14/05/2026 - 20:02

“Fa sorridere che oggi Fratelli d’Italia provi ad attribuirsi meriti sull’editoria e sulle librerie italiane dopo aver creato problemi enormi cancellando misure fondamentali per il settore, a partire dal sostegno agli acquisti delle biblioteche introdotto dai governi di centrosinistra, tardivamente reintrodotto dal solo nel 2025, o uno strumento importante come 18app, su cui il Governo ha dovuto fare una parziale marcia indietro rispetto alle scelte di inizio legislatura. I dati diffusi raccontano una verità molto semplice: il comparto ha ripreso fiato solo quando il Governo è stato costretto a fare marcia indietro davanti alle proteste di editori, librai e associazioni di categoria. Prima hanno tagliato risorse decisive, come denunciato più volte dagli stessi operatori del settore, poi si autocelebrano perché hanno rimediato ai danni che avevano provocato. Già durante la gestione Sangiuliano avevamo denunciato la cancellazione del cosiddetto ‘decreto Franceschini’, che consentiva alle biblioteche di acquistare libri sostenendo lettura, librerie territoriali e inclusione sociale. Una scelta sbagliata, a cui Giuli ha dovuto porre rimedio davanti all’evidenza dei fatti.
L’azione del Governo sull’editoria resta uno dei simboli del suo fallimento culturale. Per fortuna il Salone del Libro di Torino continua invece a dimostrare quanto la cultura italiana sia più viva, forte e più avanti rispetto alla pochezza della propaganda della destra”. Così Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera.

13/05/2026 - 14:34

Figuraccia storica che può costare tagli fondi europei

"La gestione caotica, confusionaria e imbarazzante del governo sulla vicenda della Biennale di Venezia ha messo a dura prova la credibilità istituzionale del nostro Paese, esponendo l'Italia a una figuraccia storica di proporzioni epocali. Il governo aveva tutti gli strumenti per avviare un confronto istituzionale serio e costruttivo con il presidente della Biennale: ha scelto invece il rimpallo di responsabilità, aprendo una crisi senza precedenti anche a livello europeo". Lo dichiara il deputato Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei.

"La libertà di espressione – aggiunge l’esponente dem - è un valore da difendere e preservare, ma non significa licenza di propaganda illiberale russa, né correre il rischio di aggirare le sanzioni o giustificare l'aggressione intollerabile del regime di Putin all'Ucraina. Qualora fosse accertato che la presenza russa al padiglione della Biennale rappresenti un modo per eludere le sanzioni, l'Italia rischia di subire tagli ai fondi europei destinati alla Biennale stessa. Noi riteniamo che le sanzioni debbano essere portate avanti con rigore nei confronti della Russia, per ottenere un cessate il fuoco immediato e fermare una guerra illegale che mette in pericolo l'intera Europa".

"Questa vicenda – conclude De Luca - rivela molto del governo Meloni: le istituzioni culturali più importanti al mondo vengono trasformate in campi di tensione politica, lo scaricabarile interno dimostra l'assenza di una linea politica solida e di una guida autorevole. La Presidente del Consiglio è rimasta in balia degli eventi, i ministri Giuli e Salvini sono sembrati turisti: uno ha pensato di chiudere la polemica con una passerella, l'altro ha evitato di presentarsi al Consiglio europeo dei ministri della Cultura, privando l'Italia di rappresentanza in una sede decisiva. Il nostro Paese non merita questo isolamento, non merita le critiche che ha ricevuto dai partner europei. Meriterebbe invece di essere protagonista di un percorso diplomatico che porti a un tavolo di pace per l'Ucraina, anziché alimentare, direttamente o indirettamente, la propaganda del regime russo".

 

 

12/05/2026 - 21:10

 “Soltanto Giuli e Meloni potevano pensare che qualcuno in Europa abboccasse al balletto di posizioni contraddittorie messo in scena dal governo sulla presenza della Russia all Biennale di Venezia. Oggi da Bruxelles arriva una smentita politica durissima e frontale: l’Italia appare isolata, confusa e incapace di sostenere una linea credibile nelle politiche culturali internazionali. Le dichiarazioni del commissario europeo Glenn Micallef e la netta condanna degli Stati membri certificano il fallimento del governo su una vicenda che sta producendo un danno enorme all’immagine culturale del nostro Paese. Il rischio concreto che la Biennale perda sostegno e finanziamenti europei è la conseguenza diretta dell’inconsistenza politica e diplomatica di questo esecutivo. La cultura italiana merita serietà, autorevolezza e visione internazionale, non propaganda e improvvisazione”. Lo dichiara Piero De Luca capogruppo Pd in commissione affari europei della Camera.

