“Domani sarò a Prato, alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più deportazioni”. E ci sarò perché Prato non si tocca. Il cosiddetto “Comitato Remigrazione e Riconquista”, nato da un’iniziativa di CasaPound, Veneto Fronte Skinheads, Rete dei Patrioti, manifesterà proprio domani nel centro della città. Marceranno per sostenere la “remigrazione”, che è una parola farlocca per non dire quella vera: deportazione di tutte le persone migranti. E lo faranno nello stesso giorno e nella stessa città dove, il 7 marzo 1944, i nazifascisti rastrellarono 133 lavoratori pratesi dalle fabbriche, dalle case, dalle strade. Li rinchiusero nel Castello dell’Imperatore e li caricarono su vagoni piombati diretti a Mauthausen e al sottocampo di Ebensee. Ne tornarono 18. Centoquindici morirono nei lager. Vogliono parlare di deportazione nel giorno esatto in cui Prato ha subìto la deportazione. Dicono che lo fanno per la sicurezza. Ma è una bugia, perché la sicurezza vera è un’altra cosa. La sicurezza è lavoro regolare, contratti, controlli, legalità nelle filiere produttive. È case dignitose, scuole che includono, servizi sociali che non lascino soli né chi viene da lontano né chi è nato qui.
Sicurezza è spezzare lo sfruttamento che umilia tutti, italiani e stranieri, e che a Prato, nelle filiere tessili, è un problema reale, concreto, che non si risolve con le deportazioni ma con la legalità.
Chi sta dietro questa manifestazione non vuole risolvere niente. Vuole solo mettere le persone le une contro le altre, sciacallare sulla paura e creare un capro espiatorio.
Per questo domani sarò a Prato.
La Prato del 7 marzo 1944 ha resistito, ha lottato, non ha avuto paura. Ha pagato un prezzo spaventoso. E per ottantadue anni questa città ha onorato la memoria di quei 133 lavoratori deportati giurando “mai più”.
Domani quel “mai più” va detto di nuovo.
Perché il fascismo a Prato non ha mai avuto spazio. Non ce l’ha avuto 82 anni fa, non ce l’avrà domani, non ce l’avrà mai.
Così sui social il deputato democratico, Marco Furfaro.
Quanto accaduto a Chioggia durante le celebrazioni del Giorno del Ricordo è un fatto grave che merita piena chiarezza».
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Rachele Scarpa, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al Ministro dell’Istruzione e del Merito in merito all’esecuzione, da parte di studenti della scuola secondaria di primo grado “Pascoli-Galilei” dell’Istituto Comprensivo Sottomarina Nord, del brano “Di là dell’acqua”, riconducibile al repertorio della Compagnia dell’Anello, durante la cerimonia organizzata dal Comune di Chioggia il 10 febbraio scorso.
«Stiamo parlando di un gruppo storicamente associato all’area neofascista italiana. È inaccettabile che, in un contesto istituzionale e con il coinvolgimento di studenti minorenni, possa essere proposta musica legata a quell’immaginario culturale e politico», afferma Scarpa.
«Il Giorno del Ricordo è una ricorrenza che appartiene a tutta la Repubblica e deve essere celebrata nel rispetto rigoroso dei valori costituzionali. La scuola pubblica è presidio di pluralismo, educazione democratica e memoria condivisa. Per questo ho chiesto al Ministro se sia a conoscenza dei fatti, se siano state avviate verifiche tramite l’Ufficio scolastico regionale e quali iniziative intenda assumere per evitare il ripetersi di episodi analoghi».
«Non si tratta di alimentare polemiche – conclude Scarpa – ma di ribadire un principio fondamentale: nelle istituzioni della Repubblica non può esserci spazio, nemmeno in forma indiretta o simbolica, per riferimenti culturali riconducibili a ideologie incompatibili con la nostra Costituzione».
