Domani, 25 aprile, in occasione della Festa della Liberazione, la presidente Laura Boldrini parteciperà alle celebrazioni ufficiali del Comune di San Miniato (Pi). Il programma prevede diversi eventi a partire dalle ore 8.30. Al termine del corteo, che partirà alle 11.30 da piazza Repubblica, sono previsti gli interventi del Sindaco Simone Giglioli, del presidente del consiglio comunale Matteo Betti e un discorso conclusivo dell'on. Boldrini sul valore della memoria e il significato che ha la Resistenza 81 anni dopo la Liberazione.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza
“Oggi in Aula abbiamo cantato Bella Ciao perché, proprio alla vigilia del 25 aprile, il Governo sta approvando un decreto sicurezza anticostituzionale. Lo abbiamo fatto perché i valori dell’antifascismo sono la base su cui si fonda la nostra democrazia”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, che oggi insieme ad altri esponenti dell’opposizione ha intonato Bella ciao alla Camera.
“Nei mesi scorsi abbiamo assistito a derive che mettono a rischio quei valori. Il referendum è stato una bellissima risposta a un tentativo di attacco - prosegue la deputata dem - Non possiamo però dimenticarci che alcuni esponenti di opposizione, tra cui la sottoscritta, sono stati sanzionati per aver impedito a un gruppo di neofascisti e nazisti di parlare nelle sedi istituzionali: questo è un dato politico molto preoccupante”.
“Domani sarò a Pietra Ligure a celebrare la festa più bella di tutte: quella della Liberazione, che troppo spesso viene attaccata e sminuita da alcune parti politiche. Per me, come persona e come rappresentante nelle istituzioni, rimane il monito più importante: i diritti possono essere sempre messi sotto attacco, sta a noi difenderli con ogni mezzo possibile, tra cui schierarci contro un decreto sicurezza inaccettabile” conclude Gribaudo.L’appuntamento a Pietra Ligure, in cui l’onorevole Gribaudo insieme al sindaco Luigi De Vincenzi celebrerà il 25 aprile, è per le ore 9 davanti al Municipio in piazza Martiri della Libertà.
"La cosa che trovo veramente incredibile è che, una volta verificato e certificato che l'articolo 30-bis, della apologia di infedele patrocinio, come è stata definita da alcuni, presenta elementi di anticostituzionalità, tanto che lo stesso governo vuole correggerlo, si scelga di farlo con un nuovo decreto-legge anziché permettere alla Camera di svolgere il suo lavoro. Si sta decidendo deliberatamente di non consentire al Parlamento di intervenire nel merito, e questo è inaccettabile". Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo PD, intervenendo in dichiarazione di voto sul complesso degli ordini del giorno al decreto Sicurezza.
"È una forzatura dietro l'altra: in Commissione – aggiunge l’esponente dem - abbiamo avuto un solo giorno e abbiamo lasciato sul campo 701 votazioni. In Aula, venti colleghi non sono potuti intervenire in discussione generale e 130 ordini del giorno non sono stati discussi. Eppure i nostri ordini del giorno sono stati costruttivi: abbiamo chiesto di andare oltre sulla sicurezza nel trasporto ferroviario e pubblico locale, raccogliendo le richieste dei lavoratori. Questo lavoro parlamentare voi lo state negando. I numeri parlano chiaro: dal 2022 al 2025 la Polizia di Stato ha perso 2.000 effettivi. Non si può continuare a fare finta che ci siano più risorse e più personale”.
“E intanto – conclude Casu - avete bocciato i nostri emendamenti per lo scorrimento integrale della graduatoria di 2.700 vice ispettori già idonei, con graduatoria vigente fino all'aprile 2027, appellandovi alla mancanza di coperture. Le stesse coperture che trovate per bandire nuovi concorsi. Le risorse servono a pagare i concorsi o a pagare gli agenti? Si agisce sempre sulla repressione, che non funziona, e mai sulla prevenzione, che serve. Avete perso l'ennesima occasione, ma noi continueremo a opporci con tutte le nostre forze".
Si terrà oggi alle ore 14 presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati la presentazione del volume “Resistenza. La guerra partigiana in Italia (1943-1945)”, a cura di Filippo Focardi e Santo Peli.
Il volume offre un’occasione di riflessione su uno dei passaggi fondamentali della storia italiana contemporanea.