12/05/2026 - 13:42

“Il ministro Giuli ha disertato il Consiglio dei ministri della Cultura in corso a Bruxelles, mentre da più capitali europee arrivano critiche molto dure sulla gestione italiana del caso Biennale e sulle scelte che hanno consentito spazio a contenuti riconducibili alla propaganda russa. Un’assenza politicamente strategica, che evita imbarazzi proprio nel momento in cui il tema è al centro del confronto europeo.

In sede Ue cresce infatti la presa di distanza dalla scelta italiana che ha dato spazio alla propaganda russa e incrinato la reputazione della Biennale. L’assenza di Giuli conferma inoltre che le divisioni nella maggioranza, con Lega e Fratelli d’Italia su posizioni diverse, sono ancora profonde e che il governo fatica a definire una linea comune. Il pasticcio è sotto gli occhi di tutti. Dal governo una gestione confusa che sta producendo un danno crescente alla reputazione dell’Italia, da sempre considerata un riferimento nelle politiche culturali europee e oggi fortemente criticata.”

Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Cultura della Camera.

 

12/05/2026 - 13:02

“Al Consiglio dei ministri della Cultura a Bruxelles va in scena un vero e proprio processo politico all’Italia, messa sul banco degli imputati perché accusata da numerosi governi europei di aver offerto un palcoscenico alla propaganda russa attraverso la Biennale di Venezia. Dalla Lettonia alla Spagna, fino all’Irlanda, arrivano parole durissime contro una scelta che sta isolando il nostro Paese e compromettendo la sua credibilità internazionale.

Di fronte a questo disastro politico e diplomatico, il ministro Giuli ha declinato la partecipazione al Consiglio per evitare l'imbarazzo di una gestione inadeguata della vicenda. Il governo chieda scusa perché sta trascinando l’Italia in una serie di figuracce epocali in Europa e a livello internazionale”.

Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Affari europei della Camera.

 

11/05/2026 - 20:00

“Da Palazzo Chigi cercano di rubricare tutto a normalità. Fatto sta che domani l'Italia non sarà rappresentata al Consiglio dei ministri della Cultura dell'Unione europea al massimo livello istituzionale. Non mi sembra un fatto molto normale, anzi: qualcosa evidentemente si è incrinato nei rapporti tra l'Italia e l'Unione europea proprio sulle politiche culturali. Saranno forse gli imbarazzi profondi di questi giorni, a seguito della becera gestione della Biennale di Venezia che ha dato un palcoscenico alla propaganda della Russia. Fatto sta che Giuli non è evidentemente nella piena agibilità politica per poter gestire il proprio ministero in Italia ed evidentemente anche in Europa”.
Lo dichiara in una nota il capogruppo democratico nella Commissione Affari europei della Camera, Piero De Luca.

10/05/2026 - 19:56

“Sul caso dei mancati finanziamenti al documentario su Giulio Regeni il ministro Giuli sosteneva di non avere responsabilità, oggi invece giustifica con questa vicenda le dimissioni del suo staff al Ministero. Evidentemente qualcosa non torna e sarebbe opportuno fare piena chiarezza. In ogni caso, non può passare inosservato che ancora una volta il Ministero della Cultura – che la destra aveva indicato come il laboratorio di una nuova egemonia culturale – sia travolto da tensioni e scontri continui interni a FdI. È l’ennesima conferma del fallimento totale delle politiche culturali del governo
In questa legislatura”. Lo dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura alla Camera.

08/05/2026 - 17:47

“La libertà e l’autonomia della Biennale sono sacrosante, ma libertà non significa licenza di propaganda illiberale come quella che sta andando in onda a Venezia”. Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Affari europei della Camera, commentando le parole del vicepremier Matteo Salvini alla Biennale di Venezia. “Salvini come Giuli non è un passante o turista. Non può fingere di mettere fine con una battuta o una passerella ad un cortocircuito politico di livello internazionale creato anche dal governo di cui è vicepresidente del Consiglio. Palazzo Chigi ha definito quanto accaduto alla Biennale un pasticcio, ma i pasticci hanno sempre dei responsabili. Il governo aveva tutti gli strumenti politici e istituzionali per impedire che la propaganda russa sbarcasse in laguna e inquinasse questa edizione della Biennale. Il governo, che esprime il presidente della Biennale, aveva il dovere di aprire un confronto serio e assumere una posizione chiara. Invece ha agito con strappi, personalismi e scaricabarile. È troppo facile attribuire ogni responsabilità solo a Buttafuoco: il presidente della Biennale e il governo sono responsabili allo stesso modo di questo caos”, conclude De Luca.

