30/11/2023 - 11:26

“Il ministro Fitto deve venire urgentemente in Aula a riferire su quanto sta avvenendo all’ex Ilva. E’ una follia che il Parlamento non venga informato. La situazione sta ormai assumendo dei contorni inquietanti, che sembrano prefigurare addirittura l’ipotesi di messa in liquidazione del più grande polo siderurgico europeo. Fitto deve spiegare cosa ha promesso a Mittal, dalla stampa sembra oltre 4 miliardi per la decarbonizzazione, senza però ottenere in cambio nessun impegno e, soprattutto, il ministro deve motivare il perché il governo non dà indicazioni al socio Invitalia per convertire il prestito e nazionalizzare l’azienda. La nazionalizzazione dell’azienda è oggi l’unica soluzione per allontanare un socio che da sempre non ha alcun interesse a garantire la continuità aziendale, salvare il comparto siderurgico e posti di lavoro e avviare una reale decarbonizzazione. In assenza di questi passaggi il governo sarà responsabile della più grande crisi industriale e lavorativa che questo Paese ricordi dal Dopoguerra”.

Così il deputato democratico, Claudio Stefanazzi, intervenendo nell’Aula della Camera sull’ordine dei lavori.

“Nei rapporti tra governo Meloni, ex Ilva e città di Taranto - ha aggiunto - sembra emergere un percorso predefinito verso un ineluttabile destino e cioè quello in cui Mittal chiude il suo più grande concorrente in Europa e, attraverso la ridistribuzione delle quote acciaio, diventa sostanzialmente monopolista. Prima il definanziamento da parte del ministro Fitto delle risorse contenute nel Pnrr che avrebbero dovuto garantire la decarbonizzazione. Poi l’incomprensibile passaggio di consegne tra il ministro dello Sviluppo economico e lo stesso Fitto, già oberato da tanti dossier. Poi il famoso memorandum, ancora oggi segreto, e sottoscritto senza in coinvolgimento di Invitalia; infine l’assemblea di due giorni fa in cui Mittal ha sostanzialmente annunciato che non intende partecipare all’aumento di capitale sociale. A metà di ottobre il presidente Bernabè, audito alla Camera ha ricordato che in questo momento Ilva non ha nemmeno la caparra per poter rinnovare il contatto per la fornitura di gas. Se l’azienda non ottiene rapidamente 300 milioni di euro non è in grado di assicurarsi la fornitura di gas e non può neanche far fronte ai debiti accumulati, a cominciare dagli oltre 200 milioni che deve alla Snam. Questo ha già prodotto ripercussioni clamorose rispetto al piano annunciato all’inizio dell’anno. Probabilmente Ilva - ha concluso - chiuderà il 2023 con una produzione inferiore ai 3 milioni di tonnellate, e cioè con il 75% in meno di quello che aveva previsto come target. Non c’è più tempo da perdere”.

09/11/2023 - 11:46

“Dopo una troppo lunga gestione commissariale, finalmente, seppur con un forte ritardo, per l’azienda Sanac, che con i suoi quattro stabilimenti in Sardegna, Toscana, Piemonte e Liguria riforniva di materiali refrattari gli impianti dell’ex Ilva, è stato formalizzato un bando che contiene aspetti condivisibili per la soluzione della crisi. Certo, meglio tardi che mai, dobbiamo però adesso sapere quali sono i soggetti che parteciperanno al bando. Noi crediamo per affrontare nel modo più opportuno questa difficile situazione debba partecipare Acciaierie d’Italia”. Lo dichiarano i deputati democratici Federico Fornaro, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo, Silvio Lai e Andrea Orlando.
“Non è accettabile, infatti – aggiungono i deputatati Pd - che dopo una fase in cui Sanac è stata lasciata senza prospettive, Acciaierie non intervenga per il rilancio dell’azienda e continui a rifornirsi all’estero mentre i lavoratori della Sanac, che potrebbe essere in grado di produrre quanto necessario, si trovano in cassa integrazione. Un intervento di Acciaierie appare peraltro auspicabile a maggior ragione nel momento in cui si sta profilando una robusta iniezione di risorse pubbliche a favore dell’azienda”.