Attraverso il dialogo tra autori e studiosi, l’incontro approfondisce il significato della Resistenza come esperienza militare, politica e civile, mettendone in luce la complessità e il ruolo nella nascita della democrazia repubblicana.
Un momento di confronto e memoria, particolarmente significativo in prossimità delle celebrazioni della festa della Liberazione il 25 aprile.
Dialogheranno con gli autori Liliosa Azara, Chiara Braga, Andrea De Maria, Marco De Nicolò.
Le dichiarazioni di Ignazio La Russa sono gravi e inaccettabili, soprattutto perché arrivano dalla seconda carica dello Stato alla vigilia della Festa della Liberazione. Non esiste alcuna “pacificazione” possibile che passi per l’equiparazione tra partigiani e repubblichini. È una forzatura storica e morale che offende la memoria della Resistenza e tradisce i valori su cui si fonda la nostra Repubblica. I partigiani hanno combattuto per la libertà, la democrazia e la dignità del Paese; i militanti della Repubblica Sociale Italiana hanno scelto di stare dalla parte di un regime complice del nazismo e responsabile di persecuzioni, repressione e violenze, non spettatori, ma complici attivi nella persecuzione degli ebrei.
Mettere queste esperienze sullo stesso piano non è un gesto di riconciliazione: è un tentativo di riscrivere la storia e di indebolire il significato profondo del 25 aprile. Ed è tanto più grave se a farlo è chi dovrebbe rappresentare le istituzioni repubblicane nate proprio dalla sconfitta del fascismo.
La verità storica non è negoziabile: la Repubblica italiana nasce dalla Resistenza. Chi ricopre ruoli istituzionali ha il dovere di ricordarlo con rispetto e senza ambiguità.
Così in una nota Federico Fornaro, deputato Pd, Presidente della Giunta delle elezioni.
"Dal dicembre 2017, a seguito di una iniziativa che assunsi con altri colleghi, è istituito, presso il Ministero della Cultura un fondo per la tutela e la promozione del patrimonio morale, culturale, storico dei luoghi di Memoria della lotta al nazifascismo, della Resistenza e della Liberazione. Ci si riferisce alle istituzioni che sostengono le iniziative sulla memoria a Marzabotto, a Fossoli, al Museo Cervi, a Sant' Anna di Stazzema e alla Risiera di San Sabba. Il fondo era inizialmente di 2 milioni e mezzo di Euro, 500mila per ogni realtà. Risorse sempre scrupolosamente rendicontate e che hanno consentito interventi sui luoghi della memoria, sugli archivi, iniziative di ricerca storica, di coinvolgimento delle scuole. Il Governo in carica, dopo che nella legislatura precedente il contributo in oggetto era rimasto lo stesso, ha più volte ridotto il finanziamento, fino al taglio rilevante attuato nel decreto di marzo di quest' anno sulle disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi. Ora il contributo complessivo è di 1.819.738 euro, 363.947,60 euro per ogni ente. Un taglio che ha assunto proporzioni inaccettabili e che mette in discussione tanti progetti già avviati.
Non credo sia necessario ricordare, alla vigilia del 25 aprile, il valore della Memoria. Nel sacrifico delle vittime della barbarie nazifascista stanno le radici della nostra democrazia e della nostra Costituzione. Ho presentato una interpellanza parlamentare per chiedere il ripristino del finanziamento originale e l' attenzione del Governo sul valore dei luoghi della Memoria".
"Il governo taglia la memoria per fare cassa sulla benzina. È questo il senso politico, prima ancora che contabile, della scelta contenuta nel decreto carburanti di marzo: ridurre le accise finanziando l’intervento con tagli lineari e opachi, che colpiscono anche presìdi fondamentali della cultura democratica del paese. Tra questi, in modo grave e inaccettabile, il Parco nazionale della Pace di Sant’Anna di Stazzema, simbolo della memoria delle stragi nazifasciste, che si vede sottrarre circa 140 mila euro annui senza alcuna spiegazione. Una decisione che non è neutra né tecnica: è una scelta che colpisce un luogo dove si educano le nuove generazioni ai valori dell’antifascismo, della Costituzione e della convivenza civile". Lo dichiara il segretario del PD della Toscana Emiliano Fossi dopo aver depositato - insieme ai colleghi deputati dem Marco Simiani, Simona Bonafè, Federico Gianassi, Laura Boldrini, Marco Furfaro, Arturo Scotto e Christian Di Sanzo - una interrogazione parlamentare.