07/05/2026 - 15:55

“Giuli non può far finta di essere un passante o un semplice osservatore. Il ministro aveva tutti gli strumenti per aprire un confronto serio e costruttivo con la Biennale ed evitare al nostro Paese una figuraccia internazionale che ci allontana dall’Unione europea. Aver consentito alla Russia di utilizzare quel palcoscenico per la propria propaganda non è responsabilità soltanto di Buttafuoco, come il ministro vorrebbe far credere, ma anche e soprattutto dell’incapacità del governo di gestire una situazione delicata e politicamente evidente”.
“È inutile continuare a scaricare le responsabilità. Chi governa non può chiamarsi fuori o sostenere di non avere alcun ruolo nelle scelte compiute. Ricordiamo a Giuli che Pietrangelo Buttafuoco è stato nominato presidente della Fondazione Biennale dal governo. È quindi il governo che deve assumersi fino in fondo la responsabilità di quanto accaduto e del danno arrecato all’immagine internazionale dell’Italia”.
Lo dichiara Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari europei della Camera.

07/05/2026 - 14:28

“Tra Giuli e Salvini ormai volano gli stracci, a colpi di accuse reciproche sull’assenteismo. Da una parte c’è un ministro della Cultura che interpreta il proprio incarico come una continua gestione di antipatie personali, battibecchi e sgambetti politici poco compatibili con il ruolo di chi rappresenta la Repubblica italiana. Dall’altra un vicepremier sistematicamente assente dai dossier fondamentali del Paese, a partire dai trasporti che dovrebbe governare e che invece ha abbandonato”. Lo dichiara il deputato democratico Andrea Casu, vicepresidente della commissione trasporti della Camera.
“Il paradosso è che due assenti cronici cercano ora di scaricarsi addosso le rispettive responsabilità. Uno si rifugia nelle schermaglie personali, l’altro nella propaganda permanente. Il risultato è un governo sempre più litigioso, impegnato in faide interne mentre il Paese aspetta risposte concrete. Più che un confronto politico serio, sembra una gara a chi riesce a sottrarsi meglio ai propri compiti istituzionali” conclude Casu sottolineando come “il governo è in ritardo su tutto ma arriva in tempo solo per le polemiche”.

06/05/2026 - 18:00

“Difendere la cultura e l’autonomia della cultura significa anche difenderla dalla propaganda filo-governativa russa. Il padiglione russo alla Biennale è una scelta gravissimo ed intollerabile. Crea un grandissimo imbarazzo al nostro Paese, che si colloca fuori dalla linea dell’Unione europea. Siamo davvero preoccupati per quanto sta accadendo per responsabilità di incapacità e divisioni di maggioranza e Governo”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera.

“Del resto è la stessa posizione espressa anche dai ministri della Cultura di Ucraina, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con in testa la ministra ucraina Tetiana Berezhna, che hanno chiarito come la Russia utilizzi la cultura come strumento di propaganda e di legittimazione dell’aggressione. Un segnale politico chiaro che dovrebbe far riflettere il governo italiano. Il duo Meloni-Giuli gioca

allo scaricabarile con la presidenza della Biennale, ma quanto accaduto rappresenta il fallimento e la dimostrazione dell’incapacità di gestione delle istituzioni culturali da parte del governo. Non si va avanti per strappi, non si va avanti con personalismi e imposizioni. Serve invece una forte e continua attività di dialogo” conclude De Luca.

 

06/05/2026 - 17:40

“La libertà non è di per sé una condizione sufficiente a rendere giusta una scelta. Si può essere liberi e sbagliare. Nessuno mette in discussione l’autonomia, che resta un principio sacrosanto. Ma la scelta compiuta dalla Biennale, che ha finito per offrire un palcoscenico alla propaganda russa, è stata e continua a essere inaccettabile”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. “Ora che il padiglione russo è stato aperto e il mondo dell’arte ha potuto visitarlo, emerge con ancora maggiore evidenza la gravità di quanto accaduto. È inaccettabile che una manifestazione culturale di rilievo internazionale venga piegata a logiche propagandistiche. Questa vicenda è il frutto di una gestione della cultura da parte del governo, a partire da Giuli e Meloni, fatta di imposizioni, strappi e personalismi, senza dialogo né capacità di ascolto. Un approccio che ha irrigidito tutto, producendo un grave danno per il Paese e per la credibilità delle nostre istituzioni culturali.

Anche i ministri della Cultura di Ucraina, Polonia e dei Paesi baltici hanno ribadito come la Russia utilizzi la cultura per ripulirsi dalle proprie responsabilità, sottolineando che la libertà artistica non può essere strumentalizzata per legittimare l’aggressione, ma va difesa proprio contro ogni uso propagandistico.

La gestione della Biennale sta diventando un danno per l’immagine del Paese. Un errore grave, di cui il governo porta la responsabilità. È inoltre stato discutibile e fuori luogo il tentativo di Buttafuoco nel suo intervento di apertura di tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per giustificare scelte che restano sbagliate”, conclude Manzi.

