“Al governo Meloni, che ha deciso di abbandonare le aree interne al proprio destino, bollando lo spopolamento come un fenomeno irreversibile, Il Partito Democratico risponde con una proposta di legge che va nella direzione opposta: le aree interne restano una risorsa e una opportunità di sviluppo sostenibile". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato e segretario Pd della Toscana, commentando la presentazione della proposta di legge di Elly Schlein che prevede un investimento strutturale di 6 miliardi di euro.
“Nel Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne (PSNAI) - sottolinea l'esponente dem - il governo ha sostituito la strategia con la rassegnazione, parlando apertamente di ‘accompagnamento’ delle comunità verso lo svuotamento. È una vera e propria eutanasia culturale: le risorse vengono spostate verso l’industria bellica e opere inutili, mentre scuole, sanità e trasporti locali crollano nell’indifferenza".
La proposta Pd, invece - conclude Fossi - mette al centro i servizi, il lavoro, la coesione territoriale. Parliamo di fiscalità di vantaggio, incentivi per imprese e professionisti, agevolazioni per l’acquisto della prima casa, bonus edilizi mirati, trasporto pubblico gratuito per gli studenti, investimenti sulla sanità e sulla scuola nelle aree interne. Continueremo a batterci per una visione diversa, solidale e lungimirante. Lo abbiamo fatto con la legge sulla Toscana diffusa in Regione e lo faremo con questa proposta in Parlamento".
Schlein e Sarracino, ‘usiamo i soldi del Ponte per il futuro del Paese’
“Le aree interne dell’Italia non sono periferie dimenticate: sono il cuore vivo e spesso ignorato del nostro Paese. Sono terre ricche di bellezza, storia, saperi e relazioni. Ma sono anche luoghi feriti dalla disattenzione del governo, da tagli, da mancate risposte e dalla totale assenza di una strategia di crescita e sviluppo” così la segretaria nazionale del Pd, Elly Schlein annuncia la presentazione alla Camera della proposta di legge per il rilancio e la valorizzazione delle aree interne per un investimento pari a 6 miliardi di euro.
“Con la nostra proposta di legge vogliamo rimettere al centro una visione alternativa che sia in grado di combattere lo spopolamento e affermare il diritto a restare. Troppe ragazze e ragazzi sono costretti ogni anno ad andarsene, a lasciare i luoghi in cui sono cresciuti perché lì non trovano possibilità di futuro. A loro vogliamo offrire un’alternativa concreta” prosegue il responsabile coesione, sud e aree interne del Pd, Marco Sarracino.
La proposta di legge - a cui ha lavorato anche il responsabile del dipartimento aree interne del Pd, Marco Niccolai - introduce misure strutturali per rivitalizzare questi territori: benefici fiscali per le imprese che investono nelle aree interne; agevolazioni per l’acquisto della prima casa e per favorire lo smart working; incentivi per il personale scolastico e sanitario per garantire servizi di qualità; un piano straordinario di investimenti pubblici per infrastrutture, mobilità e servizi essenziali. Le coperture per sostenere questi investimenti sono ricavate prevalentemente da un diverso utilizzo del fondo per il Ponte sullo stretto di Messina: “un’opera inutile che sottrae sviluppo, diritti e futuro”.
“La nostra proposta di legge non resterà chiusa nei cassetti del Parlamento - concludono Schlein e Sarracino - la porteremo in ogni regione, in ogni valle, in ogni borgo e ne chiediamo una rapida calendarizzazione. Perché crediamo che il rilancio delle aree interne sia una sfida nazionale, non locale: una battaglia per l’equità territoriale, ma anche per un’Italia più giusta, più coesa, più sostenibile”.
“I numeri parlano chiaro: in Italia, il 92% dei padri non utilizza il congedo parentale nei primi 12 anni di vita del figlio. E per ogni figlio nato, le donne pagano il prezzo più alto: penalizzate sul lavoro, penalizzate sul salario, penalizzate nei diritti. Nel settore privato una donna su cinque lascia il lavoro dopo la nascita del primo figlio; chi resta subisce una penalizzazione salariale media del 14%”, così Marco Furfaro, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali e membro della segreteria Pd, commenta il XXIV Rapporto INPS.
