“La guerra scatenata dalla Federazione russa contro l’Ucraina in maniera ingiustificata e illegale non è un conflitto tra due Stati, ma una guerra di aggressione, un’invasione violenta, in cui gli attacchi che si stanno susseguendo in queste ore, in questi giorni, non distinguono tra obiettivi militari e civili ucraini. La strategia politica russa è imperniata sulla logica di potenza. Il Partito democratico non ha oggi bisogno di capriole o di abiure. Per noi è sempre stata netta in questi nove mesi la richiesta di un cessate il fuoco e l'avvio di un negoziato, presupposto immancabile per una conferenza di pace. E’ un’urgenza soprattutto per coloro che sono dovuti scappare dal proprio Paese. Non vedo nessuna contraddizione fra questa aspirazione e le scelte fatte con l'aiuto economico, umanitario e di difesa del popolo ucraino, poiché senza quello sforzo europeo e degli alleati della Nato non saremmo qui a dibattere di negoziati e di come avviarli”.
Così il capogruppo dem in commissione Esteri alla Camera, Vincenzo Amendola, nella dichiarazione di voto in Aula sulle mozioni concernenti iniziative in relazione al conflitto tra Russia e Ucraina.
“Il sentimento profondo di pace e disarmo - ha aggiunto - non è un tema sconosciuto nel nostro Paese, anche per le tragedie che abbiamo vissuto, come testimonia la manifestazione dello scorso 5 novembre e le personalità che hanno sempre lavorato per la pace. Purtroppo ad oggi la sciagurata avventura militare russa non ha mai concepito una mediazione, perché questa non soddisfa le sue mire. Magari avessimo potuto con un tratto di penna negoziale cambiare la fase del conflitto. Aiutare chi è sotto il fuoco non vuol dire volere la guerra ad oltranza. Il negoziato che noi auspichiamo non può però rimuovere i principi che noi tutti difendiamo, non a caso si cita l'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite. Qualunque cosa decidessimo qui oggi, con la calma della razionalità politica, dobbiamo essere comunque coscienti che ci sono valori insopprimibili, come l’indipendenza e la libertà, che non aspettano nessuna autorizzazione e nessuna analisi geopolitica. Oggi per fermare la guerra ci vuole una visione salda, testardaggine diplomatica per riaprire la via negoziale al cessate il fuoco, ma fermezza nei principi di chi è aggredito. Servirà l’Unione europea, certo. Seppure fragile, ancora in costruzione, comunque l’Ue è la nostra comunità di destino. In questa guerra - ha concluso - teniamocela stretta e continuiamo tutti insieme a costruire una politica differente”.
“Rinnoviamo oggi il cordoglio per le vittime e la nostra riconoscenza a quanti sono impegnati nei soccorsi e nell’assistenza alla popolazione colpita. Una tragedia che ci obbliga a ricordare come il nostro sia un paese fragile, segnato dal dissesto idrogeologico, da un consumo di suolo dissennato, dall’abusivismo edilizio. Sosterremo in questa fase tutte le iniziative che hanno l’obiettivo di aiutare i cittadini del territorio colpito. Non possiamo però dimenticare a questo proposito quanto sia stata sbagliata e dannosa la scelta del condono fatta nel 2018 dal primo governo Conte e supportata dal Movimento 5s e dalla Lega, con il voto favorevole di Fratelli d’Italia e l’astensione di Forza Italia. Ne va dimenticato come il gruppo del Partito democratico abbia combattuto, spesso solo, in Parlamento per evitarla e votato contro l’intero provvedimento proprio per la presenza nello stesso del condono edilizio. I goffi tentativi di negare la gravità di quell’errore lasciano sconcertati. Quello fu un condono vero e proprio, fatto passare con l’argomento inaccettabile che bisognava fare presto per il ponte di Genova.
