“Quando ricordiamo l'Arandora Star non possiamo limitarci ad una commemorazione formale con parole di circostanza. Con l'affondamento del transatlantico britannico, silurato da un sommergibile tedesco, il 2 luglio 1940 non rappresenta solo una tragedia del mare ma il fallimento della politica quando c'è della paura alla logica della colpa collettiva. L'Arandora Star ci lascia due lezioni: nessuna democrazia deve cedere mai alla tentazione della colpa collettiva e nessun Paese è al riparo dalle conseguenze delle proprie scelte autoritarie. Quanto si abolisce il controllo democratico, si concentra il potere e s'abbraccia la strada dell'aggressione con alleanze di regimi totalitari, le conseguenze non restano confinati nei palazzi del potere ma ricadono sui cittadini tutti, anche quelli più lontani”. Lo dichiara il vicepresidente PD alla Camera, Toni Ricciardi sulla proposta di istituire la Giornata nazionale per il naufragio della Arandora Star.
“Molti degli italiani presenti sull'imbarcazione britannica – continua il parlamentare dem - non erano fascisti, né militari, né sovversivi: erano semplicemente emigranti, uomini che avevano costruito con fatica la loro vita in un Paese che ritenevano la nuova casa. Più di 800 morti di cui 446 italiani, non furono solo responsabilità britanniche e del presidente Churchill, perché la scelta di Mussolini dichiarare guerra alla Francia e al Regno Unito non fu inevitabile ma una decisione politica e opportunistica, senza un reale dibattito pubblico, un parlamento libero e una stampa indipendente. Una scelta che trasformò migliaia di italiani nel mondo in sudditi di una potenza nemica e classificati come nemici. Senza quella scelta, gli italiani non sarebbe stati arrestati in massa o imbarcati sull'Arandora Star”. “Fare memoria oggi significa sottrarsi alle semplificazioni per colpevolizzare gli altri: sarebbe una memoria parziale, fragile. La democrazia non è un dettaglio formale ma una garanzia sostanziale ed è forte quando sa distinguere e tutelare”, conclude Ricciardi.