"Ridurre le risorse a Sant’Anna, mentre si registrano troppe assenze istituzionali nelle ricorrenze del 25 aprile e del 12 agosto, manda un segnale politico preciso e profondamente sbagliato: la memoria non è una priorità. Noi chiediamo al Ministro della Cultura di chiarire immediatamente e di intervenire per ripristinare integralmente i finanziamenti previsti dalla legge. Perché qui non si tratta solo di bilanci, ma della dignità della Repubblica e del rispetto dovuto alle vittime. Usare i luoghi della memoria come bancomat è una linea che va fermata: la memoria della Resistenza non si taglia, si difende", conclude Fossi.
“La presidente del consiglio Giorgia Meloni ha dato dei numeri che non tornano. I dati Oim pubblicati sulla Stampa denotano un quadro molto preoccupante: nei primi 4 mesi del 2026 le vittime del mare sono aumentate del 152 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Al 6 aprile 2025 le stime registravano 303 vittime a fronte di circa 9000 arrivi, oggi la cifra dei decessi è più che raddoppiata, a fronte di sbarchi ridotti del 30%.
Un dato enorme a fronte del quale ci vuole davvero coraggio per dire che questo governo ‘ha ridotto le morti nel Mediterraneo’! La realtà è tutt’altra cosa.
Le morti in mare sono aumentate e le politiche migratorie del governo sono irresponsabili e violano i diritti umani. La Meloni fa finta di non vedere la situazione nel Mediterraneo, perché le fa comodo non vedere.
Solo poco tempo fa durante il ciclone Harry abbiamo assistito a centinaia di naufraghi dispersi e in quell’occasione abbiamo chiesto come Partito Democratico al ministro Piantedosi di venire in Parlamento a riferire su questi dispersi in mare, ma nessun pervenuto. La verità è che la Meloni e il suo Governo continuano a dire che sono diminuiti gli sbarchi e le morti in mare solo perché non li contano”. Lo dichiara il deputato del Pd, Matteo Orfini, a proposito dell’informativa della Presidente del Consiglio Meloni alla Camera.
“Lo ammetto. Sono colpevole di essere antifascista e di difendere le istituzioni nate dalla resistenza e dalla Costituzione. Lo dichiaro con ancora più orgoglio nel mese del 25 aprile”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sanzionata dall’ufficio di Presidenza della Camera insieme ad altri deputati e deputate delle opposizioni che si sono presentati in sala stampa per scongiurare la presenza a Montecitorio di esponenti di Casa Pound e di chi si professa apertamente fascista e nazista.
“Assistiamo a una deriva davvero sconcertante, una decisione incomprensibile e grave - prosegue la deputata dem - Sono stati presi provvedimenti contro chi, pacificamente e in modo non violento, ha difeso un’istituzione leggendo degli articoli della nostra Costituzione, mentre chi le disonora mettendo in imbarazzo il Paese viene protetto”.
“Noi siamo stati sanzionati per l’antifascismo, mentre è stata annunciata una sanzione anche per Andrea Delmastro, l’ex sottosegretario alla Giustizia, per la pubblicazione non tempestiva nella dichiarazione patrimoniale delle sue quote poi cedute della società 'Le 5 Forchette'. Vedo un tentativo di equiparazione che non è accettabile e che crea un precedente sbagliato per chi dovrebbe riconoscere i confini del perimetro democratico e la storia di questo Paese” conclude Gribaudo.
“Con l’approvazione definitiva al Senato della legge sulla rottamazione dei veicoli fuori uso sottoposti a fermo amministrativo, già votata alla Camera lo scorso marzo, mettiamo fine a un’assurdità burocratica che per anni ha condannato le nostre città e le nostre periferie aprendo la strada alla rimozione di quelli che sono purtroppo dei veri e propri monumenti al degrado”. Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu, primo firmatario della proposta di legge del Partito Democratico sul tema.