Con l’articolo 25 del decreto del 2018 si stabilì infatti che tutte le pratiche di condono pendenti dovessero essere evase nei successivi sei mesi, applicando esclusivamente le norme del condono del 1985, il condono Craxi Nicolazzi. Ciò consentiva di sanare migliaia di abusi edilizi mai sanati e che sarebbero stati insanabili per i condoni successivi. Significava sanare abusi realizzati in aree a rischio idrogeologico, con la beffa di finanziare con risorse pubbliche dei cittadini italiani la ricostruzione di immobili abusivi anche in aree pericolose ed anche a beneficio di soggetti condannati in via definitiva per reati di stampo mafioso, esclusi invece ad esempio dal condono del 2003. L’effetto fu l’applicazione impropria proprio a Ischia del condono più permissivo di sempre con il blocco di tutte le pratiche di abbattimento degli immobili abusivi. Questa la semplice verità.
La nostra speranza, ora, è che dopo questa tragedia, l’indignazione generale aiuti ad approvare finalmente la legge contro il consumo di suolo, ad attuare il Piano di adattamento ai cambiamenti climatici, e a contrastare ogni nuovo condono dando invece strumenti e risorse a sindaci e prefetti per abbattere gli immobili abusivi. Solo così potremo evitare nuove catastrofi e di sopportare nuovi lutti”.
Lo dichiarano la capogruppo del Pd alla Camera Debora Serracchiani e la deputata Chiara Braga, responsabile transizione ecologica Pd.
"Oltre alle risorse per la ricostruzione è necessario un progetto organico sulla sicurezza delle abitazioni e delle infrastrutture di Ischia. Le terribili tragedie ormai cicliche degli ultimi anni impongono un intervento diretto dello Stato finalizzato non solo alla fase emergenziale ma anche alla prevenzione di ulteriori catastrofi. È evidente che i rischi legati al dissesto idrogeologico rappresentano oggi un pericolo costante per i cittadini dell'isola": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
“Dolore e vicinanza alle famiglie e alle comunità colpite dall'alluvione ad Ischia. Le notizie e le immagini provenienti da Casamicciola sono drammatiche. Seguiamo con grande preoccupazione le ricerche dei numerosi dispersi. Abitazioni ed edifici sono stati travolti da fango e detriti: un'enorme tragedia. Ancora una volta ci troviamo di fronte a una catastrofe che ci pone la necessità improcrastinabile di avviare un piano straordinario per mettere in sicurezza il nostro territorio così fragile. Un sentito ringraziamento a quanti, soccorritori, protezione civile, vigili del fuoco e forze dell’ordine, stanno lavorando incessantemente per rintracciare i dispersi e assistere la popolazione colpita".
Lo ha dichiarato in una nota l’onorevole Piero De Luca, Vicecapogruppo Dem alla Camera dei Deputati
"Ancora donne vittime di femminicidio. Ogni giorno. Tutti i giorni. Per sradicare questa barbarie occorre fare di più, agire sull’educazione, la prevenzione, il contrasto. Rafforzare i percorsi già individuati, adottare nuovi strumenti, tutelare chi denuncia, proteggere i figli. Molto importanti i risultati della Commissione sul femminicidio istituita nella passata legislatura in Senato e guidata dalla senatrice Valeria Valente per indagare sulle cause di questa tragedia e indicare vie e mezzi per combatterla: una strada che può essere ripresa, in questa legislatura, dando vita ad una Commissione Bicamerale. Chiederemo a tutti i gruppi parlamentari di sostenere questa proposta nella convinzione che occorra compiere ogni sforzo per porre fine a una violenza che uccide una donna ogni 3 giorni".
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera
Dichiarazione di Elly Schlein deputata del Gruppo Pd- Italia democratica e progressista
In ventiquattr’ore altre quattro persone sono uscite di casa per andare a lavorare e non ci sono più tornate. Non è accettabile.
Un operaio di 41 anni è morto colpito dal gancio di una gru mentre lavorava nell’area portuale di Ortona.
Mustapha El Miski, 41 anni, è rimasto schiacciato da due tonnellate di acciaio a La Loggia (Torino) e Francesco Petito, 49 anni, è precipitato da un tetto mentre stava eseguendo dei lavori in un cantiere nel casertano.