“Altro che “leadership femminile”: Giorgia Meloni è la prima Presidente donna a non far nulla per liberare le donne dal carico insostenibile della cura. La famiglia rimane ancora oggi una questione che grava quasi esclusivamente sulle spalle femminili”.“La destra vuole un’Italia in cui le donne restino chiuse in casa, magari in cucina, meglio ancora se zitte e in silenzio. Il Governo esca dal Medioevo e sostenga subito la proposta di legge di tutta l'opposizione a prima firma Schlein sui congedi parentali obbligatori e paritari. Basta parole: vogliamo un Paese che riconosca che crescere un figlio è un compito condiviso, non una condanna per le donne”.
Presentazione ddl per una nuova regolamentazione del part-time
Oggi, martedì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa per presentare il nuovo disegno di legge sulla regolamentazione del lavoro part-time che il Pd ha depositato al Senato a prima firma Susanna Camusso.
Interverranno la segretaria del Pd Elly Schlein, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga, la senatrice Susanna Camusso, e la responsabile nazionale Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
Il disegno di legge punta a superare il part-time involontario, che colpisce soprattutto le donne, trasformandolo in una scelta libera, tutelata e reversibile. Un passo concreto per contrastare la precarietà e garantire pari opportunità nel mondo del lavoro.
“Il part-time - scrivono le Democratiche - è prevalentemente una storia di donne: la nostra proposta vuole far sì che il part-time, a partire da quello involontario, non sia una trappola di sfruttamento e mortificazione del lavoro delle donne”.
Martedì 15 luglio, ore 11
Sala Berlinguer
Via degli Uffici del Vicario, 21
Roma
Info e accrediti stampa: pd.ufficiostampa@camera.it
Presentazione ddl per una nuova regolamentazione del part-time
Domani, martedì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Berlinguer della Camera dei Deputati, si terrà una conferenza stampa per presentare il nuovo disegno di legge sulla regolamentazione del lavoro part-time che il Pd ha depositato al Senato a prima firma Susanna Camusso.
Interverranno la segretaria del Pd Elly Schlein, la capogruppo dem a Montecitorio, Chiara Braga, la senatrice Susanna Camusso, e la responsabile nazionale Lavoro del Pd, Maria Cecilia Guerra.
Il disegno di legge punta a superare il part-time involontario, che colpisce soprattutto le donne, trasformandolo in una scelta libera, tutelata e reversibile. Un passo concreto per contrastare la precarietà e garantire pari opportunità nel mondo del lavoro.
“Il part-time - scrivono le Democratiche - è prevalentemente una storia di donne: la nostra proposta vuole far sì che il part-time, a partire da quello involontario, non sia una trappola di sfruttamento e mortificazione del lavoro delle donne”.
“Commissione femminicidio PD: Ottima la notizia dell’approvazione unanime in commissione giustizia al Senato delle modifiche al testo di legge del Governo che introduce il reato di femminicidio, grazie anche alla collaborazione proficua tra la segretaria del PD Schlein e la Presidente del Consiglio Meloni. Fa piacere che quanto la Ministra Roccella aveva respinto due anni fa rispetto alla formazione obbligatoria sulla violenza per la magistratura, oggi finalmente diventi legge. Questa prevenzione secondaria, capace di riconoscere la violenza, per adottare le misure cautelari più adeguate ad impedire il femminicidio, (braccialetto elettronico, divieto di avvicinamento, arresti domiciliari, etc.) deve però essere accompagnata da formazione primaria, quell’educazione scolastica permanente alla parità e all’affettività che contrasta lo sviluppo stesso della violenza nei rapporti interpersonali. Con lo stesso approccio collaborativo, attendiamo che la maggioranza metta in calendario quanto prima la discussione parlamentare delle proposte di educazione scolastica, per la prevenzione primaria”. Lo dichiarano le deputate del PD in commissione femminicidio Sara Ferrari, Antonella Forattini, Valentina Ghio.