"Il senatore La Russa ha perso l’ennesima occasione per assolvere, con disciplina ed onore, al suo ruolo di presidente del Senato e di seconda carica dello Stato. Ha trasformato la Giornata del ricordo per atteggiarsi a fazioso interprete degli avvenimenti storici facendo omissioni e strumentalizzando quanto tragicamente successo in quella parte di territorio. L’importante per La Russa non era rinnovare la memoria, in maniera condivisa, in un evento solenne davanti al Presidente della Repubblica Mattarella, per riconoscere le responsabilità, le omissioni e i silenzi certo, e riaffermare il rifiuto di ogni barbarie ma gettare discreto su altre parti politiche e istituzionali".
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
"Ricordare le foibe e l’esodo forzato di istriani, fiumani e dalmati - aggiunge - significa confrontarsi con una delle ferite più profonde e complesse della storia europea del Novecento e il dramma vissuto dalle migliaia di italiani residenti nell’area del confine orientale, che furono uccisi o costretti ad abbandonare le proprie terre, vittime di una violenza cieca brutale che colpì anche civili innocenti e segnò intere comunità.
Significa però al tempo stesso non cancellare il contesto storico in cui maturò il dramma delle foibe a cominciare dalle responsabilità del fascismo, dalle politiche di occupazione, dalla repressione e snazionalizzazione, dalle stragi e dalle brutalità commesse nei Balcani, che alimentarono un ciclo di odio e vendetta culminato in nuove atrocità. Tenere insieme queste verità non indebolisce il ricordo, lo rafforza. Solo una memoria onesta, completa e condivisa può restituire dignità alle vittime, evitare semplificazioni ideologiche e trasformare il passato in una lezione per il presente. Il senatore La Russa - conclude - se lo ricordi la prossima volta prima di rappresentare in modo inadeguato la seconda carica dello Stato".
Il Giorno del Ricordo rende omaggio alle vittime delle foibe, agli esuli giuliano-dalmati, ai loro familiari e alle associazioni che da anni custodiscono con tenacia la memoria di una tragedia segnata dal dolore, dal lutto e dalla perdita.
Donne e uomini, anziani, molti bambini, furono costretti a lasciare le proprie case, perseguitati per la loro appartenenza etnica e culturale, per le idee politiche, per la fede.
Di fronte a quella storia di odio e divisione, rinnoviamo oggi il nostro impegno a costruire pace e giustizia, affermando con forza i valori della convivenza, del rispetto e della dignità della persona. È anche grazie a una grande idea di Europa, fondata sulla riconciliazione e sulla cooperazione tra i popoli, se questi valori hanno potuto affermarsi. Ma non dobbiamo mai darli per scontati.
Se oggi la tragedia delle foibe è riconosciuta come tragedia nazionale, è anche grazie a un lavoro condiviso, non a una battaglia di parte. Siamo convinti che la memoria serve a costruire una società più giusta, non a riaprire ferite per convenienza politica.
Le foibe sono una pagina tragica della nostra storia e meritano memoria, rispetto e verità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
«Non è un rischio, è ormai una certezza: questa legislatura verrà ricordata come una delle più inconcludenti della storia repubblicana».
Lo dichiara Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati e deputato del Partito Democratico.
«Le dichiarazioni del sottosegretario Morelli che arrivano a evocare il ritorno dell’Italia agli “anni bui del terrorismo” a seguito di episodi gravi ma circoscritti sulle infrastrutture ferroviarie, dovrebbero essere oggetto di condanna unanime delle istituzioni e non strumentalizzate politicamente per dare vita polemiche allucinanti, irresponsabili e totalmente scollegate dalla realtà. Siamo molto preoccupati per l’ennesimo uso strumentale di fatti ancora oggetto di accertamento da parte delle autorità competenti, piegati a una narrazione utile solo a creare allarme sociale e a distrarre gli italiani dalle evidenti incapacità di governo.