26/10/2023 - 16:43

“Pretendiamo di conoscere i contenuti del Memorandum”

L’audizione del ministro Urso sul futuro dell’Ex Ilva non ci ha per niente tranquillizzato, anzi ha aggiunto soltanto ulteriore incertezza ad una crisi già molto complicata. Urso si è trovato costretto ad ammettere che il memorandum firmato dal ministro Fitto con Arcelor-Mittal esiste, ma di fatto non ne ha illustrato i contenuti di cui presumibilmente è all’oscuro lui stesso. Pretendiamo a questo punto che il sia Parlamento che le rappresentanze sindacali vengano immediatamente informati dei contenuti del Memorandum, che costituirebbe un cambio di rotta radicale rispetto alla riconversione dello stabilimento siderurgico più importante d’Italia. Se poi si confermassero le indiscrezioni a proposito del protocollo, definito eufemisticamente una tappa dall’ignaro Urso, che riferiscono di due miliardi di euro trasferiti ad Acelor senza chiari impegni sul processo di rilancio di Ilva, ci troveremmo di fronte alla conferma della politica “dell’assegno in bianco” già praticata dal governo con il cosiddetto decreto Ilva. Soldi pubblici utilizzati per ripianare una gestione fallimentare dei privati. Chiediamo inoltre di sapere che fine abbia fatto il miliardo di euro del Pnrr stanziato per accelerare il processo di decarbonizzazione, che il governo Meloni ha deciso di cancellare per spostarlo sui Fondi per lo sviluppo e la coesione. Oggi il ministro Urso ha parlato di un trasferimento tecnico, ma di fatto non abbiamo nessuna certezza di quelle risorse.

Così i deputati PD della commissione Attività produttive della Camera.

25/10/2023 - 15:18

Dichiarazione di Paola De Micheli, deputata Pd
“A cosa serviranno questi incentivi? Perché se nelle modalità possiamo aver trovato qualche accomodamento, ancora non è chiaro per cosa li utilizzerete . E le verifiche che sono state giustamente introdotte per cosa si faranno? Per il raggiungimento di quali obiettivi: solo quelli tecnici, numerici, o si faranno sul raggiungimento di precise politiche industriali , di transizione e di modernizzazione del nostro sistema produttivo?”

Così Paola De Micheli, annunciando il voto di astensione del gruppo del Partito Democratico alla delega in materia di revisione degli incentivi alle imprese. “ Riorganizzare gli incentivi sulla base dei criteri previsti è sicuramente urgente, come è urgente garantire chiarezza, trasparenza e semplicità . Ma è importate – ha proseguito De Micheli- garantire anche la parità di genere e introdurre il processo della loro verifica se questi hanno davvero raggiunto gli obiettivi. Noi del Pd vi abbiamo chiesto di introdurre il codice degli incentivi, per noi assolutamente strategico “. Nel corso della dichiarazione di voto, l’esponente Dem , rivolgendosi alla maggioranza ha chiesto di sapere “qual è il ruolo dello Stato che questo governo ha in mente rispetto alle imprese e quindi rispetto all’utilizzo delle risorse pubbliche. Manca – per De Micheli- la definizione di una prospettiva del nostro sistema industriale.

A questa delega manca cioè l’anima , la tensione alla trasformazione verso cosa e in quali tempi”. Per De Micheli “ il governo si deve rendere conto che è in corso uno shopping di medie imprese in Italia da parte gruppi internazionali . Per noi democratici manca una visione e non sono chiari gli obiettivi di politica industriale su cui puntare. Ci sono alcuni dossier – ha concluso De Micheli- come Tim, Ilva, Ita dove si evince una grande confusione da parte del governo, proprio sugli obiettivi di politica industriale . Il rischio è che se non ci sono obiettivi chiari, condivisi e definiti è che le decisioni siano figlie solo di operazioni di forza e la politica industriale non può dipendere solo dalle legittime attività delle lobbies o esclusivamente dalle emergenze . Noi chiediamo – ha concluso l’esponente Dem- che vengano previsti obiettivi precisi su una transizione ecologica e digitale verso nuovi modelli organizzativi , di produzione e sviluppo . Perché noi siamo e saremo dalla parte della modernità e della modernizzazione delle nostre imprese.”