“Calenda dice diverse cose interessanti: smentisce con decisione le voci su una sua possibile candidatura a sindaco di Roma per il centrodestra; contesta a Elly Schlein una qualche vaghezza nella scelta di indicare la Spagna come modello di crescita; chiede a Renzi e alle altre componenti moderate massima coerenza sul sostegno all’Ucraina e il rafforzamento della difesa europea; polemizza con Conte Bonelli e Fratoianni; offre un consiglio alla premier Meloni criticando il ministro Urso e, al fondo, tra il governo e il “campo largo” delle opposizioni fa intendere che il primo è il meno peggio. Che dire? Si tratta di opinioni politiche e giudizi legittimi (per altro senza grandi novità). Per parte mia, ne dissento in larghissima misura, ma questo interessa pochi e certamente non interessa a Calenda. C’è solo un passaggio dell’intervista che mi ha colpito. Quando, interpellato sulla proposta di una “tenda riformista” avanzata nei giorni scorsi da Goffredo Bettini, la sua risposta (di Calenda) suona così: “Mentre il mondo è in fiamme vi pare possibile che stiamo ancora discutendo di Bettini? Paghiamogli un biglietto di sola andata per la Thailandia e parliamo d’altro”. Ora, c’è in questa replica un tratto di scortesia verso un interlocutore dal quale si dissente che è abbastanza inutile commentare. Bettini, per altro, è persona colta e, per chi lo conosca, ben disposta al contraddittorio e alla riflessione critica (credo anche eredità di una formazione oramai antica). Ma non è qui il punto. Che sta altrove, e precisamente nella prima reazione che viene spontanea leggendo quell’espressione in sé sgraziata sull’espulsione di una voce sgradita verso l’oriente estremo. E la reazione è, “ma come, tutto qui?”. Cioè sei in disaccordo con quanto è stato detto (giusto o sbagliato sia) e il massimo che ti viene da replicare è una battuta tanto scolastica e banale? Pofferbacco, bastava rileggersi i versi maestosi del Cyrano quando lo sventurato cavaliere ha l’ardire d’ironizzare sulla misura del di lui naso (parafrasando: la “tenda riformista” di Bettini). E la replica in quel caso è un florilegio di aggettivi, allusioni, simbologie e comparazioni degne di un trattato anatomico. Insomma, caro Carlo, per la linea politica non mi permetterei mai di darti un consiglio. Ma se decidi di condire un tono polemico coll’arma del sarcasmo, allora in amicizia un suggerimento me lo permetto: riscopri l’arguzia e l’eleganza di Pajetta e Fortebraccio, ma pure di Michele Serra e del mio compianto Sergio Staino.
Perché l’alternativa è il Bagaglino. E sinceramente, un tale precipizio non lo meriti. Buona giornata e un abbraccio”
Così sui social il deputato democratico Gianni Cuperlo.
“Il tema della giustizia tocca la carne viva dei nostri concittadini e le questioni collegate al carcere, in particolare, rappresentano l’emergenza delle emergenze. Come ha dimostrato la grave e inaudita vicenda avvenuta nell’istituto di Marassi di Genova, dove un giovane detenuto di 18 anni, incensurato, recluso per un reato minore, è stato violentato e torturato per due giorni senza che nessuno abbia visto nulla. Sul tema del carcere noi ci giochiamo un pezzo della nostra credibilità e della nostra civiltà. Speriamo che da questo fatto drammatico possa scaturire un moto di cambiamento per far sì che questi luoghi possano diventare dei luoghi di dignità dove vivere e lavorare. Abbiamo ripreso l’iniziativa degli Stati Generali sull’esecuzione della pena e il Pd presenterà un aggiornamento di quei lavori e una proposta di legge sull’esecuzione penale proprio come risposta a questa emergenza e alla deriva panpenalista di questa maggioranza che stiamo vivendo attraverso il sadismo penale dei suoi vari decreti, da Cutro a Caivano, fino al decreto Sicurezza”.
Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo oggi al convegno “Giustizia secondo Costituzione”, che si è chiuso con la relazione della segretaria Schlein.
