02/03/2026 - 16:09

La sistematica occupazione politica delle istituzioni culturali che il governo di Giorgia Meloni sta portando avanti è preoccupante. Ed è una deriva che riteniamo anche in contrasto con lo spirito e le finalità della legge. I consigli di amministrazione dei musei statali dovrebbero essere composti da persone di chiara fama e comprovata esperienza nella gestione del patrimonio culturale. Con il ministro Alessandro Giuli questo non sta avvenendo. Assistiamo invece a nomine che sembrano rispondere a logiche di appartenenza politica: figure che non hanno trovato spazio nei passaggi elettorali o esponenti di primo piano del partito di maggioranza vengono collocate ai vertici di istituzioni culturali strategiche. È un’impostazione che mortifica competenze e professionalità. Perché la gestione del David di Michelangelo, delle Ville medicee o dei capolavori custoditi nei Musei del Bargello dovrebbe essere affidata a una mano politica e non a un tecnico capace, autonomo, che sappia fare il proprio lavoro senza eseguire ordini di partito? I Cda dei Musei sono luoghi centrali per la programmazione e approvano i bilanci di istituzioni la cui gestione economica dovrebbe essere fuori dalla discrezionalità politica. Siamo di fronte a una vera e propria “occupazione” che rischia di travolgere l’autonomia delle istituzioni culturali” così Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera nel giorno in cui il Mic ha pubblicato decreti di nomina dei componenti dei Cda della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello e delle Ville e residenze monumentali fiorentine. “L’ultima infornata di nomine a Firenze – conclude Manzi - conferma un disegno preciso: trasformare luoghi di studio, tutela e valorizzazione del patrimonio in spazi di controllo politico. Chiederemo conto a Giuli anche di questo caso in parlamento”.

 

 

02/03/2026 - 14:59

Nomine politiche alla Galleria dell’Accademia, Bargello e alle Ville fiorentine, dem Bonafè e Gianassi annunciano interrogazione

“La gestione dei musei statali deve essere improntata a criteri di competenza, autonomia e comprovata esperienza nel settore culturale. I consigli di amministrazione rappresentano organi fondamentali per garantire qualità, tutela e valorizzazione del patrimonio artistico nazionale; per questo motivo la legge prevede che siano composti da figure con curriculum e professionalità riconosciute nel campo dei beni culturali. Negli ultimi mesi assistiamo a una preoccupante tendenza alla politicizzazione di tali organi. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli sta procedendo a nomine che appaiono dettate da logiche di appartenenza partitica anziché dai criteri meritocratici. È il caso delle recenti nomine che riguardano istituti di grande importanza culturale come la Galleria dell'Accademia di Firenze, i Musei del Bargello e le Ville e Residenze Monumentali Fiorentine, per i quali il Ministero ha appena pubblicato i decreti di nomina dei nuovi CdA. Apprendiamo della nomina di Andrea Fossi, candidato alle amministrative di Firenze nelle fila di Fratelli d’Italia, nominato nel CdA della Galleria dell'Accademia di Firenze e dei Musei del Bargello, di Alessia Galdo nel CdA delle Ville e Residenze Monumentali Fiorentine, anche lei candidata con Fdi nelle amministrative insieme a un’altra esponente di Fratelli d’Italia, Chiara Mazzei. Ti candidi in Fratelli d’Italia e non ti eleggono? Nessun problema, Giuli c’è”, così una nota dei deputati fiorentini del Pd, Simona Bonafè e Federico Gianassi.  
“L’autonomia delle istituzioni culturali deve essere difesa - sottolineano i democratici - queste scelte invece sollevano interrogativi  sull’opportunità di inserire nei vertici dei musei statali figure impegnate nella politica di partito. Il rischio evidente è quello di trasformare luoghi di cultura, studio e conservazione in spazi di occupazione politica, compromettendone l’autonomia e la credibilità. Non siamo di fronte a episodi isolati: il ministro Giuli sembra portare avanti una strategia nazionale di progressiva invasione della politica nei consigli di amministrazione dei musei statali. Si tratta di un’ingerenza che non possiamo accettare. Il patrimonio culturale italiano è un bene comune e non può essere piegato a logiche di parte. Servono indipendenza e rispetto delle istituzioni culturali. Di questo chiediamo conto al Ministro con una interrogazione parlamentare”.

 

27/02/2026 - 15:40

“La maggioranza deve ritirare la proposta di riforma della legge 157/92, il cosiddetto “Ddl sparatutto”, perché fortemente contestato dall'opinione pubblica come dimostrano le oltre 400.000 firme raccolte dalle associazioni di varia natura e considerato anche il recente sondaggio che vede il 59% degli italiani contro la caccia.