24/10/2023 - 11:42

Dichiarazione di Luciano D’Alfonso deputato del Pd

La revisione del Pnrr proposta dal governo Meloni all’Unione Europea è esiziale per l’Abruzzo, poiché toglie al territorio 555,4 milioni di euro, annullando ben 1.861 progetti. In realtà la cifra complessiva ammonta a 629 milioni, in quanto diversi enti hanno cofinanziato le opere con risorse proprie o di altra provenienza.” Così in una nota i parlamentare abruzzese del Pd Luciano D’Alfonso. “Va ricordato – ha aggiunto l’esponente dem- che l’ambito regionale ha già subìto un devastante taglio dei fondi PNRR per il raddoppio della linea ferroviaria Roma-Pescara, cui il governo ha tolto 1 miliardo 465 milioni tra giugno e luglio scorsi.”
Le misure definanziate – precisa D’Alfonso-  riguardano la messa in sicurezza del territorio, il miglioramento dell’illuminazione pubblica e l’efficientamento energetico degli edifici (1.723 progetti per un valore totale di circa 392 milioni); la riqualificazione del contesto sociale e ambientale delle città (69 progetti per 165 milioni); il miglioramento i servizi nelle aree interne (55 progetti per 39,4 milioni); la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie (13 progetti per 8,5 milioni).” DìAlfonso inoltre sottolinea che “a livello provinciale - spiega il sito Openpolis - è Chieti il territorio in cui rischiano di saltare i progetti con l’importo totale più consistente (218,1 milioni). Seguono le province di Teramo (192,2), L’Aquila (158,7) e Pescara (114,4). A livello comunale sono le città capoluogo ad essere più penalizzate. Al primo posto troviamo Teramo con 10 progetti a rischio, per un valore complessivo di circa 33, milioni di cui 24,8 provenienti dal Pnrr. Seguono Pescara (27 progetti per 28 milioni quasi interamente Pnrr) e Chieti (12 progetti per 20,6 milioni, anche in questo caso quasi totalmente provenienti dal piano). L’Aquila vedrebbe un taglio di 5 progetti, per importi totali pari a 20,1 milioni di euro, ma di cui solo 340mila di provenienza Pnrr. Ci sono poi altri 5 Comuni – continua DìAlfonso-  che hanno progetti a rischio per un valore complessivo superiore ai 10 milioni. Si tratta di Montesilvano (25 progetti per 15,7 milioni), Martinsicuro (12 progetti per 14 milioni), Roseto (9 progetti per 12,9 milioni), Avezzano (17 progetti per 12,3 milioni) e San Salvo (10 progetti per 10,5 milioni). Altri 231 Comuni hanno progetti a rischio per un importo superiore al milione di euro.” D’Alfono elenca inoltre alcuni “tagli eclatanti”:  a Teramo rischiano di saltare i progetti finalizzati al recupero del teatro romano (11,6 milioni) e per il teatro comunale (11,7 milioni); a L’Aquila potrebbero svanire gli interventi di riqualificazione del campo da rugby di Centi Colella (170mila euro); a Pescara sarebbero annullati la riqualificazione del lungofiume nord e sud (4 milioni), del lungomare (2 milioni) e di corso Umberto e piazza Sacro Cuore (1,5 milioni); a Chieti andrebbero in fumo il recupero di palazzo Massangioli e del cinema Eden (4,3 milioni), la rifunzionalizzazione delle ex scuole Nolli e di piazza De Lauretis (3,3 milioni) e la riqualificazione del Supercinema (750mila euro). Fra le altre opere di notevole impatto troviamo poi un intervento da 4,1 milioni di euro a San Giovanni Teatino per la realizzazione del secondo lotto di un polo per l’infanzia. Un progetto da 3,7 milioni invece era previsto a Guardiagrele e prevedeva lavori di consolidamento e mitigazione del rischio idrogeologico in diverse frazioni. Per quanto riguarda la misura legata alla valorizzazione delle aree interne, salterebbero due progetti del valore totale rispettivamente di 3 e 2,5 milioni di euro. Il primo, nel comune di Lanciano, riguarda il recupero dell’ex calcificio Torrieri per la creazione di una struttura destinata a servizi socio-culturali. L’altro progetto a rischio definanziamento invece si trova a Vasto e consiste in un intervento di ristrutturazione dell’edificio sede del Comune. Di fronte a queste cifre che sono numeri veri v– conclude D’Alfonso diventa palese l’incapacità dimostrata dal governo nel gestire il fiume di risorse  che l’Ue ha destinato all’Italia. Il centrodestra- conclude D’Alfonso- non ha una classe dirigente all’altezza e lo sta dimostrando ogni giorno. In Abruzzo, Marsilio e soci non sono riusciti ad aprire un solo cantiere , ma stanno persino facendo affondare l’aeroporto e la linea ferroviaria Roma-Pescara. Quanti danni dovremo patire prima che questi campioni della distrazione vadano a casa?”

