«Intervenire sulla parte agricola della legge di bilancio significa porsi una domanda semplice ma decisiva: questa manovra mette davvero il settore agricolo nelle condizioni di programmare il proprio futuro? La risposta, purtroppo, è no».
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico nella commissione agricoltura della Camera, Antonella Forattini, Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi, Stefano Vaccari, esprimendo parere nettamente negativo sulla Legge di Bilancio 2026.
«L’agricoltura non vive di annunci né di misure spot – proseguono – ma di cicli lunghi, investimenti pluriennali e decisioni che richiedono certezze. Questa manovra, invece, continua a muoversi su interventi temporanei, fondi emergenziali e rinvii a strumenti futuri. Senza risorse pluriennali e tempi certi non siamo davanti a politiche strutturali, ma a una gestione dell’emergenza».
Secondo i democratici, anche le misure più condivisibili rivelano tutti i limiti dell’impostazione del Governo.
«Il rifinanziamento del fondo per l’acquisto dei beni alimentari risponde a un bisogno reale, ma non è una politica agricola. È una misura sociale emergenziale che non rafforza le filiere, non sostiene il reddito agricolo e non costruisce un legame tra produzione e accesso al cibo. Se ogni anno dobbiamo rifinanziare strumenti tampone, significa che il sistema non è governato».
Critica anche la scelta di rendere strutturale il lavoro agricolo occasionale.
«Normalizzare la precarietà è una scelta politica. In un settore già fragile si sceglie la scorciatoia, rinunciando a costruire lavoro stabile e tutelato».