“Cosa c’è di vandalico e vile nella protesta di un gruppo di ragazzi di Ultima Generazione che, in segno di protesta, rovescia il contenuto di un sacchetto di scarti di cibo della grande distribuzione in una scalinata secondaria della Camera? Lo dico con il rispetto istituzionale che si deve ai Presidenti Fontana e La Russa che hanno utilizzato parole fuori luogo nei confronti di quei giovani. Nessun danno irreparabile è stato fatto. Semmai il loro gesto voleva mettere in evidenza il tema del giusto prezzo del cibo che il consumatore è costretto ad acquistare a prezzi troppo elevati senza che al produttore sia riconosciuto con equità il lavoro svolto. Il cibo di qualità sarà sempre di più appannaggio di una fascia sociale elevata e in molte famiglie, la maggioranza, si ricorrerà a cibi scadenti, non controllati adeguatamente, spesso provenienti dall’estero, pur di far consumare un pasto a tutti, bambini compresi.
Tutti si riempiono la bocca, nella giornata dedicata, dello spreco assurdo del cibo e poi nulla succede. D’altronde va bene così visto che il ministro Lollobrigida dichiara solennemente che i poveri mangiano meglio dei ricchi“.
Così il deputato democratico, Silvio Lai.
“Stamane alcuni ragazzi sulle scale di Montecitorio hanno gettato dei sacchetti con del cibo che la GDO cestina ogni giorno per richiamare la nostra attenzione sul Giusto Prezzo e sul fatto che il cibo di qualità sia un privilegio per pochi, al contrario di quello che il Ministro dell’agricoltura Lollobrigida sostiene. Mentre solo pochi giorni fa dichiaravano sullo spreco alimentare e sull’importanza di evitarlo oggi che fanno i Presidenti di Camera e Senato? Fontana li accusa di atti vandalici e La Russa lo ha definito un atto vile. Ma ci rendiamo conto? Questi sarebbero atti vili e vandalici? E cosa facciamo noi per alleviare le sofferenze di quei produttori che nonostante l’inflazione e il caro prezzi non ricevono soldi in più? Cosa facciamo per quei consumatori costretti a rinunciare a proteine e carboidrati, al cibo sano e sostenibile perché troppo costoso? E soprattutto cosa diciamo a dei ragazzi che ci richiamano con parole pulite e striscioni corretti a dare delle risposte concrete senza offendere nessuno? La maggioranza e il governo, il ministro Lollobrigida che oggi attendiamo in Aula dovrebbero rispondere su questo non offendere dei giovani innocenti che si preoccupano giustamente del nostro e loro futuro!”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Ormai è chiaro: la vera emergenza per il governo non sono le bollette energetiche che esplodono, la siccità e le alluvioni, la cassa integrazione in aumento esponenziale, la crisi dell’industria o il crollo del Pil. La vera emergenza è trovare una poltrona al figlio del presidente del Senato. Nel Decreto Emergenze, appena approvato dalla Camera, non c’è niente infatti per il paese ma, stando ad autorevoli articoli di stampa, c’è la defenestrazione per legge di una presidenza eletta al fine di creare un posticino al sole per Geronimo La Russa. La destra compatta ha infatti respinto il nostro ordine del giorno che impediva palesi favoritismi”: così i deputati e capigruppo Pd in commissione Bilancio e Ambiente, Ubaldo Pagano e Marco Simiani sul Decreto approvato oggi a Montecitorio.
“L'attacco hacker alla rete dei trasporti rivendicato da attivisti russofoni è qualcosa di estremamente grave. Il comparto dei trasporti sta vivendo alla giornata tra disagi, ritardi, errori, inconvenienti e non può e deve subire anche l'incubo che ingerenze estere possano farlo bloccare definitivamente.” Così in una nota il deputato dem Anthony Barbagallo.
“Questo attacco – continua il capogruppo Pd in Commissione Trasporti - evidenzia la fragilità del sistema e 'offre' una giustificazione o un'alibi per chi i problemi anche più piccoli li evita e non li affronta. A chi, in fondo, non dispiace la politica estera russa”. “Ringrazio personalmente l'Agenzia nazionale per la cybersicurezza per il pronto intervento di ripristino della normalità, ma è chiaro che serve molto di più per rendere stabile ed efficiente la rete dei trasporti”, conclude Barbagallo.
