"Nella nuova lista dei paesi cosiddetti "sicuri" il governo ha inserito anche l'Egitto. Chissà cosa ne pensa la famiglia Regeni che proprio in queste settimane è in tribunale ad ascoltare come gli ufficiali dell'esercito del "paese sicuro" hanno depistato le indagini sull'assassinio di Giulio. Un paese è considerato sicuro “sulla base dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico” si legge nel decreto del ministero degli Esteri.
Giorgia Meloni sta stringendo patti con autocrati e dittatori a cui chiede una sola cosa: bloccare i migranti con ogni mezzo. In cambio di denaro e di aiutarli a rifarsi un'immagine. E così, dopo la Tunisia anche l’Egitto diventa “sicuro”, un paese governato da un presidente diventato tale dopo un colpo di stato, nel 2013, che mette oppositori, difensori dei diritti umani e sindacalisti in carcere, com'è successo a Patrik Zaki per qualche post sui social. Le carceri egiziane, vale la pena ricordarlo alla premier, sono piene di persone che hanno osato manifestare e si oppongono al regime: sono circa 60mila.
Quale sarà il prossimo promosso tra i "paesi sicuri"? La Libia dei campi di detenzione dove le persone vengono stuprate, picchiate, e torturate?
Come si può arrivare a tanto?" Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
Azione diplomatica del Governo debole e burocratica, serve discussione seria
"Vorrei rivolgere un ringraziamento non retorico alle donne e agli uomini delle forze armate, oltre 12 mila persone, impegnati nelle missioni internazionali.
Rispetto a 10 mesi fa, quando abbiamo discusso queste missioni internazionali, c'è a mio avviso un fatto importante che ha infuocato ancora di più la situazione internazionale ed è la vicenda medio orientale, quello che sta accadendo a Gaza, a Rafa, che vede tutti noi preoccupati.
Noi discutiamo delle missioni internazionali 5 mesi dopo rispetto all'effettivo inizio delle missioni stesse; in realtà le missioni sono già in atto da 5 mesi, i nostri militari già sono li sui territori, stanno operando, stanno lavorando. E questo dato va considerato.
Non c'è dubbio che dobbiamo cambiare la legge 145, renderla in maniera semplificata, soprattutto nella parte che riguarda gli accordi intergovernativi perché questo ci permetterebbe di dare una velocità in più alla discussione che riguarda le missioni internazionali. Non possiamo far finta che questa discussione spesso poi si perde nei cavilli burocratici.
Noi abbiamo un quadro internazionale molto complesso, siamo in un mondo in fiamme e dobbiamo fare una riflessione seria: manca una azione diplomatica molto più forte dell'Europa ma anche del governo, non c'è un'azione vera da parte del governo sul piano diplomatico.
Il Pd ha condannato in modo chiaro e forte l'attacco di Hamas e anche la reazione del governo di Israele che ha causato un esorbitante numero di vittime civili.
Oggi torna in aula la questione dei finanziamenti all'Unrwa. E per questo dobbiamo ringraziare il presidente Mattarella che lo ha detto all'Onu, ed è solo grazie a lui se oggi ritorna qui in Aula la questione che il Pd ha sollevato da mesi, mentre la maggioranza era silente su una questione così importante di diritti umani.
Ci vuole un pò di coraggio in più dal punto di vista diplomatico e da quello operativo. Non fare operazioni solo di facciata.
Sulla Libia non voteremo la scheda 42, mentre voteremo le altre missioni, ma c'è da dire che sulle missioni dobbiamo fare una discussione vera e non di propaganda politica. Come il piano Mattei, è una chimera, nessuno sa cosa sia, come verrà finanziato, che prospettive politiche avrà. Da parte del Governo vediamo il vuoto su quanto sta accadendo. Abbiamo bisogno di fare una discussione approfondita e non renderla burocratica, vista la carenza dal punto di vista sostanziale dell'azione diplomatica del Governo". Lo ha detto in Aula Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio, intervenuto in dichiarazione di voto sulle missioni internazionali.
