare vite.
Lo ribadiamo ancora una volta: quegli accordi vanno stracciati e serve una nuova mare nostrum europea. Da parte nostra tutta la solidarietà a Sea Watch e alle altre ong che operano con coraggio nel Mediterraneo” così una nota del deputato democratico Matteo Orfini.
“La proposta di Fratelli d’Italia non raccoglie alcuna delle nostre sollecitazioni, quindi è del tutto evidente che non può essere la sintesi di nulla. Se ci viene chiesto di accogliere quella è inutile anche solo iniziare il confronto, confronto che peraltro, essendo quella in corso una sessione da regolamento in quota alle opposizioni, non può che partire dalle nostre proposte.
Dare risposte alla crisi del cinema è e resta la nostra priorità. Ieri insieme alle altre forze di opposizione abbiamo posto 5 punti irrinunciabili. Attendiamo risposte concrete su quelli”. Così il deputato democratico, componente della Commissione Cultura della Camera, Matteo Orfini che sottolinea
“attendiamo adesso dal presidente Mollicone una rapida convocazione della commissione cultura per iniziare a discuterne nel merito”.
"Per la centesima volta Giorgia Meloni fa un post per dire che l'Europa le da ragione sui centri in Albania. Per la centesima volta ovviamente non è così. Intanto perché non c'è una sentenza ma una dichiarazione dell'avvocato generale della Corte di Giustizia che non fa lui la sentenza. E poi perché nella dichiarazione in questione viene segnalato che i diritti dei migranti devono essere pienamente tutelati affinché sia possibile un centro come quello in Albania. Che è esattamente il punto in discussione. Intanto, tra un post e l'altro di Giorgia Meloni, la violazione dei diritti continua. E anche lo spreco immane di risorse pubbliche". Lo scrive su X il deputato del PD Matteo Orfini commentando le dichiarazioni della premier Meloni.
"La gita fuori porta di Fratelli d'Italia in Albania è una pagliacciata che si somma agli sprechi enormi di questo progetto fallimentare". Lo dichiara il deputato del Pd Matteo Orfini, commentando la visita della delegazione di FdI ai centri per migranti in Albania. "Meloni aveva promesso 36mila migranti all'anno, oggi FdI ci spiega trionfalmente che 536 persone sono un successo. I conti sono presto fatti: ogni migrante transitato da quei centri è costato alle casse dello Stato oltre 300mila euro. Questo è il 'modello europeo' di cui vanno fieri", attacca Orfini. "In Albania la propaganda del governo si scontra con la realtà: i centri sono la fotografia del fallimento del governo Meloni. Non funzionano e rappresentano uno spreco enorme di risorse pubbliche, il tutto in violazione del diritto internazionale", prosegue il deputato democratico. "La scampagnata di oggi è un tentativo ridicolo e patetico di nascondere questo disastro. Quando saremo al governo chiuderemo immediatamente quei centri e denunceremo pubblicamente ogni singolo euro sprecato. Fratelli d'Italia inizi da oggi a chiedere scusa al Paese", conclude Orfini.
“La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha dato dei numeri che non tornano. I dati Oim pubblicati sulla Stampa denotano un quadro molto preoccupante: nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.
Un dato enorme a fronte del quale ci vuole davvero coraggio per dire che questo governo ‘ha ridotto le morti nel Mediterraneo’! La realtà è tutt’altra cosa.
Le morti in mare sono aumentate e le politiche migratorie del governo sono irresponsabili e violano i diritti umani. La Meloni fa finta di non vedere la situazione nel Mediterraneo, perché le fa comodo non vedere.
Solo poco tempo fa durante il ciclone Harry abbiamo assistito a centinaia di naufraghi dispersi e in quell’occasione abbiamo chiesto come Partito Democratico al ministro Piantedosi di venire in Parlamento a riferire su questi dispersi in mare, ma nessun pervenuto. La verità è che la Meloni e il suo Governo continuano a dire che sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare solo perché non li contano”. Lo dichiara il deputato del Pd, Matteo Orfini, a proposito dell’informativa della Presidente del Consiglio Meloni alla Camera.
