“La proposta di legge unitaria delle opposizioni sul congedo parentale obbligatorio non è la prima e non sarà l'ultima. É una proposta che davvero ci porta in Europa, ma come come sul salario minimo e sulla riduzione dell'orario di lavoro a parità di salario, anche sul congedo parentale obbligatorio a prima firma Schlein, il governo e la maggioranza buttano la palla in tribuna come precisa scelta politica di aggirare il problema delle diseguaglianze che non vogliono risolvere”. Lo dichiara il deputato e capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.
“Ogni volta c'è una scusa inventata – sottolinea il parlamentare dem - e così il salario minimo è fermo in una delega al governo che al momento è desaparecida, la riduzione dell'orario del lavoro è bloccata in Commissione Lavoro sull'incertezza della platea, cosa del tutto infondata. Sul congedo parentale la maggioranza nei fatti non ha presentato neanche un emendamento, il governo ha evitato ogni interlocuzione e il presidente della Commissione ha chiesto una relazione tecnica alla Ragioneria dello Stato per uscire dal completo silenzio. La relazione non è mai arrivata e non sappiamo se arriverà mai, ma è il classico modus operandi per affossare una proposta di legge”. “Il governo si assuma le sue responsabilità e dica se ritiene giusto o no che ci siano 5 mesi di congedo parentale obbligatorio per ciascun genitore non trasferibile, che la copertura del congedo sia pari al 100% e non solo all'80% e che sia garantito anche a chi non è sposato e non è lavoratore dipendente”, conclude Scotto.
"Si riempiono la bocca di natalità e famiglia, ma sono pronti ad affossare provvedimenti che davvero possono sostenere le donne che vogliono fare figli e incentivare il lavoro femminile.
E' quello che sta succedendo con la proposta di legge presentata da tutta l'opposizione a prima firma di Elly Schlein che vuole introdurre il congedo paritario per entrambi i genitori. La proposta è chiara: al padre lavoratore, nel tempo che intercorre tra il mese precedente alla data in cui si prevede il parto e i 18 mesi successivi alla nascita, si riconoscono 5 mesi di congedo di cui 4 obbligatori.
Significa dividere il lavoro di cura in modo più equo e non lasciarlo tutto sulle spalle della madre costringendola, troppo spesso, a lasciare il lavoro o, nel migliore dei casi, a chiedere un part-time.
Una misura concreta per togliere le donne dal ricatto di dover scegliere tra famiglia e lavoro. Una misura di equità. Una misura di uguaglianza.
Ma la destra di “Dio, patria e famiglia” è contraria. Quindi ora la proposta di legge arriverà nell'aula della Camera senza relatore. L'ennesimo schiaffo alle donne della prima maggioranza di governo guidata da una donna". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Sulla legge Schlein sui congedi paritari obbligatori la destra butta la palla in tribuna. Arriverà in Parlamento senza alcun mandato al relatore e senza che il Governo abbia avanzato una proposta. Come sul salario minimo puntano ad affossare una legge di civiltà. Lo impediremo”.
Così sui social il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Il Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati promuove, oggi martedì 3 febbraio alle ore 15:30 presso la Sala Berlinguer, il convegno dal titolo “1976-2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia”. L’iniziativa intende celebrare e rilanciare l’eredità politica e civile della relazione di minoranza presentata in Commissione Antimafia da Pio La Torre e Cesare Terranova: un documento che, per la prima volta, ebbe il coraggio di esplicitare il legame organico tra potere politico, sistema economico e criminalità organizzata, intuendo con straordinario anticipo la scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.
“In un’epoca segnata da maldestri tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese e di depotenziare gli strumenti di contrasto alle mafie, la lezione di La Torre e Terranova appare più attuale che mai”, si legge nella nota del Gruppo PD. La relazione del 1976 non fu solo un atto giudiziario e parlamentare, ma una pietra miliare che ha definito il metodo della moderna antimafia sociale e politica, lo stesso impegno che oggi vede il Partito Democratico in prima linea per la tutela della legalità e la trasparenza delle istituzioni.