“Il commissariamento dell’Aci si sta rivelando per quello che temevamo: l’ennesima operazione politica per garantire posizioni di vertice a persone vicine alla maggioranza. L’ipotesi, secondo fonti di stampa, che Geronimo La Russa, figlio del presidente del Senato, sia in pole position per la presidenza dell’Aci non fa che confermare un metodo ormai consolidato: il governo non tollera autonomie reali e piazza i suoi uomini nei posti chiave.” Così i deputati e capigruppo Pd in commissione Bilancio e Ambiente, Ubaldo Pagano e Marco Simiani, denunciano l’ennesimo tentativo di occupazione delle istituzioni da parte della destra.
“Dopo aver imposto il commissariamento dell’Aci, ignorando il voto degli iscritti e la volontà del territorio, ora il governo si prepara a mettere al vertice dell’ente una figura dal cognome pesante. Questo modo di gestire la cosa pubblica è inaccettabile e dimostra ancora una volta che per questa destra il merito vale meno dell’appartenenza politica e familiare. Ci opporremo con forza a questa ennesima operazione di potere, perché le istituzioni non possono essere usate come uffici di collocamento per gli amici e i parenti della maggioranza”, concludono Pagano e Simiani.
Nei giorni scorsi con grande sollievo il Parlamento italiano è riuscito a eleggere i quattro giudici della Corte costituzionale. Questo fatto è avvenuto grazie a un accordo tra la prima ministra Giorgia Meloni e Elly Schlein.
È questa prova di lavoro comune che mi ispira a rivolgere, dalla Conferenza sulla sicurezza di Monaco, un caloroso e pressante invito a Giorgia Meloni e alla mia segretaria Elly Schlein.
Siamo in uno dei momenti più difficili della storia europea del secondo dopo guerra. Ora che gli Stati Uniti di Trump hanno deciso di procedere in un dialogo diretto con Putin sull’Ucraina che esclude l’Europa e indebolisce la NATO, c’è in gioco molto di più. C’è in gioco l’unità nazionale e la sicurezza europea e italiana. Cioè un terreno sacro che richiede la collaborazione tra maggioranza e opposizione.
A fronte delle provocazioni contro l’Europa pronunciate dal vice presidente Vance, a fronte della possibilità che si chiuda un accordo tra Stati Uniti e Russia sulla testa degli ucraini, bene ha fatto Ursula von der Leyen, a annunciare azioni concrete per integrare l’Europa sul terreno della difesa, proponendo di scorporare le spese in difesa dal patto della stabilità, di creare risorse comuni per gli investimenti europei sulla difesa e di accelerare l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea.
L’Italia deve essere al centro di questo sforzo comune per costruire con urgenza una solida Europa della difesa.
Mentre in Italia, come negli altri paesi europei, non mancano le correnti, a destra e a sinistra, arrendevoli rispetto alla propaganda del Cremlino, la presidente del Consiglio e la leader dell’opposizione sono state sono sempre state limpide e coerenti a sostegno dell’Ucraina che, come dice sempre Schlein, si difende con coraggio dalla criminale aggressione russa. Raccogliamo ora la sfida e ribadiamo con decisioni e atti la scelta di difendere l’Italia e fare l’Europa della difesa. Facciamolo subito, facciamolo insieme.
Pagano e Simiani: l’amichettismo è la cifra di questa legislatura
"Il decreto emergenze e PNRR, che sarà approvato la prossima settimana dalla Camera, contiene al suo interno norme che confermano la volontà del governo di commissariare gli enti per nominare persone considerate vicine alla maggioranza. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, e la cifra di questa legislatura pare essere ormai conclamata nell’amichettismo a tutti i livelli” Così i capigruppo democratico nelle commissioni Bilancio e Ambiente della Camera, Ubaldo Pagano e Marco Simiani che spiegano: “è il caso dell’ACI, che con le nuove norme sarà commissariata, facendo decadere la recente elezione del presidente, scelto dagli iscritti con una percentuale superiore al 90%. Il governo non accetta di non avere voce in capitolo e si prepara a prendere il controllo di un’istituzione presente capillarmente in tutta Italia. E sono tante le voci di chi considera che la nuova governance è stata già ‘prenotata’ per il figlio del presidente del Senato, Geronimo La Russa. Questo sarebbe un ulteriore segnale di un metodo di gestione della cosa pubblica molto grave perché antepone gli interessi di parte a quelli dei cittadini”.