Governo intervenga davanti a ondata di arresti, violenze e campagna xenofoba
“Tajani dica quali sono le azioni prese dal governo, sia in sede bilaterale che nei consessi internazionali, per fare pressione sul Presidente Saied affinché cessi immediatamente la repressione in Tunisia e sia garantito il ripristino del pluralismo della rappresentanza, nonché il rilascio di tutti i prigionieri politici”. Lo chiedono il responsabile esteri del Pd, Provenzano e i deputati Quartapelle, Porta, Boldrini e Ciani che hanno firmato l’interrogazione parlamentare. “Dal febbraio 2023 – sottolineano - è in corso una ondata di arresti che sta colpendo diversi esponenti politici dell’opposizione, giornalisti, avvocati, sindacalisti, attivisti ed esponenti vari della società civile; arresti accompagnati da una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una “sostituzione etnica”.
Ecco il testo integrale dell’interrogazione parlamentare
Al Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale - Per sapere - premesso che:
in data 20 aprile 2023, è stato arrestato il leader storico, 82enne, del partito islamico tunisino Ennahdha, Rached Ghannouchi con l’accusa di "cospirazione contro la sicurezza dello Stato";
l’arresto si inserisce in un crescendo di atti di violenta repressione attuati dal presidente, Kaïs Saïed che, in meno di due anni, ha concentrato sempre più potere nelle proprie mani fino ad arrivare alla promulgazione della nuova Costituzione, adottata a seguito di un referendum segnato da un altissimo tasso di astensionismo, che sostituisce la Costituzione del 2014, indubbiamente una delle Carte costituzionali più democratiche nel mondo arabo, con un nuovo testo dai tratti fortemente autoritari;
dal febbraio 2023, difatti, è in corso una ondata di arresti che sta colpendo diversi esponenti politici dell’opposizione, giornalisti, avvocati, sindacalisti, attivisti ed esponenti vari della società civile; arresti accompagnati da una campagna gravemente xenofoba e senza precedenti contro i migranti subsahariani, accusati di programmare una “sostituzione etnica”;
lo scorso 19 febbraio Rachid Ghannouchi, ha manifestato la sua solidarietà con uno sciopero della fame in sostegno ad altri sei politici in carcere che la settimana prima avevano adottato questa forma di protesta per denunciare i metodi autoritari del presidente Kais Saied;
negli ultimi mesi in Tunisia si è assistito a un ulteriore deterioramento della situazione interna, sia sul fronte economico, politico e sociale;
il paese vive anche una profonda crisi economica, per cui scarseggiano da mesi beni di prima necessità, il tasso di inflazione è oltre il 10%, il tasso di disoccupazione superiore al 15 %, il debito pubblico sfiora il 100% del Pil e, dunque, la tensione sociale è molto alta. In tale contesto, si è registrato il rifiuto da parte del presidente della Repubblica Kaïs Saïed di sottoscrivere l’accordo negoziato dal suo governo con il Fmi per un prestito di 1,9 miliardi di dollari -prestito che serviva a favorire la stabilità-, mentre la Banca mondiale ha sospeso i dialoghi con la Tunisia, preoccupata per le condizioni della comunità subsahariana;
stante la situazione di volatilità economica, molti analisti sono preoccupati che il paese possa proclamare un default sul debito estero. Questo scenario avrebbe gravi ripercussioni anche per l’UE e l’Italia, sia in termini economici che di ulteriori flussi migratori;
al riguardo si rileva come nella prima metà del 2023 la Tunisia abbia superato la Libia come numero di partenze per l’Italia;
inoltre, il Presidente Saïed ha intrapreso una campagna anti-migranti senza precedenti nella storia del Paese utilizzando affermazioni gravemente xenofobe che sono state seguite da crescenti violenze e maltrattamenti da parte delle autorità tunisine nei confronti dei migranti subsahariani;
il 16 luglio 2023 è stato firmato il memorandum d’intesa per una partnership strategica e globale fra Unione europea e la Tunisia al fine di ridurre il numero degli arrivi dal paese, un accordo però privo delle necessarie condizionalità sullo stato di diritto e la tutela dei diritti umani in Tunisia;
in merito al memorandum, Giorgia Meloni ha affermato che “questo partenariato deve diventare un modello per le relazioni dell’Unione europea con gli altri Paesi del Nordafrica”;
in realtà sono state espresse parecchie critiche al MOU, in particolare, la commissaria per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, ha dichiarato che: “Gli Stati membri del Consiglio d'Europa dovrebbero insistere sulla chiara salvaguardia dei diritti umani in qualsiasi ulteriore cooperazione in tema di migrazione con la Tunisia. Le tutele di ogni tipo di diritti umani devono essere una parte integrante di ogni attività di cooperazione sulla migrazione tra gli stati membri del Consiglio d'Europa e i paesi terzi, Tunisia inclusa. (...) Le gravi violazioni dei diritti umani recentemente riportate contro rifugiati e migranti in Tunisia rendono solo più stringente che tali tutele siano contemplate":-
quali iniziative intenda intraprendere il governo, sia in sede bilaterale che nei consessi internazionali, per fare pressione sul Presidente Saied affinché cessi immediatamente la repressione in Tunisia e sia garantito il ripristino del pluralismo della rappresentanza, nonché il rilascio di tutti i prigionieri politici.