“E’ necessario porre sempre di più all’attenzione del Paese - ha aggiunto - i pericoli contenuti nella riforma costituzionale sulla separazione delle carriere portata blindata dal governo in Parlamento, un fatto senza precedenti nella nostra storia repubblicana. In realtà non si sta facendo una separazione delle carriere, ma delle magistrature, con addirittura il sorteggio per le nomine che fu Almirante a chiedere nel 1971. Noi riteniamo che su questi temi non si debba mai toccare la Costituzione. Si sta dividendo il Csm e quando si divide un potere e lo si tramuta in due mezzi poteri entrambi ne escono più indeboliti. Questo è un problema - ha concluso - non solo per i magistrati, ma anche per gli avvocati, per i cittadini e per un Paese che si definisce ancora fortemente democratico”.
“Registriamo con grande piacere il fatto che la premier Giorgia Meloni abbia raccolto l’invito di Elly Schlein, dopo il femminicidio della giovanissima Martina Carbonaro, a lavorare insieme in Parlamento per una battaglia condivisa di prevenzione della violenza a partire dalla cultura e dall’educazione. Sia alla Camera che al Senato sono depositate da tempo proposte di legge delle forze di opposizione per l’educazione scolastica alla parità e all’affettività, chiediamo dunque con forza e urgenza al governo di depositare le proprie proposte per poter iniziare quanto prima a lavorare nella direzione condivisa. Si passi in fretta dalle parole ai fatti sulla prevenzione. Noi ci siamo, con spirito collaborativo per fermare la strage delle donne”. Per il Partito democratico in commissione bicamerale femminicidio lo dichiarano la capogruppo Sara Ferrari, con le deputate Valentina Ghio e Antonella Forattini, la senatrice vicepresidente della commissione Cecilia D’Elia, con la senatrice Valeria Valente e il senatore Filippo Sensi.
“Volano gli stracci al Collegio Romano. Dopo l’intervista a Libero in cui la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha duramente criticato l’operato del ministro Giuli sulle politiche cinematografiche, attribuendogli i ritardi nei finanziamenti, è arrivata una nota dell’ufficio stampa del Ministero che, escludendola dal prossimo incontro sulle materie cinematografiche, sancisce di fatto la sua sfiducia politica.” Lo dichiara il democratico Matteo Orfini, componente della Commissione Cultura della Camera, che aggiunge: “Nel merito dell’intervista, le dichiarazioni della Borgonzoni sono lunari. Parla come una passante, quando invece è sottosegretaria con delega al cinema da anni. In tutto questo tempo ha operato in stretta connessione con la Direzione Generale Cinema del MIC, intervenendo spesso anche in maniera eccessiva sulle decisioni organizzative. Ora tenta di sottrarsi alle sue responsabilità, ma se fosse vero quanto dice, la prima che dovrebbe fare un passo indietro è lei.”
“La verità – prosegue Orfini – è che questo Governo vuole scientemente affossare l’industria cinematografica italiana, considerata politicamente scomoda. Una visione miope e ideologica che sta già producendo effetti drammatici sulla pelle di migliaia di lavoratori: maestranze, artisti, tecnici e imprese dell’indotto. Un intero comparto è fermo da mesi, paralizzato dalle scelte sbagliate del Governo Meloni, e rischia di scivolare in una crisi irreversibile.”
“Per questo – conclude Orfini – abbiamo depositato una proposta di legge sia alla Camera che al Senato, promossa dalla segretaria Elly Schlein, per aggiornare la legge Franceschini e affrontare finalmente nel merito le questioni organizzative e strategiche del settore. Istituire una agenzia per il cinema e l'audiovisivo dotata di autonomia, professionalità e competenza è la via maestra per liberare il settore da questa cappa di dilettantismo e aggressività che lo sta soffocando. Chiediamo una rapida calendarizzazione.”
“Chiediamo al governo di spiegarci quali finalità abbia ritenuto più urgenti e importanti per finanziare con i fondi destinati alla sicurezza delle strade e come intenda assicurare che non sia pregiudicata la manutenzione delle reti provinciali e delle Città metropolitane”. È la richiesta di un’interrogazione al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti presentata dal Gruppo dei deputati Pd e sottoscritta dalla segretaria del Partito democratico Elly Schlein.