L’incontro sarà introdotto dal segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, e vedrà la partecipazione di figure chiave della lotta alla criminalità e rappresentanti istituzionali: Antonello Cracolici, Franco La Torre, Francesca Terranova, Emilio Miceli, Walter Verini ed Enza Rando. Il dibattito vedrà inoltre gli interventi della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e di Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate alla segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.
Il Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati promuove, domani martedì 3 febbraio alle ore 15:30 presso la Sala Berlinguer, il convegno dal titolo “1976-2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia”. L’iniziativa intende celebrare e rilanciare l’eredità politica e civile della relazione di minoranza presentata in Commissione Antimafia da Pio La Torre e Cesare Terranova: un documento che, per la prima volta, ebbe il coraggio di esplicitare il legame organico tra potere politico, sistema economico e criminalità organizzata, intuendo con straordinario anticipo la scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.
“In un’epoca segnata da maldestri tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese e di depotenziare gli strumenti di contrasto alle mafie, la lezione di La Torre e Terranova appare più attuale che mai”, si legge nella nota del Gruppo PD. La relazione del 1976 non fu solo un atto giudiziario e parlamentare, ma una pietra miliare che ha definito il metodo della moderna antimafia sociale e politica, lo stesso impegno che oggi vede il Partito Democratico in prima linea per la tutela della legalità e la trasparenza delle istituzioni.
L’incontro sarà introdotto dal segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, e vedrà la partecipazione di figure chiave della lotta alla criminalità e rappresentanti istituzionali: Antonello Cracolici, Franco La Torre, Francesca Terranova, Emilio Miceli, Walter Verini ed Enza Rando. Il dibattito vedrà inoltre gli interventi della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e di Giuseppe Provenzano. Le conclusioni saranno affidate alla segretaria nazionale del Partito Democratico, Elly Schlein.
"Le dichiarazioni di Mollicone sono vergognose. Le aggressioni criminali alle forze dell’ordine, come ha detto ieri per prima la segretaria Elly Schlein, vanno denunciate con forza. Come pure con forza vanno condannate le strumentalizzazioni becere di Mollicone e di qualche suo collega che siamo costretti a leggere in queste ore. Invece di costruire le condizioni per fare fronte comune contro ogni tipo di violenza c’è chi non perde occasione per fare polemica politica sulla pelle degli agenti”.
Così il deputato Pd Matteo Orfini in replica alla parole di Federico Mollicone rivolte alla segretaria del Partito Democratico Elly Schlein.
Il Gruppo del Partito Democratico della Camera dei Deputati promuove, per il prossimo martedì 3 febbraio alle ore 15:30 presso la Sala Berlinguer, il convegno dal titolo “1976-2026: 50 anni dalla relazione che ha cambiato l’antimafia”. L’iniziativa intende celebrare e rilanciare l’eredità politica e civile della relazione di minoranza presentata in Commissione Antimafia da Pio La Torre e Cesare Terranova: un documento che, per la prima volta, ebbe il coraggio di esplicitare il legame organico tra potere politico, sistema economico e criminalità organizzata, intuendo con straordinario anticipo la scalata dei corleonesi ai vertici di Cosa Nostra.
“In un’epoca segnata da maldestri tentativi di riscrivere la storia del nostro Paese e di depotenziare gli strumenti di contrasto alle mafie, la lezione di La Torre e Terranova appare più attuale che mai”, si legge nella nota del Gruppo PD. La relazione del 1976 non fu solo un atto giudiziario e parlamentare, ma una pietra miliare che ha definito il metodo della moderna antimafia sociale e politica, lo stesso impegno che oggi vede il Partito Democratico in prima linea per la tutela della legalità e la trasparenza delle istituzioni.