 

06/05/2026 - 16:42

“Ieri il ministro Giuli ha rivolto un appello a non sprecare l'occasione di una riforma parlamentare condivisa che dia risposte e stabilità al mondo del cinema e dell'audiovisivo. Giova ricordare che se quell'occasione c'è è per una iniziativa delle opposizioni che, sfruttando gli spazi riservati alle minoranze, hanno calendarizzato le proprie proposte di riforma. E lo hanno fatto dopo due anni in cui governo e maggioranza hanno di fatto negato la crisi e impedito che se ne discutesse in Parlamento.
Siamo soddisfatti che finalmente si riconosca l'esigenza di intervenire. Le nostre proposte sono quelle che in questi anni difficili abbiamo costruito ascoltando il grido di dolore proveniente dal settore: una nuova governance efficace con al centro un'agenzia autorevole e indipendente, il ripristino della indennità di discontinuità nella forma in cui era stata concepita, norme che garantiscano la soluzione dell'emergenza pensionistica emersa in questi mesi, una riforma complessiva dei meccanismi di finanziamento che dia certezze alla filiera, che garantisca sostegno all'innovazione, alle sperimentazione, ai nuovi talenti e che promuova le produzioni italiane, una riforma delle commissioni che eviti scempi come quello del finanziamento negato al documentario su Giulio Regeni.
Sono proposte serie e ragionevoli che a parole tutti hanno in più occasioni detto di condividere. Attendiamo la maggioranza alla prova dei fatti”. Così una nota dei deputati dei gruppi di PD, M5S, AVS, IV ed Azione della Commissione Cultura della Camera.
 

06/05/2026 - 15:24

*Ancora stallo in vigilanza, ignorato richiamo Mattarella*

“È sconcertante che ancora una volta la maggioranza impedisca il funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, organo di garanzia fondamentale”. Lo dichiarano i capigruppo PD, M5S e IV in Commissione di Vigilanza RAI, Stefano Graziano, Dario Carotenuto, Maria Elena Boschi e Peppe De Cristofaro (AVS) dopo il nulla di fatto di oggi.
Secondo gli esponenti delle opposizioni, viene così “disatteso il richiamo e il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, che aveva invitato maggioranza e Governo a superare lo stallo e a consentire il pieno funzionamento degli organismi di controllo, oltre a garantire una governance della RAI con una presidenza di effettiva garanzia.
“Nel corso della seduta odierna dell’Ufficio di Presidenza – riferiscono PD, M5S, AV e IV – la maggioranza si è spaccata sulla calendarizzazione della mozione del Pd per scongiurare la vendita del Teatro delle Vittorie, bene di rilevante valore culturale e identitario per il servizio pubblico, con Forza Italia che ha votato con le opposizioni: nonostante questo, la mozione non è stata calendarizzata e le parole di Giuli sono state  già sconfessate”.
Bloccata anche, aggiunge il comunicato, la discussione sul recepimento e sull’attuazione dell’European Media Freedom Act, tema che le opposizioni  considerano centrale per il sistema dell’informazione.
“Si tratta di una situazione grave – conclude la nota – che contribuisce a indebolire il ruolo di controllo del Parlamento e in un quadro in cui l’Italia continua a scivolare nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa”.

 

 

30/04/2026 - 21:29

“Siamo di fronte a uno dei più gravi pasticci mai visti nel campo delle istituzioni culturali del nostro Paese. Una situazione che impone chiarezza e assunzione di responsabilità, a partire dal ministro Giuli, che non può continuare a limitarsi a prese di distanza formali o a scaricare su altri il peso di scelte e nomine che ricadono pienamente nell’alveo dell’azione di governo.
È troppo facile oggi dire ‘non condividiamo’. Non condivide il ministro, non condivide la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non condividono i partiti di maggioranza ad eccezione della Lega. Ma allora viene da chiedersi: chi ha governato queste scelte? Chi ha nominato i vertici della Biennale? Non siamo di fronte a un’entità astratta o a un ufo atterrato in laguna: la Biennale è una delle principali istituzioni culturali italiane e internazionali, e come tale merita competenza, visione e responsabilità. Per quanto tempo ancora andrà avanti questo balletto di posizioni contrapposte e di una maggioranza divisa su tutto, anche sulla gestione delle principali istituzioni culturali del Paese? Il ministro Giuli deve venire in Parlamento a chiarire, assumersi fino in fondo la responsabilità politica di questo scandaloso pasticcio e spiegare al Paese quali siano le intenzioni del governo per garantire credibilità e autorevolezza a una delle nostre istituzioni culturali più prestigiose.” Così in una nota Irene Manzi, capogruppo PD in Commissione Cultura alla Camera.

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