FIRMATARI
PROVENZANO, QUARTAPELLE, PORTA, BOLDRINI, CIANI
"Con l'accordo Italia-Albania, la politica sull'immigrazione del governo Meloni segna un'altra inconcludente e discriminatoria tappa. È un progetto pieno di lacune e approssimativo, buono solo per la propaganda delle prossime elezioni europee quando la maggioranza tenterà di far credere che nessun migrante arriverà più in Italia. Ma è solo una bugia, un'altra bufala: i flussi migratori si possono e si devono gestire, ma non si possono bloccare. Questo è un accordo costosissimo. Mentre nel nostro Paese si nega il reddito alle persone in difficoltà e in tanti non possono più curarsi, si spendono almeno 670 milioni di euro, per la gestione di non più di 3 mila migranti al mese sul territorio albanese. Una goccia se consideriamo le oltre 150mila persone sbarcate in Italia nell'ultimo anno e uno spreco incredibile di risorse, tenuto conto che gli stessi centri si potevano fare in Italia con una spesa enormemente inferiore. E, in più, le persone che saranno portate nei centri in Albania, nella quasi totalità dei casi torneranno in Italia, sia che ottengano la protezione internazionale, sia che non la ottengano. Ma questo non va di pari passo con una prospettiva che aumenti il numero dei rimpatri.
Inoltre alcuni diritti vengono compressi, come il diritto alla difesa, con buona pace del garantismo di cui si vantano le destre e che, evidentemente, vale solo per alcuni e non per altri. Sull'immigrazione Giorgia Meloni le ha provate tutte, e tutte sbagliate. Fino ad arrivare nei giorni scorsi alla corte del presidente turco Erdoğan per chiedergli di bloccare le partenze dalla Libia, cioè da un altro paese. A questo è ridotta la politica estera del governo: a elemosinare favori perfino da autocrati discutibili come il tunisino Saied ed Erdoğan nell’illusione che fermino le partenze verso l'Italia. Ma noi non possiamo accettare né che i migranti vengano sottoposti a pesanti e inutili trattamenti discriminatori, né che venga sperperato così tanto denaro pubblico in questo modo scellerato solo perché la maggioranza e il governo devono fare propaganda e sono pronti a tutto pur di nascondere i loro insuccessi".
Così Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, dichiarando in Aula il voto contrario del Pd alla legge di ratifica del Protocollo Italia-Albania.
"Sono morti al largo delle coste libiche perché gli Stati che potevano e dovevano intervenire hanno ignorato la segnalazione di Frontex. Parliamo di Italia, Malta, Libia e Tunisia. Alla Ocean Viking, che aveva già salvato una ventina di persone, è stato impedito di intervenire. Così prescrive la legge italiana voluta dal Governo Meloni: se hai già fatto un salvataggio, non puoi farne un altro e quindi se nella tua rotta incontri altri naufraghi devi lasciarli morire perché non puoi fare due soccorsi di seguito. Una scelta crudele, disumana, inaccettabile di cui qualcuno dovrà rispondere.
Erano 86 persone che cercavano un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie.
Pensiamo, spesso, che le migrazioni siano un fenomeno abbastanza recente e che riguardino noi, l'Italia, più di qualsiasi altro posto nel Mondo. Non è così. Gli esseri umani hanno sempre migrato, nel corso della storia, per le ragioni più varie a seconda dell'epoca in cui lo facevano. Nel 2023 il fenomeno migratorio è cresciuto ovunque e le cause sono tante: dai cambiamenti climatici, ai conflitti, passando per le forti disparità sociali ed economiche e per la privazione di libertà e diritti fondamentali. Lo ha spiegato oggi, Giornata Internazionale del migranti, Amy Pope, direttrice generale dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni.
