• 30/04/2026

“Dal Documento di finanza pubblica emerge in modo evidente il fallimento della politica economica e sociale del governo Meloni, che ha portato il Paese a sbattere contro un muro. I dati sono impietosi: la pressione fiscale è ai massimi degli ultimi 11 anni, mentre i salari reali sono diminuiti di circa 9 punti percentuali. Questo significa che i lavoratori hanno perso un mese di stipendio l’anno. Nel frattempo sono calati gli investimenti in sanità, scuola e istruzione e non è stato fatto nulla per sostenere la crescita. Austerità che non ha portato neppure al risanamento dei conti, visto che l'Italia non è uscita dalla procedura di deficit eccessivo e avrà il prossimo anno il debito pubblico più alto d'Europa". Lo afferma Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei alla Camera, a margine dell’approvazione della risoluzione di maggioranza sul Dfp.

“L’Italia - aggiunge l’esponente dem - cresce un terzo della media europea. Sono numeri oggettivi, che il governo non può continuare a negare scaricando responsabilità su altri, dall’Istat alle misure del passato che pure aveva sostenuto. È arrivato il momento di assumersi le proprie responsabilità. Nel documento manca qualsiasi prospettiva di crescita futura dopo il Pnrr, che il governo non ha voluto e grazie al quale oggi non siamo in recessione. Non c’è una strategia su sviluppo, inflazione ed energia: nessuna indicazione su come ridurre strutturalmente il costo delle bollette, mentre si rallenta sulle rinnovabili. È il segno di una grande confusione e dell’assenza di una visione”.

“Siamo di fronte - conclude De Luca - al governo più anti-meridionalista di sempre. Sono stati tagliati fondi sulla decontribuzione per le assunzioni al Sud e sulla perequazione infrastrutturale, risorse fondamentali per ridurre i divari territoriali. Il Pnrr prevedeva il 40% degli investimenti al Mezzogiorno per colmare le disuguaglianze. Il governo ha scelto la direzione opposta e, anche nel Dfp, riduce gli obiettivi sugli asili nido dal 33% al 15%, penalizzando famiglie e bambini delle aree più fragili del Paese. È una linea inaccettabile, che si inserisce in un disegno più ampio che mette a rischio l’unità nazionale. Continueremo a batterci in Parlamento e nel Paese per difendere un valore fondamentale: l’unità e la coesione dell’Italia, che questo governo sta mettendo seriamente in discussione”.