• 25/03/2026

“L’audizione odierna del direttore di AGEA non ha fatto altro che confermare le preoccupazioni che abbiamo sollevato in queste settimane. Dalle parole ascoltate emerge con chiarezza un cambio di impostazione: AGEA non è più soltanto l’ente che eroga gli aiuti, ma una struttura che concentra dati, rafforza i controlli e amplia progressivamente il proprio raggio d’azione.
Si è parlato di integrazione delle banche dati, di sistemi di monitoraggio avanzati, di un’infrastruttura sempre più capace di incrociare informazioni con altri soggetti pubblici e privati. Tutti elementi che, presi singolarmente, possono migliorare l’efficienza. Ma messi insieme delineano qualcosa di diverso. Stiamo assistendo alla costruzione di una struttura che non si limita più a gestire le politiche agricole, ma che tende a orientarle e condizionarle attraverso il controllo dei dati, delle procedure e dei flussi finanziari”. Lo scrivono in una nota le deputate e i deputati Pd della commissione Agricoltura.

“Il rischio – si legge nella nota - è evidente: la nascita di una sorta di ‘ministero parallelo’, che accumula potere amministrativo senza un corrispondente rafforzamento del controllo democratico e parlamentare. E mentre si investe nella macchina, tra digitalizzazione, intelligenza artificiale e rafforzamento dei controlli, le imprese agricole continuano a fare i conti con l’aumento dei costi energetici, dei fertilizzanti e con margini sempre più ridotti. Su questo punto, dall’audizione non è arrivata alcuna risposta concreta: non una parola su risorse aggiuntive per il reddito degli agricoltori. Restano inoltre aperte criticità rilevanti sul piano della trasparenza e della gestione del personale. Il percorso che ha portato all’inglobamento di SIN, le modifiche ai regolamenti interni e le modalità di selezione e assunzione continuano a sollevare dubbi che non possono essere ignorati”.

“Il punto, quindi – conclude la nota - non è essere contrari all’innovazione. Il punto è la direzione che si sta prendendo. Se AGEA si rafforza, deve farlo per semplificare la vita agli agricoltori, non per moltiplicare i livelli di controllo. Se si investono risorse pubbliche, queste devono tradursi in pagamenti più rapidi, meno burocrazia e maggiore certezza per le imprese. Per questo chiediamo con forza: maggiore trasparenza nelle scelte organizzative e nelle procedure di selezione; un rafforzamento del controllo parlamentare su AGEA; un vincolo chiaro: ogni investimento sull’Agenzia deve produrre benefici diretti e misurabili per le imprese agricole.
Altrimenti il rischio è chiaro: costruire una struttura sempre più potente, ma sempre più distante dai bisogni reali del settore. E a quel punto la domanda diventa inevitabile: a chi sta davvero servendo questo rafforzamento?”