Ed è per questo che pensare di affrontare la questione migratoria con misure spot, unicamente repressive, senza una visione che guardi a come sta cambiando il Mondo e a come cambierà nei prossimi decenni, è inutile e deleterio. Non è una soluzione, non contribuisce alla gestione del fenomeno. E' propaganda buona a solleticare i peggiori istinti del proprio elettorato. È disumanità". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
"Non vogliamo la guerra: vogliamo la democrazia". E il pilastro della democrazia è il rispetto dei diritti umani. Con queste parole, oggi, l'attivista iraniano Taghi Rahamani, costretto all'esilio, ci ha salutati durante l'incontro che si è tenuto con una delegazione del PD. Rahamani è il marito di Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace e in carcere per il suo attivismo contro il regime di Teheran. Nerges, ora, è in pericolo di vita, ha due arterie compromesse e altri problemi seri e deve essere curata. Ma le autorità iraniane non l’hanno voluta trasportare in ospedale perché lei rifiuta il velo. Rahamani, costretto all'esilio senza poter vedere la moglie da 12 anni, ci ha messo al corrente delle gravi condizioni in cui si trova Narges e, come lei, centinaia di altre attiviste e attivisti che da tempo si battono per la libertà e la democrazia.
Le richieste di Rahamani sono state molto chiare e concrete: i governi europei quando trattano questioni economiche e commerciali devono chiedere a Teheran il rispetto dei diritti umani. Dall'accesso a internet fino all’abolizione della pena di morte, i paesi dell’Ue prima di firmare accordi di qualsiasi genere, devono ottenere chiarezza e trasparenza dal governo iraniano. Perché ha ragione, Rahamani: negoziare con paesi non democratici senza pretendere passi avanti sui diritti, prima o poi, mina la sicurezza di tutti. Lo dimostra quello che è successo con l'Iraq di Saddam Houssein, per esempio, o con la Libia di Gheddafi.
Da parte nostra, chiederemo sempre che gli accordi con altri paesi abbiano il rispetto dei diritti umani come fondamento e non smetteremo di sostenere Donna, vita, libertà e i movimenti democratici che si battono per la libertà". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“10mila euro di multa e 20 giorni di fermo amministrativo della nave per non aver consegnato le persone soccorse a chi le avrebbe riportate nei campi di detenzione da cui fuggivano: queste sono le “regole” che il governo sta imponendo col decreto ONG del 2 gennaio 2023 a chi salva vite in mare.
Ha fatto bene, l’equipaggio della Mare Jonio di Mediterranea Saving Humans, a non rispettare le prescrizioni di questo decreto, che è contrario al senso di umanità e prefigura una violazione del diritto internazionale, anche secondo la giustizia italiana: per aver ubbidito all’ordine di riportare in Libia (identificata dalle Nazioni Unite e dalla Commissione Europea come paese e porto non sicuro) le persone soccorse i comandanti della nave italiana Asso Ventotto sono stati condannati dal Tribunale di Napoli.
Cosa avrebbe dovuto fare, l’equipaggio della Mare Jonio? Intendo chiederlo al Ministro dell’Interno Piantedosi con un’interrogazione parlamentare. Tutta la mia solidarietà e la mia gratitudine va all’equipaggio della nave, che nonostante tutto mantiene la forza e la lucidità di non consegnare 69 persone (tra cui bambini di 7 e 5 anni, e di 2 mesi) alle milizie libiche”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
"Seconda giornata fitta di incontri in Tunisia, insieme a Peppe Provenzano, sulla grave crisi democratica, economica e sociale del Paese. Sullo sfondo molti giovani tunisini che non vedono un futuro e decidono di partire verso l'Europa, rischiando la vita. E con loro migranti subsahariani giunti nel Paese in cerca di lavoro o di protezione e accusati di causare 'la sostituzione etnica'. Anche da questa parte del Mediterraneo, come in Italia, mancanza di una politica migratoria e discorsi a base di odio che esasperano gli animi e non risolvono i problemi". Lo dice Laura Boldrini, deputata del Partito democratico e presidente del Comitato permanente della Camera sui Diritti umani nel mondo
Tweet di Lia Quartapelle, capogruppo Pd commissione Esteri
Fonti libiche confermano quanto scritto dal @ilfoglio_it: Dabaiba ha respinto la nomina di un diplomatico come ambasciatore a Tripoli.
C’è un problema tra governo Meloni e governo Dabaiba? Si tratta di una questione della massima rilevanza ed è necessario che Tajani risponda. Così la Lia Quartapelle capogruppo Pd in commissione Esteri che annunciato una interrogazione al ministro degli Esteri.