19/10/2023 - 17:08

“Dopo la gestione fallimentare di Ilva e le continue promesse mai concretizzate del governo Meloni sul rilancio della siderurgia nazionale, i recenti annunci del Ministro Urso sui progetti per lo stabilimento di Piombino vanno verificati con attenzione. Enti locali, associazioni e sindacati non sono stati infatti ancora informati sugli sviluppi della situazione che prevedrebbe un accordo tra le due multinazionali Jsw, e Metinvest/Danieli, con il presunto avvallo del dicastero delle Imprese. E’ quindi necessario che la Regione Toscana intervenga rapidamente e con fermezza: convochi a Firenze in due incontri separati le due aziende, le organizzazioni sindacali, le realtà produttive del territorio e tutti i sindaci che possono essere interessati da questa nuova (eventuale ma concreta) ripartenza dell’industria. Dopo anni di incertezze, accordi non rispettati della proprietà, il territorio ed i lavoratori non possono continuare ad essere ingannati: occorre tempestività e chiarezza”: è quanto dichiarano in una nota congiunta dei deputati Pd Emiliano Fossi, Marco Simiani e Laura Boldrini e dei segretari territoriali del Pd Fabio Cento e Simone De Rosas.

17/10/2023 - 19:19

Accordo Fitto-Morselli nuovo regalo a multinazionale straniera

“Inquietante ciò che è emerso dall’audizione odierna del Presidente di Acciaierie d’Italia Bernabè. Ma ancor più inquietante è che che tutte le attività finora portate avanti da DRI d’Italia per l’effettivo avvio del processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva si sono definitivamente interrotte, come sospettavamo, dalla decisione del Ministro Fitto di definanziare il progetto da 1 miliardo di euro a valere sul PNRR. Adesso cresce la curiosità rispetto al presunto accordo tra Fitto stesso e la Morselli. Vorremmo capire innanzitutto se questo accordo esista o meno, perché anche in questo caso sembra il solito regalo a una multinazionale straniera senza alcun beneficio per la strategia di politica industriale del Paese, né per il territorio. Ambientalizzazione, salvaguardia dei livelli occupazionali e saldo dei debiti dell’indotto restano ancora una volta fuori dallo spettro di interessi che il Ministro Fitto vuole tutelare.”

Ubaldo Pagano, capogruppo PD in Commissione Bilancio a Montecitorio.

