"Ieri più di 14 milioni di italiane e italiani hanno dato un segnale chiaro a questo governo, sulle sue scelte in tema di giustizia e sulle sue politiche. E Giorgia Meloni, che ama parlare di sovranità popolare, invece di prendere atto della volontà della maggioranza delle cittadine e dei cittadini, finge che non sia successo nulla e pensa di accelerare sulla legge elettorale.
La bocciatura è netta ma se davvero Nordio se ne intesta la responsabilità deve trarne le conseguenze, anziché blindare se stesso, il sottosegretario Delmastro e la sua capa di gabinetto Bartolozzi. Vogliono continuare a fingere che Delmastro non abbia aperto una società con la figlia diciottenne di un noto prestanome di un clan camorrista, mentendo ripetutamente sulla vicenda? Vogliono continuare a fingere che Bartolozzi non sia stata anche lei a cena nel famigerato ristorante e non abbia definito la magistratura "plotone d'esecuzione"? Cos'è? Una brutta puntata del Truman Show?
Mentre la maggioranza del Paese chiede dimissioni, Meloni tace sui disastri causati dal suo governo.
Una situazione surreale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti nel mondo.
Niente, quattordici milioni di NO e come se non fosse successo niente. Oggi la maggioranza ancora stonata dalla clamorosa sconfitta al referendum, forza la mano e impone l’esame della legge elettorale.
Ignorano le priorità del paese che sono state cause della loro debacle: dal caro benzina alle folli guerre di Trump, dai salari più bassi d’Europa alle liste d’attesa nella sanità che si allungano ogni giorno: fischiettano come i pappagallini del giardino nel video della Meloni.
La ragione richiederebbe prudenza, l’arroganza li porta a forzature. Non gli consentiremo di stravolgere le regole del gioco senza consenso parlamentare e solo per farsi una legge “su misura”.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Se l’esito dell’analisi del voto referendario nella destra è l’accelerazione della legge elettorale, vuol dire che non hanno capito niente. Stanno peggio di un pugile suonato. Mi sarei aspettato che avessero detto: messaggio ricevuto, mettiamo subito in calendario il salario minimo e votiamolo insieme. Invece, la risposta è: troviamo un escamotage per perdere meno voti possibili. Pensano a salvarsi, non a salvare l’Italia”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“La vittoria del NO è una sonora sconfitta politica per il Governo Meloni. Una bella festa della democrazia, segnata da una grande partecipazione anche di chi si era astenuto in precedenza, dal forte voto del sud e dei giovani per il NO.
Il referendum ha lanciato un messaggio chiaro: la giustizia non va riformata scassando la Costituzione.
La vittoria del NO non è difesa dello status quo, ma richiesta di interventi concreti sui problemi veri: processi più rapidi, più risorse, digitalizzazione, carceri dignitose e accesso equo alla giustizia.
I cittadini chiedono serietà, non propaganda. Ora serve un’agenda condivisa e credibile per una giustizia più efficiente, giusta e vicina ai bisogni reali del Paese.
E serve inoltre che il governo si spogli dagli atteggiamenti arroganti e propagandistici che hanno messo in campo anche per la riforma elettorale, la legge sull'autonomia differenziata e il premierato. Serve un progetto diverso per il Paese, e il centrosinistra ora ha una grande responsabilità nel raccogliere la speranza racchiusa dentro questo voto e farla diventare idee per l’alternativa alla destra, per batterla alle prossime elezioni politiche”.
Così il deputato democratico e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
"Il risultato che emerge dalla Sardegna rappresenta un segnale politico chiaro, forte e inequivocabile. La netta affermazione del No al referendum costituzionale nell’Isola, con quasi il 60% del consenso, testimonia una partecipazione consapevole e una presa di posizione determinata da parte delle cittadine e dei cittadini sardi.