Pd presenterà interrogazione
Delle due l’una: o l’incontro è avvenuto a Roma senza che il governo italiano sapesse; o il governo italiano non ha fatto nulla per tutelare la riservatezza e evitare passi falsi e crisi tra due alleati dell’Italia. In ogni caso @Antonio_Tajani deve chiarire il ruolo del governo.
Così in un tweet Lia Quartapelle, capogruppo Pd in commissione Esteri, dopo l’incontro tra Israele e Libia. Quartapelle ha annunciato la presentazione di una interrogazione urgente in commissione Esteri della Camera.
Non si può più rimandare una missione europea
"Ancora decine di morti al largo di Lampedusa, in quella che sta diventando la traversata della morte. Una cinica roulette russa sulla pelle di persone indifese. Esprimo il mio sentito cordoglio per le oltre quaranta vittime di questa ennesima tragedia". Lo scrive sui suoi canali social Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui Diritti umani nel mondo. "Le partenze non si bloccano, come va dicendo Meloni. Non si bloccano né dalla Tunisia né dalla Libia né da nessun altro Paese, perché chi fugge da guerre, persecuzioni e miseria trova sempre una strada per mettersi in salvo - aggiunge -. Se si vuole evitare il ripetersi di queste tragedie, invece di fare accordi infruttuosi con i vari autocrati della sponda sud del Mediterraneo - come avvenuto di recente con il tunisino Kais Saïed - si deve per prima cosa incrementare il soccorso in mare: non si può più rimandare una missione europea sul tipo di quella che organizzò l'Italia nel 2013, una Mare Nostrum con mezzi e risorse di tutti gli Stati membri dell'Ue. E poi bisogna rimuovere le cause che spingono le persone a fuggire, a cominciare da conflitti e violazioni dei diritti umani. Stringere accordi con chi causa la fuga è eticamente inaccettabile ma anche inutile, come dimostrato dai fatti", conclude.
“In linea generale, voteremo a favore delle missioni internazionali, incluse le nuove missioni. Tra queste vorrei menzionare in particolare il nostro fermo sostegno alla missione europea per l’addestramento delle truppe ucraine: è anche così che aiutiamo quel paese a contrastare l’invasione di Putin. Ci distingueremo su una sola missione, quella bilaterale di supporto alla guardia costiera libica, su cui voteremo contro. Ho chiesto la parola per motivare le ragioni del nostro voto in particolare su questo ultimo punto contrario. La Libia di oggi non è la Libia del 2016. Allora si pensava che si potesse evitare il collasso dello Stato libico e l’Italia era fortemente impegnata prima di tutto nel tenere la Libia unita e stabile con iniziative quotidiane dei membri del governo: visite, incontri, promozione di iniziative diplomatiche e politiche. Oggi quella situazione di instabilità e fragilità delle istituzioni è diventata cronica. In Libia si sono insediate la Turchia e la Russia. Sono emerse notizie atroci sulla situazione dei diritti umani nei campi libici.
E’ diventato evidente che in queste condizioni una piccola missione bilaterale di supporto alla guardia costiera libica non è uno strumento in grado di condizionare le istituzioni libiche e impegnarle a contrastare il traffico dei migranti e promuovere i diritti umani. Tutto l’opposto. Per questo pensiamo che si debba fermare quella missione e agire in modo diverso.
Restano però validi i principi che animavano le azioni dei governi Renzi Gentiloni: le persone in mare vanno salvate. I trafficanti vanno puniti. L’Europa va coinvolta e responsabilizzata. Bisogna avere un rapporto con i paesi di provenienza e di transito dei migranti perché senza di loro è impossibile gestire le migrazioni.
Sulla base di quei principi di azione, oggi serve lanciare un’altra iniziativa: coinvolgere l’Unione europea nella stabilizzazione del quadro libico e le Nazioni Unite nella gestione dei migranti in Libia, chiudendo i campi e gestendo i migranti in modo umano e sostenibile. Questo chiediamo al governo”.
Lo ha detto la deputata democratica Lia Quartapelle, vice presidente della commissione Esteri, nella dichiarazione di voto in Aula
“Sono 110, finora, i superstiti di una imbarcazione carica di migranti partita da Tobruk, in Libia, e andata a fondo stavolta nelle acque a sudovest del Peloponneso, in quello che già si delinea come il più grande naufragio avvenuto nel Mediterraneo orientale.