Chi ha responsabilità istituzionali dovrebbe garantire serietà, misura e rispetto della verità, non utilizzare il proprio ruolo per alimentare paura e tensioni nel Paese. Paragonare quanto accaduto a una stagione storica segnata dal terrorismo significa mancare di rispetto alla memoria collettiva e alle vittime di quegli anni.
A pochi mesi dalla fine della legislatura, Giorgia Meloni e la sua maggioranza tentano di riscrivere il racconto di questi anni per nascondere il proprio totale fallimento, ma il bilancio è sotto gli occhi di tutti: nessuna riforma strutturale, nessuna visione per il futuro, solo propaganda, vittimismo e continuo scaricabarile.
È questa l’eredità che lasceranno agli italiani. Ed è una certezza, come
lo sono le inefficienze del sistema trasporti italiano create da Salvini che colpiscono ogni giorno passeggeri e lavoratori e nessuna strumentalizzazione riuscirà mai a nascondere».
“Oggi è il 3 febbraio. Dieci anni fa veniva ritrovato il corpo di Giulio Regeni nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani”. Lo ha ricordato in Aula il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo, intervenendo a fine seduta nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore italiano.
“Dieci anni - ha aggiunto l’esponente dem - sono molti: dieci anni di bugie, di depistaggi. Ma nonostante questo una famiglia e un’intera comunità si sono battute ogni giorno per la verità e la giustizia. Paola e Claudio, i genitori di Giulio, Irene la sorella, Alessandra Ballarini, l’avvocato della famiglia, sempre presenti a Fiumicello ogni 25 gennaio. Nel docufilm di Simone Manetti ‘Giulio Regeni:tutto il male del mondo’, con testimonianze pazzesche di quanto accaduto nei giorni del sequestro e della tortura, basate anche sulle dichiarazioni rese da un testimone oculare nel processo a carico di quattro ufficiali della National Security egiziana. Ora quel processo riprenderà, dopo una sentenza della Corte costituzionale, giungerà a sentenza per dare giustizia ad un ragazzo e dignità ad un Paese che, nel definire l’Egitto un Paese sicuro, ha sacrificato una parte della propria dignità sull’altare degli interessi”.
“Vittorio Foa - ha concluso Cuperlo - quasi centenario diceva ai ragazzi di un liceo di Formia: ‘i valori non si insegnano, i valori si vivono’. Giulio lo ha fatto, e anche per questo, come dicono Paola e Claudio ‘lui che non c’è più oggi continua a fare cose’. Mi piace pensare che il Parlamento della Repubblica italiana si inchini alla sua memoria”.
"La conferma della iniziativa alla Camera di presentazione della proposta di legge "Remigrazione e riconquista", promossa da Casa Pound, Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti e che vedrà la presenza di un esponente di Casa Pound è grave e inaccettabile. Siamo a ridosso del Giorno della Memoria e vedere una iniziativa così alla Camera dei Deputati inquieta ed amareggia. Auspico che nei gruppi parlamentari di maggioranza, a partire da quello a cui appartiene il parlamentare che ha promosso l'evento, possa esserci un sussulto di senso delle istituzioni e sensibilità democratica. E che chi può intervenga per evitare questo sfregio alle istituzioni democratiche". Così Andrea De Maria, deputato PD.
"Questa mattina ho partecipato alla cerimonia del Giorno della Memoria promossa a Roma dalla Confederazione Italiana delle Associazioni Combattentistiche e Partigiane, per ricordare le vittime della Shoah e tutte le vittime della barbarie nazista. Vittime di quello che Giuseppe Dossetti, parlando di Marzabotto e riflettendo sull' "universo concentrazionario" nazista, definì "delitto castale". Un ricordo che oggi è un monito contro ogni forma di violenza, di intolleranza, di antisemitismo. Contro il rischio del ritorno di movimenti neofascisti e neonazisti in Italia ed in Europa. E contro il crescente riproporsi, nel nostro Paese, in forme diverse, dell'antisemitismo, che va contrastato ed isolato, da tutti, senza alcuna ambiguità".