La Sardegna respinge al mittente la pretesa del governo e della destra di modificare la Costituzione per piegare la Giustizia ai voleri del potere politico. Sconfitta politica per la presidente Meloni che ora non potrà modificare la legge elettorale per i suoi interessi e dovrà al contempo rinunciare a quell'autonomia differenziata che avrebbe diviso in Paese tra Regioni ricche e Regioni povere.
L'esito del referendum non può essere letto solo in chiave numerica, ma esprime un orientamento profondo: la volontà di difendere principi, equilibri istituzionali e una visione della democrazia che i sardi hanno ritenuto non adeguatamente garantita dalla proposta referendaria.
Desidero ringraziare tutte e tutti coloro che hanno partecipato al voto, contribuendo con senso civico e responsabilità a questo importante momento democratico. Il dato della Sardegna evidenzia una comunità attenta, vigile e capace di esprimere un giudizio autonomo e ponderato.
Per il Partito Democratico della Sardegna, questo risultato rappresenta uno stimolo ulteriore a proseguire nel lavoro politico e istituzionale, rafforzando il dialogo con i territori e ascoltando con ancora maggiore attenzione le istanze che provengono dalla nostra comunità.
Ora è necessario che a livello nazionale si apra una riflessione seria e rispettosa dell’esito referendario, evitando semplificazioni e valorizzando il messaggio che arriva dai territori, a partire dalla Sardegna.
Continueremo a lavorare con responsabilità e determinazione per costruire soluzioni condivise, nel rispetto dei valori democratici e dell’equilibrio istituzionale del Paese".
Lo dichiara il deputato Silvio Lai, segretario regionale del PD della Sardegna.
“Nel giorno in cui l’Inps ci dice che per colpa del governo l’anno prossimo gli italiani perderanno un mese di stipendio, vorrei ricordare che è stato inserito nella legge di bilancio, sempre di questo governo di destra, anche che si andrà in pensione un mese dopo. Non lo dice il Pd, ma l’Inps. Complimenti al Governo Meloni che si occupa dei problemi del suo stesso governo come la magistratura e la legge elettorale ma non si occupa dei problemi degli italiani che non arrivano a fine mese e non hanno i soldi per fare la spesa al supermercato”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd, membro della commissione Bilancio della Camera.
“L’emergenza italiana si chiama potere d’acquisto dei salari e degli stipendi. Persino l’INPS certifica che per effetto della crescita inflattiva i lavoratori perderanno un mese di stipendio. Ma questo è il governo che ha rinnovato il contratto del pubblico impiego riconoscendo ai dipendenti solo un terzo dei soldi persi. Da mesi chiediamo una sessione straordinaria del Parlamento sulla questione salariale. Ma per la presidente Meloni l’emergenza non è questa: bocciano il salario minimo, i congedi paritari, la settimana corta. Per loro la priorità è mettere i magistrati sotto tutela e la legge elettorale per evitare di perdere. Per noi e per tutti gli italiani, come si arriva a fine mese”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
“Quanto emerso nel corso dell’incontro elettorale in Basilicata da parte del deputato Mattia di Fratelli d’Italia è grave e inaccettabile. Di quali favori e di quali atti di clientelismo stiamo parlando? Serve subito un chiarimento. Questo modo di concepire la politica e la giustizia – come se un governo avesse mani libere per agire al di fuori della legge – conferma le nostre ragioni per il No. Non è certo così che si conducono campagne elettorali in una democrazia matura: serve trasparenza, rispetto delle regole e dei cittadini.
Chiediamo a Fratelli d’Italia, a Giorgia Meloni e all’intero governo di prendere pubblicamente le distanze da queste affermazioni. Punto”. Debora Serracchiani, Responsabile Giustizia PD, Deputata alla Camera.
Ferma anche la riforma della rete di distribuzione.