“I numeri – spiega Casu – descrivono un’urgenza nazionale: ad aprile 2025 i veicoli sotto fermo erano quasi 4 milioni, con picchi drammatici a Napoli (512mila), Roma (234mila) e Milano (173mila). Parliamo di oltre 231mila mezzi fermi da più di 20 anni e decine di migliaia di modelli Euro 0, con motori a benzina privi di catalizzatore. È irrealistico pensare che auto ferme da decenni possano ancora soddisfare un credito erariale; rappresentano solo un peso ambientale e un costo per la collettività. Adesso finalmente una volta attestata dai Comuni e dagli enti proprietari della strada il potere di attestare l’inutilizzabilità dei mezzi, potremo rimuovere i vincoli e procedere alla demolizione in tempi rapidi”.
“Questa legge – prosegue il deputato dem – frutto del lavoro comune in Commissione e del confronto con le analoghe iniziative portate avanti dagli altri gruppi di maggioranza e opposizione introduce anche la possibilità di interventi immediati per motivi di incolumità pubblica, di sicurezza pubblica o di sicurezza della circolazione stradale, di tutela ambientale e per esigenze di carattere militare, inasprendo le sanzioni in caso di violazione delle norme relative alla raccolta e alla gestione dei veicoli fuori uso destinati alla demolizione. È un traguardo raggiunto insieme, superando le differenze partitiche, perché di fronte a un’auto abbandonata dovrebbe esserci solo l’urgenza di intervenire per rimuoverla e restituire spazio pubblico alla collettività. Un primo passo concreto che unisce transizione ecologica e transizione sociale: liberare spazio pubblico significa restituire alle persone la libertà di camminare, parcheggiare e vivere meglio il proprio quartiere. Ora ci aspettiamo che il Governo sia coerente e garantisca ai Sindaci tutti gli strumenti e le risorse necessarie per andare avanti e raggiungere l’obiettivo di liberare le strade dalle auto abbandonate su tutto il territorio nazionale”.
“L’unico elemento positivo della risposta del sottosegretario Molteni alla nostra interpellanza è che ha ammesso l’esistenza del Protocollo sulla 'Sicurezza del Personale e dei Passeggeri', sottoscritto nell’aprile 2022 ma dimenticato dal Governo Meloni che non ha ancora realizzato le misure previste e non convoca il gruppo di lavoro per i ferrovieri dall’Estate 2025. Nessuna risposta sul perché in oltre 3 anni di Governo, Piantedosi e Salvini non sono stati in grado di garantire gli interventi messi nero su bianco nel protocollo: a partire dal rafforzamento dei presidi fino alla messa in sicurezza degli accessi, come avviene negli aeroporti. Continueremo a chiedere conto al Governo del mancato coinvolgimento di Sindacati, Aziende, Forze dell’Ordine e Istituzioni locali e territoriali nell’individuazione e nella realizzazione di strumenti concretamente utili ad affrontare l’emergenza e non solo ad alimentare la propaganda.” Lo dichiara il deputato PD e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu nella replica dell'interpellanza urgente al governo presentata dal Gruppo del Partito Democratico sul problema della sicurezza all'indomani dell'omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio a Bologna e delle aggressioni presso la stazione Termini di Roma.
“Per quanto riguarda l’annuncio di nuovi ingressi in Polizia, ricordiamo al Governo che non bastano a colmare le carenze d’organico e le esigenze del turnover, per questo continueremo senza sosta a chiedere di fare scorrere immediatamente le graduatorie di tutti i vice ispettori ed allievi agenti necessari. L’alibi delle risorse che mancano non regge più, visto che ogni giorno il Governo vara nuove società che costano milioni di euro solo per i vertici. Grazie all’inchiesta del Domani scopriamo che sta per nascerne un’altra per disporre i bandi dei servizi ferroviari intercity, di cui non sappiamo ancora niente se non che il Presidente guadagnerà 311 mila euro e i Consiglieri d’Amministrazione 280, parametrati sugli aumenti in stile Brunetta che già da luglio vengono erogati all’Autorità di Regolazione dei Trasporti”, conclude Casu.
“Il ministro Lollobrigida snocciola tanti dati in Aula a Montecitorio ma non dà risposte su come intende a far fronte al tema dei dazi Usa sull'esportazione agricola italiana. I dati Istat parlano chiaro: -21,2% per l'export italiano e in manovra economica la parola 'dazi' risulta totalmente assente. I tanti numeri espressi dal ministro sconfessano le preoccupazioni delle Associazioni agricole nelle audizioni in Commissione Agricoltura. Ma di fatto sono dati poco veritieri, se l'export è diminuito come ci conferma anche Confindustria”.