Così Andrea De Maria, deputato PD.
«Nel Giorno della Memoria ricordiamo la Shoah e tutte le vittime della persecuzione nazifascista. La Memoria non è una ricorrenza formale, ma un dovere civile e morale che riguarda tutti. Ricordare significa vigilare sul presente, contrastare ogni forma di antisemitismo, razzismo e odio, e difendere ogni giorno la democrazia, i diritti e la dignità della persona. La storia ci ha insegnato che l’indifferenza può diventare complicità. Custodire e trasmettere la Memoria è una responsabilità verso le vittime di ieri e verso le generazioni di domani, perché quanto è accaduto non accada mai più». Così Nicola Carè, deputato PD eletto nella circoscrizione estero.
“47 anni fa Guido Rossa, operaio, sindacalista e comunista, veniva ucciso a Genova dalle Brigate Rosse per aver scelto di non voltarsi dall’altra parte, per aver difeso la democrazia, i diritti dei lavoratori e la legalità. Il suo rigore morale, il coraggio e il profondo senso di giustizia restano indelebili nella nostra memoria collettiva. Guido Rossa ha dimostrato che la lotta per i diritti e il bene comune non può mai essere separata dal rifiuto della violenza e del terrorismo”. Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari liguri del PD Valentina Ghio, Alberto Pandolfo, Luca Pastorino e Lorenzo Basso presenti nella sede di Acciaierie d’Italia di Genova per la commemorazione dell’uccisione di Guido Rossa.
“La sua storia non sia solo memoria, ma sostanza e azione del presente. Guido Rossa difendeva il lavoro e la dignità del lavoro, proprio da questo stabilimento ex-Ilva che ora attende di capire quali investimenti e quale ruolo pubblico il Governo intende mettere in campo per sostenere la siderurgia italiana e l’occupazione di migliaia di lavoratori. Oggi è un giorno di ricordo, ma anche di responsabilità e impegno”, concludono i parlamentari dem.
Teniamo alta l'attenzione sui diritti dei lavoratori
Dopo la presentazione a Torino, la Proposta di Legge Griseri Prisco arriva a Firenze: questa mattina, mercoledì 12 novembre, è stata infatti illustrata l’iniziativa a Casa Rider, dove la prima firmataria e Onorevole Chiara Gribaudo ha dialogato con Roberta Turi, segretaria nazionale di Nidil Cgil, Mattia Chiosi, della segreteria Nidil Cgil Firenze con delega ai rider, e Dario Danti, assessore al Lavoro di Firenze.ì
L’obiettivo della legge è quello di sospendere le consegne e tutelare economicamente i rider nei giorni di emergenza climatica. Pioggia torrenziale, caldo estremo, vento, eruzioni vulcaniche: lavorare non deve significare rischiare la vita. L’immagine che ha acceso la legge è quella descritta da uno degli ultimi articoli scritti dal giornalista di Torino Paolo Griseri, che pochi giorni prima di mancare descrisse le condizioni di lavoro dei rider durante l’alluvione di Bologna, a ottobre 2024. Contemporaneamente, si è scelto di dedicare la legge anche ad Antonio Prisco, rider e sindacalista di Nidil CGIL.
“Vogliamo aumentare tutele e diritti dei rider. Una proposta già bocciata dal Governo, che ancora una volta sceglie di non tutelare sicurezza e diritti sul lavoro, ma noi andiamo avanti perché i riders vanno tutelati - così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico - Una proposta per me molto importante non solo nel merito, ma anche perché è dedicata alla memoria di un grande giornalista e di un sindacalista pioniere della gig economy che hanno lottato per questi temi. Dobbiamo mantenere alta l’attenzione sul tema: la proposta è stata depositata quasi un anno fa, ora attendiamo la calendarizzazione per la discussione in Parlamento”.