“Si tratta di una cifra complessiva di oltre 1,7 miliardi, tolti alla messa in sicurezza e manutenzione straordinaria delle strade. Come denunciato dall’UPI, solo per il biennio 2025-2026 il taglio ammonta al 70% delle risorse assegnate e ciò comporterà inevitabilmente un impatto significativo sui lavori già programmati e sullo stato manutentivo delle strade, alcune delle quali sono al limite della sostenibilità in termini di sicurezza. Il rischio concreto è che, venendo a mancare risorse fondamentali per la manutenzione straordinaria, vi sia la necessità di limitare la circolazione stradale, pregiudicando i servizi ai cittadini e il diritto alla libera circolazione. La stessa legge di Bilancio del governo Meloni che ha effettuato questi brutali tagli lineari per la manutenzione delle strade ha invece previsto un ulteriore stanziamento di circa 2 miliardi di euro per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, facendo così lievitare il costo di un'opera inutile, costosa e pericolosa ad oltre 13 miliardi di euro”.
“La crisi del cinema italiano non è una percezione, è una realtà sotto gli occhi di tutti, che il governo continua irresponsabilmente a negare”. Così il deputato del Partito Democratico Matteo Orfini interviene sulla polemica esplosa tra il mondo dello spettacolo e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli.
“Da oltre un anno – sottolinea l’esponente dem – il comparto è in grave sofferenza. Le produzioni sono ferme, migliaia di lavoratrici e lavoratori sono senza prospettive. Le associazioni di categoria, dai produttori agli attori, dai tecnici ai registi, lanciano da mesi l’allarme. E il governo non solo non ascolta, ma risponde con attacchi violenti a chi osa alzare la voce, come dimostrano le reazioni scomposte alle parole di artisti come Elio Germano e Geppi Cucciari”.
“E’ in atto – continua il deputato Pd - una strategia consapevole e ideologica, che mira da un lato a favorire le grandi piattaforme a discapito delle piccole e medie produzioni italiane, vera spina dorsale della nostra creatività e dall’altro a colpire un settore visto come ‘ostile’ solo perché culturalmente vivace e pluralista. Anche Pupi Avati ha ricordato che questo racconto di un cinema politicizzato è falso. Il nostro cinema è patrimonio culturale e industriale del Paese. Ha bisogno di attenzione, non di persecuzioni”.
“Il Partito Democratico - conclude Orfini - continuerà a portare in Parlamento le richieste di tutto il settore e a chiedere l’immediata calendarizzazione della proposta di legge, prima firmataria Elly Schlein, per l’istituzione di una Agenzia autonoma per il Cinema e l’Audiovisivo, sul modello francese. Un organismo indipendente e moderno, in grado di garantire una governance efficiente a una filiera che conta oltre 180.000 addetti, tra diretti e indiretti e merita rispetto, risorse e visione”.
La replica della premier Giorgia Meloni proprio non convince Elly Schlein: "Stanno smantellando la sanita' pubblica", dice la segretaria del Partito democratico ad "Avvenire". La segretaria del Pd tiene stretti i due grafici mostrati anche in Aula. E si appella a dati e numeri per contrastare la narrazione meloniana sui temi cari ai dem: "Stanno smantellando la sanita' pubblica senza il coraggio di ammetterlo. Meloni continua a mentire agli italiani dicendo che hanno fatto il piu' grande investimento della storia nella sanita'. Il problema e' che la spesa sanitaria si calcola in tutto il mondo sul Pil. E quella sta scendendo al minimo storico degli ultimi 15 anni. I suoi tagli - rileva Schlein - li stanno pagando direttamente i cittadini, perche' la Corte dei conti dice che nel 2023 la spesa per curarsi e' aumentata del 10 per cento, cioe' di 4 miliardi. Gli stessi che hanno messo sulla riforma fiscale. Tolgono con una mano quello che fingono di dare con l'altra. Per questo la chiamo tassa-Meloni". La segretaria osserva che "le responsabilita' non stanno mai solo da una parte. Ma qui siamo allo scaricabarile. Meloni da' sempre la colpa a qualcun altro. Sulle liste di attesa da' la colpa alle