Lo dichiara la deputata e capogruppo Pd in Commissione Agricoltura, Antonella Forattini intervenendo in replica al ministro Lollobrigida durante il Question Time alla Camera.
“Insomma tante parole e nessuna misura concreta per difendere gli spazi di mercato e di redditività che le imprese italiane stanno cercando di conquistarsi. Neanche un euro! Le imprese del vino, della pasta e dei formaggi, compresi i pecorini di cui nessuno parla mai, vivono nella incertezza”, sottolinea la parlamentare dem. “Era lo scorso 8 aprile quando Meloni annunciava un piano di recupero di 25 miliardi per
sostenere le imprese colpite dai dazi. Oggi il piano è scomparso insieme alle risorse. Quindi meno propaganda e più certezze”, conclude Forattini.
Oggi sono tornata insieme all’On. Orfini e all’On. Magi, nell’ambito del monitoraggio promosso dal Tavolo Asilo e Immigrazione, a Gjadër, nel centro di permanenza per il rimpatrio in Albania. Ciò che abbiamo trovato è, ancora una volta, un monumento allo spreco, alla propaganda e alla disumanità.
All’interno del centro abbiamo contato appena 25 persone trattenute, e abbiamo constatato che il Governo continua a trasferire illegittimamente decine di persone dai CPR italiani, ignorando l’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, che ha sollevato gravi dubbi di compatibilità con il diritto europeo.
Questi trasferimenti avvengono nel silenzio e nella totale assenza di trasparenza: non sarebbero emersi senza le nostre visite ispettive.
Abbiamo consultato il registro degli eventi critici: oggi ne risultano 95, 20 in più rispetto a luglio, quasi tutti episodi di autolesionismo, e persino uno sciopero della fame. Numeri che descrivono con chiarezza la sofferenza e la disperazione all’interno della struttura.
Dal mese di aprile 2025, quando il centro è entrato in funzione come CPR, circa 220 persone sono transitate a Gjadër.
La stragrande maggioranza di loro è tornata in Italia per mancata convalida del trattenimento o per sopravvenuta non idoneità.
I rimpatri effettivi rappresentano solo una quota esigua, e avvengono comunque passando per l’Italia.
Un bilancio che smentisce ogni narrazione del governo e conferma come l’intera operazione non abbia alcuna utilità concreta, se non quella di alimentare la propaganda.
Si impone un isolamento assurdo e inutile, si infligge una enorme sofferenza a poche decine di persone, si mantiene aperta una struttura mastodontica e costosissima, mentre personale delle forze dell’ordine viene impiegato all’estero invece che sul territorio nazionale.
Tutto questo mentre il Governo continua a rivendicare l’efficienza di un modello che è, in realtà, un fallimento sotto ogni punto di vista: umano, giuridico ed economico.
Una vergogna di Stato, come tutti i CPR.
Vanno chiusi.
Così la deputata democratica, Rachele Scarpa.
“Trump ha un’ottima lobbista in Europa che si chiama Giorgia Meloni” così sui social la responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani che, in un video, ricorda come gli impegni presi da Meloni nella sua visita di aprile a Trump coincidano con l’accordo siglato Usa-Ue sui dazi, dall’aumento degli acquisti di gas liquido dagli Stati Uniti, alle coproduzioni di armamenti, al riparo dalla digital tax per le big-tech americane. “Giorgia Meloni – dice Serracchiani - può rivendicare un vero risultato nei 1000 giorni di Governo: aver fatto da perfetta lobbista per il suo amico Donald Trump. Peccato che, nel frattempo, non abbia rappresentato gli interessi dell’Italia. Dietro le foto sorridenti e le visite istituzionali dal tono trionfalistico, la realtà è ben diversa: né l’Italia né l’Europa stanno ricavando benefici concreti da questa strategia. Anzi, l’ultimo accordo sui dazi del 15% colpisce direttamente il Made in Italy, mettendo a rischio migliaia di posti di lavoro e interi settori della nostra economia. L’Italia non ha bisogno di passerelle internazionali senza contenuti, ma di una visione strategica, di una politica estera seria, credibile, capace di rafforzare il nostro ruolo in Europa e nel mondo. Perché se la Premier si dichiara sovranista ma poi non difende davvero gli interessi del Paese, a pagarne il prezzo saranno — ancora una volta — imprese, lavoratori e tutti i cittadini italiani.
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