“La proposta di legge Griseri–Prisco rappresenta un passo importante nella direzione che come NIdiL CGIL indichiamo da tempo: riconoscere che i rider sono lavoratrici e lavoratori veri, non numeri dentro un algoritmo. Il diritto alla sicurezza non può essere una variabile dipendente dal meteo o dai profitti delle piattaforme, ma un principio universale del lavoro - ha detto Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil - I risultati della nostra ultima inchiesta nazionale parlano chiaro: questo è un lavoro pagato poco, costoso da svolgere e privo di tutele effettive. Ogni giorno migliaia di persone pedalano o guidano per consegnare beni essenziali, ma restano senza ammortizzatori sociali, senza copertura in caso di malattia o di allerta meteo. Le battaglie legali degli ultimi anni – da Palermo a Torino, da Milano a Firenze – hanno già stabilito che chi lavora sotto il controllo dell’algoritmo deve essere riconosciuto come lavoratore subordinato, con diritti e sicurezza garantiti. Ora è tempo che anche il legislatore ne tragga le conseguenze, superando definitivamente il cottimo e costruendo un sistema di tutele universali, a partire proprio dalle situazioni di rischio climatico. Con questa proposta, la politica può e deve colmare un vuoto che i rider non possono più sopportare da soli”.
“Per la tutela dei rider, come sindacato da mesi stiamo spingendo sulla contrattazione nazionale, avendo contribuito a produrre una piattaforma coi rider. Nel mentre, vigiliamo sul percorso di recepimento della direttiva europea sul lavoro mediante piattaforma - così Mattia Chiosi, Nidil Cgil Firenze - Rileviamo che il vulnus dell'applicazione dell'autonomia senza le tutele del lavoro subordinato ha esteso una stortura macroscopica sulla salute e la sicurezza sul lavoro, specie di fronte alle emergenze maltempo e alle ondate di calore, spingendo il rischio a carico dei rider al massimo livello. Vanno bene le ordinanze regionali che sono state messe in campo, ma senza integrazione salariale siamo di fronte alla scelta tra salute e salario, quindi ben venga la proposta Prisco-Griseri se integrata in un percorso teso a modificare le condizioni inaccettabili dei rider, non solo attraverso la normativa ma anche e soprattutto attraverso la contrattazione collettiva”.
"Nonostante i passi avanti fatti proprio a Firenze, più di un anno fa, con l'apertura di 'Casa Rider' - ha ricordato l'assessore al lavoro Dario Danti - a livello nazionale tanti impegni sono rimasti solo sulla carta e oggi i rider continuano ad essere lavoratori di fatto alla mercè di un algoritmo. Questa legge sarà una conquista non solamente sociale e sindacale ma di civiltà. Firenze è sempre stata vicina ai lavoratori, le politiche per il lavoro e il reddito sono centrali per questa amministrazione e sono uno dei tratti distintivi della sindaca Funaro e della sua giunta. Non dimentichiamo che la nostra città ha un protocollo appalti tra i più avanzati d'Italia. Da marzo 2024, dopo l'approvazione di due apposite delibere, il salario minimo di 9 euro è applicato in tutti gli appalti nei quali il Comune è stazione appaltante".
Nel corso degli interventi di fine seduta, il deputato dem Gian Antonio Girelli ha ricordato Jole Garuti, figura centrale dell’impegno civile e della cultura della legalità. “Ha fatto della coerenza e dell’impegno civile una forma di educazione alla libertà”, ha detto Girelli, sottolineando come Garuti, insegnante, formatrice e anima del Centro di documentazione ‘Saveria Antiochia – Osservatorio Antimafia’, abbia dedicato la vita a costruire una cultura della legalità concreta e quotidiana.