“Il cinema italiano continua a essere messo all’angolo da un governo che pensa solo alla propria propaganda, senza dare alcuno slancio concreto a un settore vitale per la nostra cultura e per la nostra economia. Giuli non è altro che l’esecutore di questa scelta fallimentare, su mandato della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha il compito di penalizzare un comparto che considera ostile. Meno risorse alla creatività italiana, più soldi alle produzioni estere, con tagli complessivi a tutto il Fondo per il Cinema e l’Audiovisivo.
Si autoproclamano patrioti salvo poi demolire un'industria italiana d'eccellenza a tutto vantaggio dei competitori stranieri.
Si fermino e rivedano queste scelte assurde che stanno colpendo ormai da quasi due anni maestranze, artisti e autori, imprese” Lo dichiara Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati e deputato del PD.
"Le notizie di stampa sull’indagine che coinvolgerebbe l’attuale amministratrice delegata di Cinecittà, Manuela Cacciamani, in un filone dell’inchiesta sul tax credit per il cinema richiedono un chiarimento immediato da parte del ministro della Cultura. Chiediamo al ministro Giuli di uscire dal silenzio per spiegare quali iniziative intende assumere per evitare ulteriori imbarazzi a Cinecittà e al settore audiovisivo".
"In questi mesi la destra e il governo hanno condotto una campagna violentissima contro il settore audiovisivo utilizzando alcune storture del sistema del tax credit come pretesto per mettere in discussione l’intero sistema di sostegno al cinema, producendo una crisi drammatica nel comparto. Oggi però, di fronte a un’indagine che riguarda una figura scelta proprio da Fratelli d’Italia e politicamente vicina ad Arianna Meloni, dal governo non arriva alcuna parola. È una contraddizione evidente su cui il ministro Giuli deve chiarire".
Lo dichiara Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico componente della commissione Cultura della Camera.
“Che la destra arrivi persino a strumentalizzare la giornata dedicata al ricordo di Valerio Verbano pur di polemizzare è semplicemente vergognoso.
Solidarietà al presidente Marchionne che - come sempre - ha mostratto serietà e correttezza istituzionale. Purtroppo lo stesso non si può dire di chi lo ha attaccato pretestuosamente” così il deputato democratico Matteo Orfini.
"CasaPound, organizzazione esplicitamente fascista, occupa un immobile a Roma da oltre vent'anni senza che nessuno muova un dito. C'è un problema evidente di rispetto della legalità". Lo afferma il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini intervistato sui social dei deputati Pd, che punta il dito contro quello che definisce un trattamento di favore nei confronti dell'organizzazione neofascista. "Non a caso esponenti della maggioranza hanno addirittura provato a invitare CasaPound alla Camera dei Deputati per presentare le loro proposte di legge razziste".
"È chiaro - prosegue l’esponente dem - che esiste un atteggiamento benevolo da parte del governo, con la volontà di coprirsi a destra utilizzando i militanti di CasaPound. I militanti e i dirigenti dell'organizzazione hanno subito diverse condanne per violenze e aggressioni. Il loro leader addirittura per scontri con le forze dell'ordine. Come se non bastasse è noto anche per i rapporti abbastanza discutibili con la criminalità organizzata di Ostia".
"CasaPound - conclude Ordini - è esplicitamente fascista: lo dichiarano loro stessi, e per questo sono illegali. Dovrebbero essere sciolti, invece non accade nulla: non solo non viene sgomberata la loro sede, ma l'organizzazione non viene sciolta come dovrebbe avvenire, e soprattutto non si prendono le distanze dai loro militanti né dalle loro affermazioni. Anzi, si dialoga con loro. Ciò configura una violazione evidente della legalità e una mancata garanzia della sicurezza per i cittadini".
“L'assoluzione con formula piena di Francesco D'Ausilio è una bella notizia. Purtroppo ci sono voluti tanti, troppi anni per avere giustizia. Anni di rinunce che sono stati non dolo difficili ma certamente dolorosi. Anche per questo ci tengo a sottolineare la dignità e lo stile con cui D'Ausilio ha affrontato l'iter giudiziario, sempre con rispetto per la magistratura ma con la convinzione di poter dimostrare le sue ragioni” così il deputato democratico Matteo Orfini.