Regioni, facendo infuriare anche quelle che governano loro, ma non gli hanno dato un euro in piu', mentre avevano lanciato un piano di assunzioni sparito nel nulla. Il personale e' stremato con turni massacranti, in fuga verso il privato o all'estero (40 mila i medici fuggiti negli ultimi anni)". "Non so - continua - da quando la premier non esce dal Palazzo e va in un ospedale. Ci sono ancora i 'gettonisti' e se ci sono e' perche', quando lei era al governo con Berlusconi e io all'universita', hanno messo il tetto alle assunzioni. Oggi detassano gli straordinari. Ma il personale e' allo stremo. Servono risorse per fare nuove assunzioni". Ieri e' stata approvata la legge sulla condivisione degli utili delle imprese. Il Pd si e' astenuto: "Il tema ci e' sempre stato caro, ma contestiamo gli emendamenti del governo che hanno svuotato il testo, firmato anche da una parte di noi, rendendo tutto facoltativo, rimandandolo alla volonta' delle imprese. Noi siamo per una partecipazione piena, anche gestionale". Il Pd ha sposato i referendum, ma resta diviso sui quesiti sul lavoro: "Il Pd ha una linea approvata senza voti contrari in Direzione e prevede l'appoggio ai 5 referendum. Un sondaggio di Pagnoncelli ha mostrato come la nostra base e' la piu' convinta dei quesiti - tra il 92 e il 97 per cento - compreso quello sulla cittadinanza" conclude Schlein.
Basta piagnistei, si parli della crisi dell’industria audiovisiva causata dal governo
"Le dichiarazioni del Ministro Giuli sono inqualificabili. I suoi attacchi a chi esprime dissenso sono indegni per chi dovrebbe rappresentare e tutelare le istituzioni culturali nell’interesse di tutti gli italiani. Ancora una volta, di fronte a critiche fondate e argomentate, il Ministro preferisce rifugiarsi nel vittimismo, alzando un polverone mediatico per evitare il confronto nel merito. Nessuno ha insultato nessuno: sono state sollevate questioni reali, gravi e urgenti che meritano risposte, non denigrazione o controinformazione".
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico in Commissione Cultura della Camera, che aggiungono:
"Il governo sta scientemente affossando l’industria audiovisiva italiana. Serve un confronto immediato, pubblico e trasparente. Chiediamo che il presidente della Commissione Cultura, Federico Mollicone, calendarizzi senza ulteriori ritardi la proposta di legge Schlein sul cinema e avvii un dibattito sullo stato del cinema e dell’audiovisivo in Italia. Le voci del settore devono essere ascoltate in Parlamento, in piena libertà e senza timori di essere silenziate o delegittimate".
"Non è accettabile – concludono – che ogni volta che si sollevano critiche di merito, si venga accusati di essere 'contro il Paese'. Il Ministro Giuli la smetta con i piagnistei e metta da parte l’atteggiamento permaloso e vittimistico: cominci, per una volta, ad ascoltare davvero il mondo della cultura. È tempo che si comporti da Ministro".
“Alla luce dell'appello di Pupi Avati e della proposta di legge, a prima firma Elly Schlein, per istituire un'agenzia specializzata per il cinema e l'audiovisivo, il Pd vuole sapere dal ministro Giuli quali siano le azioni concrete per far fronte alla crisi del settore e non continuare a negarla. Non si può proseguire nell'indifferenza su una situazione così drammatica”. Così la deputata Pd, Irene Manzi, capogruppo in commissione Cultura, illustrando l'interrogazione urgente al ministro Giuli durante il Question time alla Camera.
“Già da molti mesi - continua l'esponente dem - ci troviamo di fronte al grido d'allarme rivolto al governo da parte del settore cinematografico italiano. Basta leggere i dati presenti nell'indagine del movimento 'Siamo ai titoli di coda', che evidenziano la drammatica situazione in termini di lavoro e occupazionali. C'è una grande incertezza sulle risorse a disposizione per l'industria cinematografica e, più in generale, incertezza sul quadro normativo. Ma tutto questo sembra non importare al governo Meloni. Le risposte date finora dal ministro Giuli sono purtroppo deludenti e non efficaci”, conclude Manzi.