“Ci siamo accorti tutti, andando a fare rifornimento, di quanto siano aumentati i prezzi dei carburanti e di quanto rischino di crescere ancora nei prossimi giorni. Il punto è che il governo avrebbe tutti gli strumenti per intervenire subito, ma non lo fa. Il governo può agire immediatamente adottando la proposta lanciata da Elly Schlein di utilizzare le accise mobili, uno strumento previsto dal nostro ordinamento dal 2008. Nel 2023 il governo ha modificato il meccanismo rendendolo più complicato, ma può comunque attivarlo da subito. È questa la richiesta che rivolgiamo all’esecutivo”. Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Partito Democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera.
“Giorgia Meloni - aggiunge l’esponente dem - ha costruito un’intera campagna elettorale proprio sul tema delle accise, criticando i governi precedenti perché non intervenivano. Faceva video promettendo che una volta al governo le avrebbe abbassate. Oggi però non fa assolutamente nulla. Anzi, con la legge di bilancio dello scorso anno, il governo ha deciso di riallineare le accise, che di fatto significa aumentare il gettito. Lo stesso esecutivo stima che nel 2026 arriveranno oltre 500 milioni di euro in più dalle accise sui carburanti. Un tesoretto che si potrebbe utilizzare per abbassare il costo dei carburanti per cittadini e imprese, invece di lasciare famiglie e lavoratori soli di fronte all’aumento dei prezzi”.
“Il governo - conclude Peluffo - si era inoltre impegnato ad avviare una riforma della rete di distribuzione dei carburanti, che potrebbe produrre maggiore efficienza e trasparenza nel settore con effetti positivi anche sui prezzi. Ma quel testo oggi giace malinconicamente nel cassetto della scrivania del ministro Urso. Servono scelte concrete per intervenire sui prezzi e rendere più efficiente il sistema. Il governo invece continua a rinviare, mentre cittadini e imprese pagano carburanti sempre più cari”.
“La maggioranza deve ritirare la proposta di riforma della legge 157/92, il cosiddetto “Ddl sparatutto”, perché fortemente contestato dall'opinione pubblica come dimostrano le oltre 400.000 firme raccolte dalle associazioni di varia natura e considerato anche il recente sondaggio che vede il 59% degli italiani contro la caccia.
Ma non solo, il provvedimento è contestato anche da voci nella stessa maggioranza, come quelle di Noi Moderati, che annunciano un voto contrario. La riforma è stata scritta in una logica chiaramente corporativa, clientelare, elettorale a favore di produttori di armi e munizioni e si fa beffe della Costituzione e del fatto che la fauna selvatica sia patrimonio indisponibile dello Stato consentendo una caccia selvaggia, sempre più “a scopo di lucro” e consumistica, a discapito di tutte le altre attività economiche nella natura.
Inoltre, un ennesimo segnale di allarme che questo governo dovrebbe cogliere, è il rinvio alla Corte costituzionale da parte del Consiglio di Stato per una impropria e potenzialmente rischiosa incostituzionalità del CTFVN Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, di fatto un comitato venatorio di comodo del Ministro e delle lobby armiero-venatorie che, nell’esprimere i pareri vincolanti sui calendari venatori, dimostra di agire in chiave antiscientifica legittimando una prassi antidemocratica.
Proponiamo ai parlamentari e alle parlamentari sensibili alla tutela della natura di dare vita immediatamente ad un osservatorio sulle norme che calpestano biodiversità, il benessere animale, l’ambiente, la sicurezza delle persone e impediscono e danneggiano lo sviluppo di tutte le altre attività economiche che si basano sulla natura, anche attivando una regia per presentare interrogazioni e provvedimenti legislativi.
Infine, riteniamo doveroso ricordare che, proprio sulla tutela ambientale e del benessere animale, il ruolo e l'autonomia della magistratura hanno fatto storicamente argine, in Italia e nel mondo, allo sfruttamento delle risorse ambientali, naturali e degli animali, ed è per questo che lobby e produttori senza scrupoli che sostengono il governo italiano vedono nella magistratura il pericolo alla loro sopravvivenza al potere. Un altro motivo per votare No al Referendum sulla giustizia”. Lo dichiarano in una nota congiunta, le deputate del PD Eleonora Evi e Patrizia Prestipino, invitando a votare NO al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
“Glovo, Deliveroo, McDonald’s e tanti altri: sembra emergere un sistema che trasforma il lavoro in merce vile. Non è civile lavorare a 4 euro l’ora o a 2,5 euro a consegna. Ci sono vite sequestrate dall’algoritmo ma per chi governa è vietato parlarne. Anziché porsi il tema di un salario minimo legale, la maggioranza si concentra sulla legge elettorale per evitare di perdere le prossime elezioni. La destra ormai è un esercito in rotta, ma a farne le spese è la parte più debole del Paese”.