L'esponente dem ha ripercorso le tappe principali del suo percorso, dal ruolo tra le fondatrici di Libera a Milano fino al lavoro svolto al fianco di Saveria Antiochia, madre del poliziotto Roberto, ucciso dalla mafia: “Insieme hanno trasformato il dolore in impegno, creando un luogo di memoria attiva e cittadinanza consapevole. E ha ricordato anche l’impegno di Garuti nell’educazione dei giovani: “Ha insegnato che contrastare la mafia non significa solo denunciare il male, ma scegliere ogni giorno la giustizia, la responsabilità e il rispetto dell’altro”.
Con il suo intervento, Girelli ha voluto rendere omaggio alla testimonianza personale di Garuti: “La ricordiamo per la sua voce ferma, la sua mitezza ostinata, il suo passo lento e coraggioso. In lei vive la parte migliore della nostra società civile, quella che non si arrende e continua, con pazienza e tenacia, a costruire giustizia ogni giorno”.
“Quello che è successo non doveva avvenire. Anche per questo ci tenevo a essere presente in questa giornata di ricordo per le cinque vittime di Brandizzo”.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, questa mattina presente a Brandizzo per l’inaugurazione del Giardino del Ricordo, in cui sono stati piantati cinque alberi in memoria dei cinque morti nell’incidente ferroviario.
“Oggi serve non solo implementare la prevenzione ma anche agire sulla catena dei subappalti. Un pensiero va, oggi e in ogni giorno dell’anno, ai famigliari delle vittime che chiedono giustizia, certa e veloce” conclude Gribaudo.
“Condanno con la massima fermezza il gravissimo episodio avvenuto presso l’Istituto comprensivo Santa Beatrice nel quartiere Portuense.
Colpire una scuola significa colpire la comunità tutta: studenti, insegnanti, personale, famiglie.
E farlo utilizzando simboli nazifascisti rende questo atto ancor più spregevole e inquietante.
La scuola rappresenta un presidio di democrazia e convivenza civile. Attaccarla significa minare alla base i valori della nostra Repubblica, nata dalla Resistenza e fondata sull’antifascismo.
A tutto il personale scolastico va la mia più sentita solidarietà. Come parlamentare e come docente continuerò ad impegnarmi affinché nelle scuole si rafforzino gli strumenti di prevenzione e di educazione alla cittadinanza attiva, al rispetto e alla memoria.
Non permetteremo che l’odio e la violenza, travestiti da bravata, trovino spazio tra i nostri ragazzi.
La scuola non si tocca.
La democrazia si difende ogni giorno”. Lo dichiara Patrizia Prestipino Deputata Pd e docente delle scuole superiori.
Oggi celebriamo una data fondamentale della nostra storia: il 4 novembre, giorno in cui l’armistizio di Villa Giusti pose fine alla Prima guerra mondiale, completando il sogno risorgimentale dell’unità d’Italia.
Come ha ricordato il Presidente Sergio Mattarella questa giornata è innanzitutto un momento di memoria e riconoscenza verso le donne e gli uomini che, in uniforme, hanno servito e continuano a servire la Repubblica, contribuendo a costruire un Paese libero, indipendente e profondamente democratico.
Le nostre Forze Armate hanno saputo, nel corso dei decenni, essere presidio di pace e solidarietà: in Italia, nei teatri di crisi del Mediterraneo, nelle missioni internazionali a difesa dei diritti umani e della sicurezza collettiva.
In un tempo in cui nuovi conflitti si affacciano alle porte dell’Europa, ricordiamo quanto sia importante rafforzare l’impegno comune per la pace e la sicurezza, costruendo una vera difesa europea, in collaborazione con l’Alleanza Atlantica, a tutela dei nostri valori e della nostra libertà.
Un pensiero commosso va a tutte le donne e gli uomini che hanno sacrificato la vita per l’Italia, e a chi ogni giorno continua a servire il Paese con dedizione e professionalità.
Viva le Forze Armate, viva la Repubblica, viva l’Italia”. Lo scrive sulle sue pagine social, Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Difesa di Montecitorio.