Dichiarazione di Andrea De Maria, deputato Pd
"Apprendo che la TV russa si è occupata di Bologna. Con un servizio relativo ad una manifestazione che si è caratterizzata per attacchi inaccettabili alla parlamentare europea Pina Picierno, al Sindaco Matteo Lepore ed al Partito Democratico. A Picierno e Lepore va tutta la mia solidarietà. Il fatto che la TV di una stato autoritario voglia darci lezioni di democrazia si commenta da solo. Soprattutto viene da chiedersi come possa esserci stato questo servizio in diretta da Bologna a fronte delle sanzioni che riguardano la Russia dopo l' invasione dell' Ucraina. Presenterò una interrogazione parlamentare per chiedere chiarimenti in merito". Così Andrea De Maria, deputato PD
“Ormai Santanché è stata scaricata persino da Ignazio La Russa. Che le chiede in maniera esplicita di valutare la possibilità di dimissioni. L’ostinazione della ministra del Turismo appare oggettivamente incredibile. Non siamo mai andati dietro i risvolti giudiziari del caso Visibilia, abbiamo sempre posto da un anno e mezzo una questione politica di fondo: può una personalità istituzionale nonché imprenditrice usare i fondi della Cassa Covid per i propri dipendenti e continuare a farli lavorare per la propria azienda? A questa domanda non hanno mai risposto né lei, né Giorgia Meloni. Le dimissioni davanti a questo uso improprio di risorse pubbliche dovevano essere istantanee. Noi continuiamo a chiederle”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo che anche La Russa ha preso le distanze dalla Santanchè, la presidente Meloni dovrebbe spiegare agli italiani cosa le sta impedendo di esprimere chiaramente la sua posizione su un caso che sta mettendo in imbarazzo il governo e le istituzioni. Per quale motivo la premier non può prendere posizione? Se, come ha ripetuto fin dall'inizio del suo mandato, non è ricattabile, dovrebbe spiegare cosa la sta frenando.” Così in una nota il capogruppo democratico nella commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo che aggiunge: “quello che vediamo sembra dimostrare l’esatto contrario”.
"L'Intergruppo del Parlamento Italiano 'Amici del Popolo Bielorusso' esprime profonda preoccupazione per le recenti elezioni presidenziali in Bielorussia, tenutesi il 26 gennaio 2025, che hanno visto la rielezione di Alexander Lukashenko con l'87,60% dei voti, secondo i sondaggi ufficiali. Queste elezioni sono state caratterizzate dalla mancanza di competizione reale, con la partecipazione di soli candidati affiliati al regime e l'esclusione o l'esilio forzato dei principali oppositori politici. Condanniamo fermamente le continue violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime di Lukashenko, inclusi arresti arbitrari, torture e detenzioni di oppositori politici, giornalisti e attivisti della società civile". Così in una nota la deputata dem Lia Quartapelle.
"Esprimiamo solidarietà ai oltre 1.250 prigionieri politici ancora detenuti in condizioni disumane, tra cui il Premio Nobel per la Pace Ales Bialiatski, la cui salute si è notevolmente deteriorata durante la detenzione. Ribadiamo la nostra richiesta per il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici e per la cessazione delle persecuzioni politiche" continua la vicepresidente della Commissione Affari esteri.