L’incontro sarà introdotto dal segretario del PD Sicilia, Anthony Barbagallo, e vedrà la partecipazione di figure chiave della lotta alla criminalità e rappresentanti istituzionali: Antonello Cracolici, Franco La Torre, Francesca Terranova, Emilio Miceli, Walter Verini ed Enza Rando. Il dibattito vedrà inoltre gli interventi della capogruppo alla Camera, Chiara Braga, e di Giuseppe Provenzano. Le conclusioni sar
Milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal proprio comune di residenza rischiano di non poter votare. E questo nonostante l’astensionismo è in continuo aumento. Il Pd ha presentato un emendamento al decreto sul referendum del prossimo 22 e 23 marzo che sarà illustrato oggi mercoledì 28 gennaio alle ore 11 presso la Sala Berlinguer dei Gruppi parlamentari. Parteciperanno Elly Schlein, Segretaria del Pd, Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Camera e Senato, Simona Bonafè, capogruppo Pd Commissione Affari Costituzionali, Marianna Madia, promotrice legge sul voto fuorisede, Virginia Libero, segretaria Giovani Democratici, e Tomas Osborn, Comitato Voto dove vivo.
Per giornalisti non accreditati, è necessario inviare nome e testata a pd.ufficiostampa@camera.it.
Milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal proprio comune di residenza rischiano di non poter votare. E questo nonostante l’astensionismo è in continuo aumento. Il Pd ha presentato un emendamento al decreto sul referendum del prossimo 22 e 23 marzo che sarà illustrato domani mercoledì 28 gennaio alle ore 11 presso la Sala Berlinguer dei Gruppi parlamentari. Parteciperanno Elly Schlein, Segretaria del Pd, Chiara Braga e Francesco Boccia, capigruppo Camera e Senato, Simona Bonafè, capogruppo Pd Commissione Affari Costituzionali, Marianna Madia, promotrice legge sul voto fuorisede, Virginia Libero, segretaria Giovani Democratici, e Tomas Osborn, Comitato Voto dove vivo.
Per giornalisti non accreditati, è necessario inviare nome e testata a pd.ufficiostampa@camera.it.
“Come è possibile che il patto stretto al vertice tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein venga calpestato in questo modo dalla volontà di Salvini, attraverso la presidente della Commissione Giustizia al Senato? Come è possibile che la volontà unanime di tutte e tutti i deputati di tutte le forze politiche, che alla Camera hanno votato il loro sì sul “consenso”, sia stata negata dai loro stessi colleghi e colleghe al Senato? Tutte e tutti al cospetto della misoginia salviniana? Dichiareranno di non sapere cosa avevano votato? O che si erano sbagliati e sbagliate? Lo hanno capito che stanno tradendo non solo un accordo politico, ma soprattutto le donne? Le vittime di violenza, che faranno più fatica di oggi ad essere credute? Perché stravolgere la nostra proposta di legge volta a introdurre nel diritto italiano il concetto di consenso libero e attuale nei rapporti sessuali, trasformandolo in dissenso da provare?
Ignorando la paura che paralizza, negando voce e credibilità alle esperienze vissute da migliaia di donne.
Cosi le deputate dem della Commissione femminicidio e violenza, Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio: ci auguriamo che ci sia ancora spazio per un’assunzione di responsabilità e uno scatto di dignità, in primis delle donne parlamentari, nei confronti delle altre donne. Colleghe e colleghi, ascoltate e rispettate la voce dei centri anti violenza e delle associazioni che tutelano le donne, che oggi erano numerose davanti al Senato a chiedervi di non cancellare il consenso, di dare valore e attendibilità al racconto delle donne, perché “SOLO SÌ è SÌ”.
È una questione di merito e una questione di metodo. Nel merito, ancora una volta saranno le donne a dover dimostrare di aver subito violenza e ancora una volta possono non essere credute. Ed è una questione di metodo: c’era un patto tra la leader del maggior partito di opposizione, la segretaria del PD Schlein, e la premier Meloni, un patto chiesto dalle donne per avere una legge più giusta e che non le renda vittime una seconda volta. Il patto è stato tradito per assecondare la peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza, con la complicità proprio di due donne, Bongiorno e Meloni. Così sono state tradite ancora una volta tutte le donne.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Le proposte della senatrice Buongiorno sulla legge sul consenso sono irricevibili. Con un colpo di mano stravolge il testo unanime uscito dalla Camera dei Deputati sulla legge “solo SÌ è SÌ” a tutela delle vittime di violenza, tradisce clamorosamente l’accordo siglato da Meloni e Schlein e tradisce le donne. Una legge sul consenso che toglie la parola consenso è un eclatante passo indietro rispetto a come la giurisprudenza sta già operando secondo le sentenze della Corte Costituzionale. Introduce il dissenso e prevale il contesto, seguendo una logica regressiva che sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza. Il richiamo al “contesto” e alla “situazione” rischia infatti di trasformarsi in un alibi, aprendo varchi per giustificazioni inaccettabili e rafforzando una cultura che normalizza la violenza invece di contrastarla. Ancora più allarmante è la scelta di ridimensionare la violenza sulla base delle conseguenze fisiche, come se il corpo fosse l’unico luogo in cui essa si manifesta. La sofferenza psicologica, la coercizione, l’abuso di potere e di contesto vengono relegati ai margini, mentre si tenta di misurare la gravità di un atto violento attraverso lividi e referti. Un’impostazione che nega la voce e la realtà delle esperienze vissute da migliaia di donne.
