• 12/05/2026

"Quello che ci viene chiesto di convertire oggi è un provvedimento che ha già esaurito la sua principale misura operativa da settimane: il taglio delle accise ha smesso di produrre effetti il 7 aprile scorso. Siamo al 12 maggio. Stiamo convertendo in legge qualcosa che appartiene già alla cronaca passata. Siamo già al terzo intervento del governo su questa materia nel giro di poche settimane. Tre decreti, tre rincorse, tre rattoppi d'urgenza che fotografano plasticamente l'assenza di una strategia. O forse è proprio questa la strategia del governo Meloni: la strategia del rattoppo. Nel merito: una riduzione delle accise per soli venti giorni, indiscriminata, che ha trattato allo stesso modo il multimilionario con il parco auto di lusso e il lavoratore pendolare che fa i conti a fine mese per fare il pieno.". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Claudio Stefanazzi, componente della commissione Finanze, annunciando il voto contrario del Gruppo dem al decreto carburanti.

“Noi – ha aggiunto l’esponente Pd - avevamo proposto la selettività, una carta carburante legata all'ISEE per concentrare le risorse su chi ne ha davvero bisogno. Avremmo prodotto un effetto redistributivo reale. Il governo ha scelto diversamente, come ha candidamente ammesso lo stesso ministro Giorgetti di fronte alle critiche del Fondo Monetario Internazionale: era una scelta politica. Benissimo: assumetevene la responsabilità. La copertura finanziaria è il punto più grave. Quasi 530 milioni coperti con tagli lineari ai ministeri: 86 milioni alla salute, di cui 35 sulla prevenzione e 25 sulla ricerca sanitaria; 20 milioni sull'istruzione; 15 sulla ricerca scientifica; 96,5 sulla mobilità stradale; 25 sulla cultura; 25 sulla cooperazione allo sviluppo. Si taglia la prevenzione sanitaria per finanziare uno sconto temporaneo alla pompa. Si taglia la ricerca per coprire un rattoppo di venti giorni. Questo si chiama rovesciamento delle priorità”.

"Esistevano alternative: il meccanismo dell'accisa mobile avrebbe finanziato la misura senza toccare un euro dei ministeri; la tassazione degli extraprofitti delle compagnie petrolifere, dottata da governi di ogni orientamento in tutta Europa, avrebbe – ha concluso Stefanazzi - redistribuito risorse straordinarie a beneficio di famiglie e imprese. Entrambe le proposte sono state bocciate. E intanto questo governo continua a liquidare la transizione ecologica come una bizzarria di Bruxelles, anziché riconoscerla per quello che è: la condizione per rendere il Paese meno vulnerabile agli shock energetici. Per tutte queste ragioni il Partito Democratico vota contro".