"Denunciamo le elezioni presidenziali come una farsa elettorale, prive di trasparenza e libertà, con candidati selezionati dal regime e senza reale competizione democratica. Invitiamo la comunità internazionale a intensificare le sanzioni contro i responsabili delle violazioni dei diritti umani e a sostenere la società civile bielorussa nella sua lotta per la democrazia e lo stato di diritto. Esortiamo il governo italiano e l'Unione Europea a non riconoscere i risultati delle elezioni fraudolente e a promuovere iniziative diplomatiche per una transizione pacifica verso la democrazia in Bielorussia. Rimaniamo al fianco del popolo bielorusso nella sua legittima aspirazione a un futuro libero e democratico", conclude Quartapelle.
“Santanchè lancia il sasso e nasconde la mano. Dopo essersi gonfiata di sicumera davanti alla stampa, oggi si arrampica sugli specchi, cercando di nascondere la spavalderia di ieri, quando, facendosi scudo del suo "fedele amico" La Russa, è arrivata persino a sbeffeggiare le parole della stessa presidente del Consiglio. Ma da dove arriva tanta sicurezza? Ci troviamo ancora una volta di fronte a giochi di potere e ricatti interni alla squadra di governo? Meloni non può più far finta di nulla” così in una nota il capogruppo democratico in commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.
"Le parole del Presidente La Russa, pronunciate contro il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, O'Flaherty, sono molto gravi. È inammissibile che la destra continui a sentirsi al di sopra della legge, fuori dalle regole fondamentali della costituzione del diritto europeo e delle convenzioni internazionali. Il commissario ha inviato una lettera in cui ha espresso le stesse preoccupazioni che stiamo denunciando da settimane rispetto ad indebite restrizioni del diritto a manifestare ed esprimersi pacificamente. Che a fare queste dichiarazioni incendiarie sia la seconda carica dello Stato è ancora più pericoloso. Il presidente La Russa, purtroppo, ci ha abituato ad uscite scomposte e a gamba tesa, ma questa volta si è superato il limite. Auspichiamo che i colleghi di maggioranza fermino la corsa al buio e ascoltino non solo le preoccupazioni delle opposizioni ma tengano conto anche dei richiami del commissario O'Flaherty per assicurare il rispetto degli standard del Consiglio d'Europa in materia di diritti umani. Guai a portare l'Italia fuori dal perimetro delle convenzioni e del diritto internazionale". Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche europee.
I capigruppo di opposizione nella Commissione Parlamentare di vigilanza Rai, Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Angelo Bonelli (Avs), Maria Elena Boschi (IV) hanno inviato una lettera ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, per denunciare “l’insostenibile impasse” che blocca da mesi l’elezione della presidenza Rai e chiedere un intervento tempestivo per ripristinare al più presto una condizione di normalità per i lavori della Commissione. Nonostante l’obbligo di legge – scrivono i capigruppo di opposizione – ben cinque votazioni sono andate deserte a causa dell’atteggiamento dei gruppi di maggioranza, che legano l’attività della commissione al voto della candidata alla presidenza. E’ surreale che i gruppi parlamentari che sostengono la maggioranza di governo facciano sistematicamente mancare il numero facendo andare deserte le votazioni bloccando l’iter di completamento della nomina del presidente del CDA creando uno stallo senza precedenti che si ripercuote negativamente sia sul buon funzionamento dell’organo parlamentare, che ormai – a causa dell’atteggiamento della maggioranza e nonostante il richiamo alla responsabilità da parte della presidente della commissione - non si convoca più neppure per lo svolgimento della sua attività ordinaria, e sia sulla già critica situazione della Rai.
Ci appelliamo – scrivono i capigruppo di opposizioni - alla Vostra funzione di garanti delle regole per porre fine a questo atteggiamento irresponsabile e a questa mortificazione delle istituzioni richiamando le forze politico parlamentari che si stanno rendendo protagoniste di questa imbarazzante condizione a confrontarsi apertamente sul futuro della Rai nell’interesse generale dei cittadini e di una azienda pubblica strategica per il Paese”.
“La Russa è sempre la stesso, nonostante il ruolo. Un signore con il busto di Mussolini in casa. Un fascista mai pentito. Ora dice che va cambiata la Costituzione per ridefinire i confini tra magistratura e politica. Nulla di nuovo sotto il sole. Solo che ha sbagliato ventennio”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.