17/10/2023 - 16:45

Dall’audizione del presidente di Acciaierie d’Italia Franco Bernabé in commissione Attività produttive oggi alla Camera si ricava una grave responsabilità del governo per le incertezze sul futuro dell’ex Ilva. La situazione è seriamente preoccupante, addirittura ci potrebbe essere una interruzione delle forniture di gas Ed è drammatico constatare che, come ci ha detto Bernabé, fra le cause delle difficoltà ci sia la decisione di rimodulare i piani del Pnrr.
Il risultato è che il processo di decarbonizzazione è compromesso e a rischio di fallimento. Il governo inoltre non è stato in grado di stabilire un proficuo confronto con i soci privati per avere certezze sulle intenzioni di Arcelor Mittal sul lungo periodo. Spetta infatti ai soci privati, che finora non hanno offerto certezze, dire con chiarezza se sono interessati o no a investire su Acciaierie d’Italia
Come ha detto Bernabé, il tempo per rimediare è davvero poco e serve un cambio di marcia netto nell’iniziativa del governo. Noi continueremo a dare il nostro contributo perché sia garantito il processo di decarbonizzazione e perché si creino le condizioni per la sopravvivenza e la competitività dell’azienda.

Così in una nota i componenti Pd della commissione Attività produttive della Camera

03/10/2023 - 14:12

“Allarmati da disimpegno e mancanza di strategia chiara”

Il commento del ministro Crosetto all’intervista dell’amministratore delegato di Acciaierie d’Italia è sorprendente e soprattutto preoccupante.  Ricordiamo a Crosetto che il suo governo è in carica da ormai un anno e che ci aspetteremmo che, oltre a denunciare la chiusura degli altoforni dell’Ex Ilva e la cassa integrazione degli operai, se ne occupasse mettendo in campo una strategia chiara di politica industriale su un asset fondamentale del Paese. La settimana scorsa, proprio perché allarmati dal disimpegno dell’esecutivo Meloni, come Gruppo PD abbiamo fatto richiesta urgente di svolgere le audizioni del presidente Franco Bernabè e dei ministri del governo competenti. Non si può più temporeggiare, è il momento di agire subito per scongiurare il rischio di una chiusura. 

Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.

 

 

28/09/2023 - 15:48

Siamo molto preoccupati per il disimpegno e l’assenza di una strategia chiara da parte del governo sul futuro degli ex stabilimenti dell’Ilva. Per questo motivo come Gruppo PD abbiamo fatto richiesta urgente di svolgere le audizioni del presidente Franco Bernabè, che in questi giorni avrebbe maturato l’intenzione di rimettere il suo mandato, e dei ministri del governo competenti. Non si può più temporeggiare. Il Paese e i lavoratori dell’acciaieria meritano risposte subito per scongiurare il rischio di una chiusura.

Così Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive della Camera.

12/09/2023 - 15:17

“Dal governo ancora nessuna novità sulla vertenza che coinvolge lo stabilimento Sanac di Massa: da novembre scorso è la terza volta che il ministero del Made in Italy viene a Montecitorio a rispondere ad interrogazioni sulla vicenda ma alle continue promesse non è ancora seguito alcun atto concreto. Quello che emerge oggi è che la cassa integrazione per 100 lavoratori sta per finire e del bando per la vendita del sito produttivo si sono perse le tracce”.

A dirlo è Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario regionale del Partito Democratico della Toscana, in un’interrogazione oggi alla Camera.

“Manca chiaramente una strategia del governo Meloni sulla produzione di acciaio – continua Fossi - nonostante la sua importanza nella filiera nazionale industriale. Questa assenza di strategia si ripercuote non solo sull’ex Ilva di Taranto ma anche su altri stabilimenti come la Jsw di Piombino”.

“Altrettanto palese – conclude il deputato e segretario del Pd della Toscana - è il disinteresse della destra verso la Toscana: nessuna misura o intervento alle grandi aziende in crisi e che coinvolgono circa 15 mila lavoratori e ritardi insostenibili sull’istituzione della nuova Zona Logistica Semplificata, fermata da mesi a Palazzo Chigi, e che potrebbe creare le condizioni favorevoli allo sviluppo di nuovi investimenti e promuovere la crescita sociale, economica, occupazionale e infrastrutturale dei molti territori interessati”.