La Grecia, proprio come ha fatto l’Italia in occasione della tragedia di Cutro, non ha soccorso quel peschereccio stipato di 750 persone, fra cui moltissime donne con bambini, rendendosi così complice dell’ennesima strage. Pochi i cadaveri recuperati finora. I corpi di centinaia di persone si sono inabissati nel profondo del mare e nessuno andrà a recuperarli per restituirli alle famiglie, che non avranno neanche una bara sulla quale piangere.
Una sciagura di proporzioni enormi, che oltre alle espressioni di cordoglio dovrebbe suscitare nelle istituzioni europee la ferma volontà di predisporre una missione navale di monitoraggio e soccorso
E invece, niente di tutto questo accade. Siamo davanti al fallimento dell’umanità se l’Europa, anziché agire nel rispetto dei suoi valori fondativi, punta tutto sulla «difesa» delle frontiere e seguita a respingere, a ignorare la richiesta di aiuto e di protezione di chi fugge da guerre, persecuzioni e povertà.
La linea della «difesa» dei confini genera morti, e non offre soluzioni praticabili a una gestione razionale del fenomeno migratorio.
Per quanto ancora si continuerà a seguire questa fallimentare impostazione?”. Lo scrive Laura Boldrini, deputata Pd, su twitter.
“Il nostro impegno sull’insieme delle missioni internazionali e sullo stato degli interventi di cooperazione allo sviluppo a sostegno dei processi di pace e di stabilizzazione è puntuale, come si evince dal testo della Risoluzione che questa mattina ho depositato a nome del mio Partito”, così il deputato dem Fabio Porta, a margine dell’intervento svolto a nome del PD nell’ambito della discussione generale sulle missioni internazionali avviata oggi a Montecitorio.
“Per quanto riguarda la Libia, il Partito Democratico ha espresso la sua contrarietà sul punto riguardante il rifinanziamento della missione di supporto alla guardia costiera libica. Lo ha fatto proponendo degli emendamenti che sono stati respinti dal governo nel corso della seduta congiunta delle Commissioni Esteri e Difesa di ieri. Voglio ricordare che già lo scorso anno il PD chiese un cambiamento di approccio nella gestione di questa missione da inquadrare in una cornice europea e non più solo bilaterale. A distanza di anni dal Memorandum Italia-Libia, infatti, c’è la concreta necessità di un cambiamento di strategia che tenga insieme la difesa degli interessi italiani e il rispetto dei diritti umani".
“La posizione critica del PD sul rifinanziamento della Guardia costiera libica non significa, però, abbandonare le altre missioni bilaterali in Libia. Il PD sostiene quelle per la formazione, per lo sminamento, a difesa degli interessi strategici nazionali. Quello che chiediamo al governo è un impegno concreto presso le sedi europee e bilaterali con la Libia, finalizzato alla chiusura immediata dei centri di detenzione, promuovendo forme di assistenza ai migranti e rifugiati che vi sono rinchiusi attraverso una nuova policy che poggi sostanzialmente su tre pilastri: il rafforzamento delle procedure di reinsediamento così come promosso dalla UHNCR; il rafforzamento dei corridoi umanitari verso i paesi che diano disponibilità per l’accoglienza; il sostegno a progetti di inclusione alternativi già sperimentati in altri contesti”.
“La Presidente Meloni nei giorni scorsi in Libia ha annunciato con toni trionfalistici gli accordi raggiunti con Tripoli, che riguardano anche la gestione dei flussi migratori. È gravissima la decisione di rafforzare la flotta della Guardia costiera libica dotandola di 5 motovedette quando vi sono rapporti delle Nazioni Unite, delle associazioni e servizi giornalistici che documentano il trattamento inumano ai danni dei migranti nei centri di detenzione libici. Nessuno può dire che non si sapeva. Il combinato disposto della cessione delle motovedette italiane, senza alcun riferimento alla tutela dei migranti riportati nei centri di detenzione dove sono sottoposti a vessazioni, estorsioni, violenze, stupri, e il decreto legge contro le Ong che ha come unico risultato quello di aumentare i naufragi e quindi le vittime in mare, è semplicemente disumano, contrario alle convenzioni internazionali e incostituzionale”.
Ad affermarlo in una nota Laura Boldrini, deputata del Partito Democratico, durante il dibattito in prima e nona commissione della
Camera sul decreto sulla gestione dei flussi migratori.