Nicoletta Palladini, 50 anni, è morta incastrata tra un nastro trasportatore e una macchina porta bancali in una vetreria a Borgonovo (Piacenza). Oggi dalle 14 continuerà il presidio dei sindacati a cui do piena solidarietà e vicinanza, che già ieri hanno avanzato richieste che devono trovare ascolto nelle istituzioni. Il primo pensiero di vicinanza va alle famiglie delle vittime e ai loro colleghi e amici.
Sulle singole dinamiche sono in corso le indagini, però davanti a questa tragedia quotidiana non si può parlare di incidenti, perché non sono dovuti al caso ma al disinvestimento costante che abbiamo visto negli anni di crisi sulla sicurezza sul lavoro, sia in termini di dispositivi e tecnologie che di controlli, ma anche di formazione e cultura del lavoro sicuro.
Serve con urgenza un piano di investimenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e va affrontata concretamente la carenza di personale ispettivo, anche oggetto di una vertenza degli idonei che hanno passato il concorso ma non sono stati ancora assunti. Ci sono persone già pronte e formate per consentire controlli più efficaci e capillari.
Ma è chiaro che tutto questo sia strettamente legato alla battaglia contro la precarietà dilagante, che rende ricattabili lavoratrici e lavoratori e li costringe ad accettare condizioni di lavoro senza tutele adeguate.
Nelle aule parlamentari ci batteremo in questa direzione, ma il governo non può girarsi dall’altra parte, colpendo ogni giorno con beceri provvedimenti identitari le persone più fragili, e senza affrontare le urgenze di un lavoro sempre più povero, precario e insicuro.
Lo dichiara la deputata Elly Schlein, del Gruppo Pd-Italia Democratica e progressista
“Ieri la Presidente Meloni, nel suo discorso di insediamento, ha dato una dimensione di quanto il tema della sicurezza sul lavoro sia per loro marginale e secondario, tanto da non meritare più di qualche minuto su 70 di propaganda, rilanci e buone intenzioni, senza lo straccio di una proposta concreta”. Lo afferma la deputata del PD Chiara Gribaudo, che ha depositato alla Camera una proposta di delibera per l’istituzione di una commissione d'inchiesta sugli infortuni sul lavoro. I dati INAIL di quest'anno registrano un aumento del 43% degli infortuni sul lavoro nei primi sei mesi del 2022 rispetto all'anno precedente, con una media di 3 morti al giorno. Con l'allentamento delle misure restrittive del Covid e la ripresa dell'economia il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro torna centrale nel dibattito pubblico.
“Se tutti concordiamo sull'importanza di porre fine alla tragedia degli incidenti sul lavoro, allora chiedo uno sforzo a tutte le forze politiche su questo tema affinché si approvi in tempi rapidissimi l’istituzione di una Commissione d’inchiesta, uno strumento che possa monitorare e studiare in maniera approfondita le cause dell’aumento degli infortuni sul lavoro in Italia”, aggiunge la deputata dem.
Tra gli obiettivi dichiarati della proposta, oltre a quello di audire i soggetti coinvolti, c’è l’intenzione di avviare un lavoro specifico, territoriale, che individui misure e buone pratiche, e che verifichi con sopralluoghi sul campo ciò che avviene quotidianamente sui nostri luoghi di lavoro.
“Non una commissione per fare convegni, ma indagini e proposte concrete, grazie ai poteri specifici equiparati a quelli delle autorità giudiziarie che sono propri delle commissioni d’inchiesta. Così si difende il parlamentarismo, non a parole: riportando le istituzioni nei luoghi dei conflitti e dello sfruttamento” conclude Gribaudo.
Alla richiesta di istituzione della commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro hanno già aderito tutto il gruppo del Partito Democratico e di Alleanza Verdi-Sinistra, con la sottoscrizione, tra gli altri, del Segretario Enrico Letta, della capogruppo Debora Serracchiani, dell’ex ministro del lavoro Andrea Orlando, di Nicola Fratoianni e Aboubakar Soumahoro per Sinistra Italiana.