Ci chiediamo cosa pensino le altre forze politiche della maggioranza che alla Camera hanno votato questa norma a tutela delle donne vittime di violenza. Le vogliono tradire anche loro? Ma soprattutto chiediamo alla Presidente del Consiglio se intenda rispettare l’accordo assunto con l’opposizione”. Lo dichiarano Sara Ferrari, Presidente del gruppo PD in Commissione femminicidio e violenza, con la vicepresidente della commissione senatrice Cecilia D’Elia, i senatori Filippo Sensi e Valeria Valente, le deputate Valentina Ghio e Antonella Forattini.
"Dalla legge sul consenso hanno tolto il consenso. Il testo proposto dalla senatrice Bongiorno non solo smonta radicalmente la legge approvata all'unanimità alla Camera dei deputati, ma segna un passo indietro incredibile nella tutela delle vittime di stupro. Di consenso non si parla più. Non c'è più traccia né della parola né del concetto stesso. E inoltre si diminuisce la pena per chi commette uno stupro. Uno schiaffo in faccia a tutte le donne che non sono state credute nei tribunali perché non hanno potuto reagire alla violenza. Per quello che ci riguarda, meglio nessuna legge che questa legge.
Come ha fatto Giulia Bongiorno, avvocata di vittime di violenza sessuale, a voltare le spalle alle donne in questo modo? Valgono più gli ordini di scuderia, le opinioni delle penne più sessiste del giornalismo italiano, che il diritto delle vittime a essere credute e tutelate?
Come prima firmataria della proposta di legge del Pd, su cui si è costruito l'accordo tra maggioranza e opposizione, sono indignata per questo vergognoso voltafaccia tutto a scapito delle donne.
Che fine ha fatto la parola di Giorgia Meloni che aveva stretto un accordo con Elly Schlein? E' l'ennesimo sgambetto di Salvini o ha ceduto alle pressioni delle aree più retrive del suo elettorato tradendo le donne?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e prima firmataria del progetto di legge inziale sul consenso.
“Finalmente viene adottato in commissione come testo base la proposta di legge unitaria delle opposizioni, prima firmataria Elly Schlein, sui congedi parentali paritari. Una norma di civiltà di cui questo paese ha urgente bisogno. Siamo come sempre disponibili a confrontarci in maniera costruttiva. Purtroppo l’iter stabilito a maggioranza in Commissione non prevede la fissazione del termine emendamenti perché si attende un parere preventivo della Ragioneria dello Stato. Chiediamo alla destra di evitare, come sul salario minimo e sulla settimana corta, di lavorare ad affossarlo. Sarebbe un’occasione mancata. Rimettiamo finalmente al centro il Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quindici cittadini hanno lanciato una raccolta firme on line di cui tutti dobbiamo tener conto, soprattutto il Governo”.
Lo sottolinea Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del partito democratico, ricordando che, “come ha detto la segretaria Elly Schlein, la riforma Nordio non aiuterà i cittadini ad avere una giustizia più efficiente ed equa, ma è il tentativo della destra di indebolire l’indipendenza della magistratura e porsi al di sopra della legge. Qualsiasi ulteriore forzatura e accelerazione del Governo - conclude Serracchiani - rischierebbe di bypassare il diritto dei cittadini a esprimersi e di forzare strumenti istituzionali per obiettivi politici”.