Così in capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quanto accaduto è stato oggetto di una vergognosa strumentalizzazione politica da parte di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni.
Di fronte a una vicenda drammatica, con un’indagine ancora in corso e una comunità scossa, hanno scelto di usare quelle ore per raccogliere consenso, per piegare i fatti alla propaganda, per marcare una presunta superiorità nel sostegno alle forze dell’ordine o per alimentare una battaglia politica legata al referendum. Questo è inaccettabile. Le forze dell’ordine si difendono davvero sostenendo chi opera ogni giorno con dignità, professionalità e rispetto della legge. Non si difendono con la propaganda o presentando norme sbagliate come “scudo penale”, che rischiano invece di isolare proprio quegli operatori corretti che si vorrebbe tutelare.
Se c’è rispetto per le istituzioni e per il lavoro della magistratura, Salvini deve chiedere scusa e ritirare il decreto sicurezza e quelle norme che sono state utilizzate come bandiera ideologica. La sicurezza non si costruisce contrapponendo le istituzioni tra loro né mettendo in discussione l’equilibrio tra poteri dello Stato. Ancora una volta assistiamo a un governo che usa le istituzioni come palcoscenico elettorale, alimentando divisioni invece di rafforzare la coesione e la fiducia dei cittadini.”. Così Matteo Mauri Responsabile Sicurezza e deputato del Partito Democratico intervenendo in aula alla camera.
“Il provvedimento sulla manipolazione delle campagne elettorali e referendarie attraverso l'uso dell'Intelligenza artificiale sui social, che in Commissione è stato ritenuto cruciale trasversalmente, è stato stoppato inspiegabilmente e irragionevolmente dal governo. Il rischio di inquinamento nel nostro Paese e a livello internazionale è reale e la proposta di legge, a prima firma Ascani, delinea modalità di intervento chiare per risolverlo”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu in discussione generale sulla proposta di regolamentazione dell'IA sui social.
“La questione – sottolinea il parlamentare - è di portata gigantesca, se consideriamo che 44 milioni di italiani sono attivi sui social e se un italiano su due si informa prevalentemente su Internet. Che informazione passa sui social network? È certificata o verificata? Se è vero che abbiamo norme che regolamentano i giornali e le tv, non possiamo dire lo stesso per questi nuovi strumenti. È urgente porre rimedio, intervenire per tutelare la nostra democrazia: se il voto non è libero e consapevole, vengono minate le basi della nostra vita democratica”.
“La proposta di legge che vuole il PD modifica la disciplina della propaganda elettorale vigente per adeguarla ai nuovi mezzi di informazione e comunicazione, perché siano riconoscibili e sanzionabili contenuti ingannevoli e manipolati prodotti con l’IA, un'innovazione tecnologica non neutrale ma di proprietà privata. Lavoriamo su questa proposta di legge allora, colleghi, tutti insieme, con responsabilità e impegno”, conclude Casu.
“Le regole del gioco si decidono insieme. È importante che la riforma del regolamento della Camera sia stata approvata senza alcun voto contrario. Siamo davanti a una riforma organica, frutto di un lavoro fatto fuori dalla contingenza quotidiana”. Così Federico Fornaro, nel corso della Conferenza stampa di presentazione della riforma del Regolamento della Camera dei deputati approvata ieri dall’aula di Montecitorio.