09/09/2023 - 16:43

Con la morte di Domenico De Masi l'Italia perde uno dei suoi intellettuali più attenti e impegnati, uno dei pochi direi e sicuramente uno di coloro che sono conosciuti e apprezzati all'estero.
Io perdo un maestro ed un amico, conosciuto negli anni dei miei studi di sociologia a Roma e ritrovato dopo molti anni nel comune impegno nell'Associazione di Amicizia Italia-Brasile. 
Gli sarò sempre grato per il suo sostegno politico e per le tante conversazioni sull'Italia e sul Brasile.
Amico personale di Fernando Henrique Cardoso e di Luis Inacio Lula da Silva, ha sempre considerato il Brasile la sua seconda patria e ha anche avuto l'onore di essere il riferimento italiano del grande architetto Oscar Niemayer. 
Mancherà a tutti la sua visione anticonformista e coraggiosa della società della politica, la sua passione personale e scientifica per il mondo del lavoro e i lavoratori, la capacità unica di comunicare e intessere relazioni dentro e fuori il nostro Paese.
Alla moglie e ai familiari vanno l'abbraccio e le condoglianze mie personali e dell'Associazione di Amicizia Italia-Brasile.

08/08/2023 - 19:43

“Nella bozza del DL agostano, all’articolo 14, spunta una nuova norma che condanna Taranto a dover accettare le esigenze nazionali senza poter dire nulla. Si prevede la nomina dell’ennesimo commissario straordinario per bypassare gli Enti del Territorio con criteri di individuazione che sembrano paradossali. Qual è la procedura di incarico? Perché non è previsto un compenso per un ruolo così delicato e di grande responsabilità? La Regione Puglia ed il Comune di Taranto in questa scelta vengono di fatto esautorati da ogni ruolo, poiché scrivere ‘sentita’ la Regione equivale a toglierle ogni competenza e questo in deroga a tutto, anche in materia ambientale. Ci troviamo di fronte ad un unicum nel panorama legislativo nazionale. Anche nei casi di massima accelerazione dei tempi dell’attività decisoria, come ad esempio nel caso delle aree Zes, viene comunque previsto il rispetto delle norme a tutela dell’ambiente e della salute e delle competenze degli enti locali. Si tratta di una vera e propria ‘forzatura’, usando un eufemismo, per aggirare tutti i controllori nella prospettiva della nuova Autorizzazione integrata ambientale in quanto la vecchia scade a fine mese. Sembra proprio una nuova genuflessione del governo nei confronti del socio privato”.

Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano.

07/08/2023 - 09:33

“La vicenda del Gruppo Ferretti a Taranto è l’esempio più lampante dell’inerzia del governo Meloni che non riesce a concretizzare un investimento del valore di più di 200 milioni, pianificato già due anni fa dalla regione Puglia e dagli esecutivi Conte II e Draghi. Parliamo di uno stabilimento destinato alla costruzione di scafi per yacht dall’importante ricaduta sul piano occupazionale sul Mar Grande, nel complesso dell’ex Belleli. Nulla si muove, nonostante ormai da mesi siano giunti anche gli ultimi via libera per la riconversione industriale. Questo governo, tra le miopi scelte sull’ex Ilva, le barzellette varie sui Giochi del Mediterraneo ed ora il caso Ferretti, dimostra una strategia chiara di spegnimento di ogni tentativo del territorio di uscire dalla monocultura dell’acciaio”.

Lo dichiara il deputato pugliese e capogruppo Pd in commissione Bilancio, Ubaldo Pagano.

03/08/2023 - 16:27

“La notizia della scelta di Paul Whurt e Midrex come soggetti che insieme a DRI d’Italia dovranno occuparsi della realizzazione dell’impianto di preridotto negli stabilimenti di Taranto non lascia più alcuna attenuante al ministro Fitto. Il percorso della decarbonizzazione, malgrado le sue sconsiderate decisioni, è già tracciato. Sblocchi il miliardo di euro del Pnrr che avevamo appositamente destinato alla transizione dell’ex Ilva e che lui invece ha pensato bene di cancellare. Taranto non può tornare ad essere schiava dell’acciaio. Il ministro ne prenda atto”.

Così Ubaldo Pagano, deputato pugliese del Partito Democratico.

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