“I Giornalisti di una trasmissione televisiva chiedono un'intervista a CasaPound. CasaPound non risponde. I giornalisti allora vanno sotto il palazzo occupato per provare a intervistarli. Dopo un po' arrivano le forze dell'ordine. Per sgomberare CasaPound, direte voi. No. Per identificare i giornalisti.
E per spiegargli che devono concordare con CasaPound le interviste, non andare sotto la loro sede. Questo avviene nell'Italia di Giorgia Meloni. Questo avviene con Piantedosi al ministero: le forze dell'ordine obbligate a fare da ufficio stampa a un gruppetto di fascisti. Complimenti” così il deputato democratico Matteo Orfini commenta sui social quanto denunciato dalla trasmissione televisiva Cartabianca.
“Ho presentato un’interrogazione al ministro Piantedosi per chiedere chiarezza su quanto accaduto nel Mediterraneo durante l’uragano Henry, perché secondo i dati raccolti da ong e associazioni risultano almeno mille persone disperse, che temo siano morte in mare”. Lo afferma Matteo Orfini, deputato del Partito Democratico, intervenendo sul naufragio invisibile che avrebbe colpito decine di imbarcazioni partite dalle coste della Tunisia nei giorni dell’uragano.
“Parliamo - spiega l’esponente dem - di persone partite in condizioni estreme, con onde alte fino a sette metri e vento fortissimo. Eppure nessuno è intervenuto. Per almeno tre o quattrocento persone c’erano segnalazioni di difficoltà, erano casi Sar noti, ma non è intervenuta l’Italia, non è intervenuta Malta, non è intervenuta la Tunisia. Sono state consapevolmente lasciate a morire nel Mediterraneo. È curioso che proprio in quei giorni, dalla Tunisia, dove di solito c’è un lavoro di contrasto, i controlli sulle partenze siano stati allentati, consentendo a molte imbarcazioni di prendere il largo. Il governo continuano a ripetere che sono diminuiti gli sbarchi. È l’unica cosa che riescono a dire. Ma i dati degli ultimi giorni del 2025 sono sostanzialmente identici a quelli del 2024. Dicono anche che sono diminuite le morti, ma sono diminuite perché non le contano”.
“Il Mediterraneo - conclude Orfini - è stato svuotato non solo delle navi che salvavano vite, ma anche degli occhi che potevano testimoniare ciò che accade. Non abbiamo più contezza reale di quello che succede. La ricostruzione di questi mille morti avviene attraverso le testimonianze di chi ha visto partire quelle barche, dei parenti e degli amici che ne hanno perso ogni traccia. Sappiamo che sono partite, sappiamo che non sono arrivate in nessun porto di approdo. Sono disperse nel Mediterraneo".
"Le notizie che arrivano dal Mediterraneo, con il bilancio delle vittime del ciclone Harry che sale drammaticamente a mille dispersi, delineano i contorni di un vero e proprio crimine di Stato. Non siamo di fronte a una tragica fatalità, ma alla conseguenza diretta e prevedibile di una scelta politica deliberata: quella di aver svuotato il mare da ogni presidio istituzionale di soccorso e di aver continuato a perseguitare le ONG anche di fronte a un'allerta meteo senza precedenti. Lasciare centinaia di persone, tra cui donne e bambini, in balia di onde alte metri senza muovere un dito non è difesa dei confini, è pura disumanità che tradisce i valori della nostra Costituzione e del diritto internazionale."
"Su questo orrore ho già presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro Piantedosi. Il Governo deve spiegare all'Aula perché non sono state attivate procedure di emergenza straordinarie e perché si è scelto di ignorare le grida di aiuto che arrivavano da quelle imbarcazioni già ore prima che il ciclone colpisse. Non permetteremo che questo massacro passi sotto silenzio o venga liquidato come un inevitabile incidente di percorso. Chi ha impedito i soccorsi e chi ha voltato le spalle a queste persone dovrà assumersi la piena responsabilità politica e morale di quello che è, a tutti gli effetti, uno dei più grandi naufragi della nostra storia recente.”
Così il deputato del Pd Matteo Orfini.