Ma non solo, il provvedimento è contestato anche da voci nella stessa maggioranza, come quelle di Noi Moderati, che annunciano un voto contrario. La riforma è stata scritta in una logica chiaramente corporativa, clientelare, elettorale a favore di produttori di armi e munizioni e si fa beffe della Costituzione e del fatto che la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato consentendo una caccia selvaggia, sempre più “a scopo di lucro” e consumistica, a discapito di tutte le altre attività economiche nella natura.

Inoltre, un ennesimo segnale di allarme che questo governo dovrebbe cogliere, è il rinvio alla Corte costituzionale da parte del Consiglio di Stato per una impropria e potenzialmente rischiosa incostituzionalità del CTFVN Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, di fatto un comitato venatorio di comodo del Ministro e delle lobby armiero-venatorie che, nell’esprimere i pareri vincolanti sui calendari venatori, dimostra di agire in chiave antiscientifica legittimando una prassi antidemocratica.

Proponiamo ai parlamentari e alle parlamentari sensibili alla tutela della natura di dare vita immediatamente ad un osservatorio sulle norme che calpestano biodiversità, il benessere animale, l’ambiente, la sicurezza delle persone e impediscono e danneggiano lo sviluppo di tutte le altre attività economiche che si basano sulla natura, anche attivando una regia per presentare interrogazioni e provvedimenti legislativi.

Infine, riteniamo doveroso ricordare che, proprio sulla tutela ambientale e del benessere animale, il ruolo e l'autonomia della magistratura hanno fatto storicamente argine, in Italia e nel mondo, allo sfruttamento delle risorse ambientali, naturali e degli animali, ed è per questo che lobby e produttori senza scrupoli che sostengono il governo italiano vedono nella magistratura il pericolo alla loro sopravvivenza al potere. Un altro motivo per votare No al Referendum sulla giustizia”. Lo dichiarano in una nota congiunta, le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, invitando a votare NO al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.

 

27/02/2026 - 10:42

"Su un tema delicato come la giustizia, raccolgo e rilancio l’invito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: abbassare i toni e riportare il confronto dentro un perimetro di responsabilità, rispetto e civiltà.

Noi siamo contrari a questa riforma per ragioni di merito, perché la riteniamo sbagliata e pericolosa. È sbagliata perché non affronta le vere emergenze della giustizia italiana: la durata eccessiva dei processi, la carenza di organici, le condizioni dell’edilizia giudiziaria, la digitalizzazione, il sovraffollamento carcerario, la necessità di garantire piena parità tra accusa e difesa. Sono questi i nodi reali, e la riforma non ne risolve neanche uno, come peraltro ammesso dallo stesso Ministro Nordio.

Al contrario, interviene su altro: divide e separa le carriere tra magistratura giudicante e requirente, introduce due CSM distinti, fino alla creazione di un’Alta Corte disciplinare, e prevede il sorteggio per la selezione dei componenti della magistratura. Un impianto che indebolisce profondamente la magistratura e ne mette in discussione l’autonomia e l’indipendenza rispetto al potere politico. Si incrina la separazione dei poteri, pilastro fondamentali della nostra democrazia, e si apre la strada a una deriva Trumpiana che porta ad un pericoloso controllo della politica sulla giustizia.

Peraltro, la separazione delle funzioni è già prevista nel nostro ordinamento, anche dopo la riforma Cartabia, ed è utilizzata in misura molto limitata. Se davvero si voleva intervenire, si poteva farlo con strumenti ordinari e mirati. Qui invece si sceglie una strada radicale e ideologica.

Ancora più grave è l’introduzione del sorteggio per la composizione degli organi di autogoverno: un meccanismo che non esiste in nessun altro Paese e indebolisce il ruolo e l’autorevolezza del CSM, alterando l’equilibrio tra magistratura e politica.

Per noi non è una battaglia ideologica, ma una questione di sistema e di tutela dei cittadini. Una giustizia più debole e meno indipendente è una giustizia che protegge meno i diritti di tutti.