Secondo Fornaro, la modifica del Regolamento rappresenta un passaggio essenziale “per dare una risposta alla crisi del parlamentarismo, cioè alla perdita di centralità del Parlamento che andrà a vantaggio di una maggiore efficacia e trasparenza” e per superare una stagione segnata da “una sorta di monocameralismo di fatto”, rafforzando la coerenza con il bicameralismo paritario previsto dalla Costituzione.
Nel merito, la riforma interviene in modo equilibrato sul processo legislativo, coinvolgendo maggioranza, opposizione, Governo, gruppi parlamentari, singoli deputati e cittadini. Tra i punti qualificanti: il voto a data certa, l’abolizione delle 24 ore di stop dopo la posizione della questione di fiducia, la razionalizzazione del lavoro parlamentare; il rafforzamento dello Statuto delle opposizioni e del ruolo del Comitato per la legislazione; il potenziamento del controllo parlamentare sul Governo; una maggiore incisività del sindacato ispettivo, con l’obbligo di risposta alle interrogazioni a risposta scritta entro 45 giorni; norme antitrasformismo nel rispetto del vincolo costituzionale.
Previsti inoltre strumenti per riequilibrare i rapporti tra esecutivo e legislativo, tutele rafforzate per le minoranze, il voto a data certa e il superamento di alcune prassi come la seduta fiume per le leggi costituzionali e per la riforma della legge elettorale, che saranno in vigore dalla prossima legislatura. Rafforzato anche l’iter delle proposte di legge di iniziativa popolare, con l’obiettivo di valorizzare il ruolo dei cittadini.
“Si è determinato un equilibrio corretto tra i diversi soggetti che intervengono nel procedimento legislativo - ha aggiunto l Fornaro - è una riforma fatta con il ‘velo dell’ignoranza’, senza conoscere i ruoli che ricopriremo nella prossima legislatura: proprio per questo è una riforma nell’interesse delle istituzioni. Un intervento vero, serio, animato dalle migliori intenzioni, nell’interesse supremo del corretto funzionamento delle istituzioni repubblicane”, conclude Fornaro.
“Il messaggio che il Governo Meloni manda a tutti i cittadini e, in primis ai dipendenti della PA è drammatico. Sulla valutazione della qualità delle performance, fissare un limite massimo al 30%, escludendo tutto il resto, servirà solo a peggiorare la PA. Così come nel gioco delle sedie, il governo sceglie la via di mettere in competizione diretta i lavoratori per il raggiungimento dello stesso obiettivo, invece di spingerli a collaborare per garantire servizi migliori a tutti i cittadini, facendo pagare a chi perde il premio per chi vince, non essendoci risorse in più. Si spingono i lavoratori non a lavorare meglio e a migliorare il servizio ma solo a vincere sul collega”. Lo dichiara il deputato PD Andrea Casu esprimendo il voto contrario dei dem sul ddl valutazione performance.
“Con queste percentuali – sottolinea il parlamentare- si crea un limite 'blocca merito' che impedirà a tutti i più meritevoli di avere il giusto riconoscimento. Come funzionano le quote e le percentuali per il governo? Con la legge elettorale vogliono un premio per chi ottiene il 40% dei voti di avere una percentuale ben maggiore dei seggi, nella PA le usano per tenere fuori lavoratori meritevoli ?"
"Non solo il 'blocca merito”, dopo il “blocca idonei', il governo cambia anche le regole di accesso alla dirigenza attraverso una procedura che non si configura come un concorso pubblico in senso proprio, fondata su criteri di valutazione privi di parametri oggettivi e verificabili e che, inoltre, non prevede l’introduzione di ulteriori risorse destinate alla formazione che servono per consentire ai funzionari della PA di costruire veri percorsi di crescita dimostrando di non pensare alla governabilità ma alla comandabilità: chi prende un voto in più comanda su tutto e su tutti, e poi cambia le regole per togliere qualcosa a tutti gli altri, esattamente il contrario degli obiettivi dichiarati dal ministro Zangrillo”, conclude Casu.