Su questo continueremo a batterci con determinazione". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee a 4 di sera, su Rete 4

 

26/02/2026 - 18:02

“Le dichiarazioni del ministro Nordio sulla vicenda che riguarda la sua capo di Gabinetto Bartolozzi rappresentano l’ennesimo grave attacco e tentativo di ingerenza nei confronti della magistratura. Dirsi ‘perplesso’ sulla tempistica di un atto dei magistrati significa mettere in discussione l’autonomia e l’indipendenza di chi è chiamato ad applicare la legge, significa adombrare malafede da parte dei magistrati. E aggiungere che la sua capo di Gabinetto proseguirà ‘con ancora maggiore motivazione’ ha anche il sapore di una sfida assurda, priva di senso, nei confronti di chi sta svolgendo il proprio lavoro ed è chiamato a verificare il rispetto delle leggi a cui tutti, anche il Ministro e i suoi collaboratori sono tenuti. Siamo oramai al rovesciamento della realtà: per il Governo la colpa è sempre dei magistrati, soprattutto quando adottano provvedimenti sgraditi. Invece di rispondere nel merito, si tenta di delegittimare la magistratura. Già nei mesi scorsi la maggioranza ha chiesto uno scudo per la sua capo di Gabinetto contestando il regolare corso della giustizia. Di cosa hanno paura? È ora di dire basta a questo attacco grossolano e continuo contro la magistratura. I giudici devono essere liberi e autonomi dal potere politico e il Governo non può pretendere che sia altrimenti. Anche per questo votiamo No”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in Commissione Giustizia alla Camera.

 

25/02/2026 - 12:58

“A quattro anni dall'aggressione russa in Ucraina, un'invasione inaccettabile, che ha provocato milioni di vittime tra civili e militari e messo in discussione l'autonomia e la sovranità di uno Stato e di un'intera popolazione, la diplomazia italiana ha fatto immensi passi indietro. Come Partito Democratico siamo orgogliosi di aver sostenuto da subito la resistenza del popolo e delle istituzioni ucraine per affermare la loro libertà, la loro indipendenza e la forza del diritto internazionale. Come ha ricordato il Presidente Mattarella, è intollerabile che ancora oggi si provino a riscrivere i confini degli Stati con la forza e con i carri armati”. Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.

“Abbiamo sostenuto con tutte le forme di assistenza necessaria la popolazione ucraina: umanitaria, economico-finanziaria e militare. Ora – sottolinea l’esponente dem - chiediamo un'iniziativa diplomatica di pace sempre più forte e incisiva, con un elemento di chiarezza: non può essere un'intesa raggiunta sulla testa degli ucraini né senza il loro protagonismo. In questi anni l'Italia è purtroppo scivolata nelle retrovie della diplomazia internazionale. Con il presidente Draghi eravamo alla guida del treno insieme ad altri leader europei; ora non abbiamo più una linea, non abbiamo più un protagonismo perché siamo schiacciati sulle posizioni di Trump".

“A rischio – conclude De Luca - c'è la sicurezza, l'autonomia, la libertà e i valori del diritto internazionale che caratterizzano l'intera Europa. Chiediamo una pace giusta, sicura e duratura con garanzie precise: non una resa dell'Ucraina, ma uno strumento per riaffermare la sua autonomia e la sicurezza europea. Chiediamo al governo uno scatto d'orgoglio, che riporti l'Italia là dove le spetta, nel solco della grande tradizione diplomatica che caratterizza il nostro Paese”.

 

25/02/2026 - 09:34

“Negare un’aula universitaria a un’associazione studentesca per un’iniziativa di approfondimento sul referendum costituzionale è una scelta preoccupante. L’Università è il luogo del confronto, non del silenzio imposto. Se davvero, come riportato, è stato impedito a Sinistra Universitaria – UDU Genova di organizzare un dibattito con docenti, magistrati ed esponenti della vita pubblica come l’ex ministro Andrea Orlando, siamo di fronte a un atto che rischia di comprimere la libertà di discussione dentro l’ateneo. I regolamenti vietano la propaganda dei partiti, non il libero confronto promosso dagli studenti. E appare ancora più grave il richiamo alla par condicio se, nello stesso contesto, altre iniziative con ospiti chiaramente schierati per il sì, sembrerebbe si siano potute svolgere senza ostacoli. Le regole devono valere per tutti oppure non possono essere usate come strumento discrezionale per selezionare chi può parlare e chi no. Chiediamo alla Ministra dell’Università e della Ricerca di approfondire le ragioni di questa decisione. L’autonomia degli atenei è un valore, ma non può diventare un alibi per limitare il pluralismo. Agli studenti va garantito il diritto di discutere e approfondire, senza censure preventive” dichiarano i deputati PD Valentina Ghio e Alberto Pandolfo che hanno presentato un'interrogazione alla Ministra dell'Università Bernini.

 

24/02/2026 - 20:17

“Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Il ministro Antonio Tajani continua a non comprendere che qui non è in discussione il rispetto per la Polizia, che nessuno ha mai messo in dubbio.

Il punto è un altro: autorevoli esponenti della maggioranza e del governo, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, hanno utilizzato un drammatico fatto di cronaca per attaccare le opposizioni e alimentare una contrapposizione artificiale tra chi starebbe dalla parte delle forze dell’ordine e chi no. Una forzatura grave, che divide il Paese invece di unirlo.
Perchè Tajani invece che provare adesso ad accusare l'opposizione di un'inesistente strumentalizzazione non ha condannato con la stessa solerzia la vera strumentalizzazione degli scorse settimane di Salvini e Meloni?
Continuare con questo atteggiamento significa sottrarsi al merito della questione e rifugiarsi nella propaganda. Un atteggiamento che, più che da uomo delle istituzioni, appare da polemista in cerca di qualche minuto di visibilità. Visto che Meloni e Salvini tacciono Tajani dovrebbe dimostrare un po’ di autonomia politica e sentire la responsabilità del ruolo che ricopree chiedere scusa a
nome del governo” così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri replica al ministro Tajani.

 

24/02/2026 - 16:32

Autonomia e indipendenza magistratura non possono essere messe in discussione.

“Il nostro No al referendum è per la difesa dei valori costituzionali, per la difesa di un principio sacro della nostra democrazia: l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Questa riforma costituzionale è punitiva nei confronti della magistratura perché mina alle radici quel principio di autonomia e indipendenza che viene colpito con lo stravolgimento del CSM, con l’umiliazione del sorteggio imposto alla magistratura, con la mutazione genetica del ruolo del PM e con l’indebolimento della figura del giudice. Che questo sia l’obiettivo è evidente persino dalle parole della Presidenza del Consiglio che invita a votare Sì per fermare ‘l'invadenza’ della magistratura, confondendo invadenza con il potere-dovere della magistratura di verificare il rispetto del principio di legalità al cui rispetto anche il governo è tenuto. Noi votiamo convintamente No”. Così il deputato Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia, intervistato da Rai Parlamento.

 

24/02/2026 - 13:50

“Oggi, seppure con molto ritardo, la Camera definisce un importante punto di partenza condiviso per lo sviluppo dei centri di elaborazione dati. Come PD ci siamo battuti per uno sviluppo diffuso dei data center sul nostro territorio che coinvolga sia le esperienze positive già avviate sia nuove strutture definite con qualità degli spazi per valorizzare aree dismesse. È giusto che la regolamentazione parta dal Parlamento con una legge delega e non per decreto, perché è in gioco una questione politica, globale e nazionale: i data center non devono diventare cattedrali nel deserto gestite da remoto, ma fucine di innovazione per favorire lo sviluppo economico, sociale, ambientale e democratico ”. Lo dichiara il deputato e vicepresidente in Commissione Trasporti, Andrea Casu esprimendo il voto favorevole del PD alla delega al governo  per i centri di elaborazione dati.
“Ci batteremo – sottolinea il parlamentare dem - affinché l'Italia difenda sempre l'interesse nazionale e i data center non diventino i porti franchi delle nuove compagnie delle indie. Siamo davanti ad una sfida di cambiamento e dobbiamo essere pronti alla funzione di scoperta e di costruzione di nuove rotte che servono al futuro. Né colonia, né autarchia, l'Italia deve trovare la sua autonomia tecnologica per proteggere nell'interesse nazionale, da un lato, la sicurezza dei dati e dall'altro l'attrattività degli investimenti”. “Grazie ai data center nel 2025 la Francia ha saputo attrarre 69 miliardi di dollari di investimenti a fronte dei 5 del nostro paese: dobbiamo fare di più per costruire subito il mercato unico europeo dell'innovazione indicato dai rapporti di Letta e Draghi e renderne l’Italia protagonista”, conclude Casu.

24/02/2026 - 12:07

“Più che occuparsi della scaletta del prossimo Festival di Sanremo e parlare di fantomatici agguati e atti riparatori, il Presidente del Senato dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli organi parlamentari di garanzia. Le parole pronunciate ieri da Ignazio La Russa risultano improprie e preoccupanti, perché evocano un’ingerenza politica su scelte editoriali che non competono alla seconda carica dello Stato”. Lo dichiarano in una nota i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza RAI. “Ci saremmo aspettati dal Presidente del Senato – prosegue la nota – un impegno concreto per superare la situazione anomala che dall’inizio della legislatura sta impedendo alla Commissione di Vigilanza Rai di svolgere il proprio lavoro, a causa dell’ostruzionismo della maggioranza. Un blocco che di fatto paralizza un organismo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza del servizio pubblico. Registriamo invece un silenzio assordante su questo tema. Difendere l’autonomia e l’indipendenza della Rai significa rispettare le prerogative del Parlamento e assicurare ai cittadini un’informazione libera e plurale” concludono i parlamentari dem della Vigilanza Rai.

23/02/2026 - 15:42

"Dopo avere speculato, come sono soliti fare, sui fatti di Rogoredo, dando per scontato che il ragazzo ucciso fosse colpevole e il poliziotto innocente, Meloni e Salvini dovrebbero chiedere scusa alla famiglia di Abderrahim Mansouri. Indossare una divisa non mette nessuno sopra la legge. Anzi! Chi è preposto a farla rispettare, dovrebbe essere d'esempio.
Questa vicenda dimostra senza alcun dubbio che il tanto decantato "scudo penale" non servirebbe in alcuno modo né alla giustizia né a permettere a poliziotti e carabinieri di svolgere serenamente il loro lavoro. Sarebbe solo una discriminazione tra chi ha una divisa e chi no. Ma in Italia, fino a prova contraria, la legge è uguale per tutti.
E dimostra anche quanto siano fuori luogo e del tutto propagandistiche le alzate di scudi che certuni sono soliti fare tentando di interferire con il lavoro della magistratura nella cui indipendenza e autonomia noi abbiamo piena fiducia". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

20/02/2026 - 14:14

Lo abbiamo detto oggi in Aula: la decisione di Governo e maggioranza di sfuggire dal confronto sul congedo parentale obbligatorio è una scelta grave e miope, che colpisce direttamente le famiglie, le madri lavoratrici e il diritto dei bambini a una cura adeguata nei primi mesi di vita da parte di entrambi i genitori.
La proposta, a prima firma della Segretaria Pd Elly Schlein e condivisa da tutte le opposizioni è un investimento sociale. Significa promuovere l’uguaglianza tra uomini e donne, contrastare le dimissioni forzate dopo la maternità, sostenere la qualità della vita familiare e la crescita dei figli. In un Paese che continua a registrare un drammatico calo delle nascite e un tasso di occupazione femminile tra i più bassi d’Europa, ci saremmo aspettati un’assunzione di responsabilità. Invece il governo sceglie di voltarsi dall’altra parte. Parlano di sostegno alla natalità, ma quando si tratta di investire davvero sulla genitorialità condivisa e sull’autonomia economica delle donne, prevalgono i tagli e le chiusure ideologiche.

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati,

 

19/02/2026 - 16:07

“L’ipotesi di trasferire l’Agenzia ‘Italia Meteo’ da Bologna a Roma rappresenta una scelta che rischia di indebolire un presidio strategico per il Paese. Spostare la sede dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Tecnopolo Dama, dove l’Agenzia opera in stretta sinergia con realtà di eccellenza nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nelle scienze del clima, significa mettere a rischio competenze, investimenti e continuità operativa”.

 

Così il deputato emiliano del Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.

“Già nel 2023 - aggiunge - con una mia interrogazione parlamentare, avevo chiesto al governo un intervento immediato per garantire il pieno e corretto funzionamento dell’Agenzia nazionale di meteorologia, evidenziandone il valore strategico e la necessità di rafforzarne autonomia ed efficacia. Oggi, alla luce delle modifiche alla governance e della prospettiva di trasferimento, quelle preoccupazioni risultano ancora più attuali. È necessario assicurare stabilità, autonomia tecnico-scientifica e valorizzazione del personale - conclude - evitando decisioni che possano compromettere il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca meteorologica e climatica”.

 

19/02/2026 - 15:50

"Il lavoro dei giudici è far rispettare le leggi, non fare contenta Giorgia Meloni e i suoi ministri seguendo il loro programma di governo.
Dopo appena quattro ore dall'intervento, duro e inedito, del Presidente della Repubblica al CSM, in cui richiamava al rispetto del CSM stesso e al rispetto tra istituzioni, la presidente del consiglio Giorgia Meloni pubblica un video in cui attacca a testa bassa i magistrati per avere deciso un risarcimento alla nave di Sea Watch, illecitamente trattenuta al porto di Licata per cinque mesi nel 2019.
Quando Salvini è stato assolto, nessuna critica ai magistrati. Quando la sentenza non piace al governo, giù attacchi ai giudici e delegittimazione.
Non funziona così.
La magistratura agisce indipendentemente dal programma di governo. Di qualsiasi governo, per fortuna.
È questo che non sopportano e quindi attraverso la riforma costituzionale vogliono colpire l'indipendenza e l’autonomia della magistratura: il loro vero obbiettivo.
Impediamoglielo e al referendum votiamo No". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.

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